Cortigiano, politico e uomo di mondo

Titolo e destinatario nelle traduzioni dell’Oráculo manual y arte de prudencia di B. Gracián (1647)

By Riva Evstifeeva (Sorbonne Université, France)

Abstract & Keywords

English:

A radical title change in the translated text is normally due to the extrinsic factors (such as the book market), but in the case of B. Gracián’s Oráculo manual y arte de prudencia (1647) the variation is also caused by its intrinsic patterns: the use of highly polysemic lexis and unusual word combination. This article will analyse shifts in the translated titles of Oráculo, interpreting them as attempts by the translators to attract readers.

Italian:

Il cambiamento sensibile del titolo dell’opera tradotta spesso si spiega con le dinamiche esterne (legate, per esempio, alle congiunture del mercato librario), ma nel caso dell’Oráculo manual y arte de prudencia (1647) di B. Gracián si può dire che questo cambiamento è indotto in maniera intrinseca anche dal carattere del titolo stesso: la polisemia dei vocaboli e il loro accostamento inusuale. Nell’articolo proposto ci concentreremo sui tentativi dei traduttori dell’Oráculo di individuare direttamente nel titolo il possibile bacino di lettori.

Keywords: traduttologia, letteratura moderna, storia delle idee, Baltasar Gracián, Translation Studies, modern literature, history of ideas

©inTRAlinea & Riva Evstifeeva (2020).
"Cortigiano, politico e uomo di mondo Titolo e destinatario nelle traduzioni dell’Oráculo manual y arte de prudencia di B. Gracián (1647)"
inTRAlinea Special Issue: La traduzione e i suoi paratesti
Edited by: Gabriella Catalano & Nicoletta Marcialis
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Le traduzioni del titolo dell’Oráculo manual y arte de prudencia (1647) di Baltasar Gracián a volte si allontanano dall’originale tanto fortemente da rendere il titolo totalmente irriconoscibile. Ecco alcuni esempi: L’Homme de cour, Maximes de Baltasar Gracián, Art et figures du succès, The Pocket Mirror for Heroes, Männerschule... Sia nei casi di cambiamento così drastico sia nelle traduzioni che presentano mutamenti solo parziali del titolo (in uno o più vocaboli che lo compongono) le divergenze rispetto all’originale spesso sono indicative delle trasformazioni del testo originale. Nel presente articolo cercheremo di illustrare gli scarti più significativi e tracciarne la tipologia generale[1].

L’estrema varietà di soluzioni proposte dai traduttori è suggerita, oltre alla divergenza di idee e diversità di contesti storico-culturali, anche dalla polisemia del titolo originale. La complessità stilistica e semantica dei testi di Gracián è programmatica: il gesuita spagnolo credeva che la forma delle sue opere dovesse formare i lettori tanto quanto il contenuto, e quindi provocare un continuo sforzo intellettuale. Perciò non solo i traduttori, ma anche gli studiosi, continuano ancor oggi a scontrarsi con gli enigmi che presenta il titolo del trattato.

Una relativa chiarezza è stata acquisita negli ultimi decenni su un aspetto: il titolo quadrimembre si compone di due coppie antitetiche.

Nel 1642 Gracián aveva già pubblicato un trattato il cui nome racchiudeva due coppie di concetti il cui accostamento risultava paradossale: Arte de ingenio. Tratado de agudeza. La qualità intellettuale di ingenio difficilmente si immagina come una maestria tecnica che possa essere insegnata con precetti e regole; e anche il pensiero acuto normalmente non viene pensato come oggetto di trattazione (o di metodo, come si suggerisce in alcuni dei paratesti che accompagnano la princeps)[2]. Nel 1648 il libro viene rielaborato sostanzialmente e pubblicato sotto il titolo Agudeza y arte de ingenio. La sottomissione di una qualità intellettuale a un’arte si mantenne in questa dicitura, e d’altronde un anno prima aveva già riecheggiato nel titolo dell’Oráculo. L’arte di condursi nel mondo e l’arte di esprimersi, per iscritto o oralmente, si presentano dunque come due capacità essenziali e complementari per l’uomo, dato che nella visione di Gracián la perfezione interiore – morale ed intellettuale – dovrebbe essere accompagnata dall’impeccabile azione pratica[3].

Un accostamento, dunque, contraddittorio e inusuale quello di arte e prudencia[4]; ma probabilmente suggerito in parte dalla tradizione letteraria precedente. Già Cicerone (De finibus, V, 16) aveva associato i due termini nella locuzione “vivendi ars est prudentia”. L’umanista spagnolo Juan Luis Vives nel trattato De disciplinibus (1531) glossò in questo modo la ‘prudenza’: “ad prudentiam, id est regendi artem” (II, 5). Si potrebbe concludere che la visione di prudenza stessa come un’arte era già in qualche maniera legittimata; Gracián perciò rielabora sì, ma un elemento già preesistente. Poco da sorprendersi, gli scritti del dotto gesuita difficilmente possono essere letti e compresi senza tener conto del ricco intertesto che riecheggia in ogni parola. La rielaborazione, del resto, si osserva anche nell’utilizzo della parola arte lungo tutto il testo. A. Muratta Bunsen esamina l’uso del termine nelle espressioni dell’Oráculo come “arte para ser dichoso”, “arte para vivir mucho”, “arte de mover voluntades” ecc. e arriva alla conclusione che arte per Gracián consiste in “destreza para improvisar con éxito allí donde no hay reglas o donde las reglas ya no tienen cabida” (Muratta Bunsen 2010: 88).

L’associazione del sostantivo oráculo con l’aggettivo manual è ancor meno abituale di quella dell’arte con la prudencia[5]. K. Krabbenhoft, analizzando le associazioni che legano le due coppie di termini nel titolo, giunge alla conclusione che il nome del trattato “encierra dos juegos de conceptos paradójicos acoplados en forma de oxímoros” (Krabbenhoft 1993: 38). Se la prudenza difficilmente sottostà a un metodo, anche l’oráculo, in qualsiasi accezione venisse preso il vocabolo, rimanda comunque alla sfera delle verità trascendentali e non alla semplice esperienza fisica, suggerita dal termine manuale

Manuale, il vocabolo meno polisemico del titolo del trattato, mantiene una relazione molto evidente con il lemma “mano” da cui deriva. Il Diccionario de autoridades, poco posteriore a Gracián, propone alcune accezioni più concrete che caratterizzano l’aggettivo: “fácil de traher entre las manos”, “casero, de muy fácil execución”[6]. Inoltre, segnala la sua trasformazione in sostantivo, e indica la sua frequente associazione all’Enchiridion di Erasmo, noto nella Spagna barocca come il Manual per eccellenza e sicuramente conosciuto da Gracián[7] – come anche l’altro famoso Manual, quello di Epitteto[8]. Dizionari contemporanei, come DLE, aggiungono l’estensione dell’immagine della facilità dell’esecuzione o di trasporto all’idea della facilità di comprensione[9]. L’oracolo manuale di Gracián si presta perfettamente a tutte queste interpretazioni, perfino a quella che richiama l’idea di maneggevolezza: come ricorda A. Egido nella prefazione al minuscolo facsimile della princeps che riproduce le dimensioni dell’originale, quello di Gracián rientrava nella categoria di prontuari comodi “para irlos usando a contrapelo, sacándolos de la manga” (Egido 2001: XXI)[10].

La glossa “casero” meriterebbe forse un’attenzione particolare: il Diccionario de autoridades, che per motivi ignoti esclude Gracián dalla cerchia di autori citati, ma mostra analogie impressionanti con gli usi lessicali del gesuita, anche in questo caso vi si avvicina molto. Nella massima 178[11] dello stesso Oráculo Gracián caratterizza così il cuore in quanto strumento di discernimento: “Nunca le desmienta, que suele ser pronóstico de lo que más importa: oráculo casero”. Un altro oracolo manuale, portatile, maneggevole.

Ma che cosa intende Gracián per “oráculo”[12]?

Che sia quella la parola chiave del titolo è chiaro dalla sua dichiarazione al lettore: “Una cosa me has de perdonar… el llamar Oráculo a este epítome de aciertos del vivir”[13]. Il termine viene dunque glossato qui come epitome, compendio di testi didattici. L’associazione viene poi giustificata: “pues lo es en lo sentencioso y lo conciso”. Ma non è l’unica possibile accezione della voce “oráculo” che incontriamo nei testi gracianeschi.

Il vocabolo era fortemente polisemico già nel latino classico. Derivato da os, oris passando per orare, e quindi corradicale di oratione, poteva riferirsi sia al responso degli dei ottenuto in vari modi, per mezzo di uno o più sacerdoti, in una grande varietà di luoghi a questo adibiti (e la parola estese il suo significato ai sacerdoti e ai luoghi e anche a qualsiasi altro tipo di profezia o visione), sia alle sentenze, aforismi memorabili. A un certo punto nelle varie lingue romanze compare l’accezione “persona che gode di autorità intellettuale”: il Battaglia suppone la sua esistenza già negli usi di Boccaccio e poi in Guicciardini; secondo il Trésor, il primo riscontro nel francese risalerebbe al 1524; il Diccionario de Autoridades cita un passo da P. Fernández de Navarrete, che proviene dalla sua traduzione di Seneca[14]. Comunque, nel latino l’uso della parola viene confinato all’eredità pagana e alle metafore da essa derivate, dato che già nel latino biblico il vocabolo si associa, per esempio, alle profezie; nel Medioevo il Du Cange trova una grande varietà di usi, tra cui l’associazione alle stesse Sacre Scritture, oratori, sacerdoti, eccetera[15].

Gli studiosi dei testi di Gracián hanno segnalato la possibilità di leggere il vocabolo come personificazione (Batllori, Peralta 1969: 135; Egido 2001: XXII-XXIII; González Roldán 2014: 212)[16] o come sinonimo di “sentenza” (Ferrari 1945: 317[17]; Prjevalinski Ferrer 1963: 62). Anche l’accezione di “raccolta di precetti”, “prontuario” non sarebbe da scartare: A. Coster vedeva una possibile fonte d’ispirazione per Gracián nell’Oracle poétique di Francisco Filhol, conosciuto solo per il titolo (Coster 1947: 132); A.Egido indica il legame con Oracoli de moderni ingegni[18] di Ortensio Lando (Egido 2001: XXVII); M. P. Cuartero propone un’intera rassegna di possibili precedenti in cui il termine oráculo appare associato per lo più ai contenuti mistico-onirici[19].

Nei testi di Gracián si possono incontrare anche altre accezioni tra quelle elencate nei dizionari. Per esempio, ‘aforismo, sentenza’: “Concluyó con este oráculo catalán: Deu no pega de bastó, sino de saó” (El Discreto, III). Oppure quello di ‘presagio’, applicato ai contesti marcatamente cristiani: “esso significa Inés, no fué nombre de muger, sino oráculo de mártir, profecía de su sacrificio” (Agudeza…, Discurso I e XXIV); “fue menester que se les mostrase el divino oráculo en su desvelado sueño” (El Comulgatorio 27-3; si tratta dell’Annunciazione).

L’estrema complessità semantica dei testi di Gracián si fa ancor più palese nei titoli delle sue opere, dato che il titolo porta su di sé una carica simbolica aggiuntiva, preannunciando e rappresentando simbolicamente l’intero testo. Il lavoro del traduttore in questa maniera si è reso ancora più arduo.

Di fronte a tale complessità il traduttore poteva, innanzitutto, arrendersi, proponendo al lettore poco più di una semplice traslitterazione del titolo, qualora la vicinanza della propria lingua all’originale glielo permettesse. Questo è il caso della prima traduzione dell’Oráculo, apparsa nel 1670 in Italia: Oracolo manuale, e Arte di Prudenza. Cavata dagl’Aforismi, che si discorrono nell’Opre di Lorenzo Gratiano, Parma, 1670.

La seconda traduzione, che consegnò il libro a una lunga fama internazionale, porta invece un titolo totalmente slegato da quello originale: L’Homme de cour[20]. Pensando più che altro ai traduttori francesi, Coster osservava che “(l)os traductores se han visto apurados por el título de Oráculo” (Coster 1947[21]: 132). N. Amelot de la Houssaye in un certo senso mette in pratica gli insegnamenti di Gracián, ma a modo suo, e fa dell’edizione della sua traduzione una complessa azione politica. Dedicato al Re Sole, L’Homme de cour era destinato ai cortigiani di Versailles. Non più un libro tascabile, bensì una solenne edizione, inizialmente di grande formato e fornita di ritratto emblematico del sovrano, il nuovo Oráculo racchiudeva un’intera enciclopedia di vita politica, con un ricco e minuzioso apparato di indici, incluso quello tematico; e oltre a Gracián, rappresentato non solo attraverso l’Oráculo, ma anche da altri suoi scritti, ampiamente citati per commentare alcuni passi del trattato, includeva una lunga serie di altri pensatori politici e filosofi stoici[22].

Come suppone M. Fumaroli, la somiglianza del titolo con Il cortegiano di Castiglione non poteva che essere premeditata, dato anche un precedente: L’Honnête Homme, ou l’Art de plaire à la cour di N. Faret (Paris 1630).

Faret avait lui-même joué sur la ressemblance de son titre avec le Livre du courtisan de l’Italien Castiglione (1528)... L’Honnête homme (…) ne péchait pas ni par l’idéalisme de Castiglione, ni par le cynisme de Machiavel, ni par l’indépendence d’esprit de Montaigne… Le changement de titre de l’Oráculo opéré par Amelot inclinait le lecteur français à croire qu’il s’agissait, avec L’Homme de cour, d’un second “Faret”, le manuel d’une souplesse ambitieuse se voulant à la fois irréprochable et efficace (Fumaroli 2010: 55).

L’enciclopedia di sopravvivenza alla corte composta da Amelot sulla base dell’Oráculo fece subito il giro dell’Europa. Comparvero ri-traduzioni che ricalcavano il titolo francese, come L’Homme de cour, oder Balthasar Gracians Vollkommener Staats- und Weltweiser di J. L. Sauter (Leipzig 1686), Balthasar Gracian’s Homme de Cour, oder: Kluger Hof und Weltmann di C. Weissbach (Augsburg 1711) o Pridvornoj čelovek di S. Volčkov (Pietroburgo 1741). Più frequenti però erano i titoli ibridi, memori di quello originale, ma non molto lontani nemmeno da quello di Amelot: l’anonimo The Courtier’s Manual Oracle; or the Art of Prudence (London 1685), il manoscritto Oraculum manuale politicum sive l’homme de Cour di Adam E. Ebert (1712-1718?), oppure Hominis Aulici / L’Homme de Cour notum Graciani oraculum prudentiae di P.A. Ulrich (Würzburg 1734).

La rielaborazione italiana del testo di Amelot, che ampliò il suo già consistente paratesto con nuove aggiunte, L’Huomo di corte, o sia, L’arte di prudenza di F. Tosques (Roma 1698), fu a sua volta oggetto di traduzione, nel cui titolo l’ibridazione linguistica è ancora più spinta: si tratta di B. Gracian’s Uomo di corte oder kluger Hof- und Weltmann di C. H. Freiesleben (Altenburg 1723).

La seconda traduzione francese, di poco posteriore, per mano di J. de Courbeville, feroce critico di Amelot, portava un titolo altrettanto lontano da quello originale, ma questa volta senza una particolare carica ideologica: Maximes de Baltazar Gracien (Paris, 1730). Il titolo generò un altro ‘centauro’, che riportiamo qui per esteso: Maxymy X. Baltazara Graciana. Societatis Jesu z ksiąg iego przez Don Wincentego Lastanosę Xcia Nochiery wybrane y pod tytułem: Oraculum w ręku y nauka roztropności, po hiszpańsku wydane, a teraz z powtórnego francuskiego tłumaczenia X. Józefa Courbeville S. J. na polski ięzyk przetłumaczone przez X. Alexandra Brodowskiego. Soc. Jesu (Sandomierz 1764).

Nel Settecento vediamo anche l’apparizione di titoli in cui si omette uno degli elementi del titolo originale: Balthasar Gracians Oracul; d. i. Kunst-Regeln der Klugheit di A. F. Miller (Leipzig 1715-1719); ma questa tendenza fiorirà solo nel Novecento.

La seconda metà del Settecento e il primo Ottocento è il periodo in cui Gracián è molto poco letto. Chi lavora ancora con l’Oráculo lo allontana quanto possibile dall’“elitismo”: non più manuale per gli uomini di corte, acquisisce di nuovo la valenza universale che gli era propria. Però con titoli ancora più chiari e semplici: la nuova traduzione tedesca di Franz Kölle, Männerschule von Balthasar Gracian (Stuttgart 1838), e la ristampa-rielaborazione della traduzione di Tosques (e quindi un altro eco di quella di Amelot), L’uomo nella società ossia l’Arte di prudentemente condursi fra el secolo di G. B. Contarini (Venezia 1832)[23].

Nei decenni successivi compaiono due libri che lasceranno una fortissima impronta sulla ricezione gracianesca: il primo è Balthasar Gracians Hand-Orakel und Kunst der Weltklugheit di A. Schopenhauer (Leipzig 1861) che risveglierà l’interesse per l’autore spagnolo in tutta l’Europa, incluso nella sua patria. L’altro invece risulterà incisivo anche nell’evoluzione del titolo: è The Art of Worldly Wisdom di J. Jacobs (London-NY 1892).

“Worldly Wisdom” per quasi tutto il secolo diverrà il titolo sotto cui in molti paesi si conoscerà l’Oráculo: da qui A Truthtelling Manual and the Art of Worldly Wisdom di M. Fischer (Springfield-Baltimore 1934), Изкуството на житейската мъдрост di B. Coneva (Sofija 1997), Veraldarviska di Í. Hardarson (Reykjavík 1998). Nella versione intitolata The Art of Worldly Wisdom, Three Hundred Precepts for Success Based on the Original Work of Baltasar Gracian di O. Eisenschiml (NY 1947), oltre a questo elemento ne compare un altro, destinato ad avere altrettanta fortuna nei titoli delle traduzioni del trattato gracianesco: “successo”.

Infatti, in questo consiste l’ulteriore importante evoluzione nella ricezione dell’Oráculo: dopo i cortigiani e i lettori di Schopenhauer, il libro diventa un prontuario per imprenditori e manager. Si potrebbe ricordare qui, per esempio, The science of success and the art of prudence di L. C. Lockley (San Jose, Calif., 1967). Interessante anche il caso di Manuel de poche d’hier pour hommes politiques d’aujourd’hui et quelques autres di B. Pelegrin (Paris 1978) che progressivamente si adatta a questo nuovo tipo di lettura e cambia il titolo in Art et figures du succès (Oracle manuel) (Paris 2012).

Comunque, è la “Worldly Wisdom” di Jacobs che prevale nella tradizione e che assicura alla seconda parte del titolo gracianesco una vita più lunga rispetto a quella del più enigmatico e oscuro “oráculo manual”. La traduzione di C. Maurer (London 1993) prenderà il nome di The Art of Worldly Wisdom: A Pocket Oracle. Da lì deriveranno i nomi delle sue ri-traduzioni: le versioni in lingua portoghese A arte da prudência: oráculo manual di H. Pitta (Lisboa 1994) e A arte da sabedoria mundana : um oraculo de bolso di I. Moriya (São Paulo 1997), quella catalana Art de prudència di G. de la S. T. Sampol (Palma de Mallorca 2000) e soprattutto l’adattamento allo spagnolo.

J. I. Díez Fernández intitolò la sua traduzione del testo di C. Maurer in spagnolo El arte de la prudencia: oráculo manual (Madrid 1993). Un titolo praticamente invertito rispetto a quello dell’originale gracianesco. Questa edizione ebbe un successo editoriale talmente importante che parecchi anni dopo una riedizione dell’originale barocco prese lo stesso titolo, abolendone la seconda parte, ma mantenendo l’articolo, mancante nell’originale.

Così le traduzioni (e le ri-traduzioni) alla fine non solo hanno influito sulla circolazione dell’originale, ma l’hanno praticamente soppiantato, abolendone la complessità stilistica e semantica e arrivando perfino a storpiare il suo titolo.

Bibliografia

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Note

[1] Oráculo manual y arte de prudencia, articolato in trecento precetti dedicati all’arte di saper vivere e la ricerca della perfezione intellettuale e morale, è uno dei libri più tradotti nella storia della letteratura spagnola. Il mio catalogo personale conta 70 testi a stampa, – senza contare le ristampe, – più alcuni manoscritti e testi incerti (traduzioni in lingue orientali, testi di cui si hanno solo notizie, testi che non ho potuto consultare, etc.).

[2] “(C)e qui définit avant tout les écrivains ingénieux c’est leur capacité de produire du nouveau, de surprendre en déjouant l’attente du lecteur. Il est donc paradoxal que leur activité puisse être soumise à un art, c’est-à-dire à une codification uniforme des procédés, un ensemble de ‘précepts’” (M. Blanco 1992: 35). Cf. anche E. Blanco 2009: 102.

[3] “Il est pourtant facile de voir que les deux arts ont en commun la nouveauté et l’aspect surprenant du propos. La prudence comme l’esprit résistent à toute régulation scientifique ou méthodique. L’homme prudent est celui qui trouve une ligne d’action dans une situation– singulière, irréductible à toute autre. L’homme ingénieux est celui dont les discours portent la marque de son individualité. La prudence est réputée s’acquérir non par des leçons mais par l’expérience des affaires et le long usage du monde” (M. Blanco 1987: 376).

[4] A. González Roldán propose un’interessante interpretazione del legame tra la arte de prudencia e la forma dell’aforismo utilizzata da Gracián. Dato che sul piano dell’azione pratica la prudenza è soggetta a “una aplicación discrecional” e quindi non potrebbe avere regole rigide, universali e infallibili, “en el Oráculo manual se explota hasta sus últimas consecuencias la renuncia del aforismo a contener una verdad cerrada y inmutable” (González Roldán 2014: 212).

[5] Una sintesi sulla complessa storia semantica di prudencia cf. nella mia tesi di dottorato, cap. I.A.4 “Possibili interpretazioni del titolo del trattato” (Evstifeeva 2018).

[7] Enquiridion militis christiani di Erasmo (1503) in traduzione spagnola di Alonso Fernández, Enquiridio o Manual del cauallero Christiano, uscì probabilmente nel 1527 ad Alcalá (ad oggi si conoscono solo le edizioni del 1528: una di Saragozza, conservata alla BNF, e un’altra di Alcalá, conservata alla BNE; cf. riferimenti bibliografici in Moralejo Álvarez 2011).

[8] Enquiridión di Epitteto (II sec.), anche questo noto con il titolo di “manuale”: cf. El Manual de Epikteto i la Tabla de Kebes, filósofos estoicos... (1630) di Gonzalo Correas (la popolarità del trattato nella prima metà del secolo XVII è confermata da altre due traduzioni: Doctrina del estoico filósofo Epicteto, que se llama comúnmente Enchiridión (1600) di Francisco Sánchez e Epicteto y Phocilides en español (1635) di Quevedo). Cf. Mañas Nuñez 2003. Il titolo del trattato di Epitteto come uno degli “interstesti” del titolo gracianesco è stato indicato in Cuartero 2001: 101-2.

[10] Ne avevano dato esempio gli autori ammirati da Gracián, come V. Malvezzi o lo stesso S. Ignazio.

[11] Seguiamo qui la segmentazione tradizionale del testo, mancante nell’originale e introdotta per la prima volta dall’anonimo traduttore italiano secentesco.

[12] Già il sostantivo oráculo come titolo parve tanto inusuale ad alcuni studiosi che per giustificarlo E. Correa Calderón proponeva di vedere nell’opuscolo una compilazione di estratti dalle precedenti opere del gesuita fatta per mano del suo protettore J. V. Lastanosa, che sarebbe l’artefice anche del titolo “tan petulante, que sólo a un gran admirador –o a la posteridad– le era dado poner” (Correa Calderón 1961: 76, 177); per difendere la probabile paternità di Gracián sul titolo e sul libro stesso, O. Prjevalinski Ferrer ricordò che il termine non sarebbe così scandaloso come titolo dell’opera qualora si fosse preso nell’accezione di “massima” o “precetto” (Prjevalinski Ferrer 1963: 62). La studiosa ricordò inoltre che Gracián ricorreva di frequente ai latinismi, cosa, del resto, non inusuale nel Barocco spagnolo.

[13] Da qui in avanti cito dalla princeps.

[14] La frase riportata nel dizionario dice: “Esto es más necessario encargaroslo, para que siempre que de aquel Oráculo saliere algo, le oyais atentos y con silencio”. Per “aquel Oráculo” (“illum oraculum”) si intende la Virtú citata poco prima. Sostanzialmente, con “Virtù” si intende “un uomo virtuoso”, non esattamente “la persona a quien todos escuchan con respeto y veneración”, come dicono gli autori del dizionario. Tra i vari contesti di utilizzo del vocabolo che riporta CORDE per il periodo 1550-1650, l’unico in cui effettivamente si può riscontrare tale significato – tranne gli esempi provenienti dalle opere di Gracián – è sempre di Navarrete, dalla Conservación de monarquías y discursos políticos: “me tomé licencia de extender para mi propia enseñanza cincuenta discursos sobre las graves sentencias de este admirable oráculo (=Diego de Corral y Arellano)”. I due testi di Navarrete – Conservación e Los siete libros de L. Ae. Seneca – sono usciti quasi simultaneamente, nel 1626 e 1627. Quindi si potrebbe supporre che l’utilizzo del vocabolo con l’accezione “persona che tutti ascoltano con rispetto” si deve a Seneca, e da lì è passato nei testi di Gracián o direttamente, o con la mediazione della traduzione di Navarrete. Oltre che in Navarrete e Gracián, quest’accezione del termine si trova in La Perinola di Quevedo (1632?).

[15] Degli interessanti usi biblici in italiano possono essere trovati nel TLIO e nel Battaglia.

[16] Come nel passo “don Fernando el Católico, aquel gran maestro del arte de reinar, el oráculo mayor de la razón de Estado” in El Político.

[17] Gli esempi citati da Ferrari vanno in realtà molto al di là del significato che lo studioso propone di vedere in essi. Cf. Vitrián, Comines español: “vicio sobre todos indigno… al Principe, por ser como un oráculo, cuyas palabras se ponderan, y no se dexan caer” (cito dall’ed. 1714, p. 66).

[18] Il titolo completo è: Oracoli de moderni ingegni si d’huomini come di donne, ne quali, unita si vede tutta la philosophia morale, che fra molti Scrittori sparsa si leggeva, Venezia, 1550.

[19] “Para el término “oráculo” conviene recordar que Gracián pudo conocer las ediciones de oracula de la Antigüedad que se publicaron en el siglo XVI. Me refiero, en particular, a los Zoroastris oracula CCCXX ex Platonicis collecta, que, en Ferrara, Benedictus Mammarellus, 1591, vieron la luz, en forma bilingüe griego-latin, de la mano de Francisco Patrizi, acompañando a su Nova de universis philosophia, y que se volvieron a publicar con la misma obra de Patrizi, en Venecia, Robertus Meiettus, 1593. Con el título de Oracula magica Zoroastris, los publicó, a su vez, e igualmente en versión bilingüe griego-latín, Juan Opsopoeus, en París, 1599. En esta última edición, aparecen junto a otras tres obras, dos de ellas también de oracula: los Oracula sybillina, y los Oracula metrica Iouis, Apollinis, Hecates, Serapidis et aliorum deorum ac uatum quam feminarum. La tercera es una Somniorum interpretatio del mago Astrámpsico (anterior al siglo IV antes de Cristo), de corta extención, asimismo bilingüe, y preparada por José Justo Escalígero. Su lógico título es el de Oneirocriticon, lo que no deja de resultar sugerente, en la idea de un posible conocimiento de esta edición de París, 1599, por parte de Gracián, que se habría podido inspirar, así, en este Oneirocriticon para el título de El Criticón” (Cuartero 2001: 90).

[20] Cf. Coster 1947: 133; Fumaroli 2010: 55.

[21] Citiamo dalla traduzione spagnola di R. Del Arco.

[22] Nella prefazione Amelot giustificava la propria libertà (non inusuale nella Francia a lui contemporanea) con il titolo dell’opera:  “...si les Préfaces ne sont nécessaires, que pour expliquer aux Lecteurs le sujet & le dessein des Livres, le mien pouroit bien s’en passer, puisque son Titre exprime non seulement tout ce qu’il traite, mais encore à quel usage, & à quelles gens il est propre. ...vous remarquerés, en passant, que le titre d’Homme-de Cour s’acorde tres bien avec celui d’Arte de Prudencia, la prudence n’étant nullepart si nécessaire qu’à la Cour” (Gracián 1684: s. p.)

[23] Contarini nella prefazione al libro dichiara esplicitamente la volontà di slegare il libro dai soli “Principi”; cf. Gambin 1993: 279. Sull’orientamento sociale di Tosques: ibid., 275. Cf. anche Gambin 2006: 64.

About the author(s)

Riva Evstifeeva is a post-doc researcher (Marie Skłodowska-Curie Fellow) at CLEA, Sorbonne Université. She holds a PhD in Comparative Studies from the University of Rome “Tor Vergata” and Master’s Degree in Medieval History from the University of Florence and in Russian Literature from the State University of Moscow “M. V. Lomonosov”. Her current research project focuses on the history of the translations of Baltasar Gracián’s work (XVII-XXI cent.). Her other research interests include Historical Linguistics, History of the Book in XVII-XVIII cent., Modern European Literatures, Textual Criticism, History of Ideas.

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©inTRAlinea & Riva Evstifeeva (2020).
"Cortigiano, politico e uomo di mondo Titolo e destinatario nelle traduzioni dell’Oráculo manual y arte de prudencia di B. Gracián (1647)"
inTRAlinea Special Issue: La traduzione e i suoi paratesti
Edited by: Gabriella Catalano & Nicoletta Marcialis
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