Al di sotto di un cielo terso un battello

Translated by: Floriana Marinzuli

Acrostici e indovinelli by Lewis Carroll


Al di sotto di un cielo terso un battello, lieve come in sogno si trastulla in una sera di Luglio – creature lì vicino in tre rannicchiate, e con occhio bramoso e orecchio attento, pronte all’ascolto di un semplice racconto – lungi il sole ormai all’orizzonte: echi svaniti e ricordi estinti. Autunnali gelate hanno ucciso Luglio. Silenziosa mi perseguita, come un fantasma, Alice sotto i cieli avanza Non vista da alcun occhio desto. Con smania le creature attendono il racconto E con occhio bramoso e orecchio attento, lì dappresso sono accoccolate con far contento. In un paese delle meraviglie sono capitate, da sogni avvinte, le giornate ormai trascorse da sogni avvinte, le estati sono scorse: E ancora dalla corrente si lascia trasportare Lucente di un bagliore dorato, si fa trastullare – La si chiama vita, ma altro non è che sogno!     ---------------------------------- Lo sguardo posate, piccole donzelle Osservate questo libro fatto di storielle, Rapido l’occhio fate scivolare In una storia al quanto singolare Non paragonate, suvvia, queste ore di gioco Ad una vacanza così dappoco, Ad una dimora dove regna la gioia Le lezioni non saranno mai una noia: In ogni casa potreste trovare Creature dal far cordiale, E l’un con le altre a scambiarsi favori E tra queste mai l’ombra di dissapori – Di doveri e svaghi è fatto il giorno In un ordine giocondo - Timor allora non abbiate: loro sì Hanno mutato in vacanza ogni dì.     ---------------------------------- Allora non ascoltate, Padre William!, disse il giovinetto Dite!Sono tutte vane le cose che sinora ho detto? E scusate se grido! Non scuotete la zucca L’aria avete di una vecchia e tonta mucca! A Wallington Town una fanciulla dimora In vero, una mia amica, tanto per precisare Dite un po’!Le farebbe piacere un libro in regalo E con una copertina dal titolo “La Caccia al Sersqualo?” Ponilo in della carta marrone, l’anziano urlò, avvolgi tutt’intorno di ulivo un rametto. Io ti ordino di farlo, aggiunse con alterigia, Non scordare, amico mio, di porgerle i miei omaggi E buona Pasqua, con tutto il mio affetto.     ---------------------------------- Guarnita di gorgiera per un gioco da ragazzi Erge ella con slancio la pala: eppure le piace Riposare su di un grembo amico con orecchio Teso a sentire il racconto che a lui narrar piace. Rudi spiriti alle prese con liti furiose Un animo tanto puro non posson cogliere; Dichiarate pure tempo sprecato tali ore, E digiune di gioia e piacere! Conversate, soave fanciulla, via la noia da coloro i quali Hanno cuori le cui savie parole non incantano. Ah, felice è colui che della più tenera gioia è sovrano: Tutto l’affetto di un fanciullo! Andate via, cocenti pensieri, la mia anima cessate di martoriare! Wagneriane notti di lavoro precedono giornate affaccendate Ancora accecanti i ricordi di quella costa assolata – Dov’era? Yarmouth, Poole? Il mio sguardo trasognato continuano a tormentare.     ---------------------------------- Speranze che schivano la presa ansiosa del Creatore Mani, rigide e inerti, sui seni della madre defunta Mai più a ricambiare un abbraccio consolatore O ad acquietare acché riposi di un bimbo il pianto - In siffatte forme mi piace riportare La trama che qui si vuol terminare. Tu dolce fata- Creatura a guardia di un folletto sempre in aria di dispetto- In vero affezionato, per gioco a rimbrottare Un esultante Bruno burlone! Chiunque ti guardi Non può che non amarti, diletta, proprio come faccio io! Tesoro mio dolce, Sylvie, dobbiamo dirci “Addio!”     ---------------------------------- Scioccamente vagheggio; mai più, Allontano lo sguardo con far deciso, mi lascerà la memoria, dea schiva, ammirare per la mia gioia periodi andati, né contemplare in vano te, mia dolce amica ! Se solo potessi sul tuo viso, con grazia devota, immortalare per me un sorriso, lanciare raggi lontani lontani di luce a traversare la notte dall’eliso, pyrotecnici fuochi in cui scovare, Cherubino mio dolce, il tuo soffio vitale! Possa così il corso di una vita da sogno Fluire placido fino al traguardo, di fioretti odorosi adornare ad ogni lato di salici il percorso: Mai nessun sospiro ti affligga, né pena strugga. Bye-bye, amica mia piccina!     ---------------------------------- Sogno delle mele su di un muro al dì e ci ragiono su, mio caro, Se sommo tutte quelle che ho sognato, Quante mele avrò contato?     ---------------------------------- Per prima cosa, il pesce va pigliato Che ci vuole? Anche un bimbo lo può fare E poi il pesce va comprato. Figurarsi. Solo un penny viene a costare. E adesso il pesce va cucinato. Suvvia, ci vorrà poco più di un minuto. In un piatto va servito Facilissimo, in un piatto ci sta già Qui, subito! Lo voglio assaggiare! Pronta al tavolo è gia la portata Ma questo pesce è da spiattare Ahimè, questa sì che è una faccenda complicata! Sembra esser con colla sigillato Tra due coperchi è incastrato bel bello. Dimmi un po’: cos’è più facile fare, Spiattare il pesce, o spiattellare l’indovinello?
A boat beneath a sunny sky, Lingering onward dreamily In an evening of July — Children three that nestle near, Eager eye and willing ear, Pleased a simple tale to hear — Long had paled that sunny sky: Echoes fade and memories die. Autumn frosts have slain July. Still she haunts me, phantomwise, Alice moving under skies Never seen by waking eyes. Children yet, the tale to hear, Eager eye and willing ear, Lovingly shall nestle near. In a Wonderland they lie, Dreaming as the days go by, Dreaming as the summers die: Ever drifting down the stream — Lingering in the golden gleam — Life, what is it but a dream?[1]     ---------------------------------- Little maidens, when you look On this little story-book, Reading with attentive eye Its enticing history, Never think that hours of play Are your only HOLIDAY, And that in a HOUSE of joy Lessons serve but to annoy: If in any HOUSE you find Children of a gentle mind, Each the others pleasing ever— Each the others vexing never— Daily work and pastime daily In their order taking gaily— Then be very sure that they Have a life of HOLIDAY[2]     ---------------------------------- "Are you deaf, Father William!" the young man said, "Did you hear what I told you just now? "Excuse me for shouting! Don't waggle your head "Like a blundering, sleepy old cow! "A little maid dwelling in Wallington Town, "Is my friend, so I beg to remark: "Do you think she'd be pleased if a book were sent down "Entitled 'The Hunt of the Snark?'" "Pack it up in brown paper!" the old man cried, "And seal it with olive-and-dove. "I command you to do it!" he added with pride, "Nor forget, my good fellow to send her beside "Easter Greetings, and give her my love."[3]     ---------------------------------- Girt with a boyish garb for boyish task, Eager she wields her spade: yet loves as well Rest on a friendly knee, intent to ask The tale he loves to tell. Rude spirits of the seething outer strife, Unmeet to read her pure and simple spright, Deem, if you list, such hours a waste of life, Empty of all delight! Chat on, sweet Maid, and rescue from annoy Hearts that by wiser talk are unbeguiled. Ah, happy he who owns that tenderest joy, The heart-love of a child! Away, fond thoughts, and vex my soul no more! Work claims my wakeful nights, my busy days- Albeit bright memories of that sunlit shore Yet haunt my dreaming gaze![4]     ---------------------------------- Dreams, that elude the Maker's frenzied grasp-- Hands, stark and still, on a dead Mother's breast. Which nevermore shall render clasp for clasp, Or deftly soothe a weeping Child to rest-- In suchlike forms me listeth to portray My Tale, here ended. Thou delicious Fay-- The guardian of a Sprite that lives to tease thee-- Loving in earnest, chiding but in play The merry mocking Bruno! Who, that sees thee, Can fail to love thee, Darling, even as I?-- My sweetest Sylvie we must say `Good-bye!'[5]     ---------------------------------- I charm in vain; for never again, All keenly as my glance I bend, Will Memory, goddess coy, Embody for my joy Departed days, nor let me gaze On thee, my fairy friend! Yet could thy face, in mystic grace, A moment smile on me, 'twould send Far-darting rays of light From Heaven athwart the night, By which to read in very deed T[b[hy spirit, sweetest friend! So may the stream of Life's long dream Flow gently onward to its end, With many a floweret gay, Adown its willowy way: May no sigh vex, no care perplex, My loving little friend![6]     ---------------------------------- Dreaming of apples on a wall, And dreaming often, dear, I dreamed that if I counted all, How many would appear?[7]     ---------------------------------- 'First, the fish must be caught.' That is easy: a baby, I think, could have caught it. 'Next, the fish must be bought.' That is easy: a penny, I think, would have bought it. 'Now cook me the fish!' That is easy, and will not take more than a minute. 'Let it lie in a dish!' That is easy, because it already is in it. 'Bring it here! Let me sup!' It is easy to set such a dish on the table. 'Take the dish-cover up!' Ah, that is so hard that I fear I'm unable! For it holds like glue- Holds the lid to the dish, while it lies in the middle: Which is easiest to do, Un-dish-cover the fish, or dishcover the riddle?[8]
Al di sotto di un cielo terso un battello, lieve come in sogno si trastulla in una sera di Luglio – creature lì vicino in tre rannicchiate, e con occhio bramoso e orecchio attento, pronte all’ascolto di un semplice racconto – lungi il sole ormai all’orizzonte: echi svaniti e ricordi estinti. Autunnali gelate hanno ucciso Luglio. Silenziosa mi perseguita, come un fantasma, Alice sotto i cieli avanza Non vista da alcun occhio desto. Con smania le creature attendono il racconto E con occhio bramoso e orecchio attento, lì dappresso sono accoccolate con far contento. In un paese delle meraviglie sono capitate, da sogni avvinte, le giornate ormai trascorse da sogni avvinte, le estati sono scorse: E ancora dalla corrente si lascia trasportare Lucente di un bagliore dorato, si fa trastullare – La si chiama vita, ma altro non è che sogno!     ---------------------------------- Lo sguardo posate, piccole donzelle Osservate questo libro fatto di storielle, Rapido l’occhio fate scivolare In una storia al quanto singolare Non paragonate, suvvia, queste ore di gioco Ad una vacanza così dappoco, Ad una dimora dove regna la gioia Le lezioni non saranno mai una noia: In ogni casa potreste trovare Creature dal far cordiale, E l’un con le altre a scambiarsi favori E tra queste mai l’ombra di dissapori – Di doveri e svaghi è fatto il giorno In un ordine giocondo - Timor allora non abbiate: loro sì Hanno mutato in vacanza ogni dì.     ---------------------------------- Allora non ascoltate, Padre William!, disse il giovinetto Dite!Sono tutte vane le cose che sinora ho detto? E scusate se grido! Non scuotete la zucca L’aria avete di una vecchia e tonta mucca! A Wallington Town una fanciulla dimora In vero, una mia amica, tanto per precisare Dite un po’!Le farebbe piacere un libro in regalo E con una copertina dal titolo “La Caccia al Sersqualo?” Ponilo in della carta marrone, l’anziano urlò, avvolgi tutt’intorno di ulivo un rametto. Io ti ordino di farlo, aggiunse con alterigia, Non scordare, amico mio, di porgerle i miei omaggi E buona Pasqua, con tutto il mio affetto.     ---------------------------------- Guarnita di gorgiera per un gioco da ragazzi Erge ella con slancio la pala: eppure le piace Riposare su di un grembo amico con orecchio Teso a sentire il racconto che a lui narrar piace. Rudi spiriti alle prese con liti furiose Un animo tanto puro non posson cogliere; Dichiarate pure tempo sprecato tali ore, E digiune di gioia e piacere! Conversate, soave fanciulla, via la noia da coloro i quali Hanno cuori le cui savie parole non incantano. Ah, felice è colui che della più tenera gioia è sovrano: Tutto l’affetto di un fanciullo! Andate via, cocenti pensieri, la mia anima cessate di martoriare! Wagneriane notti di lavoro precedono giornate affaccendate Ancora accecanti i ricordi di quella costa assolata – Dov’era? Yarmouth, Poole? Il mio sguardo trasognato continuano a tormentare.     ---------------------------------- Speranze che schivano la presa ansiosa del Creatore Mani, rigide e inerti, sui seni della madre defunta Mai più a ricambiare un abbraccio consolatore O ad acquietare acché riposi di un bimbo il pianto - In siffatte forme mi piace riportare La trama che qui si vuol terminare. Tu dolce fata- Creatura a guardia di un folletto sempre in aria di dispetto- In vero affezionato, per gioco a rimbrottare Un esultante Bruno burlone! Chiunque ti guardi Non può che non amarti, diletta, proprio come faccio io! Tesoro mio dolce, Sylvie, dobbiamo dirci “Addio!”     ---------------------------------- Scioccamente vagheggio; mai più, Allontano lo sguardo con far deciso, mi lascerà la memoria, dea schiva, ammirare per la mia gioia periodi andati, né contemplare in vano te, mia dolce amica ! Se solo potessi sul tuo viso, con grazia devota, immortalare per me un sorriso, lanciare raggi lontani lontani di luce a traversare la notte dall’eliso, pyrotecnici fuochi in cui scovare, Cherubino mio dolce, il tuo soffio vitale! Possa così il corso di una vita da sogno Fluire placido fino al traguardo, di fioretti odorosi adornare ad ogni lato di salici il percorso: Mai nessun sospiro ti affligga, né pena strugga. Bye-bye, amica mia piccina!     ---------------------------------- Sogno delle mele su di un muro al dì e ci ragiono su, mio caro, Se sommo tutte quelle che ho sognato, Quante mele avrò contato?     ---------------------------------- Per prima cosa, il pesce va pigliato Che ci vuole? Anche un bimbo lo può fare E poi il pesce va comprato. Figurarsi. Solo un penny viene a costare. E adesso il pesce va cucinato. Suvvia, ci vorrà poco più di un minuto. In un piatto va servito Facilissimo, in un piatto ci sta già Qui, subito! Lo voglio assaggiare! Pronta al tavolo è gia la portata Ma questo pesce è da spiattare Ahimè, questa sì che è una faccenda complicata! Sembra esser con colla sigillato Tra due coperchi è incastrato bel bello. Dimmi un po’: cos’è più facile fare, Spiattare il pesce, o spiattellare l’indovinello? A boat beneath a sunny sky, Lingering onward dreamily In an evening of July — Children three that nestle near, Eager eye and willing ear, Pleased a simple tale to hear — Long had paled that sunny sky: Echoes fade and memories die. Autumn frosts have slain July. Still she haunts me, phantomwise, Alice moving under skies Never seen by waking eyes. Children yet, the tale to hear, Eager eye and willing ear, Lovingly shall nestle near. In a Wonderland they lie, Dreaming as the days go by, Dreaming as the summers die: Ever drifting down the stream — Lingering in the golden gleam — Life, what is it but a dream?[1]     ---------------------------------- Little maidens, when you look On this little story-book, Reading with attentive eye Its enticing history, Never think that hours of play Are your only HOLIDAY, And that in a HOUSE of joy Lessons serve but to annoy: If in any HOUSE you find Children of a gentle mind, Each the others pleasing ever— Each the others vexing never— Daily work and pastime daily In their order taking gaily— Then be very sure that they Have a life of HOLIDAY[2]     ---------------------------------- "Are you deaf, Father William!" the young man said, "Did you hear what I told you just now? "Excuse me for shouting! Don't waggle your head "Like a blundering, sleepy old cow! "A little maid dwelling in Wallington Town, "Is my friend, so I beg to remark: "Do you think she'd be pleased if a book were sent down "Entitled 'The Hunt of the Snark?'" "Pack it up in brown paper!" the old man cried, "And seal it with olive-and-dove. "I command you to do it!" he added with pride, "Nor forget, my good fellow to send her beside "Easter Greetings, and give her my love."[3]     ---------------------------------- Girt with a boyish garb for boyish task, Eager she wields her spade: yet loves as well Rest on a friendly knee, intent to ask The tale he loves to tell. Rude spirits of the seething outer strife, Unmeet to read her pure and simple spright, Deem, if you list, such hours a waste of life, Empty of all delight! Chat on, sweet Maid, and rescue from annoy Hearts that by wiser talk are unbeguiled. Ah, happy he who owns that tenderest joy, The heart-love of a child! Away, fond thoughts, and vex my soul no more! Work claims my wakeful nights, my busy days- Albeit bright memories of that sunlit shore Yet haunt my dreaming gaze![4]     ---------------------------------- Dreams, that elude the Maker's frenzied grasp-- Hands, stark and still, on a dead Mother's breast. Which nevermore shall render clasp for clasp, Or deftly soothe a weeping Child to rest-- In suchlike forms me listeth to portray My Tale, here ended. Thou delicious Fay-- The guardian of a Sprite that lives to tease thee-- Loving in earnest, chiding but in play The merry mocking Bruno! Who, that sees thee, Can fail to love thee, Darling, even as I?-- My sweetest Sylvie we must say `Good-bye!'[5]     ---------------------------------- I charm in vain; for never again, All keenly as my glance I bend, Will Memory, goddess coy, Embody for my joy Departed days, nor let me gaze On thee, my fairy friend! Yet could thy face, in mystic grace, A moment smile on me, 'twould send Far-darting rays of light From Heaven athwart the night, By which to read in very deed T[b[hy spirit, sweetest friend! So may the stream of Life's long dream Flow gently onward to its end, With many a floweret gay, Adown its willowy way: May no sigh vex, no care perplex, My loving little friend![6]     ---------------------------------- Dreaming of apples on a wall, And dreaming often, dear, I dreamed that if I counted all, How many would appear?[7]     ---------------------------------- 'First, the fish must be caught.' That is easy: a baby, I think, could have caught it. 'Next, the fish must be bought.' That is easy: a penny, I think, would have bought it. 'Now cook me the fish!' That is easy, and will not take more than a minute. 'Let it lie in a dish!' That is easy, because it already is in it. 'Bring it here! Let me sup!' It is easy to set such a dish on the table. 'Take the dish-cover up!' Ah, that is so hard that I fear I'm unable! For it holds like glue- Holds the lid to the dish, while it lies in the middle: Which is easiest to do, Un-dish-cover the fish, or dishcover the riddle?[8]
[1]Acrostico presente in Through the Looking-Glass, pubblicato nel Dicembre del 1871 [2]Acrostico datato Natale 1861 [3]Adelaide Paine era la figlia dei vicini di casa di Lewis Carroll di quando risiedeva nella località di Margate. Nel 1875 Carroll regalò loro una copia di The Hunt of the Snark con questo acrostico in dedica [4] Acrostico apparso nel libro di Lewis Carroll The Hunt of the Snark, pubblicato nel 1876 [5]Acrostico apparso in Sylvie and Bruno Concluded pubblicato nel 1893. Il nome che appare è quello della bimba alla quale Carroll ha dedicato l’opera. [6]Acrostico apparso in Game of Logic, pubblicato nel 1886. [7]Indovinello indirizzato alla giovane amica Mary Watson nell’estate del 1870. [8]Indovinello fatto ad Alice dalla regina in Through the Looking Glass. La soluzione è “ostrica”.









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La traduzione italiana degli acrostici e indovinelli di Lewis Carroll che qui si vuole offrire ai lettori è il risultato di un progetto nato nell’ambito del laboratorio di traduzione letteraria “Agostino Lombardo”, a cura del Prof. Riccardo Duranti dell’Università di Roma “La Sapienza”. Tema degli incontri è stato “Tradurre l’Impossibile”, una sfida, o meglio delle sfide che di volta in volta hanno rivelato come qualsiasi testo, anche il più estremo, possa dare origine a soluzioni traduttive varie e avvincenti, tutte possibili. Nello scegliere quindi dei testi che rispondessero alla prerogativa di una (seppur) apparente impossibilità traduttiva, la scelta ricaduta su alcuni componimenti poetici di Lewis Carroll mi è parsa ovvia. Spesso al centro di numerosi dibattiti sulla in/traducibilità, le traduzioni dei testi nonsense carrolliani si sono sovente tramutate in immaginari scontri sul ring per i traduttori, i quali più che wrestler devono rivestire i panni di word-taster, sommelier della parola, degustatori finissimi alla ricerca della giusta resa nella lingua di arrivo che, più che veicolare un significato recondito, deve saperne ricreare lo stesso effetto, lo stesso scopo voluto dall’autore, che travalica, nel nostro caso, la funzione basica del linguaggio di mero scambio d’informazioni e sconfina in un wor(/n)d(er)land of plenty. Ad abbondare in questo paese delle meraviglie linguistiche sono finissimi giochi di parole, utilizzo di neologismi, portmanteau, onomatopee, associazioni semantiche estreme, incorniciati in rime (più o meno complesse) e facili sonorità che ne esaltano la natura tipica delle filastrocche o dei limerick di epoca vittoriana. La raccolta di acrostici e indovinelli da me tradotti ricopre un arco temporale che va dal 1861 al 1893. Parte di essi è presente in Through The Looking Glass (1871) e The Hunt of The Snark (1874), mentre altri sono componimenti che lo scrittore ha dedicato in forma privata ad amici e parenti, entrambi presenti in una unica raccolta curata da Edward Wakeling e intitolata Lewis Carroll's Games and Puzzles (Dover Publications, 40th ed., 1992). A differenza di altri testi in cui la commistione degli esperimenti linguistici sopra citati è elevata alla massima potenza (si prenda come esempio il poemetto "Jabberwocky", pubblicato nel 1871 all’interno del ]Through The Looking Glass and What Alice Found There), negli acrostici si tende ad ammirare il Carroll studioso di matematica e logica, passione che lo accompagnò soprattutto negli anni della maturità. Puns e rompicapi linguistici si presentano in maniera sporadica, ad eccezione dei due indovinelli qui presenti. Nel tradurre il breve indovinello dedicato alla piccola amica Mary Watson, fine ultimo è stato quello di riprodurre il rompicapo in italiano ed una sua soluzione che richiamasse l’originale, a scapito di una disequivalenza formale tra i due testi. Carroll cela nell’avverbio di tempo often (of + ten) la chiave per risolvere l’enigma. Nel riflettere su di una resa che riproponesse una simile soluzione ho deciso di non scostarmi dalla sfera temporale e, in maniera analoga, mi sono avvalsa della locuzione temporale al dì che, da una parte veicola il senso di continuità e durata, e dall’altra, unita alla congiunzione e al pronome dimostrativo ne rivela la soluzione (dì + e + ci). Nel secondo indovinello si è di fronte ad un neologismo coniato da Carroll, un/dishcover, un esempio di portmanteau, parola-macedonia, e sul cui doppio significato, di facile decodifica da parte dei lettori anglofoni, si basa la spiegazione del riddle. Il testo appare nel capitolo IX di Through The Looking Glass e viene declamato dalla Regina Bianca, la quale, però, non offre ad Alice alcuna soluzione. La soluzione apparve qualche anno dopo nella rivista Fun del 30 ottobre 1878 da un autore anonimo, il quale rivelò che la parola in questione altro non era che oyster, ostrica. Avendo bene in mente il termine chiave dell’indovinello si può quindi riflettere su di una resa italiana che ricalchi, per quanto possibile, il gioco di parole insito in un-dish-cover. Una prima soluzione traduttiva è stata data dal verbo scoprire, sia nell’accezione di scoperchiare un qualcosa sia in quella di svelare un segreto, tuttavia questa scelta è parsa alquanto scialba, poiché viene meno il pun dato dall’inserimento della parola dish nel verbo un/cover. Nel cercare di veicolare una simile resa a livello semantico ho optato per la coppia di verbi spiattare/spiattellare. Nel caso del verbo spiattare, seppur non presente nei dizionari di lingua italiana, è un termine di uso comune in ambito culinario e descrive l’azione del porre una pietanza da un piatto/pentola nel piatto di portata. Spiattellare, oltre a trasferire perfettamente il giusto significato di rivelare, spifferare un qualcosa senza reticenza, dona al testo una sfumatura, a mio avviso, burlesca e canzonatoria e che ben riproduce il tono altezzoso della regina. In tutte le traduzioni qui pubblicate si è cercato di mantenere, per quanto possibile, sintassi, ritmo, metrica e rime delle versioni originali, con qualche inevitabile eccezione, per rispettare il criterio principale degli acrostici, ovvero quello di riportare all’inizio di ogni verso i nomi dei destinatari degli stessi. Come ben si noterà sono presenti tre tipi differenti di acrostico, in cui ciascuna lettera che va a comporre il nome a cui questi sono dedicati corrisponde rispettivamente alla prima, alla seconda e alla terza lettera di ciascun verso. In base alla posizione ricoperta dalla lettera equivale il grado di difficoltà nel tradurre: va da sé che nel caso dell’acrostico dedicato a Enid Stevens, in cui ciascuna lettera coincide con la terza di ogni verso, la traduzione rappresenta una sfida maggiore, una tensione massima il cui esito andrà a ricreare quella dynamic equivalence, teorizzata da Eugene Nida. A differenza dell’equivalenza formale che tende ad una reversibilità puramente linguistica, l’equivalenza dinamica punta a riprodurre lo stesso rapporto (a discapito dell’aderenza linguistica) che esiste tra il ricevente e il testo della lingua d’origine (The Theory and Practice of Translation, 1982, p.200). Paradossalmente, nella traduzione degli acrostici di Lewis Carroll il vincolo formale dato dal dover rendere il medesimo nome proprio nella lingua d’arrivo dona al traduttore una libertà altamente creativa a livello semantico e lessicale. Il testo si fa duttile, e si apre a svariate soluzioni che liberano il traduttore dalle pastoie di una pedissequa trasmissione di dati. Emerge, quindi, la natura paradossale sia della traduzione sia del nonsense, inteso come genere letterario: entrambi danno vita a testi, al contempo autonomi e dipendenti, condizionati dalla lingua che crea e viene creata e che, per sua natura, è ambigua e arbitraria. Il rapporto che si instaura tra un testo nonsense e la sua traduzione è di tipo autoreferenziale (relazione che lega ogni traduzione al suo testo!): la resa nella lingua di arrivo non è che immagine speculare che riflette fedelmente il suo doppio. Ed ecco che il ring, sul quale il traduttore/lottatore è alle prese con le parole, per mezzo di una torsione, prende la forma dell’anello di Moebius, una superficie, i cui due lati non sono né esterni né interni, né superiori, né inferiori, proprio come le traduzioni dei testi nonsense, i quali sono interni ed esterni ai testi di partenza e poggiano su una stessa base. Su questo ring neutrale non vi saranno dunque vincenti o perdenti, acquisizioni o perdite, e le uniche rese ammesse saranno quelle le cui parole, rivisitando in parte quel che afferma il personaggio di Humpty Dumpty, significano esattamente ciò che l’autore e il traduttore vogliono che esse significhino, né più, né meno: “‘When I use a word,’ Humpty Dumpty said, in rather a scornful tone, `it means just what I choose it to mean -- neither more nor less’ ” (da Through the Looking Glass, 1871). Creative Commons License
Al di sotto di un cielo terso by Floriana Marinzuli & inTRAlinea is licensed under a Creative Commons Attribuzione-Non opere derivate 3.0 Unported License.

©inTRAlinea & Floriana Marinzuli (2009).
"Al di sotto di un cielo terso un battello". Translation from the work of Lewis Carroll.
This translation can be freely reproduced under Creative Commons License.
Stable URL: http://www.intralinea.org/translations/item/1019

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