Due poesie viennesi

Translated by: Marco Caria

Zwei Wien-Gedichte by Walter Bäck
Des Lebm is a Hochschaubahn, Mohl-Verlag, Wien, 1980; Spottleut, Echo-Verlag, Wien, 2004.


Lo spione Il mio amico abita di fronte a me, per questo lo studio così spesso, perché guarda spesso dalla sua finestra, quasi non si azzardasse ad andar via, perché è come Meister Pilgram[1], ha un volto molto più brutto, i suoi capelli non sono così lunghi, non si sente la musica di Nardini[2], non è un mastro artigiano nel mondo, gli manca anche il compasso e non porta un berretto … Per il resto tutto corrispondeva abbastanza! Di frequente mi sono chiesto: “Perché guarda così spesso fuori?” E quindi: “il mio amico possiede moltissimi stratagemmi, infatti non lavora quasi per niente!” Questo glielo rinfaccio da poco tempo, eppure lui dice: “eh, sei testardo, anche tu guardi dalla tua finestra di fronte tanto quanto me, altrimenti non potresti proprio dirmi ciò! sopporterai pure tanta verità …?” Il mio amico è stato scorretto all’improvviso, volgendo a suo favore il fatto; per questo non riesco a capacitarmi, di essere “io”lo spione. Col ciclismo... Col ciclismo Ho una cardiodilatazione, giocando a tennis, un’infiammazione muscolare con gli sci, ginocchia rotte e con il campeggio i reumatismi. Se fossi annegato nuotando, non avrei potuto dirti quanto sia salutare lo sport!
Der Fenstergucker Mei Freind wohnt vis-à-vis von mir, weshalb i eahm so oft studier, weil er oft aus sein’ Fenster schaut, als ob er si net furtgehn traut, weil er wia Meister Pilgram is, hat er a vül a schiachers Gfrieß, san seine Haar aan net so lang, ma hört aan net Nardinis Klang, er is ka Master auf der Welt, so dass eahm aa der Zirkel fehlt, a Kappe hat er aan net auf… Sunst passert alles ziemlich drauf! Oft hab i mi scho gfragt: Warum schaut der oft auße? Also drum: Mei Freind hat firchterlich vül Trix, der arbeit’ nämlich meistens nix! Des halt i eahm aa unlängst vur, doch sagt er drauf: „Geh, du bist stur, du gaffst doch grad so oft wia i aus dein’ Fentster vis-à-vis, sunst kenntast mir des gar net sagn! Gell, so vül Wahrheit wirst vertragn…?“ Mei Freind war unfair auf amal, draht zu sein’ Gunstn um den Fall – drum bring i nimmer aus’n Sinn, dass „i“ der Fenstergucker bin. Vom Radlfahrn… Vom Radlfahrn hab i a Herzerweiterung, vom Tennisspüln a Musklentzündung, vom Schifahrn hinige Knia und vom Zeltln Rheumatismus. Waunn i beim Schwimman dersoffn war, kenntat i dir gar net sagn, wia gsund der Spurt ist!
Lo spione Il mio amico abita di fronte a me, per questo lo studio così spesso, perché guarda spesso dalla sua finestra, quasi non si azzardasse ad andar via, perché è come Meister Pilgram[1], ha un volto molto più brutto, i suoi capelli non sono così lunghi, non si sente la musica di Nardini[2], non è un mastro artigiano nel mondo, gli manca anche il compasso e non porta un berretto … Per il resto tutto corrispondeva abbastanza! Di frequente mi sono chiesto: “Perché guarda così spesso fuori?” E quindi: “il mio amico possiede moltissimi stratagemmi, infatti non lavora quasi per niente!” Questo glielo rinfaccio da poco tempo, eppure lui dice: “eh, sei testardo, anche tu guardi dalla tua finestra di fronte tanto quanto me, altrimenti non potresti proprio dirmi ciò! sopporterai pure tanta verità …?” Il mio amico è stato scorretto all’improvviso, volgendo a suo favore il fatto; per questo non riesco a capacitarmi, di essere “io”lo spione. Col ciclismo... Col ciclismo Ho una cardiodilatazione, giocando a tennis, un’infiammazione muscolare con gli sci, ginocchia rotte e con il campeggio i reumatismi. Se fossi annegato nuotando, non avrei potuto dirti quanto sia salutare lo sport! Der Fenstergucker Mei Freind wohnt vis-à-vis von mir, weshalb i eahm so oft studier, weil er oft aus sein’ Fenster schaut, als ob er si net furtgehn traut, weil er wia Meister Pilgram is, hat er a vül a schiachers Gfrieß, san seine Haar aan net so lang, ma hört aan net Nardinis Klang, er is ka Master auf der Welt, so dass eahm aa der Zirkel fehlt, a Kappe hat er aan net auf… Sunst passert alles ziemlich drauf! Oft hab i mi scho gfragt: Warum schaut der oft auße? Also drum: Mei Freind hat firchterlich vül Trix, der arbeit’ nämlich meistens nix! Des halt i eahm aa unlängst vur, doch sagt er drauf: „Geh, du bist stur, du gaffst doch grad so oft wia i aus dein’ Fentster vis-à-vis, sunst kenntast mir des gar net sagn! Gell, so vül Wahrheit wirst vertragn…?“ Mei Freind war unfair auf amal, draht zu sein’ Gunstn um den Fall – drum bring i nimmer aus’n Sinn, dass „i“ der Fenstergucker bin. Vom Radlfahrn… Vom Radlfahrn hab i a Herzerweiterung, vom Tennisspüln a Musklentzündung, vom Schifahrn hinige Knia und vom Zeltln Rheumatismus. Waunn i beim Schwimman dersoffn war, kenntat i dir gar net sagn, wia gsund der Spurt ist!
Walter Bäck nasce a Vienna, nel quartiere di Ottakring, il 23 febbraio del 1931. Quando ha solo cinque anni, il padre Albert viene assassinato da ignoti e la sua morte segnerà Walter Bäck fino alla fine. Il poeta e scrittore viennese dedicherà una delle sue liriche proprio al tema della morte del genitore, ricordando in essa lo struggimento che mai lo abbandona attraverso la cruda descrizione delle esequie paterne e il dolore che si fortifica sempre più in occasione di ogni anniversario dell’assassinio. Amante fin dalla più tenera età della natura e dell’arte, Bäck segue all’inizio le orme paterne, dedicandosi allo studio del violino, a cui dovrà a malincuore rinunciare a causa di difficoltà economiche. Dopo aver lavorato come contabile presso il Creditanstalt-Bankverein, intraprende dal 1964 la carriera di scrittore indipendente. Fonda a Floridsdorf, Vienna, il “Erstes Floridsdorfer Literatur-Cafè” e a Strasshof, nella Bassa Austria, il “Erster Marchfelder Literatursalon”. In questi luoghi, che Walter Bäck seguirà fino alla fine, si terranno per anni letture ad opera di importanti scrittori e scrittrici, e attori e attrici vi reciteranno i loro pezzi. Le costanti letture di opere poetiche spingeranno lo stesso Bäck a scrivere poesie, sia in tedesco standard sia in dialetto viennese. Per le sue numerose opere sia in prosa che in lirica e per il contributo dato alla letteratura austriaca contemporanea riceve vari riconoscimenti, fra cui il titolo di Professore direttamente dal Presidente Federale. Bäck è stato anche l’autore del testo scritto dell’Inno Popolare Viennese. Un altro grande merito che bisogna riconoscere a Walter Bäck è senz’altro quello di essere stato uno fra i massimi esponenti dell’ondata di nuovo vigore che ha “rienergizzato” la produzione letteraria austriaca vernacolare e in particolar modo l’aver risvegliato l’interesse nei confronti del dialetto della Capitale, che da troppo lungo tempo e per troppi motivi stava vivendo un indolente letargo[3]. Muore a Vienna il 1 maggio del 2004. La prima poesia “Der Fenstergucker” è stata scritta da Walter Bäck in puro dialetto viennese. L’autore ha usato in questa lirica, come peraltro nella maggior parte dei suoi componimenti, lo stile epigrammatico dell’ironia sagace e del sottile sarcasmo, sfociando addirittura quasi nel comico, tendendo a strappare almeno un sorriso a colui che la legge o la ascolta. I versi brevi, tutti in rima baciata, costruiscono nella mente del lettore l’immediata figura centrale o tema del componimento in maniera però non invasiva, facendo ricorso ad elementi riscontrabili nella realtà. Il “Fenstergucker”a cui si fa riferimento nelle strofe centrali della poesia è un essere che ogni cittadino viennese o turista può vedere con i suoi occhi in qualsiasi momento. Si tratta infatti dell’autoritratto in pietra di Meister Pilgram, l’architetto che costruì il coro dello Stephansdom, cattedrale di Vienna. Verrebbe dunque da chiedersi in cosa consiste l’abilità di Bäck in questa poesia. Ebbene, già nel titolo è evidente l’ironia del poeta. La parola “Fenstergucker”, composta dai termini “FENSTER” e “GUCKER”, pur non suonando strana per un germanofono, presenta in italiano e in altre lingue una difficoltà notevole di traduzione[4], nonostante si tratti di due vocaboli appartenenti alla lingua standard e non alla sfera prettamente dialettale. L’ostacolo principale è rappresentato dal fatto che in italiano non esiste un termine unico che renda a pieno il significato originale del lemma tedesco. Volendolo tradurre letteralmente, bisognerebbe scinderlo nei suoi due componenti e avremmo quindi un qualcosa simile a “osservatore alla finestra”. In relazione a quello che era l’intento satirico del poeta, ho scelto di utilizzare il termine italiano “spione”, che pur corrispondendo al messaggio che viene dato fra le righe (il vicino di casa impiccione e nullafacente) non è del tutto esatto, giacché la parola “spione”, che ha una valenza di fondo negativa, andrebbe tradotta in tedesco con il termine “DENUNZIANT”. Allo stesso modo sarebbe stata ancor meno indicata la parola “guardone” (in tedesco “VOYEUR”) che avrebbe addirittura implicato una caratteristica patologica di ordine psichiatrico. Bäck, nonostante non manchi di essere sprezzante nella descrizione del suo vicino, lo fa sempre con eleganza e mai con l’intento di mettere in luce aspetti patologici o negativi nello stare alla finestra del suo dirimpettaio. Semplicemente la mancanza di un qualcosa di meglio da fare porta il suo vicino a trascorrere il suo tempo in quel modo. Alla fine infatti, poiché per vedere quello che l’ amico descritto fa abitualmente deve evidentemente passare lo stesso identico tempo alla finestra, ammette di essere egli stesso, per il suo vicino, o forse anche per altri, ivi compresi i lettori, un “Fenstergucker”. Ma, ripeto ancora una volta, il “Fenstergucker” come quello della Cattedrale: un omino che “spiando” dalla sua finestrella osserva lo scorrere della vita dei Viennesi, e non un personaggio che possa suscitare diffidenza o fastidio, al massimo solo curiosità. Anche il secondo componimento di Walter Bäck è in puro dialetto viennese. L’intento dell’autore è stato ancora una volta, così come in tutti i suoi componimenti dialettali, quello di divertire il lettore o l’ascoltatore delle sue poesie. Appare evidente la nota ironica nel descrivere i rischi e la fatica derivante dal praticare qualsiasi tipo di sport, nota resa sarcastica nell’ultimo verso, in cui il poeta fra il serio e il faceto, sembra quasi volersi contraddire, affermando l’importanza dello sport; tuttavia la nota “comica” è evidenziata dalla proposizione ipotetica introdotta da un “se” che lascia sottintendere anche una possibile domanda retorica rivolta ad un non meglio specificato destinatario (dir nel testo in viennese, dirTi nel testo italiano), dal quale probabilmente lo stesso Bäck si aspetta un’altrettanto retorica quanto ironico-sarcastica risposta. È comunque imprescindibile il fatto che Bäck scriva nel suo dialetto per puro piacere, con rimandi a volte biografici e a volte totalmente inventati, collocandosi nella linea che lo potrebbe portare ad essere definito come una sorta di tramite tra Johann Nepomuk Nestroy e Karl Farkas. ----- Note [1]Meister Anton Pilgram: architetto nato a Brno, nell’attuale Repubblica Ceca, incaricato di scolpire il pulpito e il coro del Duomo di Santo Stefano a Vienna. Numerosi sono i riferimenti autobiografici che egli stesso mise nelle sue opere sotto forma di autoritratti realizzati come altorilievi. [2]Pietro Nardini: compositore e violinista italiano del XVIII secolo, molto apprezzato alla Corte Austriaca ed europea in generale. [3]A parte qualche rara eccezione, rappresentata dal Wiener Gruppe attivo dal 1954 al 1964 circa, gli autori austriaci del XVIII e XIX secolo, e in buona parte anche del XX, rinunciarono a scrivere in dialetto per due motivi essenziali: la fruibilità dell’opera, che per garantire il massimo guadagno doveva essere comprensibile, e quindi apprezzabile, da tutti i possibili lettori di lingua tedesca, e la presenza a Vienna della Corte e del suo entourage, che aveva eletto come propria lingua il francese, affiancato al tedesco standard. [4]Il termine “Gucker” è stato ad esempio tradotto in inglese con “gawking”, vocabolo che tuttavia non corrisponde perfettamente all’originale tedesco per gli stessi motivi riportati per la lingua italiana.

©inTRAlinea & Marco Caria (2010).
"Due poesie viennesi". Translation from the work of Walter Bäck.
This translation can be freely reproduced under Creative Commons License.
Stable URL: http://www.intralinea.org/translations/item/1024

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