Ugo Foscolo e il suo alter ego francese

La poesía de Ugo Foscolo y su alter ego en francés, Gabriel Marie Legouvé

Giorgia Marangon (2013)

Comares, Granada, 82 pp.

Reviewed by: Monica Savoca

Esce a firma di Giorgia Marangon La poesía de Ugo Foscolo y su alter ego en francés, Gabriel Marie Legouvé, una snella monografia edita per i tipi della granadina Comares.

Il volume parte da questioni riguardanti il tema della sepoltura e i suoi aspetti storico-giuridici in Italia e Francia, per poi approfondire le figure di Foscolo e Legouvé, quest’ultimo autore forse non noto ai più, ma la cui Sépulture, secondo certa vulgata, costituisce l’antecedente letterario francese dei Sepolcri.

Facendo sua questa suggestione, Marangon mette in atto una ricerca comparativo-testuale tra l’opera francese e quella italiana, sottolineando a giusta ragione quanto siano patenti le analogie tematico-strutturali tra le due elegie, corroborando e approfondendo la tesi già di Vittorio Cian alla cui analisi mancava, però, “una comparazione testuale dettagliata, verso per verso, […] un’analisi filologica e tematica dei due testi” (p. 8).

Tuttavia, quando Foscolo scriveva i Sepolcri, circolava anche una libera traduzione de La Sépulture, a mano di Luigi Balochi, pubblicata nel 1802, un anno dopo l’opera legouviana. Libera traduzione perché “non rispetta i canoni dell’originale, quest’ultimo, infatti, si perde, sommerso dalla trasposizione, tanto che non si può nemmeno, propriamente, parlare di traduzione in quanto mancano le occasioni su cui imbastire un confronto. Un chiaro esempio sono i 244 versi che la compongono, 84 in più rispetto al testo francese” (ibid.).

Si introduce quindi, nelle pagine centrali del libro, l’insidioso e delicato tema della traduzione, partendo, appunto dall’infedeltà commessa da Balochi. Si domanda dunque la studiosa, facendo suo un celebre inizio di Umberto Eco: “che cosa vuol dire tradurre?”.

La traduzione è solo il momento finale di uno studio approfondito, di una ricerca minuziosa linguistica e culturale, nel tentativo di accostarsi alla Weltanschauung dell’autore da tradurre per scoprirne i segreti. La vera traduzione è trasparente e non nasconde il testo originale, bisogna scegliere le parole una ad una e ricreare le stesse sensazioni in una cultura diversa ricorrendo, quando è possibile, alla traduzione letterale (pp. 35-36).

Ed è su queste premesse teoriche che la Marangon coraggiosamente e ineditamente si accosta alla traduzione del poemetto francese, per restituire la lunghezza originale (quei 160 versi dimenticati da Balochi) e colmare un vuoto traduttorio di oltre due secoli.

Vigoroso è il risultato, piena di entusiasmo questa versione, nonostante sia persa in partenza la battaglia con la rima baciata. Ma l’obiettivo della Marangon è altro: “Il traduttore non può lasciare in sospeso nulla che non gli sia chiaro, deve decidere il senso di ogni sfumatura, deve essere fedele al testo originale laddove fedeltà non è sinonimo di esattezza ma di lealtà, onestà e rispetto”.

Ambizioso il progetto di immergersi nella lingua pre-romantica, “met- tendo[si] quasi nei panni del giovane Foscolo, dando [alla traduzione] veridicità e modernità” (p. 9). Ricercatezza lessicale, attenzione al fonosimbolismo originale, restituzione della metafora sono le chiavi di questa moderna versione, la cui occasionale prosaicità dà la misura della fluidità del linguaggio.

Segue una analisi comparativa dei Sepolcri e de La Sepoltura, nel momento in cui l’autrice ritiene che “lavorare con un denominatore comune, la lingua italiana, potesse aiutare il lettore a chiarire i punti più importanti e significativi dei testi a confronto” (p. 46).

Giorgia Marangon, già dottoressa di ricerca presso l’Universidad de Sevilla, è professoressa di filologia italiana all’Universidad de Córdoba.

©inTRAlinea & Monica Savoca (2014).
[Review] "Ugo Foscolo e il suo alter ego francese", inTRAlinea Vol. 16
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