E adesso, pover'uomo? Una vicenda editoriale

By Antonio Sellerio (Sellerio Editore, Italia)

Abstract & Keywords

English:

In this paper the Sicilian publisher Antonio Sellerio explains why his house published the first unabridged Italian translation of Hans Fallada’s novel Kleiner Mann – was nun? in 2008. Sellerio considers the neglect that Fallada’s works fell into for years and the reasons for proposing a new edition of a difficult novel by a controversial author. He also reflects on the factors that can have influenced the reception of the work in Italy.

Italian:

In questo contributo l’editore Antonio Sellerio racconta quali sono state le motivazioni che hanno spinto la sua casa editrice a pubblicare nel 2008 la prima traduzione integrale in italiano del romanzo di Hans Fallada Kleiner Mann – was nun?. Interrogandosi sul silenzio in cui le opere di Hans Fallada sono cadute per diversi decenni, Sellerio argomenta le ragioni editoriali che hanno portato alla nuova edizione di un romanzo sostanzialmente scomodo, scritto da un autore molto controverso. L’editore ipotizza quali fattori possano aver condizionato la ricezione dell’opera in Italia e si sofferma sull’attualità del romanzo e dei temi da esso affrontati.

Keywords: traduzione letteraria, strategie editoriali, kleiner mann – was nun, ricezione

©inTRAlinea & Antonio Sellerio (2013).
"E adesso, pover'uomo? Una vicenda editoriale"
inTRAlinea Special Issue: Ritradurre "Kleiner Mann – was nun?" di Hans Fallada
Edited by: Natascia Barrale & Chris Rundle
This article can be freely reproduced under Creative Commons License.
Permanent URL: http://www.intralinea.org/specials/article/1953

Perché abbiamo ripubblicato E adesso, pover’uomo?, il grande romanzo di Hans Fallada?

La risposta più banale è che qualunque editore abbia notizia della disponibilità dei diritti di questo libro non può non pubblicarlo. In realtà il percorso del libro fu più complesso.

Il romanzo di Fallada, ai suoi tempi, era stato un volume di grande successo, un bestseller in Germania e in Italia, poi era come caduto nell’oblio. Come del resto molte altre opere oggi dimenticate, si potrebbe obiettare. Pochi ricordano, per esempio, i romanzi ungheresi di Körmendi che più o meno negli stessi anni avevano grande successo. Nulla di eccezionale dunque. Solo che il romanzo di Hans Fallada, oltre ad essere stato un bestseller è anche un grande romanzo, destinato a durare, direi addirittura nato per durare perché indispensabile. In quanto offre della nascita del Nazismo, del suo momento zero, una testimonianza così pregnante, originale e verosimile che nessuno che voglia farsi dell’ascesa di Hitler un’idea ben strutturata può farne a meno; così forte, coerente e mirata da sembrare addirittura una studiata interpretazione del Nazismo, con qualche ingrediente della profezia, giacché tutto è scritto come se l’autore sapesse (e non può saperlo) che subito dopo la parola fine di fronte ai due giovani protagonisti della storia si impennerà e si concluderà l’ascesa al potere della NSDAP.

Insomma, l’oblio di E adesso, pover’uomo? dovrebbe trovare un’attenta spiegazione specifica, tutto considerato. Quando ci ho pensato, da editore ho formulato tre ipotesi. Credo infatti che non ci sia un modo più preciso di rispondere al perché si ripubblica un libro dimenticato che interrogandosi sulle ragioni del suo oblio.

Bene, la prima ipotesi è questa. Il romanzo fu pubblicato nel 1933 come numero due della collana Medusa, cioè in una collana, pur grandissima, ma necessariamente delimitata e circoscritta a un’epoca - ormai chiusa in modo definitivo. E non dico soltanto il Fascismo ma anche tutti gli anni Cinquanta, gli anni precedenti al boom economico, dopo il quale  tutto quello che era venuto prima sembrava inesorabilmente vecchio e impresentabile. A una certa data, puramente e semplicemente, era finito il tempo commerciale di quella collana. E i testi pur grandi da essa pubblicati, dopo quella data, dal punto di vista del marketing sembravano un prodotto superato. È ovvio, infatti, che il libro è anche un prodotto industriale, un oggetto da comprare, oltre che un contenuto; e quando il prodotto passa, anche il suo contenuto rischia di essere  considerato vetusto.

Ovviamente questa spiegazione non basta. Dopo tutto, come è accaduto per altri libri della Medusa, anche il romanzo di Fallada poteva con successo traslocare in altre collane. Ma non avvenne. Qui mi soccorre la seconda ipotesi. Hans Fallada era tedesco e scriveva agli inizi degli anni Trenta, e continuò a vivere sotto il dominio di Hitler, rifiutando l’esilio. Questo non deve aver contribuito alla luminosità della sua figura di uomo e di scrittore. Quindi, come tutti i libri di quella generazione che non si era distinta per antinazismo, il suo capolavoro non poté sopravvivere al generale discredito. E adesso, pover’uomo? è in tutto e per tutto un libro anti-totalitario e Hans Fallada soffrì molto personalmente per essere rimasto in Germania. La traduzione del libro in Italia, e la sua pubblicazione nel 1933, ci fa pensare alla libertà e al coraggio di un editore, alla sua capacità di evitare le maglie strette del regime (e a quanto fossero, da parte di questo regime, indifferentemente e astutamente allargate in qualche punto a discrezione, dove non faceva male). Tuttavia, non è pensabile che il romanzo in Italia potesse essere destinato a una gran fortuna alla luce peraltro del clima giustificatamente intransigente degli anni successivi. Bastava a giudicarlo in modo non troppo incoraggiante il luogo e il tempo in cui era stato pubblicato.

L’ipotesi però probabilmente più vera è che E adesso, pover’uomo? è un libro tremendamente scomodo e inquietante. Racconta quanto per il tedesco medio, per il kleiner Mann, fosse facile e comodo e in fondo bello diventare nazisti. E lo racconta in un modo così oggettivo e preciso, senza sentimento, da essere difficilmente contestabile. E questa facilità di diventare nazisti è un’idea scomoda, terribilmente imbarazzante e antipatica, perché contrasta con tutte le autoassoluzioni intrinseche alle teorie che fanno appello alla straordinarietà, alla diabolicità e alla personalizzazione estrema del fenomeno Nazismo. E anche perché la situazione del kleiner Mann Pinneberg, il protagonista, è tutt’altro che lontana da noi. Il romanzo ci consegna un dubbio tremendo, per dirla con le parole di Beniamino Placido: «Che proprio le persone più miti, più buone possano all’occorrenza convertirsi in mostri». Un dubbio che rode gli esorcismi con cui troppo facilmente abbiamo archiviato il nostro passato, con il rischio di un suo non passare mai veramente; e che rode oggi anche il nostro presente, fatto di un ritorno della ferocia della disoccupazione massiccia.

Perché dunque abbiano pubblicato E adesso, pover’uomo??

Mia madre Elvira, che si convinse a pubblicarlo, aveva per la Medusa (di cui possedeva tutti i numeri) una passione fortissima e aveva del ruolo dell’editore una visione particolare. Pensava che in qualche modo l’editore fosse l’autore diretto di una comunicazione. Pubblicando un libro, secondo lei, si diceva qualcosa al mondo. E ogni libro doveva comunicare qualcosa. Non per propagandare ma per testimoniare o salvaguardare: che fosse un passato che si tende a rimuovere o un’idea di minoranza e scomoda che si vuole cancellare, o una credenza che non si vuole tollerare, un presente che non si vuole riconoscere o una critica che si vuole ignorare.

Quando poi nel 1997 io lessi su «Repubblica» l’articolo di Beniamino Placido che commentava un saggio di Ralf Dahrendorf incentrato sulla riedizione in Inghilterra dell’inquietante reportage sulla nascita del Nazismo, scritto da un Hans Fallada nel 1932, ne parlai con mia madre. La pubblicazione di E adesso pover’uomo? per lei divenne decisa e fu rimandata di alcuni anni solo perché i diritti allora erano ancora di Mondadori. Lo avremmo riproposto in una nuova accurata traduzione, affidandola a Mario Rubino, che cancellasse gli strati di belletto distesi sul libro dall’edizione in regime fascista e ripristinasse le parti tagliate, riportando anche le riflessioni così attualizzanti di Dahrendorf e Placido.

Ho raccontato perché Hans Fallada fu pubblicato da Sellerio e l’ho fatto con la semplicità di un episodio, ma dopo una lunga premessa sul significato di quel libro. Se io avessi raccontato questo episodio aneddotico senza quella lunga premessa, la scelta di pubblicare il libro sarebbe risultata solo occasionale e fortuita. Viceversa, se avessi lasciato la premessa senza ricordare l’occasione, quella scelta sarebbe sembrata intellettualistica e cervellotica, artificiale, non autentica. Invece, così, spero di aver mostrato attraverso l’avventura di E adesso, pover’uomo?un piccolo pezzo di passione per i libri che diventa editoria.

Riferimenti

Dahrendorf, Ralph (1996) The Little Man’s View, «Times Literary Supplement», 4 ottobre.

Fallada, Hans (1933) E adesso, pover’uomo?, trad. Bruno Revel. Milano: Mondadori, serie “Medusa”.

Fallada, Hans (2008) E adesso, pover’uomo?, trad. Mario Rubino. Palermo: Sellerio, serie “Memoria”.

Placido, Beniamino (1997) Una coppia di agnellini o due nazisti?, «La Repubblica», 16 marzo.

©inTRAlinea & Antonio Sellerio (2013).
"E adesso, pover'uomo? Una vicenda editoriale"
inTRAlinea Special Issue: Ritradurre "Kleiner Mann – was nun?" di Hans Fallada
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