Le risorse lessicografiche ed enciclopediche nella traduzione della terminologia musicale tedesca

Problemi di terminologia nel saggio: "Die Beziehungen zwischen Musik und Rhetorik im 16.-18. Jahrhundert"

By Elisabetta Zoni (Università di Bologna, Italy)

Abstract & Keywords

English:

Understanding and translating texts dealing with German history, theory and esthetics of musics may involve complex linguistics problems, not to be solved with the help of existing lexicographic resources.

Italian:

La comprensione, e di conseguenza anche la traduzione di testi tedeschi di storia, teoria ed estetica musicale può comportare problemi linguistici complessi, spesso non risolvibili con l’aiuto delle sole risorse lessicografiche oggi a disposizione. A partire dall’esperienza di traduzione in italiano del saggio Die Beziehungen zwischen Musik und Rhetorik im 16.-18. Jahrhundert di Hans-Heinrich Unger (1941; 1961) si cercherà di esemplificare alcune difficoltà legate all’uso, alla polisemia e all’evoluzione della terminologia musicale (che comprende i campi della storia, dell’estetica, della teoria e della critica) nel corso dei secoli, e di determinare in che misura lessici e dizionari attualmente in uso sono in grado di fornire una soluzione soddisfacente a tali problemi. Quindi, tenendo conto degli ultimi sviluppi e indirizzi nell’ambito della ricerca lessicografica italiana e straniera, si giungerà all’elaborazione di alcune proposte per la redazione di nuove opere di consultazione destinate al pubblico italiano e tedesco.

Keywords: terminologia, terminology, tedesco, unger, hans-heinrich, lessicografia, lexicography, terminologia musicale, music terminology

©inTRAlinea & Elisabetta Zoni (2000).
"Le risorse lessicografiche ed enciclopediche nella traduzione della terminologia musicale tedesca Problemi di terminologia nel saggio:", inTRAlinea Vol. 3.
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1. Problemi di terminologia nel saggio di Unger

Il testo di Unger, pur contenendo diversi termini tecnici di teoria e analisi musicale, non è fra i più specialistici: in un saggio sull’armonia bachiana, ad esempio, troveremmo sicuramente un maggior numero di tecnicismi (termini e locuzioni) monoreferenziali, che costituirebbero un linguaggio più vicino a quello che suole definirsi “tecnoletto”. Tuttavia, non è solo nel grado di specializzazione del linguaggio che si annidano le difficoltà di comprensione e quindi di traduzione, ma anche negli arcaismi tecnici contenuti nelle citazioni tedesche e latine. Poiché il testo di Unger ci dà modo di constatare l’evoluzione del linguaggio della musica nel tempo, possiamo trarne alcuni esempi utili per la nostra analisi.

Nel suo saggio, Hans-Heinrich Unger espone le concezioni dei teorici (in particolare tedeschi) sull’applicazione della retorica in materia di composizione e di esecuzione dal XVI al XVIII secolo. La trattazione include perciò:

  1. terminologia musicale moderna (Modulation, Auflösung, Durchgang, Gang, Kadenz, Spielmanier, Vorschlag, Nachschlag ecc…) impiegata dall’autore, che presenta comunque alcune peculiarità: termini usati con accezioni desuete (Passage= Figuration, komponieren=vertonen) o singolari (Pathologie= studio ed espressione degli affetti), parole rare come Complementchor o affektuös, nonché numerose citazioni latine e tedesche da trattati di teoria e composizione del Seicento e del Settecento (Burmeister, Mattheson, Forkel, C. Ph. E. Bach, Quantz, per citarne alcuni), perciò ci si imbatte anche in numerosi

  2. termini latini (cantilena, harmonia, periodus, contrapunctus floridus, contrapunctus fractus, clausula formalis, exordium nudum…), alcuni dei quali, con ogni probabilità, venivano usati esclusivamente dai trattatisti dell’area germanofona, pur essendo il latino “lingua franca” per eccellenza degli intellettuali europei almeno fino alla seconda metà del Settecento. Inoltre, fra gli autori citati, i più tardi scrivono in tedesco, perciò ci troviamo di fronte a una moltitudine di

  3. termini tedeschi di epoca tardorinascimentale e barocca, che possiamo dividere grosso modo in:

  - parole cadute in disuso, come Stimmfall, Contra-Thema, Tripel, Fundament, Fall, Noten-Fall, tractieren, Konzertstimme, Spiel-Melodie, überschlagender Akzent, ecc. e

  - termini tuttora esistenti ma impiegati all’epoca con un significato che oggi non possiedono più. Facciamo qualche esempio: Vortrag, che oggi significa, fra l’altro, esecuzione, recita, declamazione, era sinonimo di “Hauptsatz”, tema musicale. Melodie (oggi: melodia) significava “movimento”, o più in generale indicava l’intera composizione; Bewegung, attualmente generica definizione di movimento, corrispondeva a “tempo” in senso agogico; infine, il binomio weich/hart (tenero/duro) era sinonimo di moll/dur (minore/maggiore). In italiano si constatano fenomeni simili, ad es. l’espressione seconda superflua= aumentata, o intonazione= estensione di uno strumento musicale.[1] A questi si aggiunge l’idioletto degli autori citati (ad es. per Forkel individualisieren= auflösen, Empfindungsrede, Hauptempfindung, musikalische Synonyme, e per Mattheson Klangrede, Noten-Fall, überschlagender Akzent). Com’è noto, in generale si riscontrano notevoli differenze fra autore e autore nella definizione di una stessa entità musicale: un esempio ne è il linguaggio dell’analisi musicale tedesca, in particolare i concetti di periodo e di frase, cui è legato il diverso uso che gli analisti fanno di termini come Satz e Motiv. Lodevole appare, a questo proposito, il tentativo di Ian Bent (Bent; Drabkin 1988)[2] di raggruppare in un glossario multilingue i termini ambigui e polisemici dell’analisi musicale. Inoltre, come tutti i linguaggi speciali, il linguaggio tecnico della musica fa uso di

  4. costruzioni e locuzioni fisse e di una fraseologia codificata: durch die Obersekunde umspielen, eine Dissonanz auflösen, kanonische Gebilde (in italiano: risolvere una dissonanza, forme a canone). Anche nei trattatisti del Settecento si riscontrano alcune locuzioni fisse, che però oggi sono obsolete: reiner Satz, zweifelhafte Modulation, ausfliehende Kadenz, (die Fundamentnoten) überein tractieren, schlechte Art, weicher/harter/naturaler Tonum, verbrämte Proposition, ecc. (in italiano esisteva ad esempio l’espressione “fuggir la cadenza”, che equivale grosso modo al concetto di ausfliehende Kadenz). E’ da menzionare poi una serie di termini e di espressioni legate al periodo storico in cui fiorì la

  5. retorica musicale, che, originatisi in epoca barocca o tardorinascimentale, sono tuttora in uso: Figurenlehre, Affektenlehre, Affektdarstellung, “Erregung der Affekten”, affektgeladen, musicus poeticus, ecc. cui fanno riscontro alcune espressioni italiane, come mozione degli affetti, musico oratore, affettuoso.

A prescindere dalla sua evoluzione storica,[3]il linguaggio della musica presenta in generale una particolarità comune a tutte le lingue: la

  6. polisemia, che nei tecnoletti di solito è notevolmente ridotta rispetto alla lingua comune, essendo il vocabolario tecnico composto prevalentemente da termini cosiddetti “monoreferenziali”. Si può dire che sotto questo aspetto la musica goda di uno statuto speciale: esiste infatti un gran numero di termini che possiedono due, tre o anche più accezioni (Baß, Passage, Klang, Stimme, e in italiano basso, passaggio, suono, armonia, voce) e ne acquistano di completamente diverse se combinati con altre parole (Akkordpassage, Akkordbrechung, Dreiklang ). Infine, un ultimo problema, ovvio ma non trascurabile, legato alla polisemia dei termini, è la

  7. congruenza semantica imperfetta fra termini omonimi in tedesco e in italiano: Passage, ad esempio, ha in tedesco uno spettro semantico meno ampio (“Bravourstück” o “rasche, virtuose Tonfolge”) rispetto a quello della parola italiana passaggio, che oggi ha ben cinque accezioni (sezione o passo di una composizione, ponte modulante ossia episodio di transizione dal primo al secondo tema di una sonata, esercizio di virtuosismo vocale, abbellimento improvvisato nel canto, modulazione). E’ ovvio che il traduttore, in tutti questi casi, non potrà accontentarsi di operare una mera trasposizione, ma dovrà innanzitutto riflettere sul contesto per determinare in quale delle varie accezioni il termine è impiegato, e fare attenzione ai “falsi amici” nel caso si trovi di fronte a un termine che esiste anche in italiano.

2. Strumenti lessicografici ed enciclopedici

Supponiamo che il saggio di Unger venga letto da un musicologo o anche da un “non addetto ai lavori” che sia in possesso quantomeno di una discreta conoscenza, soprattutto passiva, del tedesco e della terminologia musicale italiana. Il primo e più immediato passo verso la comprensione del testo tedesco, e quindi verso la risoluzione delle difficoltà traduttive descritte sopra è la consultazione dei diversi lessici, enciclopedie, dizionari enciclopedici e dizionari generici e musicali attualmente reperibili in commercio o nelle biblioteche. Fra le opere di consultazione generiche consideriamo:

  * Il dizionario bilingue Sansoni in due volumi (in quanto a tutt’oggi è l’opera di consultazione generale più ricca nel suo genere)
  * Il dizionario storico Grimm (per la terminologia musicale nel tedesco del Seicento e del Settecento).

2.1 Il dizionario Sansoni in due volumi

Il volume tedesco-italiano del Sansoni registra i principali termini tecnici della musica, seppur con qualche lacuna: alcuni termini mancano, mentre per altri tecnicismi la traduzione fornita non riflette l’uso corrente, pur essendo accurata dal punto di vista semantico (questo fenomeno linguistico dagli inglesi è definito “translationese”). Qualche esempio:

  - troviamo Akkord ma non Akkordbrechung (arpeggio). Sono registrati il sostantivo Enharmonik (enarmonia) e l’aggettivo enharmonisch, ma non il frequentissimo enharmonische Verwechslung (scambio enarmonico);

  - per contro, Vorschlag è correttamente tradotto con appoggiatura, e così pure Bebung (tremolo), Übergang (passaggio o transizione), übermäßiger Dreiklang (triade eccedente) e per il verbo auflösen (risolvere) viene fornito anche un esempio dell’uso del termine (eine Dissonanz auflösen, risolvere una dissonanza);

  - sono registrati entrambi i significati di Nachschlag, “chiusa del trillo” e “acciaccatura intermedia”, dove tuttavia la seconda definizione è stilisticamente inaccurata: “appoggiatura di passaggio” è la forma di impiego corrente (cfr. Dizionario Enciclopedico Universale della Musica e dei Musicisti, DEUMM, alla voce “Nachschlag”). Similmente, Auftakt è tradotto con arsi (tempo debole), ma in realtà corrisponde più precisamente ad anacrusi (nota/note iniziali di una melodia che precedono il tempo forte);

  - i termini Spielmanier e Spielfigur (=abbellimenti improvvisati), Fortschreitung (progressione) o überschlagen (incrociare le mani negli strumenti a tastiera, dare nel falsetto, e ottavizzare negli strumenti a fiato), sebbene molto comuni, non sono registrati;

  - la voce Durchgang esiste ma non contempla alcun significato musicale, mentre Passage è tradotto con il generico passaggio, senza alcuna specificazione (ricordiamo ancora una volta che il significato italiano del termine Passage corrisponde a “passaggio virtuosistico” ma non al concetto di passaggio come transizione o modulazione ad altra tonalità. In questo caso il dizionario pecca di superficialità e non segnala la presenza di una “trappola”, di un “falso amico”);

  - ovviamente la terminologia musicale antica non è inclusa nel dizionario, perciò non vi troviamo parole come weich o hart (minore o maggiore, detto di tonalità) o traktieren (suonare, eseguire o far risuonare). Singolarmente, però, è registrata la voce Stimmfall (cadenza);

  - infine, non troviamo alcuni concetti storici, nomi di stili ed epoche musicali, come Augenmusik o Empfindsamkeit, giacché il Sansoni è un vocabolario e non un dizionario enciclopedico o un lessico.

Abbiamo constatato, dunque, che il dizionario bilingue Sansoni in due volumi appare insufficiente per due motivi principali: da un lato l’impostazione non specialistica, e dall’altro la prospettiva sincronica.

2.2 Il dizionario Grimm

Se il dizionario bilingue (o monolingue tedesco) generico in qualche caso può essere utile a chiarire dubbi sulla terminologia attuale, per i termini tedeschi antichi è necessario ricorrere al dizionario storico Grimm (1854;1984), che si rivela una preziosa fonte di informazioni, grazie soprattutto agli esempi ordinati cronologicamente, che completano le definizioni illustrando le modificazioni semantiche intervenute nel corso del tempo: così per il binomio weich/hart, ma anche per Stimmfall, antico calco dal francese cadence, e le parole Fall (melodia, andamento melodico), Tripel (tedesco moderno= Dreitakt, terzina), e Fundament (=Generalbaß, basso continuo).

Il Grimm aiuta anche, in qualche misura, a far luce sul misterioso termine überschlagender Akzent, impiegato da Johann Mattheson nel Vollkommener Kapellmeister (1739). Il termine, che indica uno stilema del canto, risulta irreperibile su qualsiasi dizionario monolingue o bilingue. In questo caso, il lettore/traduttore del testo di Unger è favorito dalla presenza di un esempio musicale, che illustra il concetto di überschlagender Akzent. Nel dizionario Grimm, alla voce Überschlag si legge una definizione, tratta peraltro dalla stessa opera di Mattheson, che collima perfettamente con l’esempio riportato da Unger, anche se il dizionario non ci permette di risalire ad una traduzione italiana plausibile del termine; anche chi conosce bene la grammatica della musica, pur riflettendo sul contesto e sulla definizione del Grimm, e dopo la consultazione di dizionari musicali monolingui moderni, non riuscirà a trovare un termine italiano corrispondente, che risulta assente anche nei coevi trattati di canto italiani: una volta determinato con precisione il referente, il traduttore moderno sarà dunque obbligato a descriverlo con una perifrasi (“inflessione espressiva ottenuta con una nota sfuggita”). Un caso simile è quello delle parole Stimmfall e Noten-Fall, il cui significato è intuibile solo per associazione con Fall e in rapporto al contesto in cui esse compaiono. Il significato di queste parole, sia detto per inciso, non appare trasparente neppure ai musicologi e agli storici della musica.

2.3 Altre risorse

Per comprendere e tradurre concetti come questi è dunque necessaria una quantità di indagini aggiuntive, che vanno dalla assimilazione dell’intero contesto alla compulsazione di altri testi coevi (anche in altre lingue) che trattano argomenti simili o, dove esistenti, che citano, traducono, chiosano proprio il passo in questione nell’ottica del lettore contemporaneo, e, non da ultimo, la consultazione di esperti di musica, giacché il solo dizionario storico può semplicemente confortare l’ipotesi che il lettore deduce dal contesto. Se per la comprensione e la spiegazione della terminologia italiana i dizionari generici antichi possono costituire un saldo punto di riferimento [4], per il traduttore italiano è estremamente difficile, quando non addirittura impossibile, consultare dizionari e glossari tedeschi del Settecento, sia generici sia musicali (ad es. il famoso vocabolario di Walther). Come rileva Beghelli :

Se è vero che molti vocaboli […] possono venire interpretati per deduzione a partire dai lessici generali, altri per intuizione logica, altri ancora per induzione, calcolando il massimo comun denominatore di passi contenenti lo stesso lemma, in alcuni casi il dubbio non riesce a sciogliersi. (1994: 212)

L’altra fondamentale risorsa a disposizione del traduttore di musica sono le enciclopedie, i lessici e i dizionari enciclopedici musicali. Pur costituendo un valido aiuto nella comprensione dei concetti, queste opere di consultazione monolingui italiane e tedesche a volte non aiutano nella traduzione dei termini: in particolare non registrano i termini antichi, non sempre comprendono la fraseologia e le locuzioni, e sono poco pratici da consultare. Queste le opere di più frequente utilizzo:

  1. Dizionario Enciclopedico Universale della Musica e dei Musicisti (DEUMM): Il Lessico
  2. Die Musik in Geschichte und Gegenwart (MGG), nuova edizione
  3. Riemann Musiklexikon: Sachteil
  4. Handwörterbuch der Musikalischen Terminologie (HMT), a cura di Hans Heinrich Eggebrecht

a. Il DEUMM si compone di una parte lessicografica (quattro voll.) e di una biografica (otto voll.). E’ un’opera moderna e ricca, che offre numerosi vantaggi:

  - il lessico vuole essere insieme un vocabolario e un dizionario enciclopedico, perciò ciascuna voce include una definizione e in qualche caso sinonimi del termine, come in un dizionario, mentre le voci più generali, come danza o armonia, sono vere e proprie monografie;

  - un sistema molto accurato di rimandi interni al testo permette di utilizzare al meglio l’opera, integrando le informazioni presenti nelle varie voci;

  - il dizionario fornisce poi la traduzione dei principali termini tecnici in inglese, francese, tedesco e spagnolo: viceversa è possibile consultare direttamente la voce straniera per risalire alla sua traduzione italiana. Tuttavia mancano molte voci tedesche, come Fortschreitung, Sekundgang, Durchgangs(note), (Spiel)manier, Auftakt: Questi termini sono riportati solo come traduzione dei corrispondenti termini italiani: progressione, progressione per gradi vicini, (nota di) passaggio, abbellimento, anacrusi. In parecchi casi, perciò, è possibile trovare solo la traduzione di un termine italiano in tedesco, e non viceversa.
  Per quanto concerne i “falsi amici”, come passaggio, il DEUMM elenca i vari significati del termine italiano, ma non la traduzione tedesca (Passage), neppure dove il termine italiano e quello tedesco condividono lo stesso significato (brano di virtuosismo); per gli altri significati si rimanda alle voci modulazione e ponte: alla prima voce troviamo la traduzione tedesca Modulation, mentre alla voce ponte non è riportata alcuna traduzione tedesca. Ora, chi ricordi che il termine ponte designa una parte della forma-sonata, consulterà la voce sonata; tuttavia, nel paragrafo dedicato alla forma-sonata classica, non troviamo la traduzione in tedesco delle varie parti di cui essa si compone, e quindi anche di ponte (=passaggio), che in tedesco si traduce con Überleitung o Übergang. Per altri termini, come Flageolet, si distingue invece un significato tipicamente tedesco del termine (Flageolett-Ton= suono flautato);

  - sono inclusi anche termini antichi (Doppelt cadence), significati antichi di diversi termini (es. alla voce intonazione), oppure, come alla voce gruppetto, un’approfondita analisi dei significati che il termine ha assunto nelle varie lingue e nei vari autori. Lo svantaggio è, ancora una volta, che alcuni termini antichi sono trattati solo all’interno della “voce-madre” e non sono quindi consultabili come voce separata. Mancano, ancora una volta, molti dei termini antichi presenti negli autori citati da Unger: Fall, Stimmfall, Tripel, weich/hart, Vortrag (=tema), Melodie (=Satz), Fundament, ecc.;

  - in compenso, però, la parte enciclopedica è molto ampia: vi troviamo spiegata e tradotta la gran parte dei concetti legati a stili, forme ed epoche, come Affektenlehre, Figurenlehre, Formenlehre, Tondichtung, gebundener Stil, ecc. (ma manca, ad es., Tonmalerei).

Il DEUMM, in conclusione, è un dizionario enciclopedico musicale innovativo nell’impostazione e nella struttura, che dedica uno spazio notevole alla terminologia, e non trascura la prospettiva diacronica, l’evoluzione della terminologia musicale nel corso dei secoli. E’ quindi un aiuto indispensabile per il lettore come per il traduttore. Tuttavia, resta il fatto che si tratta di un’enciclopedia, e non può quindi sostituirsi, come abbiamo visto, a un vocabolario bilingue o multilingue, o a un lessico storico, sebbene contenga parecchi elementi filologici e costituisca quindi un passo importante nella direzione di un lessico diacronico.

b. L’Enciclopedia tedesca MGG (nuova edizione) è un’opera monografica divisa per temi, in cui le voci sono sistemate in ordine alfabetico: è composta quindi da veri e propri articoli su elementi di teoria, forme, stili, periodi storici, nazioni e continenti, e sotto questo aspetto è più completa rispetto al DEUMM, ma per contro difetta, rispetto all’opera italiana, della parte terminologica: solo la parola lemmatizzata è tradotta in inglese, francese e italiano. I termini sono reperibili solo indirettamente, attraverso il rimando al lemma corrispondente, ed è necessario scorrere o leggere il testo per trovarli: ad es., per Agogik si rimanda alla voce Vortrag, per Alt a Stimmgattungen. I termini antichi (latini, come clausula formalis, ma anche tedeschi) sono citati e spiegati, ma è necessario individuarli all’interno della relativa voce monografica, dato che mancano riferimenti metatestuali precisi. E’ da rilevare, però, l’utilità dei sinonimi, posti accanto alle parole chiave (Akzidentien= Versetzungszeichen, Vorzeichen). In ogni caso, la MGG, nella sua struttura a schede monografiche, è concepita come opera di riferimento e di studio, piuttosto che come aiuto di rapida consultazione per la lettura e per la comprensione di testi tedeschi e stranieri.

c. Accanto alla MGG troviamo il classico Riemann-Musiklexikon. E’ un dizionario enciclopedico monolingue simile al DEUMM, ma meno approfondito dal punto di vista terminologico. Registra la terminologia attuale, e traduce alcuni termini di teoria (Auftakt= anacrusi) e soprattutto di organologia, ma ne trascura altri : ad esempio, per Chromatik e Auflösung non viene fornita alcuna traduzione. Inoltre non possiamo aspettarci di trovarvi le coniunctiones verborum come ad es. Dehnung eines Motivs.

d. Infine, lo Handwörterbuch der Musikalischen Terminologie (HMT) si differenzia dalle due precedenti opere (un’enciclopedia monografica e un dizionario enciclopedico) nell’impostazione prettamente filologica e storica delle monografie: il manuale intende analizzare l’origine, l’etimo, e seguire l’evoluzione attraverso i secoli del significato dei principali termini (di storia, estetica e teoria musicale), e dei concetti ad essi legati, e comprende, perciò, termini come weich e hart, ma mancano, ancora una volta, Stimmfall, Fundament e Tripel. Per il traduttore è particolarmente utile la sezione iniziale di ogni voce, con la traduzione del termine in inglese, francese, spagnolo e italiano, l’elenco dei sinonimi (es. Akzidentien, Versetzungszeichen, Vorzeichen) e dei termini derivati e l’etimologia del lemma, con la relativa traduzione in quattro lingue, compreso l’italiano. Le voci del manuale, insieme agli altri termini più importanti contenuti all’interno delle monografie, sono elencate in un Register a parte, che favorisce una più rapida ricerca del termine, un vantaggio, questo, che lo qualifica rispetto alla MGG.

Ancora una volta va rimarcata, come per il DEUMM, l’estrema precisione nel registrare tutte le sfumature di significato di un termine, i sinonimi e le modificazioni morfologiche e semantiche intervenute nel corso del tempo: a titolo di esempio si veda la voce Rezitativ, che illustra la storia e l’evoluzione del recitativo, nelle due forme base secco e obbligato, attraverso l’evoluzione delle varianti terminologiche impiegate dagli autori italiani (semplice, stromentato…) e tedeschi (mit Accompagnement, frei, simpel, obligat…). Tuttavia, non diversamente dal DEUMM, quest’opera non è stata concepita come un dizionario, ma appunto come Handbuch, come manuale di terminologia, e, nonostante le voci si trovino in ordine alfabetico, è spesso difficile individuare velocemente il termine o la locuzione desiderata: se non compare nell’indice dei lemmi, è necessario cercarla intuitivamente, consultando varie schede; se invece è incluso nell’indice, spesso lo si deve cercare all’interno del testo di una scheda, a meno che non si tratti del titolo della scheda stessa.

Accanto a queste opere decisamente ponderose, spesso è bene servirsi di enciclopedie e lessici monolingui di dimensioni più ridotte, ad es., per l’italiano, l’Enciclopedia della Musica Garzanti (serie delle “Garzantine”) e per il tedesco il dizionario di musica della serie “Schülerduden”. Queste opere, pur essendo esclusivamente monolingui, sono abbastanza esaustive e hanno il vantaggio della concisione: il lettore può quindi servirsene per verificare rapidamente il significato di un termine italiano o tedesco, purché non sia arcaico o troppo specialistico.

In conclusione, enciclopedie, lessici e dizionari italiani e tedeschi sono un valido aiuto nella comprensione dei concetti, ma non sempre sono in grado di soccorrerci nella traduzione di testi, in particolare non registrano diversi termini tedeschi antichi, non trattano esaustivamente la fraseologia e le locuzioni tipiche del linguaggio musicale, e soprattutto alcuni di essi sono poco pratici o di difficile consultazione: non si adattano, perciò, alle esigenze di un traduttore o di uno studioso che debba leggere velocemente un testo.

2.4 Dizionari multilingui

A questo punto si impone una domanda più che legittima: esistono opere di consultazione più pratiche, sintetiche e complete dal punto di vista terminologico, come dizionari musicali bilingui o multilingui? Se scorriamo la voce Dizionari del DEUMM, in particolare il paragrafo “dizionari lessicali e terminologici”, troviamo, fra le opere più recenti, alcuni dizionari multilingui, due dei quali ancora in commercio: il Terminorum Musicae Index Septem Linguis Redactus e il Music Translation Dictionary. Fra i due dizionari, il primo è sicuramente il più completo, pur presentando qua e là qualche manchevolezza. Innanzitutto, essendo un vocabolario terminologico, il Terminorum Musicae non definisce le parole, né fornisce esempi che ne illustrino l’uso. Accanto a ogni voce tedesca troviamo la relativa traduzione in una o più lingue, e, se il termine è polisemico, e se esistono traduzioni diverse per i vari significati, queste sono precedute da una parentesi esplicativa che specifica l’accezione del termine. Il dizionario elenca anche le parole composte derivate da un singolo termine, ad es. basso (basso continuo, basso seguente, basso albertino, basso di viola, basso profondo).

Il vantaggio di questo vocabolario è la sua estrema facilità d’uso, che ci permette di reperire direttamente la traduzione italiana di un termine tedesco. Lo svantaggio, per contro, risiede nell’omissione di alcuni termini e in alcune imprecisioni terminologiche e stilistiche. Per fare qualche esempio, è riportato solo un significato di Nachschlag, cioè “chiusa di un trillo”, mentre manca il significato di “appoggiatura di passaggio”. Überschlagen è correttamente tradotto con “ottavizzare”, ma il termine significa anche “dare nel falsetto” oppure , nel caso di uno strumento a tastiera, “incrociare le mani”, significati che non sono qui contemplati. Non compaiono i termini Spielmanier e Spielfigur (abbellimento improvvisato) e neppure l’espressione chromatischer Gang (manca la voce “Gang”). Enharmonische Verwechslung è tradotto con “sostituzione enarmonica”, mentre l’espressione più comune sarebbe “scambio enarmonico”. Infine, il dizionario traduce l’aggettivo weich (ma manca hart) con “morbido, dolce”, trascurando perciò il significato più tecnico della parola, che si riferisce alla tonalità minore.

3. Verso un nuovo tipo di risorsa lessicografica musicale

Come abbiamo visto, la ricerca e la traduzione dei termini musicali può rivelarsi un’operazione lunga e laboriosa, che talvolta va ben oltre la consultazione di dizionari e lessici (standard e specializzati) e richiede il confronto fra contesti italiani e tedeschi paralleli, l’analisi del “macrotesto” (intero capitolo, altri capitoli del libro, o altri testi di argomento simile) in cui compaiono le parole o le espressioni in questione, l’analisi di dati extratestuali (lettura di partiture, ascolto di brani), o la consultazione di specialisti di madrelingua tedesca e italiana. Quest’ultima soluzione funzionerà purché si abbia sufficiente tempo a disposizione e gli esperti siano disponibili, altrimenti si dovrà procedere alla “caccia alla parola” introvabile, alla scrupolosa ricerca su un gran numero di dizionari e di opere di consultazione. Tuttavia, solo se interrogate nel modo giusto, e dopo parecchi tentativi, queste fonti potranno fornire una risposta soddisfacente. Il problema del lettore/traduttore, infatti, non risiede tanto nella mancanza di informazioni, quanto nelle difficoltà concrete con cui si deve scontrare per reperirle, disseminate come sono su una decina di dizionari e di lessici. Uno svantaggio non trascurabile è che le opere di consultazione che abbiamo analizzato sono quasi tutte costituite da più volumi, e hanno quindi un costo molto elevato; inoltre lo HMT è difficilmente reperibile in commercio, perciò la lettura di questi lessici dovrà svolgersi prevalentemente nelle biblioteche che li possiedono, e non è detto che tutti si trovino in una sola biblioteca.

Lo stato attuale della lessicografia musicale in Italia è dunque tale per cui esistono solamente due generi di risorse: il ponderoso dizionario enciclopedico in parecchi volumi (che è il tipo più diffuso) oppure lo schematico glossario in più lingue, ed entrambi, per ragioni diverse, presentano evidenti limiti per chi si accosti a un testo di musica redatto in tedesco con lo scopo di tradurlo (anche solo mentalmente, semplicemente per conoscerne il contenuto). In sostanza, non esiste la categoria intermedia del dizionario lessicale bilingue (tedesco-italiano, italiano -tedesco), pensato per studenti, studiosi e traduttori, e che quindi contribuisca a incentivare lo studio e la diffusione della lingua tedesca fra i musicologi italiani. Esistono sì un paio di dizionari bilingui, ma si tratta di opere alquanto datate (la più recente risale al 1941), ovviamente fuori commercio, difficilissime da reperire nelle biblioteche e lacunose in diversi punti (cfr. Limenta 1941).

3.1 Un modello: il Dictionary of Terms in Music

Per le lingue tedesca e inglese disponiamo di un’opera che rientra nella tipologia sopra descritta: si tratta del dizionario bilingue musicale a cura di Horst Leuchtmann, che copre, con circa 20.000 lemmi, la terminologia musicale tedesca e inglese attualmente in uso. La caratteristica che distingue questo dizionario bilingue da un glossario come il Terminorum Musicae è innanzitutto la completezza (qui, ad esempio, non sono ignorate le parole Manier e Durchgang). Sebbene manchino vere e proprie definizioni lessicografiche, il dizionario discrimina accuratamente fra i vari significati di un termine polisemico come Klang, per mezzo di indicazioni, poste tra parentesi, che rimandano all’ambito di impiego. Così Klang ha tre traduzioni: nel significato di “periodischer Schall” si traduce con sound, se significa “Klangfarbe”, invece, con sonority; se infine indica il “Klangcharakter”, con timbre o con tone. Alla voce Klang, poi, troviamo anche i relativi termini composti come Dreiklang, mentre sotto Durchgang (transition) sono raggruppate Durchgangsnote (passing note) e l’espressione dissonante Durchgangsnote (dissonant passing note). In quest’ultimo caso il dizionario segnala il pericolo di un falso amico, di una incongruenza lessicale dell’inglese rispetto al tedesco: il lettore impara così che il Durchgang dell’armonia, quello delle note di passaggio, per intenderci, è un falso amico, e non si tradurrà con “transitional note” o “transition note”, ma con “passing note”. Non mancano, naturalmente, i sinonimi e, per alcuni termini chiave, rimandi a parole collegate, a iponimi o iperonimi, anche se non si può parlare di una rete coerentemente organizzata di riferimenti intratestuali. Da segnalare senz’altro è la presenza di esempi (seppur inventati dal curatore e non tratti da fonti autentiche), di frasi che illustrano l’uso dei termini principali o di quelli semanticamente ambigui o poco chiari: il verbo auflösen, ad esempio, se riferito a Vorhalt, cioè nel significato di risoluzione di un suono dissonante, estraneo all’armonia, si tradurrà con resolve, mentre nel significato di “annullamento di un’alterazione in chiave” corrisponderà a cancel. Per illustrare il primo significato, Leuchtmann fornisce il seguente esempio: “Eine dissonante Vorhaltsquinte löst sich in eine konsonante Quarte auf”, seguito dalla relativa traduzione in inglese: “A dissonant suspended fifth is resolving in a consonant fourth”. Questo ottimo esempio ci offre non solo una spiegazione dell’uso del termine ed un’ulteriore chiarificazione del suo significato, ma anche un paio di preziose informazioni supplementari: impariamo non solo la traduzione inglese delle formazioni composte del tipo Vorhaltsquinte, ma anche che esistono particolari restrizioni al livello della grammatica nell’uso del verbo to resolve: così la forma gerundiva is resolving è una sorta di tecnicismo grammaticale, poiché la grammatica della lingua comune esigerebbe l’uso dell’indicativo presente resolves. Tutti i vantaggi descritti sopra fanno di questo dizionario un’opera di grande utilità pratica per il lettore e per il traduttore tedesco di testi musicali inglesi, purché non si tratti di testi antichi o eccessivamente specializzati (ad es. argomenti del tipo “aspetti di acustica nel restauro dei pianoforti francesi del primo Ottocento”).

3.2 Suggerimenti per un dizionario bilingue musicale tedesco-italiano/ italiano-tedesco

Il dizionario bilingue musicale tedesco-italiano/ italiano-tedesco che auspichiamo dovrebbe combinare, in un unico volume o in due agili volumi, le caratteristiche di un dizionario monolingue (ad es. uno Zingarelli o un Duden) con quelle di un buon bilingue [5] e contenere perciò qualche informazione in più rispetto a quelle fornite dal dizionario di Leuchtmann:

  * i termini (moderni e parte di quelli antichi) della teoria e della composizione;
  * la terminologia dell’organologia;
  * la terminologia dell’estetica e della filosofia della musica;
  * la terminologia della storia della musica (stili, forme, periodi, tecniche compositive…);
  * il linguaggio dell’analisi musicale e della critica.

Tale contenuto potrebbe essere organizzato in una sorta di scheda terminologica, e cioè come segue:

  -Termine primitivo e suoi derivati, meglio se trattati come voci separate (enarmonia, enarmonico).

  -Definizione del significato o dei significati del termine, distinti graficamente per mezzo di una divisione in sottoparagrafi. Ogni sottoparagrafo, corrispondente a un solo significato, dovrebbe poi comprendere:

  1. traduzione del termine nella lingua d’arrivo (es. enharmonisch);
  2. esempi dell’uso del termine in contesto, tratti dalla letteratura musicale ( e non inventati all’uopo dal redattore);
  3. locuzioni fisse contenenti il termine in questione (ad es. scambio enarmonico, modulazione enarmonica, triade enarmonica, scala enarmonica);
  4. breve definizione delle locuzioni, ove necessario;
  5. traduzione delle locuzioni (enharmonische Verwechslung […]);
  6. almeno un esempio per ogni locuzione;
  7. sinonimi (e contrari, ove se ne diano);
  8. rimandi a parole collegate dal punto di vista semantico e concettuale (modulazione, armonia, tonalità, ecc…);
  9. rimandi alle parole derivate o primitive (enarmonia);
  10. note storico-filologiche sull’uso particolare di un termine o di un concetto (facoltative).

Il dizionario potrebbe poi contenere una parte “visuale”: esempi musicali, tavole di organologia, diagrammi e illustrazioni con nomenclatura in entrambe le lingue, a integrazione e chiarificazione delle definizioni. E’ superfluo ricordare come la tecnologia multimediale potrebbe potenziare un simile progetto: la creazione di una versione elettronica del dizionario, organizzata come un ipertesto (arricchito con collegamenti Internet, file audio per gli esempi musicali e file di immagine), varrebbe a sveltire e a facilitare la consultazione dell’opera, nonché a rendere più produttiva la rete di rimandi intra- (ed eventualmente inter-) testuali.

Prima di accingersi alla compilazione di un simile dizionario, però, è necessario venire in chiaro sull’ambito terminologico da includere: quanti e quali termini, innanzitutto. Si tratterebbe, come abbiamo visto, di un’opera che intende coprire i vari settori del linguaggio musicale (teoria, analisi, critica, estetica, storia, organologia), e non di un dizionario settoriale. Perciò, se da un lato si mira al raggiungimento di tale obiettivo attraverso una rappresentazione bilanciata di tutti i settori, dall’altro non si potrà certo avanzare la pretesa di esaurire la trattazione di ognuno di essi.

La parte centrale o “tronco” lessicale del dizionario dovrebbe essere, in primo luogo, costituito da tutti i termini attualmente in uso, attorno a cui potrebbero collocarsi alcuni termini obsoleti o antichi, specialmente dove ne esista una traduzione codificata nella lingua d’arrivo. Ma potrebbero essere inclusi anche quei termini antichi, come überschlagender Akzent, che sono privi di un equivalente, o perché designano concetti che non trovano riscontro nella cultura musicale italiana o tedesca o semplicemente perché l’una lingua opera differenziazioni semantiche più o meno sottili rispetto all’altra. In questi casi converrebbe allora comportarsi come certi dizionari di economia o finanza (Picchi, Codeluppi), che definiscono con precisione il significato del termine, traducendolo con brevi perifrasi o letteralmente, e rimettendo, com’è ovvio, l’applicazione dell’una o dell’altra soluzione alla discrezione del lettore/traduttore.

Vi è poi un secondo problema, questa volta di definizione: è necessario adottare una definizione operativa del concetto di termine tecnico. Quali parole ed espressioni possono essere considerate tecnicismi? E ancora, conviene registrare solo i tecnicismi istituzionalizzati o anche il “gergo” settoriale fatto di modi di dire ed espressioni di largo uso che pure non sono codificati? Due sono i problemi da risolvere a questo proposito: in primo luogo, sappiamo che nel linguaggio della musica, un linguaggio tecnico tuttora in evoluzione, formatosi attraverso i secoli per l’apporto di fonti eterogenee, sia dotte sia legate al linguaggio comune, e dove per secoli si è assistito al fenomeno della sinonimia e delle parole in concorrenza fra loro per designare uno stesso referente, è difficile tracciare un confine netto fra tecnicismi e parole comuni usate con accezione tecnica: un esempio banale è il verbo “pestare” per indicare un tocco pianistico eccessivamente energico, pesante e approssimativo. La sinonimia costituisce un’altra fonte di ambiguità, come fa notare Bonomi a proposito del linguaggio del canto:

  La sinonimia, come si è accennato sopra, è viva nell’ambito delle denominazioni delle tecniche vocali, investendo sia sostantivi sia soprattutto verbi, la maggior parte dei quali nascono come accezioni specifiche di voci generali. Per alcuni di questi termini, del resto, sussiste il dubbio che siano veramente tecnicismi, potendo anche trattarsi di usi diffusi nel settore ma non istituzionalizzati come tecnici: ma, soprattutto nell’ambito di un settore terminologico così scarsamente tecnificato, è davvero arduo stabilire un discrimine sicuro tra tecnicismo e non tecnicismo. Va inoltre osservato che in alcuni casi la mancanza di definizione dei termini da parte degli autori […] non consente di individuare l’esistenza di sfumature semantiche che probabilmente differenziavano alcuni di questi termini […].  (1994, I:126)

Un altro problema, messo in luce da Beghelli nel suo saggio sui trattati di canto ottocenteschi, riguarda la polisemia dei termini: la ricerca filologica sui testi svela sempre nuove accezioni di un termine anche molto comune come passaggio:

  […] il termine passaggio appare con almeno quattro accezioni differenti, a traduzione dei fr.passage e trait:

  a) nel significato del verbo passare (di registro) […];
  b) nel senso di ‘passo’, ‘tratto di testo’ […];
  c) come ‘ornamento della linea melodica’ più generico dei canonici abbellimenti e generalmente inserito dall’esecutore […];
  d) per estensione, come ‘passo vocalizzato’, contenente cioè dei passaggi. (1994, I: 208)

Queste accezioni specifiche vanno ad aggiungersi a quelle più generiche che abbiamo elencate precedentemente: sarebbe opportuno, in un dizionario bilingue, mantenere queste sottili distinzioni oppure è meglio accorpare una o più di queste sfumature in un unico senso?

Il breve schema appena tracciato vuole essere solamente una prima proposta per una soluzione che soddisfi le reali esigenze degli studenti, dei ricercatori e degli studiosi di musica e dei traduttori che quotidianamente devono misurarsi con testi scritti in tedesco. Il fatto che finora non sia apparsa sul mercato una risorsa di questo genere è forse da attribuire, almeno in parte, alla scarsità delle traduzioni italiane di testi stranieri, che non ricevono alcun incentivo da parte delle case editrici.

Dalle considerazioni sopra esposte riguardo alla difficoltà di definizione dell’ambito terminologico emerge con chiarezza che, prima di giungere alla compilazione di un dizionario sofisticato e completo come quello descritto, è necessario compiere una tappa intermedia: la creazione di un lessico monolingue italiano il più completo possibile (e di un corrispondente lessico tedesco) redatto sulla base di un vasto corpus di testi musicali.

E’ tuttora in fieri il progetto lessicografico LESMU (Lessico della musica e della critica musicale italiana), cui collaborano una ventina di studiosi (musicologi e linguisti) sotto la supervisione del linguista e filologo Paolo Trovato e della musicologa Fiamma Nicolodi. Scopo del progetto è la creazione di una banca dati sul linguaggio della musica e della critica musicale, a partire dallo spoglio dell’intera letteratura musicale italiana dal 1500 al 1960. [6] Nella premessa al volume primo de “Le parole della musica”, Nicolodi e Trovato descrivono brevemente gli scopi del progetto:

  Stabilire il significato di un termine in un dato momento storico e i suoi mutamenti di senso nel tempo; riconoscere (prima della fissazione della terminologia musicale oggi in uso, relativamente recente) la molteplicità dei significati assunti da una parola (polisemia) o la tendenza (propria del linguaggio comune o di lingue speciali in formazione, non ancora stabilizzate) a indicare con una quantità di verba in concorrenza tra loro la stessa res; misurare il diverso grado di tecnificazione dei principali generi di scrittura relativi alla musica (p. es. manuali di armonia, metodi di canto, scritti sull’opera). E ancora: datare l’estensione metaforica alla musica di tecnicismi propri di altre lingue speciali (p. es. la lingua della critica d’arte); approfondire lo studio dei prestiti linguistici, ricostruendo la diffusione di una parola o di un’espressione italiana, francese, e via dicendo in altre lingue europee; e infine, lo suggeriscono gli studi sulla ricezione, studiare come merita la lingua delle recensioni: il suo frequente ricorso a metafore descrittive, l’elusione del linguaggio tecnico, la formulazione di giudizi di valore mediante aggettivi e avverbi ben calibrati. Questi sono solo alcuni dei problemi, più o meno sottili e intriganti, che si pongono a chi si occupi di lessicografia musicale […]  (1994: V)

La banca dati LESMU è concepita come un corpus di testi organizzato in schede terminologiche e aperto a continue integrazioni. Tale corpus dovrebbe costituire la base per un lessico su CD-ROM e, in seguito, per una corrispondente versione cartacea, strutturata secondo il modello del DEUMM. Il lessico conterrà termini italiani e latini, locuzioni, modi di dire e fraseologia, e dovrebbe essere quindi il lessico musicale monolingue italiano più esaustivo.

Un progetto tedesco simile è quello inaugurato dallo Handwörterbuch der Musikalischen Terminologie, a cura di Hans Heinrich Eggebrecht, e tuttora in corso. Benché esista già uno Handwörterbuch der Musikalischen Terminologie in cinque volumi, anche quest’opera, con i suoi raccoglitori ad anella (invero poco pratici per chi deve consultarla), è stata concepita per essere arricchita nel corso del tempo.

Fra le difficoltà traduttive legate al testo di Hans-Heinrich Unger, con il quale avevamo cominciato, abbiamo annoverato anche la terminologia tedesca antica. A questo problema si potrebbe porre rimedio con un dizionario o glossario storico monolingue tedesco in un volume, di facile consultazione, che riporti esempi tratti dalla letteratura del Seicento e del Settecento. Anche in quest’ambito il progetto dell’ HMT rappresenta una solida base e l’indispensabile fonte a cui attingere per la compilazione di una prima lista di termini. Per la lingua inglese esistono già un paio di opere di questo tipo: una dedicata ai termini musicali nel Middle English e An Early Music Dictionary, che ha per oggetto il periodo che va dal tardo rinascimento fino alla prima metà del Settecento: le spiegazioni dei significati sono affidate alle fonti dell’epoca e ordinate cronologicamente. Per quanto attiene alla lingua italiana disporremo in futuro del lessico LESMU, che registrerà la terminologia musicale latina e italiana a partire dal 1600.

4. Conclusioni

Partendo dall’esperienza di lettura e traduzione di un testo tedesco sulla retorica musicale abbiamo effettuato una ricognizione delle più importanti risorse lessicografiche ed enciclopediche italiane e tedesche in ambito musicale, e siamo giunti alla conclusione che le risorse lessicografiche ed enciclopediche musicali attualmente disponibili non sono in grado di soddisfare pienamente le esigenze di quanti, studiosi o traduttori, devono consultare frequentemente fonti musicali tedesche, in special modo testi antichi. Dall’analisi è emerso chiaramente che tale insufficienza deriva dalla mancanza di un’opera di consultazione bilingue italiano-tedesco/ tedesco-italiano, sintetica ma allo stesso tempo completa, che non sia un’enciclopedia, ma neppure una schematica lista di termini con equivalente, e che si avvicini, quindi, al modello di alcuni dizionari bilingui generici (ad es. il Ragazzini, bilingue inglese), e che sia integrata da adeguate definizioni dei lemmi e da un apparato di esempi.

L’accurata schedatura e sistematizzazione delle informazioni presenti nelle varie enciclopedie e dizionari esistenti, accanto all’impiego di nuove banche dati terminologiche italiane e tedesche tuttora in preparazione, potrebbe costituire la base per la creazione di una tale opera. Il compito è arduo e comporta non poche difficoltà di approccio e d’impostazione generale, dato che non ha esempi in ambito musicale. D’altro canto, sono molti ed evidenti i vantaggi che la realizzazione di un simile progetto porterebbe a musicologi, traduttori e musicofili, e il contributo che offrirebbe alla cultura musicale in genere.

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Note

[1] Cfr. l’approfondita disamina di Beghelli sulla terminologia impiegata nei trattati di canto ottocenteschi (1994:188): “[…] sono quindi registrati locuzioni e termini tecnici usati con significato diverso dall’odierno (per es. cadenza per ‘trillo’) e quelli che designano fenomeni differenti da un testo all’altro (es. mordente, o puntato), ovvero che tendono a mutare di contenuto nel corso del secolo (es. portamento) […]”.

[2] Cfr. anche la versione italiana (1990)

[3] Per un’ampia trattazione delle questioni legate all’evoluzione della terminologia musicale (italiana e non) cfr. Nicolodi e Trovato (1994).

[4] Cfr. Ilaria Bonomi nel suo saggio sulla terminologia del canto e dell’opera nel ‘700 (1994: 126): “In margine alla polisemia, vorrei sottolineare come, tra i dizionari della lingua italiana, l’ausilio maggiore all’individuazione delle diverse accezioni dei termini musicali sia costituito dal Tommaseo-Bellini, particolarmente preciso e attento, specie nella penna del maggiore collaboratore musicale, Luigi Felice Rossi, alla distinzione dei significati, anche se le definizioni sono spesso troppo diffusive e poco puntuali”.

[5] Come modello di riferimento per un dizionario bilingue si guardi al Nuovo Ragazzini (bilingue inglese, 1995) e non all’obsoleto, impreciso e lacunoso Sansoni (bilingue tedesco in un solo volume), che pure resta, fra i dizionari bilingui tedeschi “economici”, il più completo.

[6] Il progetto è illustrato nel periodico “Le fonti musicali in Italia” (1991).

About the author(s)

Elisabetta Zoni sta seguendo un Dottorato di Ricerca in Scienza delle Traduzione presso l’Università di Bologna.

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©inTRAlinea & Elisabetta Zoni (2000).
"Le risorse lessicografiche ed enciclopediche nella traduzione della terminologia musicale tedesca Problemi di terminologia nel saggio:", inTRAlinea Vol. 3.
This article can be freely reproduced under Creative Commons License.
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