Presentazione della raccolta

By Danio Maldussi & Eva Wiesmann (Università di Bologna, Italy)

Keywords:

©inTRAlinea & Danio Maldussi & Eva Wiesmann (2009).
"Presentazione della raccolta"
inTRAlinea Special Issue: Specialised Translation I
Edited by: Danio Maldussi & Eva Wiesmann
This article can be freely reproduced under Creative Commons License.
Permanent URL: http://www.intralinea.org/specials/article/1730

Dedica: la presente raccolta è dedicata alla memoria di Hans J. Vermeer.

È con vivo piacere e sincera soddisfazione che presentiamo qui di seguito la prima raccolta degli interventi tenuti nell’ambito del Laboratorio permanente di traduzione settoriale, istituito nel 2006 presso il Dipartimento di Studi Interdisciplinari su Traduzione, Lingue e Culture. Il Laboratorio ha promosso incontri di formazione, sia a livello teorico sia a livello pratico e metodologico, affiancando e approfondendo le lezioni tradizionali con l’intervento di personalità prestigiose, l’analisi di domini di punta e la proposta di prospettive tematiche complementari. La traduzione settoriale, la cui importanza nel mercato della traduzione è ormai acclarata, suscita da diversi anni un interesse sempre crescente sul piano scientifico, attestato da convegni, collane, riviste e monografie ad essa dedicati. Ed è proprio dalla continua evoluzione della traduzione settoriale, anche a livello tecnologico, e dalla conseguente necessità di tenere il passo con le più recenti richieste e tendenze del mercato e della ricerca che è nata l’idea di promuovere un’iniziativa dedicata.

Impegnativa e importante è stata l’attività di individuazione delle tematiche in grado di suscitare l’interesse degli studenti, tuttavia è ai due Direttori del SITLeC che hanno dimostrato vivo interesse per l’iniziativa che i coordinatori del Laboratorio intendono rivolgere il loro sentito ringraziamento: il Prof. Michele Prandi che ha fortemente voluto e favorito la nascita del Laboratorio e la Prof.ssa Delia Chiaro la quale, pur in un contesto di crisi generalizzata, ha mantenuto lo stanziamento di fondi necessario a dare continuità al progetto. I due coordinatori ringraziano inoltre il Preside della SSLiMIT, Prof. Rafael Lozano, per avere gentilmente ospitato nei locali della Facoltà i momenti di workshop. Un grazie sentito al Prof. Marcello Soffritti per il sostegno e per la preziosa collaborazione nella rilettura dei contributi. Infine un sincero ringraziamento ai colleghi del coordinamento redazionale Giovanni Nadiani e Chris Rundle, a Michela Cornacchia e Katia Milanesi per gli aspetti amministrativi.

Iniziamo la nostra breve rassegna partendo dal saggio di Bruno Ciola Ai cinesi non piacciono le nostre suonerie: aspetti culturali e metodologici nella localizzazione che affronta le problematiche della localizzazione, la traduzione di software e di contenuti per il web, una particolare tipologia di traduzione che va oltre la traduzione strictu sensu. Racconta infatti l’autore che “un noto produttore di telefoni cellulari si dovette ricredere: il lancio di una nuova serie di piccoli gioielli tecnologici sul mercato asiatico fallì clamorosamente poiché le suonerie in dotazione erano troppo diverse e personalizzabili, un vero e proprio difetto per la cultura del Sol levante in cui la collettività prevale sull’individualismo, dove gli individui più che distinguersi dagli altri cercano quegli elementi che li accomunano e li fanno sentire simili”. Il saggio si focalizza quindi sugli aspetti che necessitano di essere adeguatamente adattati alla cultura d’arrivo affinché gli utenti di un determinato mercato siano in grado di utilizzare correttamente i prodotti. In aggiunta, a fronte della crescente pressione competitiva e tariffaria, Bruno Ciola analizza strumenti e tecniche di localizzazione specificatamente studiati per la gestione di progetti di grandi dimensioni e le risorse necessarie (memorie di traduzione e database terminologici). L’autore illustra infine la difficoltà di calcolare con precisione il ROI (return on investment) di un progetto di localizzazione a causa di svariati fattori, talvolta difficilmente quantificabili con precisione, o variabili nel tempo, quali gli sviluppi del mercato.

Susanne Göpferich nel suo lavoro Determining the skopos adequacy of non-instructive texts affronta il tema della valutazione della qualità in traduzione in ottica funzionalista. L’autrice presenta un metodo empirico, centrato su un target group, per la determinazione della comprensibilità dei testi (in questo senso un aspetto rilevante dell’adeguatezza allo scopo). Obiettivo: ottimizzare la riverbalizzazione utilizzando protocolli thinking aloud (TAP) e log files. Il dominio di elezione è l’ambito medico, con particolare riferimento alla malattia del diabete. La sfida di Göpferich può essere riassunta nel paragrafo seguente:

Reliable results on the skopos adequacy of instructive texts can be obtained by usability testing [...]. The reason for this is that instructive texts make the reader do things. These actions are exteriorizations of how the reader has comprehended the text and make his or her comprehension observable for others. The skopos adequacy and - as an essential component of it - the comprehensibility of non-instructive texts, on which I will concentrate in what follows, however, is harder to analyze.

Secondo la studiosa è proprio il metodo target-group-focused quello suscettibile di fornire i risultati più probanti nella ricerca dei criteri che rendono un testo “optimally comprehensible”. Il lavoro risulta inoltre particolarmente prezioso in quanto, come scrive la stessa autrice, “optimizing reverbalization and analyzing the data which result from such experiments may be an effective method for training technical writers and other text producers in companies and institutions”.

Natascia Ralli nel suo Terminografia e comparazione giuridica: metodo, applicazioni e problematiche chiave affronta alcuni degli aspetti dell’attività terminologica in ambito giuridico, sottolineando come essa rivesta un ruolo cruciale nel trasferimento della conoscenza. Si pensi ad esempio, ci dice l’autrice, alla sottoscrizione di un contratto per l’acquisto di un telefonino o alla compilazione del modulo per un cambio di residenza. Da un appropriato impiego della terminologia può dipendere il successo di un prodotto o la corretta applicazione di una disposizione. Parallelamente, un impiego erroneo o incoerente può decretarne il fallimento oppure risultare in un’errata interpretazione con possibili conseguenze anche di tipo legale. Ma l’esempio che forse si rivela maggiormente significativo e curioso è quello della figura del “nonno vigile”, colui che in alcuni Comuni d’Italia ha un’età compresa, a seconda delle amministrazioni, fra i 50-60 e i 70-75 anni e che, munito di pettorina colorata, berretto di riconoscimento e paletta priva di contrassegni, è chiamato a svolgere un servizio di sorveglianza di fronte agli istituti scolastici negli orari di entrata ed uscita degli alunni, teso sia a facilitare gli attraversamenti pedonali nelle vicinanze della scuola sia ad impedire eventuali molestie agli alunni stessi. Anche in Germania sono previste persone che svolgono lo stesso ruolo, ma con un’unica e rilevante differenza: le mansioni di cui sopra sono svolte non da persone con età superiore ai 50/60 anni, bensì da ragazzi con età compresa tra i 14 e i 20 anni, detti “Schülerlotse(n)”. In Alto Adige, Provincia caratterizzata dalla convivenza di tre gruppi linguistici (italiano, tedesco e ladino) e da una situazione di bilinguismo parificato (DPR n. 670/1972), tale dicitura è utilizzata per rendere in lingua tedesca il concetto italiano di “nonno vigile”. L’esempio summenzionato ci introduce nel complesso mondo della terminologia giuridica, la cui correttezza e chiarezza costituiscono un fondamento imprescindibile. L’autrice conclude sottolineando l’importanza cruciale dell’attività di documentazione per familiarizzarsi a fondo con la materia indagata, l’unica attività in grado di consentire il confronto fra settori e ordinamenti evidenziandone analogie e incongruenze.

L’articolo Personal Knowledge Management - Knowledge Mapping Techniques in the Training of LSP Translators di Marianne Grove Ditlevsen e Peter Kastberg si focalizza su una delle tematiche essenziali per il traduttore tecnico, quali il subject matter e la sua integrazione nei curricula per traduttori. Ad essere messa in discussione non è la necessità (evidente) di integrare la subject matter knowledge nella formazione dei traduttori quanto la modalità in cui tale conoscenza viene tipicamente veicolata. Gli autori ci spiegano come i due approcci tradizionali si rivelino inadeguati a preparare gli studenti ad affrontare le cosiddette “real-life translations”. Essi introducono così il concetto di Personal Knowledge Management (PKM) focalizzandosi su una particolare tecnica di PKM, detta di knowledge mapping, con uno studio di caso specificatamente predisposto per gli studenti della Laurea magistrale della SSLiMIT.

Marella Magris, nel suo articolo La modalità nei codici di corporate governance: un confronto tra tedesco e italiano, illustra i mezzi linguistici utilizzati per esprimere la modalità deontica nei codici di corporate governance in lingua italiana e tedesca. La pregevole ricerca di Marella Magris trae spunto dalla constatazione della quasi assenza di studi sull’uso specialistico dei verbi modali e degli altri marker della modalità attribuibile con ogni probabilità al fatto che per lungo tempo lo studio delle lingue speciali non si è focalizzato su alcuni elementi considerati parte di quel “sostrato” di lingua standard presente in qualsiasi testo specialistico. La studiosa si avvale dei contributi di autori quali Höhmann, Heller, Engberg, e Soffritti i quali hanno dimostrato come anche nella comunicazione specialistica i verbi modali possano assumere significati particolari, non sempre riconducibili a quelli della lingua comune.

Pierre Lerat nel suo articolo Texte spécialisé et terminologie offre una risposta a una serie di interrogativi di grande spessore: la terminologia testuale è una vera o una falsa rivoluzione? Il testo specialistico è “fornitore” o “utilizzatore” di terminologia? La terminologia normativa è da considerarsi superata? L’autore propone di integrare le scienze del linguaggio con una terminologia combinatoria, sulla scorta di quanto fece Zellig S. Harris nel suo Language and Information.

Il saggio di Eva Wiesmann dal titolo Der Sprachgebrauch des italienischen Notars in diachronischer Perspektive: Norm, Konvention und Variation prende in esame i contratti di compravendita immobiliare rogati da notai italiani nel periodo compreso tra il 1889 e il 1984. La studiosa si concentra in particolare sulle espressioni fraseologiche soggette a norme o convenzioni più o meno forti. In particolare lo studio verte sull’importanza della variazione interindividuale rispetto a quella intraindividuale e quella legata al tempo. Eva Wiesmann si propone di verificare se sussistano maggiori differenze tra l’uso che notai diversi fanno della lingua nello stesso periodo o l’uso che uno stesso notaio fa della lingua nel corso del tempo e in che misura la variazione è legata al tempo, ossia determinata da sviluppi storici e/o disposizioni di legge cambiate, o ad altri fattori. In considerazione delle tendenze individualiste e conservatrici dei notai nell’uso della lingua e l’incidenza dei cambiamenti imposti nel corso del tempo, la sfida per il traduttore settoriale è sicuramente fra le più impegnative nell’universo della traduzione giuridica.

Laura Sergo recensisce il volume di Wolfgang Pöckl (a cura di) (2004) Übersetzungswissenschaft Dolmetschwissenschaft. Wege in eine neue Disziplin. Attraverso ben 49 contributi redatti da studiosi attivi soprattutto nel mondo germanofono, Pöckl ricostruisce le motivazioni profonde che hanno portato gli stessi ad interessarsi ai concetti di “traduzione” e di “scienza della traduzione”. Gli elementi biografici personali finiscono inevitabilmente per intrecciarsi con quelli professionali, prendendo talvolta il sopravvento ma è indubbiamente questo l’aspetto che stimola maggiormente alla lettura. Scopriamo così che l’interesse di autori del calibro di Neubert, Reiß e Wilss è scaturito da esperienze di insegnamento e dall’esercizio della professione. Se le motivazioni di Snell-Hornby nascono da esperienze deludenti nell’esercizio della professione di traduttore e interprete, quelle di Kaindl affondano le proprie radici nella volontà di adottare un approccio alle lingue che sia più mirato alla pratica che non allo studio delle filologie. Nord ci svela invece di avere trovato i propri stimoli nella constatazione dell’insufficienza dei metodi didattici allora in uso; Albrecht propugna, dal canto suo, un’indagine sugli aspetti linguistici, pragmatici e cognitivi dell’attività traduttiva che non perda mai di vista gli aspetti pratici, puramente “artigianali”, della professione.

Conclude questa nostra breve rassegna il saggio di Danio Maldussi Alcune riflessioni su fortuna e attualità di Hans J. Vermeer: quando la teoria illumina la pratica. L’autore parte dal presupposto che la teoria funzionalista è un’intuizione che svela e produce i propri effetti nel lungo periodo, focalizzandosi su quelli che egli considera i suoi contributi maggiori alla traduzione: la nota distinzione in ambito giuridico tra traduzione strumentale, con valore giuridico, e traduzione documentale, con funzione di servizio; il nuovo concetto di equivalenza traduttiva; la definizione di competenza del traduttore, ed infine uno dei suoi prodotti forse più rappresentativi: la localizzazione.


Buona lettura!

I promotori dell’iniziativa
Danio Maldussi e Eva Wiesmann

©inTRAlinea & Danio Maldussi & Eva Wiesmann (2009).
"Presentazione della raccolta"
inTRAlinea Special Issue: Specialised Translation I
Edited by: Danio Maldussi & Eva Wiesmann
This article can be freely reproduced under Creative Commons License.
Permanent URL: http://www.intralinea.org/specials/article/1730

Go to top of page