La letteratura italiana attraverso i modelli di ricezione nella cultura slovacca prima e dopo il 1989

By Ivan Susa (University of Bologna, Italy)

Abstract & Keywords

English:

The article considers the translation and reception of Italian literature in Slovak before and after the year 1989. The purpose is to introduce a new perspective on the evolution of Italian literature in Slovak, starting from the ideologically determined translations before 1989  to those after 1989 which were no longer influenced by ideology or an authoritarian state, but by editorial policies and market demand. The author draws attention to the influence of the ideological aspect on translations before 1989, such as the lack of translations of certain texts, themes or authors, or the use of censorship or partial censorship. The article also aims to emphasise how these and other phenomena contributed to a loss of linearity in the reception of world literature in the Slovak cultural context.

Italian:

L’articolo riflette sulla ricezione della letteratura italiana nella lingua slovacca prima e dopo l’anno 1989. L’obiettivo è di presentare un nuovo punto di vista sull’evoluzione della letteratura italiana in slovacco, dalle traduzioni precedenti all’anno 1989 (stereotipizzazione ideologicamente determinata) a quelle successive, caratterizzato dalla creazione di un nuovo modello di traduzione, non più influenzato da un’ideologia o da uno stato autoritario, ma dalle politiche editoriali e dalle esigenze di mercato. L’autore pone l’attenzione sull’influenza che ebbe l’aspetto ideologico sulle traduzioni prima dell’89, come ad esempio la mancata traduzione di certi testi con determinati argomenti e autori, o l’applicazione della censura e della semicensura. L’articolo vuole evidenziare come questi ed altri fenomeni di pressione ideologica da parte di uno stato autoritario abbiano gradualmente portato a una perdita di linearità nella ricezione di alcune letterature del mondo nel contesto culturale slovacco.

Keywords: ricezione letteraria, letteratura italiana, contesto culturale slovacco, modelli di ricezione, literary reception, models of reception, Italian literature, Slovak cultural context

©inTRAlinea & Ivan Susa (2021).
"La letteratura italiana attraverso i modelli di ricezione nella cultura slovacca prima e dopo il 1989", inTRAlinea Vol. 23.

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Introduzione

Nella seconda metà degli anni Settanta (1978), gli esponenti della Scuola di Nitra František Miko e Anton Popovič, all’interno della loro opera Tvorba a recepcia [Creazione e ricezione], elaborarono un approccio teorico della ricezione nel contesto della traduttologia slovacca, come una delle fasi nella comunicazione letteraria. Dionýz Ďurišin, nelle sue numerose opere teoriche, tra cui riportiamo Teória literárnej komparatistiky  [Teoria della comparatistica letteraria, 1975] e Čo je svetová literatúra? [Che cosa è la letteratura mondiale?, 1992] concepiva la ricezione delle letterature straniere all’interno di un contesto interletterario e interculuturale, allo scopo di porre l’attenzione sui meccanismi di comunicazione e sui i rapporti reciproci tra le cosiddette “comunità interletterarie”, “centrismi interletterari” e “l’unità finale e maggiore“ (quindi la letteratura mondiale). Ďurišin era fortemente influenzato dai suoi studi degli esponenti russi (sovietici) della letteratura comparata, anche se nel periodo successivo all’89 cominciò a collaborare con i comparatisti italiani, soprattutto con Armando Gnisci, analizzando il fenomeno della ricezione dal punto di vista ermeneutico[1]. Un’altro esponente di questa scuola, František Koli (1985), si ispirava invece alla concezione di Lambert, analizzando il rapporto creazione-tradizione-import.[2]

Ján Vilikovský, nella sua opera Preklad ako tvorba [Traduzione come creazione, 1984] considerava la ricezione come parte integrante del processo della traduzione all’interno del contesto culturale di uno stato, equiparandola alla ricezione di una cultura straniera. Nel periodo postrivoluzionario e democratico Libuša Vajdová (1993) sottolineava i concetti di “tradizione della ricezione“ e “diversità“. Riguardo a quest’ultima, ne descrisse vari gradi e caratteristiche, mentre riguardo al concetto di tradizione della ricezione, lo interpretò come un sistema dinamico, legato all’ambiente della cultura di partenza come a quello della cultura d’arrivo, creando «un’immagine che la cultura d’arrivo percepisce sulla cultura di partenza» (Vajdová: 1999). [3]

1. La ricezione della letteratura italiana nella cultura slovacca

La ricezione della letteratura italiana all’interno del contesto culturale slovacco era stata fino ad oggi sistematizzata e analizzata solamente in modo parziale, mentre prima dell’89 era quasi inesistente. Nella maggioranza dei testi scientifici pubblicati prima dell’anno 1989 gli autori descrivevano la letteratura italiana solo dal punto di vista storico (la storia della letteratura italiana), senza analizzare l’aspetto della ricezione e soprattutto senza preoccuparsi di descrivere i contatti evidenti tra le due culture e letterature. Mancavano quindi le descrizioni e le analisi delle possibili ispirazioni reciproche tra gli autori slovacchi e italiani, delle analogie e delle diferenze sul piano tematico e formale. Questo è  il caso di Miroslava Mattušová (Italian Literature in Czechoslovacchia 1945-1964), Ján Molnár e Emília Holanová (La Letteratura Italiana in Slovacchia 1945-1976) e dell’italianista ceco Ivan Seidl La letteratura italiana del Novecento.

Nell’anno 1994 uscì la monografia di Pavol Koprda dal titolo La letteratura italiana nella cultura slovacca 1890-1980, che colmò alcune lacune ideologiche, nonostante la sua pubblicazione fosse arrivata con grande distacco rispetto ai cambiamenti dell’89. Questa monografia però non prendeva in considerazione la letteratura e la ricezione degli anni Ottanta e Novanta, che invece presentavano un grande significato dal punto di vista dei cambiamenti culturali e politici, come anche nei rapporti interletterari slovacco-italiani. In questo tipo di lavoro continuò la italianista slovacca Dagmar Sabolová, che nei suoi studi dal titolo Recepcia talianskej literatúry na Slovensku v 80. a 90. rokoch 20. storočia [La ricezione della letteratura italiana in Slovacchia negli anni Ottanta e Novanta del Novecento] e Čo nám chýba z talianskej literatúry v slovenskom preklade [Che cosa è assente dalla letteratura italiana nelle traduzioni in slovacco] individuò alcune tendenze nella ricezione dalla letteratura italiana in slovacco, confrontando alcuni periodi significativi, come gli anni prima e dopo il 1945, compreso il periodo contemporaneo. La monografia più attuale, scritta da Ivan Šuša, Talianska literatúra v slovenskom prekladovo-recepčnom kontexte po roku 1989 [La letteratura italiana nel contesto della traduzione e ricezione slovacca dopo l’anno 1989], uscita in due edizioni (la prima edizione nel 2017 e la seconda nel 2018), cerca di colmare alcune delle lacune dei lavori precedenti e di sistematizzare alcuni concetti traduttologici, soprattutto stabilizzando e spiegando il rapporto tra le due culture attraverso la traduzione (ispirandosi alla teoria di Dionýz Ďurišin, inclusi gli studi e la collaborazione con i comparatisti italiani Armando Gnisci e Franca Sinopoli), František Miko e Anton Popovič, descrivendo e analizzando le tappe della ricezione della letteratura italiana nel contesto culturale slovacco (prima e dopo l’anno 1989, inclusi gli anni Ottanta e Novanta del secolo scorso). Altre pubblicazioni scientifiche riguardano le analisi di determinati argomenti (p. es. Dagmar Sabolová, che si occupa dei classici della letteratura italiana, ponendo l’accento sull’aspetto della ricezione, Fabiano Gritti, che si occupa delle linee evolutive della letteratura italiana dal neorealismo alla neoavantgarda fino alla linea lombarda, Dušan Kováč Petrovský, che analizza le opere degli autori cattolici italiani e slovacchi, Ivan Šuša, che si focalizza sulla ricerca riguardante la memorialistica italiana in comparazione con quella slovacca, e altri).

2. L’anno 1989 come rottura ideologica e culturale. I modelli di ricezione

Nell’ambito della ricezione della letteratura italiana nella cultura d’arrivo, possiamo evidenziare alcuni modelli di ricezione nel contesto slovacco: il modello di ricezione politicamente schierata, il modello lineare e il modello pluralista.

Figura 1: Modelli di ricezione

Il periodo precedente all’89 è caratterizzato dallo scontro tra il metodo ufficiale nella cultura di arrivo – il metodo del cosiddetto realismo socialista (René Bílik a questo proposito usa il termine “dottrina canonica“) –  ed il libero metodo estetico e culturale nella cultura di partenza (non appartenente alle decisioni politiche), sia a livello  tematico che formale. Il regime che prese il potere in Cecoslovacchia nell’anno 1948[4] (Partito Comunista cecoslovacco), manifestò la volontà di occuparsi della cultura e della letteratura slovacca, comprese le traduzioni delle opere straniere. Possiamo considerare come modello di ricezione politicamente schierato quello applicato dal regime comunista cecoslovacco negli anni tra il 1948 e il 1989, con la pausa democratica negli anni Sessanta, denominati dagli storici anche come “anni d’oro“, in cui il partito comunista era sotto la guida di Alexander Dubček.

La questione della libertà di stampa era considerata come un problema politico e culturale già subito dopo la formazione del nuovo governo comunista (1948), dapprima attraverso il controllo dei quotidiani da parte dello stato (alcuni vennero proprio cancellati), passando poi al divieto di distribuzione e di vendita di stampa straniera. Anche se la Costituzione della Repubblica Cecoslovacca del 9 maggio 1948 dichiarava ancora la libertà di stampa come una delle libertà fondamentali per l'esistenza della libertà di parola e d’opinione, nel 1953 il regime totalitario aveva provveduto alla creazione dell’organo Amministrazione superiore del controllo di stampa con la figura del censore, che rese ufficialmente la censura una forma di protezione della cultura nazionale. Il censore aveva l’autoritá di decidere se un libro potesse essere pubblicato senza modifiche, se sarebbero state necessarie delle correzioni del contenuto o, in caso di conflitto ideologico, se dovesse esserne vietata la stampa. La censura venne gradualmente applicata anche in tutti gli altri settori della cultura e dei mezzi di comunicazione come la televisione, la radio, il teatro, come anche nei depliant delle mostre, nelle recensioni degli eventi culturali, ecc. Come scrive la storica slovacca Roguľová, «il partito aveva il diritto di occuparsi della stampa, che doveva servire ai bisogni del popolo e  sorvegliava se nei testi non venivano ridotti i meriti del Partito Comunista» (2017: 158).

Nel periodo del cosiddetto “socialismo dal volto umano“ del politico e riformatore slovacco Alexander Dubček registriamo invece un avvicinamento culturale ai paesi occidentali. Il tentativo di “democratizzare“ la politica attraverso una riforma del partito comunista aveva portato cambiamenti positivi nella politica culturale e nell’editoria – ad es. riscontriamo un numero elevato di traduzioni dalle letterature dei paesi al di fuori del blocco sovietico, la liberalizzazione del mercato editoriale o le più vaste possibilità di informazione per i lettori sulla letteratura occidentale, inclusi i brani dei testi in traduzione da diverse lingue straniere all’interno della rivista Revue svetovej literatúry [Revue della letteratura mondiale], soprattutto per quanto riguardava gli autori contemporanei.

Dopo l’intervento militare e politico da parte dei paesi del Patto di Varsavia nel 1968 il governo cecoslovacco tornò alle sue politiche repressive di ideologizzazione della cultura, soprattutto durante gli anni Settanta (nella storiografia questo periodo viene chiamato anche “normalizzazione“, che dal punto di vista della terminologia totalitaria cecoslovacca significava il ritorno alla normalità, prima della rivoluzione del 1968). Il 24 giugno 1971 il governo varò un emandamento sullo sviluppo, la gestione e la regolamentazione della politica editoriale, che definiva anche l’obbligo da parte delle case editrici di rispettare gli obiettivi politici e culturali stabiliti dal regime. Il critico letterario slovacco Karol Rosenbaum, nel suo Boj proti revizionizmu v literárnej vede a kritike [Lotta contro il revisionismo nella scienza e critica letteraria], a disposizione dagli archivi, parlava della necessità di reciproco avvicinamento delle letterature socialiste e soprattutto del bisogno di creare la cosiddetta “letteratura mondiale socialista“, sulla base dell’ideologia comune, oscurando quindi l’aspetto estetico. In pratica si trattava del ritorno della censura e del controllo della stampa da parte dello Stato.

 La censura in Cecoslovacchia nel periodo totalitario (1948-1989) si presentava in diverse forme: come selezione ideologicamente motivata di determinati autori, libri o argomenti, come cambiamenti all‘interno del testo o eliminazione di parti di testo per mano dei censori o come autocensura (i traduttori stessi modificavano frasi o concetti in fase di traduzione). Katarína Bednárová (2015) menziona anche cosidetta “censura repressiva”, che consisteva nell’eliminazione per motivi ideologici di certi libri dalle librerie da parte del regime. Un considerevole fattore di influenza del lettore era anche la prefazione o postfazione scritta dal traduttore o dall’editore, con la quale veniva proposto un tipo di comprensione ideologicamente adatto di un determinato testo – in forma di commento o analisi. [5]

Nel libro di Ján Vilikovský Preklad včera a dnes [La traduzione ieri e oggi] si definisce il bisogno di «cercare una via d’uscita positiva nella risoluzione dei rapporti tra la traduzione e la letteratura nazionale attraverso quegli strumenti e metodi creati dal nucleo della nostra scienza letteraria, metodologia marxista» (1985:6) Attraverso una precisa selezione di determinati autori e di opere, spesso all’interno della stessa corrente letteraria, la politica culturale ufficiale voleva creare un quadro della letteratura italiana non corrispondente alla realtà. Si trattava quindi di una ricezione ideologicamente motivata, ergo politicamente schierata.

Riguardo all´influenza dell´ideologia politica dominante sulla ricezione di determinati autori e delle loro opere, possiamo osservare le seguenti caratteristiche:

  • analogie con la letteratura nazionale alla base del metodo ufficiale;
  • situazione di conflitto tra l’ideologia dominante e un tipo di produzione libera;
  • minimalizzazione delle forme sperimentali (mancato pluralismo formale);
  • asincronia temporale tra la cultura di partenza e la cultura di arrivo dovuta all´intervento dell’ideologia dominante;
  • stereotipizzazione della letteratura italiana (autori, opere, correnti). 

In questo modello possiamo inserire ad esempio anche le traduzioni della letteratura dei grandi classici italiani (Dante Alighieri, Francesco Petrarca, Giovanni Boccaccio), accettata come facente parte di un canone artistico e come rappresentante significativo della letteratura mondiale (dando importanza artistica alla letteratura italiana alla base dell’idea di Goethe sulla Weltliteratur)[6]. Tuttavia, anche in tali casi, si cercava di evitare alcune tematiche, come quella biblica (nonostante nel caso di Dante fosse praticamente impossibile), gli umori del pessimismo opposti alla falsa concezione ottimistica o l’inaccettabile origine aristocratica di alcuni autori (Leopardi). La maggior parte delle opere del poeta di Recanati è stata tradotta solo dopo l’89, soprattutto grazie alla traduttrice e docente universitaria Dagmar Sabolová e al traduttore Gustav Hupka. Le traduzioni delle opere classiche[7], oltre alla funzione di divulgare il patrimonio artistico e culturale, assunsero anche un ruolo sostitutivo, oscurando la produzione letteraria contemporanea di quegli autori considerati ideologicamente non adatti. Per non essere coinvolti nel processo di ideologizzazione nella cultura di arrivo, molti traduttori cercarono di offrire ai lettori i testi dei classici italiani più importanti, evitando così conflitti politico-ideologici. La qualità delle traduzioni dalle opere classiche italiane era di livello molto alto, sia dal punto di vista lingustico che culturale. Le traduzioni della Divina Commedia, ma anche delle poesie di Petrarca sono finora considerate tra le più valide dal punto di vista della storia della traduzione slovacca, dal punto di vista teorico (ergo traduttologico), come anche dell’arrichimento culturale. La Divina Commedia era stata tradotta da Jozef Felix e Viliam Turčány (Inferno e Purgatorio li tradussero insieme, mentre il Paradiso fu tradotto da Turčány dopo la morte di Felix). Questo capolavoro della letteratura italiana uscì in una nuova edizione con l’analisi scientifica da parte delle italianiste Adonella Ficarra a Caterina Lucarini solo nel 2019[8]. Per quanto riguarda Petrarca, ne registriamo la traduzione di una parte del Canzoniere (Vojtech Mihálik, Ľudmila Peterajová), come i Sonetti per Laura (e dopo l’89 come ristampa) ed anche le traduzioni delle opere di Giovanni Boccaccio da parte di Blahoslav Hečko (Príbehy z Dekameronu e Žiaľ pani Plamienky). Anche nel caso del Decameron, la nuova edizione uscì dopo il 1989.

3. L’ideologia come background per la formazione della stereotipizzazione della letteratura italiana nella ricezione slovacca

Per un lungo periodo prima dell’89 è stato dominante nella ricezione slovacca il neorealismo, perfino dopo la sua crisi all’interno della letteratura italiana. Per la politica culturale di allora (sotto stretto controllo del regime socialista) il neorealismo era considerato ideologicamente adatto, soprattutto per le analogie programmatiche con i contenuti del realismo socialista ceco-slovacco. Delle opere dei neorealisti venivano infatti scelte prevalentemente quelle in cui era presente l’aspetto filosofico materialistico, adattato alla condizione socio-politica ceco-slovacca, quindi un neorealismo deformato nella cultura di arrivo. Alcune opere dal forte messaggio sociale o politico, come ad esempio Il Quartiere di Vasco Pratolini, venivano stampate anche in più edizioni (ad es. ancora nel 1981). Nel modello della ricezione politicamente schierata possiamo inserire anche le opere geograficamente e culturalmente ambientate nel sud dell’Italia (la letteratura regionale) con la rappresentazione dei suoi problemi sociali, le classi povere, la disoccupazione, il mondo conservatore della vita quotidiana, il potere della Chiesa e soprattutto della mafia, il tutto descritto attraverso stereotipi. Perfino negli anni Ottanta del ventesimo secolo osserviamo come nella cultura di arrivo (non solo slovacca, ma fino all’anno 1993 ancora ceco-slovacca) fosse ancora utilizzato il modello di ricezione sopra citato. Solo a partire dalla metà del Novecento il canone della letteratura rurale e sociale territorialmente e culturalmente basato sul Meridione comincia a perdere popolarità e registriamo un’evoluzione dell’interesse verso la letteratura e la cultura del nord e centro Italia, l’ambiente cittadino e industriale.

In quest’ultimo caso è però necessario sottolineare come proprio la letteratura industriale fosse appositamente utilizzata dal regime socialista per presentare negativamente l’industrializzazione dei paesi capitalisti e le pratiche di sfruttamento dei lavoratori (selezione di opere adatte allo scopo – ad esempio Ottiero Ottieri – Donnarumma all’assalto, oppure mancata traduzione). Anche nella letteratura slovacca esisteva una letteratura di tipo industriale, in questo caso palesemente al servizio della propaganda politica (esaltazione delle costruzioni di grandi opere del socialismo con relativa acclamazione  popolare, espressa per mezzo della pubblicazione di numerosi romanzi a tema)[9].

Non è facile ricostruire la mappa della letteratura italiana o le abitudini dei lettori slovacchi, influenzati per più di quarant’anni dalla propaganda ideologica[10] nella cultura d’arrivo. Con tali premesse si è quindi creato nel corso degli anni uno stereotipo intorno alla letteratura italiana, sulla base della visione “riveduta e corretta” da parte del regime socialista. Spesso veniva sottolineata l’importanza dell’adesione di certi scrittori o poeti al Partito Socialista o al Partito Comunista Italiano, come in Vasco Pratolini, Cesare Pavese ed Elio Vittorini, oppure si cercava di creare un quadro generale su determinati autori alla base di aspetti accetabili per l’ideologia socialista, ignorando altre opere o altri concetti. A questo proposito portiamo l’esempio di Pier Paolo Pasolini, che secondo Seidl «appartiene al neorealismo per i suoi romanzi Ragazzi di vita, Una vita violenta, per la raccolta di liriche Le ceneri di Gramsci che rimangono il meglio della sua produzione» (1985: 72), e del quale non venne accennata nella cultura d’arrivo la sua importanza culturale ed intellettuale, i dibattiti letterari, la sua vita privata (che hanno invece influenzato le sue opere e opinioni), ed il fatto che rappresentasse un mito per quella generazione. Il lettore slovacco potè quindi scoprire altri aspetti del personaggio Pasolini solo nel 2010, quando uscì la traduzione del libro Atti impuri. Amado mio (traduzione di Diana Farmošová) o nel famoso libro di Emanuele Trevi Qualcosa di scritto, uscito in Slovacchia nel 2015[11].

All’interno del modello lineare, che funzionava contemporaneamente al modello di ricezione politicamente schierato, non riscontriamo una determinazione ideologica. Alcuni autori (ad esempio Dino Buzzati), e soprattutto certi generi come i romanzi polizieschi, gialli, d’avventura, la letteratura a tematica femminile, la letteratura per bambini e ragazzi hanno continuato ad arricchire la cultura d’arrivo praticamente senza alcuna interruzione – l’anno 1989 in questi casi non ha rappresentato alcun cambiamento rilevante. Per quanto riguarda il modello lineare, constatiamo comunque tracce del potere dominante nell’ambito della scelta degli autori da tradurre. Possiamo quindi parlare di linearità nella traduzione (non potendo ancora usare l’espressione “libertà” di traduzione), cercando sempre di contestualizzare con precisione le opere e gli autori all’interno dell’evoluzione della storia della traduzione come disciplina. Grazie alla maggiore apertura politica e culturale dei regimi di glasnost e perestrojka e ai cambiamenti nel contesto geopolitico europeo, cominciava a delinearsi un nuovo modello di ricezione parzialmente pluralista, anche se solo dopo l’anno 1989 possiamo parlare di modello pluralista, quindi con diverse tipologie di poetiche autoriali e diversi tipi di posizioni valoriali d’autore e approci all’arte – si è giunti (secondo Hučková 2011: 128) ad:

  • una selezione naturale (selezione degli autori e delle opere);
  • una consolidazione dell’ambiente letterario;
  •  un profilo generazionale e d un reciproco rispetto generazionale;
  •  una definizione di generi e tematiche

4. Il superamento della stereotipizzazione della letteratura italiana attraverso i cambiamenti nella politica editoriale dopo il 1989

L’anno 1989 come anno di cambiamenti politici, sociali e culturali in Slovacchia e negli altri paesi dell’Europa centro-orientale, ha fortemente influenzato la politica editoriale, soprattutto dal punto di vista delle scelte delle opere da tradurre nella cultura ricevente. Nel contesto delle opere pubblicate, anche dopo l’89, la letteratura italiana restava sempre un passo indietro rispetto all’egemone produzione in lingua inglese. Tuttavia, negli ultimi dieci anni stiamo registrando un crescente interesse degli editori verso la pubblicazione di opere di autori italiani, soprattutto contemporanei, come anche di autori più famosi nel contesto della cultura di partenza. Attualmente gli autori più tradotti della letteratura italiana dall’anno 1989 fino ad oggi sono Umberto Eco e Alessandro Baricco, gli autori dei numerosi bestseller e le esponenti della cosiddetta letteratura femminile (Sveva Casati Modigliani, Maria Venturi, ecc). Grazie alle traduzioni, anche i libri di autori famosi, come Paolo Giordano, Roberto Saviano, Donato Carrisi, Fausto Brizzi, Michela Murgia, Valerio Evangelisti, Emanuele Trevi e soprattutto Elena Ferrante (che consideriamo un fenomeno importante nella diffusione della cultura e letteratura italiana nel mondo, inclusa la Slovacchia) hanno avuto la possibilità di essere conosciuti dal pubblico slovacco. La media annuale dei libri tradotti e pubblicati  dall’italiano in slovacco è di circa dieci. Per esempio negli anni Novanta, precisamente nel 1994 e nel 1998, evidenziamo un vuoto di traduzioni della produzione letteraria italiana in lingua slovacca: secondo la nostra ricerca nel 1994 sono stati tradotti solo Donna d'onore di Sveva Casati Modigliani e Io speriamo che me la cavo, di Marcello D’Orta, mentre nel 1998 Agostino, di Alberto Moravia e L’isola del giorno prima, di Umberto Eco).

Il traduttore dalla lingua italiana in slovacco František Hruška definisce gli autori che riescono ad entrare nel mercato slovacco come “autori eletti” (2009: 84). Il problema del mercato editoriale slovacco è quello di essere considerato (dal punto di vista delle case editrici) troppo piccolo e quindi non abbastanza attraente. In più, il numero dei traduttori dall’italiano allo slovacco è abbastanza limitato, trattandosi di solito di esponenti del mondo accademico – italianisti, critici letterari, scrittori o diplomatici (Stanislav Vallo, František Hruška, Miroslava Vallová, Terézia Gašparíková, Dagmar Sabolová, Ivana Dobrakovová ecc.), ma anche professionalmente forte e capace di premere sulle case editrici per quanto riguarda la scelta degli autori e delle opere per una possibile traduzione.

Dal punto di vista della ricezione nella cultura di arrivo possiamo osservare significativi cambiamenti strutturali nella politica editoriale (commercializzazione del mercato, l’importanza della pubblicazione dei bestseller), il conseguente inserimento di autori, opere e tematiche nella cultura di arrivo prima evitati per motivi ideologici, il tentativo di sincronizzazione delle opere (autori contemporanei italiani usciti in Italia tradotti subito o con un accettabile distacco di tempo in lingua slovacca), soprattutto in base alle scelte delle case editrici. Rosanna Pelosi nel suo contributo alla conferenza scientifica internazionale sulla traduzione Preklad a tlmočenie a Banská Bystrica in Slovacchia nel 2006 Quale futuro per le traduzioni dall´ italiano? Riflessioni socio-culturali ha provato a delineare i criteri delle scelte degli autori per la traduzione dall’italiano in slovacco dopo 1989:

  • posizione dell’autore nella cultura di partenza;
  • collocazione dell’autore nella cultura di arrivo;
  • influenza del traduttore;
  • ruolo dell’editore;
  • contributi e incentivi alla traduzione e diffusione del libro all’estero.

Un grande ruolo gioca sul mercato soprattutto Centro d’informazione letterario (la sua ex direttrice Miroslava Vallová è anche nota traduttrice dall’italiano in slovacco), Istituto Italiano di Cultura a Bratislava, L’Ambasciata italiana in Slovacchia e L’Ambasciata slovacca a Roma.

5. Polarità dei modelli di ricezione

Lo schema che proponiamo mostra la polarità dei modelli di ricezione prima e dopo l’89 – il segno “meno” esprime la mancanza delle traduzioni per motivi ideologici, politici e metodologici all’interno del modello di ricezione politicamente schierata, mentre il segno “più” esprime l’inserimento di tali opere nella ricezione pluralista (il segno “meno” nella ricezione pluralista rappresenta il caso del mancato inserimento di certe opere per determinati motivi, come ad es. l’eccessivo distacco temporale). La doppia polarità negativa  (- -) rappresenta la letteratura industriale, come anche la neoavanguardia e le tendenze sperimentali (dal punto di vista del contenuto ed anche dal punto di vista formale e metodologico). Le altre due polarità (- +) rappresentano gli autori della memorialistica italiana o la produzione cattolica.

Figura 2: Polarità dei modelli di ricezione

Riguardo agli autori più significativi del Novecento italiano, la maggioranza delle loro opere era stata tradotta prima dell’89, ma solo dopo questa data potevano essere prese in considerazione anche altre opere degli stessi autori, che erano precedentemente inadatte secondo il regime socialista[12]. Come esempi eclatanti di quanto affermato osserviamo anche il libro di Giorgio Bassani Occhiali d’oro (soprattutto per l’argomento che riguardava la questione ebraica ed anche per il collegamento olocausto-omosessualità tramite il personaggio di Athos Fadigati), alcune opere di Alberto Moravia, ecc.

In conseguenza del fatto che testi riguardanti la tematica della Shoah non potessero essere tradotti e divulgati[13], anche gli autori ebrei slovacchi furono costretti a scrivere le loro opere all’estero in lingua straniera come emigrati, mentre in slovacco sarebbero state diffuse solo successivamente in forma di traduzione[14]. In questo modo entrarono nel contesto della ricezione slovacca le memorie di Levi Gil (Fero Goldner) e di sua moglie Chana Gil  (Viera Polačková) con l’opera Osudy jednej rodiny [Il destino di una famiglia]. Il libro uscì in ebraico in Israele. Stessa sorte anche per le memorie di Kathryn Winter dal titolo Katarína, pubblicate nel 1998 negli Stati Uniti. Destino analogo ebbe anche il libro autobiografico dell’ebrea slovacca Iboja Wandall-Holm Zbohom storočie [Addio secolo], uscito per la prima volta in danese. In questo contesto possiamo menzionare anche il libro di Max Stern Známka môjho života [Il francobollo della mia vita], uscito prima in inglese in Australia ed in slovacco come traduzione (le opere di Kathryn Winter e Max Stern sono state tradotte in slovacco dalla traduttrice Ľubica Chorváthová, altre opere sono state tradotte da loro stessi come autori-traduttori). Le memorie uscite all’estero e più tardi tradotte in slovacco hanno trasmesso e presentato la civiltà e la cultura slovacca in un altro sistema culturale, in questo caso israeliano, americano, australiano e danese.

Per quanto riguarda la memorialistica italiana e soprattutto le opere di Primo Levi, erano state ignorate durante tutto il periodo del socialismo.  Le prime traduzioni le troviamo solo dopo il 2000 (!) Nel contesto letterario slovacco sono state introdotte le traduzioni delle seguenti opere maggiori: Se questo è un uomo [Je to človek?, 2001], La tregua [Prímerie, 2002] e I sommersi e i salvati [Potopení a zachránení, 2003]. Le prime due sono state tradotte da Terézia Gašparíková e la terza da František Hruška. Entrambi sono rinomati traduttori di testi letterari italiani in lingua slovacca e sono membri della Società Slovacca dei traduttori di letteratura artistica. Le altre opere di Levi all’interno delle quali viene affrontato l’argomento Shoah restano purtroppo sconosciute al pubblico slovacco.

La mancata traduzione delle opere memorialistiche dall’italiano in slovacco ha rimproverito anche i rapporti e le interferenze storiche e letterarie. Alcune memorie di autori e autrici ebrei italiani in qualche modo interferiscono reciprocamente. In molte delle loro opere appare un fatto, una data o un protagonista, che riguarda l’ambiente slovacco.  Si tratta soprattutto di contatti personali tra gli ebrei, nati dalla coesistenza spesso forzata (come nel caso del ghetto o del lager) in uno stesso ambiente (soprattutto i rapporti internato-internato, internato-capo). Ad esempio l’autrice italiana ebrea Giuliana Tedeschi nelle sue memorie C’e un punto della terra riporta che «i primi convogli dalla Slovacchia comprendevano anche donne» (XII), ed informa che «tutte le italiane erano ora disperse a piccoli gruppi nei diversi blocchi del Lager B, sperdute nel numero infinitamente maggiore delle polacche, delle slovacche e delle greche» o il dialogo tra due ragazze, una slovacca e una jugoslava sulla loro fiducia nella prossima fine della guerra (Tedeschi 1989:45). L’autrice italiana Liana Millu ne Il fumo di Birkenau descrive la figura negativa di una assistente-collaboratrice slovacca nel contesto della rivalità femminile (la prigioniera e amica dell’autrice Lily è condannata a morte, perché l’assistente slovacca del dottore responsabile delle selezioni la segna nel suo taccuino su pressione della kapo, che vedeva in lei una rivale in bellezza e in amore). L’internata per motivi politici Lidia Beccaria Rolfi nel suo libro Le donne di Ravensbruck parla delle donne cecoslovacche (anche se nel periodo della Shoah la Cecoslovacchia non esisteva più). Purtroppo queste opere non sono state tradotte in slovacco e di conseguenza il lettore slovacco resta impoverito sotto questo aspetto (storico e culturale)[15].

La memorialistica italiana presenta una vasta produzione letteraria, riguardante non solo l’argomento della persecuzione ebraica, ma anche importanti testimonianze di elementi antifascisti, tra cui partigiani, socialisti, comunisti, sacerdoti, omosessuali ecc. Molte di queste opere-memorie potrebbero risultare interessanti per il lettore slovacco in un’eventuale traduzione. La minoranza ebraica e quelle categorie sociali considerate “diverse” a livello etnico, culturale, religioso o sessuale restano ancora al giorno d’oggi da “scoprire”, affinchè si possa giungere ad una conoscenza più approfondita delle diversità, comprenderne la sostanza e di conseguenza rispettarle come parte integrante della società.

Per quanto riguarda i contatti concreti (definiti anche come “contatti evidenti“ secondo la teoria della comparatistica slovacca di Ďurišin) tra la memorialistica slovacca ed italiana sulla tematica della Shoah, solo nel 1996 all’interno dell’opera di Juraj Špitzer Svitá, až keď je celkom tma  [Albeggia, solo quando è totalmente buio] troviamo una citazione da I sommersi e i salvati di Levi riguardo al ricordo dell’amico Jean Améry, anch’egli come Levi sopravvissuto ad Auschwitz. Da questo è evidente che Špitzer aveva letto l’ultima famosa opera di Primo Levi, probabilmente nella traduzione dall’italiano al ceco (proprio dell’anno 1996). É importante sottolineare che le traduzioni in lingua slovacca delle opere principali di Levi, compresa I sommersi e i salvati, sono state divulgate solo dopo la morte di Špitzer. Ponendo a confronto i due autori e le loro opere Svitá, až keď je celkom tma e I sommersi e i salvati, possiamo notare consistenti analogie sia dal punto di vista del genere (saggio) che del contenuto.[16] Per questo motivo supponiamo che il libro di Primo Levi abbia ispirato Juraj Špitzer, volendo evitare di utilizzare il termine “influenza“ che la teoria della comparatistica slovacca sotto la guida di Ďurišin preferisce sostituire con “ispirazione“. A questo proposito è interessante notare l’importanza del rapporto traduzione-ispirazione all’interno del quadro delle letterature nazionali che, in quanto principali ricettrici secondo lo schema – scelta dell’opera – ricezione – reazione – si trovano ad essere “ispirate” dalla traduzione proprio come reazione alla ricezione della traduzione stessa.

Nel contesto specifico della letteratura nazionale slovacca, alla traduzione di determinate opere è seguita la pubblicazione di nuove opere ad esse ispirate, ma dalle caratteristiche particolari ed originali. Come possiamo dunque notare, il contatto significativo tra le due letterature è rappresentato dalla traduzione, principale conduttore nel processo interletterario.

Inoltre è opportuno aggiungere che i contatti interletterari tra la Slovacchia e la Repubblica Ceca hanno giocato un ruolo fondamentale nella diffusione dell’interesse per la traduzione e l’eventuale lettura di queste opere, proprio per il fatto che i codici linguistici di questi due paesi, oggi realtà statali indipendenti, sono reciprocamente comprensibili per i loro cittadini (ciò significa che gli slovacchi sono in grado di leggere e comprendere testi in lingua ceca e viceversa). Nel caso della traduzione delle testimonianze di Levi, suscitò grande interesse nei lettori slovacchi proprio l’ultimo saggio I sommersi e i salvati nell’edizione ceca 1993 (la traduzione slovacca sarebbe uscita solo dieci anni più tardi)[17].

Altre opere che prima erano in contrasto con i metodi utilizzati per la politica culturale (neoavanguardia, neosperimentalismo o anche la già citata letteratura industriale in Italia) non sono state tradotte neanche dopo l’89 a causa della perdita di interesse e di significato, non essendo più di attualità e non trovando spazio nel contesto della cultura di arrivo.

Le opere degli autori cattolici, come anche le raffigurazioni di Dio nelle opere d’arte, erano spesso marginalizzate. Dato che il regime socialista aveva cancellato gli editori cattolici slovacca, in particolare Spolok svätého Vojtecha, non era più possibile pubblicare libri di stampo religioso in forma di traduzione di opere straniere. Il problema ideologico consisteva nella forte presenza letteraria e sociale di alcuni sacerdoti – immigrati slovacchi in Italia o in Vaticano – rappresentanti della cosiddetta “moderna cattolica“ e considerati come opposizione politica e culturale (Gorazd Zvonický, Eugen Vesnin, Jozef Vavrovič, Štefan Náhalka, Michal Lacko e altri)[18]. Dopo l’89, con la liberalizzazione del mercato, le case editrici cattoliche (già esistenti o nuove) ripresero la loro attività con un piano editoriale prettamente religioso e riguardante spesso temi controversi. Di conseguenza possiamo affermare che questo tipo di letteratura si sia automarginalizzato, formando così una rete letteraria parallela a quella di massa. Come eccezione possiamo considerare alcuni libri che per il loro forte messaggio morale e il successo all’estero si sono inserite nel mercato di massa, come ad es. il libro di Gianna Beretta e Pietro Molla (ed. Elio Guerriero) Le lettere, tradotto in slovacco da Alžbeta Šúplatová come Listy o i libri per i bambini, basati sulle storie della Bibbia. In generale possiamo definire la letteratura di stampo cattolico come letteratura di minoranza con traduzioni dall’italiano, oltre alle eccezioni sopracitate, piuttosto rare a livello di mercato (mancano ad es. le statistiche delle pubblicazioni e le recensioni nelle riviste letterarie specializzate). Si tratta quindi di pubblicazioni destinate ad un certo tipo di pubblico con il supporto finanziario della Chiesa (anche per questo motivo nel nostro schema registriamo la polarità “meno“ prima del 1989 e “più“ dopo il 1989)[19].     

Sfortunatamente dopo l’89 la poesia italiana contemporanea è rimasta quasi sconosciuta. Proprio nell’anno 1989 uscì una raccolta di poesie Dialogo con tempo [Rozhovor s časom] di vari poeti degli anni Settanta ed Ottanta, inclusi quelli della linea lombarda, i poeti del Sud (Cosimo Fornaro, Dante Maffa), ma anche le poesie di Vittorio Sereni, Mario Luzi, Giorgio Caproni, ecc.[20] La selezione dei testi, ed in particolare le caratteristiche degli autori e delle opere alla fine dell’antologia mostrava come la libertà dei critici nelle analisi fosse ancora limitata – la raccolta è stata pubblicata nell’89, mentre la traduzione e la preparazione dei materiali erano precedenti a questa data, quindi non possiamo ancora considerare questa pubblicazione come propriamente pluralista.

Dopo questa raccolta sono uscite alcune traduzioni, soprattutto alla base di scelte personali dei traduttori, come ad es. i testi di Giovanni Dotoli Appunti di neve, di Tiziana Colusso Il sanscrito del corpo e Poesie di Enzo Ricchi, ma questi autori – anche se la loro qualità letteraria è senza dubbio altissima, non possiamo considerare come i più significativi poeti italiani contemporanei.       

Gli italianisti, i traduttologi e gli esperti di scienza letteraria avrebbero quindi il compito di colmare tali lacune della storia letteraria italiana nella cultura di arrivo. Certamente, non sarà facile completare il percorso evolutivo della letteratura italiana in traduzione slovacca, proprio perchè alcune opere non sono più attraenti per il mercato.

6. Verso i nuovi obbiettivi

Il tentativo di stabilire un elenco di opere non tradotte della produzione letteraria italiana da parte di alcuni traduttologi, come ad esempio la sopracitata Sabolová, ancora negli anni Novanta del secolo scorso, non ha riscontrato la dovuta considerazione in ambito commerciale, il quale continua ad operare secondo le leggi del mercato. Il semplice post-inserimento di certe opere subito dopo i cambiamenti politici e culturali dell’89 non può essere considerato come una soluzione efficace nel colmare le lacune nella storia della traduzione, non trattandosi di un processo chiuso, ma in continua evoluzione. Serve invece una ricerca continua, sistematica e soprattutto obiettiva (anche rispettando i principi del mercato) di inserimento nella cultura di arrivo di almeno quelle opere o autori che possiamo definire pilastri della letteratura italiana, contestualizzandoli in modo adeguato nell’ambito delle traduzioni già presenti nella cultura di ricezione.

Il tentativo di eliminare la stereotipizzazione della letteratura italiana unicamente colmando le lacune della traduzione con l’inserimento di alcune opere e autori, può apparire, dal punto di vista della ricezione, un fatto positivo. Tuttavia riscontriamo alcuni fattori in tale processo, che costituiscono degli elementi di disturbo:   

  • possibile sopravvalutazione di certi autori – ad es. nel periodo tra il 2000 e il 2009, nei quali dominava Italo Calvino rispetto ad altri autori nelle traduzioni slovacche (in un solo anno, il 2002, sono uscite le traduzioni di ben tre dei suoi libri: Il Barone rampante, Il cavaliere inesistente e Sotto il sole giaguaro);
  • frammentazione dell’evoluzione della ricezione – pars pro toto – una o due opere, rappresentanti una certa corrente o stile sono spesso tradotte solo per le riviste letterarie e quindi non sono sufficienti per la comprensione del contesto e dei diversi fenomeni della letteratura italiana;
  • soggettività e mancanza di una vera concezione del processo di traduzione nell’ambito della scelta delle opere e degli autori da tradurre (spesso alla base delle decisioni o suggerimenti del traduttore) – per esempio caso Sabolová già sopra citato – l’ autrice parla «delle opere e degli autori che bisognerebbe inserire nella ricezione slovacca dalla letteratura italiana» (Sabolová, 1998, 150);
  • scontro tra la politica editoriale e il bisogno dell’inserimento di alcune opere per l’arricchimento della cultura d’arrivo (scontro tra l’approccio economico e culturale).

In ambito scientifico assumono un ruolo fondamentale anche le riviste letterarie, le antologie dei testi ed anche le critiche e le recensioni nei quotidiani. Innanzittutto i quotidiani che danno spazio alla letteratura straniera, inclusa quella italiana, possono contribuire a creare o cambiare certi stereotipi per mezzo della descrizione e recensione di determinate opere e sincronizzare (dal punto di vista temporale) le tematiche, forme o generi con la cultura di arrivo[21].

Le opere da tradurre per rendere efficace la sincronizzazione con la situazione attuale nella letteratura italiana e l’eliminazione delle divergenze temporali, formali e tematiche tra la cultura di partenza e quella di arrivo costituiscono gli elementi positivi, che contribuiscono a migliorare il processo di ricezione della letteratura italiana nel suo complesso e in maniera più coerente.

Nota

Questo articolo è il risultato del progetto scientifico VEGA 1/0214/20  I rapporti slovacco-italiani dopo il 1989 nel contesto del superamento della tradizione e della nascita dei nuovi modelli di ricezione.  

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Note

[1] Cfr. gli studi di Armando Gnisci o Gnisci-Ďurišin (2000), p.es. Il Mediterraneo. Una rete interletteraria.

[2] Cfr. Brenkusová, Ľubica (2009) “Niekoľko poznámok k mysleniu o recepcii“ in: Preklad a tlmočenie 8. Preklad a tlmočenie v interdisciplinárnej reflexii. Mária Hardošová e Zdenko Dobrík (eds), Banská Bystrica, Fakulta humanitných vied, Univerzita Mateja Bela: 23-7.

[3] Cfr. gli studi di Libuša Vajdová sulla Polysystem Theory (Itamar Even-Zohar e Gideon Toury in relazione a Mikuláš Bakoš e Dionýz Ďurišin, 2007), su Pierre Bourdieu (2007) o gli studi di Braňo Hochel (1990) sugli aspetti sociologici nella ricezione (Anthony Pym, Pierre Bourdieu, Zuzana Jettmárová, Miriam Schlesingerová).

[4] Gli anni tra il 1945 e il 1948 nel contesto storico cecoslovacco non possono essere giudicati come non democratici. In questo periodo nel governo cecoslovacco erano presenti non solo gli esponenti del Partito Comunista, ma anche del Partito Democratico. Inoltre la cultura non era ancora stata influenzata in maniera massiccia dall’ideologia e dagli interventi repressivi sull’ambiente culturale generale. Si registrano cambiamenti significativi a livello istituzionale e legislativo a partire dal 1948.

[5] Sui termini “censura“ ed “autocensura“ nella letteratura contemporanea cfr. Pucherová, Dorota (2018).

[6] Sulla concezione della letteratura mondiale, cfr. i lavori scientifici di Dionýz Ďurišin, soprattutto Čo je svetová literatúra? che collaborava con il comparatista italiano Armando Gnisci. Ďurišin e Gnisci hanno trovato un punto comune nella categorizzazione delle letterature, l’aspetto interletterario e interculturale, ma soprattutto nella precisione terminologica. A questo proposito ricordiamo il libro della scienziata letteraria e traduttologa Anna Valcerová Svetová literatúra [Letteratura mondiale], che analizza le differenze strutturali e terminologiche tra la concezione della letteratura mondiale di Dionýz Ďurišin e di Harold Bloom. Valcerová alla base delle sue analisi giunse alla conclusione che si tratta di due concezioni assolutamente diverse e opposte. Bloom parla della formazione del canone universale/occidentale che secondo Bertazzoli «si basa sulla presunta supremazia di autori e opere che sono assurti ad auctoritates indiscusse nie giudizi, in quanto interpreti di valori universali» (2006: 111) Bertazzoli riporta anche la idea di Bernardelli e Cesarani sul canone letterario che costituisce le basi di una cultura condivisa e fornisce i modelli da seguire o imitare.

[7] Cfr. il libro di Umberto Eco Dire quasi la stessa cosa al paragrafo 7.1., in cui fa riferimento agli studi di Steiner, sottolineando i passaggi tra due lingue e soprattutto tra due culture e mostrando la comprensibilità o meno di alcuni testi per il lettore contemporaneo che non conosca il lessico dell’epoca, nè il background culturale degli autori (2013:162).

[8] La pubblicazione è stata nominata dai critici letterari slovacchi come Il libro dell’anno 2019.

[9] Cfr. Šuša, Ivan e Prando, Patrizia (2018) “Slovenská a talianska industriálna literatúra – medzi ideológiou a literatúrou“, Slavica Litteraria, no. 21/ 2: 71-82.

[10] Cfr. Laš, Matej (2019) e Bachledová, Marianna (2018). Entrambi gli autori analizzano l’aspetto ideologico nel contesto della ricezione slovacca di testi letterari concreti, ad es. Bachledová si basa sulle prefazioni o postfazioni che spesso accompagnavano il testo principale delle opere (tradotte dalle lingue straniere in slovacco) e che spesso erano influenzate dall’aspetto ideologico come l’intervento dell’editore.

[11] La traduzione del libro di Trevi da parte di František Hruška come Niečo napísané è stata nominata al Premio Ján Hollý per la miglior traduzione dalla lingua straniera in slovacco.   

[12] Per approfondire cfr. anche Šuša, Ivan (2011) Komparatistické a prekladové aspekty v slovensko-talianskych medziliterárnych vzťahoch, Banská Bystrica, Fakulta humanitných vied, Univerzita Mateja Bela.

[13] Cfr. anche Rundle Christopher (2019) Il vizio dell’esterofilia. Editoria e traduzioni nell’Italia fascista, Roma, Carroci e Prando, Patrizia (2011) “Riflessioni sull‘uso del pensiero letterario nella legittimazione intelettuale e culturale di teorie e pratiche discriminatorie: il caso italiano nella Difesa della razza“ in Lingue e letterature romanze : stato attuale e prospettive, Massimo Arcangeli (ed), Roma, Aracnè Editrice: 233-51.

[14] La comunità ebraica era vista dal regime totalitario come sinonimo di capitalismo e proprietà, mentre le autorità statali volevano divulgare nel paese una filosofia ben diversa, che prevedeva la statalizzazione dei beni e della produzione propria – il regime predicava la politica dell’ugualianza per tutti. Gli ebrei invece erano considerati diversi non solo all’interno dello Stato, ma anche nel contesto internazionale (soprattutto a causa della cooperazione geopolitica dello Stato di Israele con gli Stati Uniti, che rappresentavano il lato opposto del blocco dei paesi satelliti dell’Unione Sovietica. Gli ebrei come minoranza religiosa (inclusi anche altri esponenti di altre religioni e minoranze) non facevano più parte delle tabelle ufficiali e la Cecoslovacchia era vista solo come uno stato composto da esclusivamente da due popoli. Secondo Ivan Kamenec, la ricerca sull’argomento dal punto di vista storico, sociologico o letterario «aveva continuato in manieta semilegale « (2005: 13). Come aggiunge Viliam Marčok, la tematica ebraica, anche a livello di storia della letteratura slovacca e straniera, incluse le traduzioni, era diventata «non richiesta e marginalizzata fino all’obligo di tacere« (1998: 28).

[15] Cfr. Šuša, Ivan e Prando, Patrizia (2008) “Le traduzioni di Primo Levi nel contesto interletterario slovacco-italiano“ in La traduzione come strumento di interazione culturale e linguistica, Luca Busetto (ed), Milano, Qu. A. S. A. R.: 295-14.

[16] Per approfondire cfr. Šuša, Ivan e Prando, Patrizia (2008) “Le traduzioni di Primo Levi nel contesto interletterario slovacco-italiano“ in La traduzione come strumento di interazione culturale e linguistica, Luca Busetto (ed), Milano, Qu. A. S. A. R.: 295-14.

[17] Possiamo constatare che la memorialistica italiana sulla Shoah abbia raggiunto un certo successo da parte dei lettori slovacchi. A questo proposito osserviamo anche la crescita parallela delle pubblicazioni degli autori slovacchi sopravvissuti ai campi di sterminio, formando quindi un quadro abbastanza completo in tale ambito (ad esempio Leo Kohút, Juraj Špitzer, Hilda Hrabovecká e altri).

[18] Cfr. anche Cabadaj, Peter (2002). Slovenský literárny exil, Martin, Matica slovenská.

[19] Sui rapporti tra la letteratura slovacca e italiana con un accento particolare sulla letteratura religiosa, cfr. la monografia di Dušan Kováč-Petrovský (2014) Ponti interculturali slovacco-italiani: due fonti slovacche, Milano, Vita e Pensiero.

[20] L’italianista slovacco di Nitra Fabiano Gritti nella sua nuova monografia La poesia antilirica (2019) presenta ai lettori slovacchi le poesie di Edoardo Sanguinetti con particolare attenzione sulla poetica di Laborintus, si occupa anche delle opere e della poetica di Adriano Spatola nel contesto del surrealismo ed anche della neoavanguaradia e del neosperimentalismo in Italia.

[21] Anche Jeremy Munday e Meg Brown pongono l’accento sul ruolo e l’importanza delle recensioni, dato che «rappresentano un insieme di reazioni all’autore e al testo e formano una parte della sotto-area critica della traduzione presente nella mappa di Holmes» (2012: 210). Munday nel suo case study evidenzia le domande di ricerca, tra le quali ne emergono due fondamentali, riguardanti l´importante ruolo del traduttore nelle recensioni: quanto puó essere visibile il traduttore nelle recensioni e come viene giudicato da parte dei recensori? In nostri diversi studi sulla ricezione della letteratura italiana nella cultura slovacca, in particolare nella monografia dal titolo Talianska literatúra v slovenskom prekladovo-recepčnom kontexte po roku 1989 ci siamo occupati di analizzare decine di recensioni, dalle quali risulta che solo raramente venivano espressi giudizi sui testi attraverso determinati principi, a parte le recensioni presenti nelle riviste slovacche Revue svetovej literatúry, Romboid, Slovenské pohľady, Knižná revue, Pravda, Sme. Queste riviste o giornali hanno sempre prestato attenzione anche all’aspetto traduttologico, inclusa la presentazione del traduttore, del suo profilo scientifico-letterario e del suo eventuale contributo all´interno dei rapporti interletterari ed interculturali slovacco-italiani. Ďurišin considera le recensioni e le critiche come una parte fondamentale della “contattologia” [kontaktológia], che crea un rapporto (“il contatto”) tra due sistemi letterari e culturali. (1992: 75).

About the author(s)

Ivan Susa teaches Slovak Language and Culture in Department of Interpreting and Translation of University of Bologna. He is Associated Professor at Comenius University in Bratislava (Slovacchia) in Translation Studies. He holds a PhD. in Philology and Comparative Literature in Masaryk University of Brno (Czech Republic). His reaserch area includes Literary Translation, Comparative Literature and especially Slovak and Italian Interliterary Relations. Among his main publications belong Italian Literature in Slovak Translations and Reception after year 1989 (Banská Bystrica: 2018), Areal Intersections in Slovak and Italian Memoir Literature (Hradec Králové: 2015), Holocaust in Italian and Slovak Memoir Literature (Hradec Králové: 2011). He is a chief editor of magazine New Philologic Revue, member of scientific board of magazine Romanistica Comeniana, member of International Comparative Literature Association (ICLA) and Czech and Slovak Comparative Literature Association.

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©inTRAlinea & Ivan Susa (2021).
"La letteratura italiana attraverso i modelli di ricezione nella cultura slovacca prima e dopo il 1989", inTRAlinea Vol. 23.

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