Il Catalogo Feltrinelli (1955-2011), la Spagna e l’America latina: da Vicente Blasco Ibáñez a Marcela Serrano

By Simone Cattaneo (Università di Milano, Italy)

Abstract & Keywords

English:

The aim of this paper is to provide a general panorama about the translations from Spanish published in Italy by the publishing company Giangiacomo Feltrinelli Editore from its founding, in 1955, to the year 2011. As a matter of fact, an accurate analysis of its historical catalogue can show some representative guidelines about the main policies adopted by italian publishers regarding Hispanic and Latin American cultures in that period. This kind of approach also allows to point out some interesting questions about the relationships between Italy, Spain and Latin America within the frame of a more and more challenging global book industry.

Italian:

L’obiettivo del presente contributo è quello di fornire un quadro generale delle traduzioni dal castigliano pubblicate in Italia dalla casa editrice Giangiacomo Feltrinelli dal 1955, anno della sua fondazione, fino al 2011. Lo spoglio del catalogo di questa storica azienda si presta infatti a essere un esempio significativo delle politiche editoriali italiane nei confronti delle culture ispaniche e ispanoamericane, permettendo inoltre di articolare diverse riflessioni sui rapporti tra la nostra penisola, la Spagna e l’America Latina all’interno di un mercato del libro in costante evoluzione.

Keywords: Feltrinelli, Spagna, America Latina, mercato del libro, Book Industry

©inTRAlinea & Simone Cattaneo (2019).
"Il Catalogo Feltrinelli (1955-2011), la Spagna e l’America latina: da Vicente Blasco Ibáñez a Marcela Serrano"
inTRAlinea Special Issue: Le ragioni del tradurre
Edited by: Rafael Lozano Miralles, Pietro Taravacci, Antonella Cancellier & Pilar Capanaga
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Il presente saggio nasce dalla curiosità di analizzare il volume Feltrinelli 1955-2005. Catalogo storico, con l’occhio di un ispanista attento alle traduzioni dal castigliano pubblicate in Italia,[1] però la tentazione di prolungare lo spoglio sino ai nostri giorni si è fatta largo fin da subito e grazie ai listini Feltrinelli, stampati dal 2005 al 2011, è stato possibile compiere un ulteriore passo nel fornire un quadro più esaustivo e aggiornato.

Creare cataloghi o sottocataloghi è un’operazione insidiosa e va condotta con l’accortezza di stabilire alcuni limiti che, pur restringendo il campo d’azione, permettano una visione d’insieme. Ecco dunque che, lungi dal voler disegnare una mappa in grado di riprodurre a scala naturale la complessità dell’oggetto di studio, si è deciso di realizzare una panoramica cronologica, accompagnata da rapide considerazioni, nel tentativo di offrire possibili chiavi interpretative e con la speranza di stimolare letture e domande suscettibili a loro volta di generare nuove riflessioni.

L’avventura di Giangiacomo Feltrinelli, com’è noto, inizia intorno alla metà degli anni ’50, quando decide di rimettere insieme i cocci della serie Universale Economica del Canguro, sorta nel 1949 all’ombra del giornale pomeridiano «Milano Sera» e poi proseguita, grazie all’intervento del Pci, con l’inaugurazione della Cooperativa del libro popolare che mirava a offrire a un vasto pubblico testi didattici o letterari di alto livello a un prezzo contenuto. Da questo slancio filantropico sorge, nel 1955, la Giangiacomo Feltrinelli Editore e tra i primi volumi dati alle stampe spicca La baracca di Vicente Blasco Ibáñez, a cura di Vittorio Spinazzola. La decisione di pubblicare l’opera è probabilmente legata a una sua possibile lettura “ideologica” (vi si narrano le lotte sociali tra i lavoratori dei campi attorno a Valencia e i grandi proprietari terrieri), ma al contempo si tratta di un libro scaturito dalla penna di un autore molto noto in Italia, visto che erano stati pubblicati vari suoi romanzi (più di ottanta prima del 1944) e il testo in questione era già uscito presso altri editori con titoli differenti: Ah, il pane! (Palermo, Sandron, 1908); Terre maledette (Milano, Sonzogno, 1928) e La baracca (Milano, Bietti, 1928).[2] In quello stesso anno però, viene stampato anche un secondo volume che scioglie ogni dubbio riguardo alla linea adottata dalla neonata casa editrice: Spagna clandestina è il diario di Juan Hermanos, un giovane spagnolo che nel corso della guerra civile aveva militato tra le file repubblicane e che, una volta rifugiatosi in Francia, aveva redatto le memorie di quell’epoca, riuscendo a pubblicarle in francese nel 1950 (La fin de l’espoir, Parigi, Julliard) con una prefazione di Jean Paul-Sartre. Anche la personalità di chi scopre e traduce l’opera è significativa poiché Francesco Scotti, politico di lungo corso, era stato un militante comunista che aveva rischiato la vita sia sul fronte di Madrid sia su quello di Saragozza (Cosmacini, Scotti 2010: 50-72). La copertina della versione italiana è un’evidente dichiarazione di intenti: su uno sfondo che riproduce i colori della bandiera repubblicana spagnola, si intravede un muro con la scritta «Abajo el terror franquista». In quel periodo l’ideologia ha un peso decisivo su ogni scelta dell’editore, iscritto dal 1945 al Pci (Feltrinelli 2010: 55-56) e convinto della necessità di un antifascismo senza concessioni e del bisogno di promuovere un assetto globale condiviso in cui i paesi del Terzo Mondo avrebbero potuto inserirsi nel sistema politico mondiale (79-80). La Spagna, stritolata dalla morsa reazionaria di Franco, doveva sembrare ai suoi occhi una nazione ansiosa di scrollarsi di dosso il grigiore in cui era piombata e allora ecco che, in quanto territorio in mano nemica ed esaltato dal suo immaginario di fervente militante,[3] si trasforma in una cartina tornasole dell’inquietudine europea.

Nel 1956 sarà però un titolo vicino alla realtà latinoamericana a incitare alla rivolta, abbagliando inoltre i potenziali acquirenti con il luccichio di una patina hollywoodiana: Zapata l’invincibile – traduzione dall’inglese di Zapata the unconquerable – di Edgcumb Pinchon è infatti una delle fonti utilizzate da John Steinbeck per elaborare il copione del film ¡Viva Zapata! (1952) del regista Elia Kazan e con interpreti del calibro di Marlon Brando e Anthony Quinn.[4]

A distanza di due anni, dopo un paio di volumi ancora dedicati alle peculiarità e alla leyenda negra della penisola iberica – Missione in Spagna: 1933-1939: Prova generale della seconda guerra mondiale (1957) di Claude Gernade Bowers e L’inquisizione spagnola (1957) di Arthur Stanley Turberville ‒, Feltrinelli si avventura alla scoperta del romanzo ispanoamericano e dà alle stampe L’uomo della Provvidenza. Il Signor Presidente (1958, trad. di E. Mancuso) del guatemalteco Miguel Ángel Asturias, un testo dai palesi risvolti politici. A questa pietra miliare del panorama letterario mondiale ne segue un’altra e nel 1959, grazie alla traduzione di Tentori Montalto, i lettori italiani avranno l’opportunità di sfogliare L’Aleph di Jorge Luis Borges che, insieme a Lutto in Paradiso di Juan Goytisolo (trad. di M. Giacobbe) – incentrato di nuovo sul trauma della guerra civile – e La leggenda nera. Storia proibita degli spagnoli nel Nuovo Mondo di Fra Bartolomé de Las Casas (intr. e trad. di A. Pincherle), compone la triade di titoli tradotti dal castigliano e pubblicati da Feltrinelli nell’ultimo scampolo degli anni ’50.

Il decennio seguente si apre nel segno della continuità e all’opera maestra di Juan Rulfo, Pedro Páramo (1960, trad. di E. Mancuso), fa eco il grido poetico dell’antologia Romancero della Resistenza spagnola 1936-1959 (a cura di D. Puccini), in cui coabitano lo sdegno e la rabbia di vari poeti geograficamente lontani tra loro ma accomunati da un sentimento di avversione nei confronti del regime franchista (Puccini 1997: 84-85). A queste opere di carattere creativo viene affiancato un saggio di Carmelo Samonà, Calderón nella critica italiana (1960), seguito negli anni successivi da altri testi, espressione di un vivo interesse per la cultura letteraria e artistica, oltre che politica, della penisola iberica: Storia della letteratura spagnola di Guido Mancini (1961), il primo volume di Studi Ispanici (1962), I comunisti e la guerra civile spagnola (1962) e La diplomazia sovietica e la guerra civile spagnola (1963) di David Treadwell Cattel e Guernica. Genesi di un dipinto (1964) di Arnheim Rudolf. Per quanto riguarda il romanzo si attende invece un segnale di risveglio in grado di scuotere il sonnecchiante orizzonte culturale, come scrive Feltrinelli a Pasternàk in una lettera del 15 maggio 1960:

In Spagna, dove gli scrittori vivono da vent’anni sotto la dittatura di Franco e della chiesa cattolica, forse il romanzo è in fase di crescita. Dopo la grande delusione del 1945 (speravamo tutti che la fine della guerra fosse anche la fine di Franco) gli spagnoli si ribellano di nuovo e trovano il loro “outlet” (quantunque ciò sia proibito nel loro paese) nella letteratura. (Feltrinelli 2010: 208)

Forse le opere di Juan Goytisolo gli sembrano ordigni d’inchiostro e carta da far brillare nell’immobile notte del franchismo e durante il biennio 1961-1962 si assiste a un tentativo di attirare l’attenzione del pubblico italiano sulle vicende spagnole: appaiono La risacca (1961, a cura di D. Puccini, trad. di M. Capasso) e Per vivere qui (1962, trad. di D. Puccini), una raccolta di poesie di Miguel Hernández con testo originale a fronte – Poesie (1962, cura, intr. e trad. di D. Puccini)[5] – l’antologia di José María Castellet Spagna poesia oggi. La poesia spagnola dopo la guerra civile (1962, a cura di D. Puccini, trad. di D. Puccini, M. Socrate e R. Rossi)[6] e, infine, il romanzo I vinti (1962, trad. di E. Mancuso) dell’esiliato Antonio Ferres, una ricostruzione delle crudeltà perpetrate dai nazionalisti sui prigionieri repubblicani del carcere di Guadalarreal che, a causa del veto imposto dalla censura, non era stato possibile stampare all’interno dei confini spagnoli (Gracia, Ródenas de Moya 2011: 461). Gli scritti citati probabilmente non riuscirono a smuovere un numero sufficiente di coscienze né, tantomeno, furono in grado di far saltare gli ingranaggi della macchina repressiva franchista, ma in Italia la presentazione del romanzo La risacca di Goytisolo, interrotta da una violenta incursione filofascista, sollevò un polverone che il vento della stampa si incaricò di portare oltre i Pirenei, gettando negli occhi del potere qualche fastidioso granello di sabbia e rafforzando l’immagine di Feltrinelli tra gli oppositori del regime (Feltrinelli 2010: 224-225). D’altronde in quel periodo si cominciava a soffiare sulle braci di un’inquietudine ideologica sempre più incline agli estremismi, destinata ad avvampare nel 1968, e tra le lettere spagnole e italiane vi era una grande permeabilità[7] che trovava riscontro in un interesse condiviso per i risvolti sociali dell’esistenza ritratti dal realismo social e dal neorealismo (Pérez Vicente 2006: 133-134), filoni sfruttati dai loro esponenti come strumento di rappresentazione e riflessione critica in grado di inserirsi nel dibattito europeo (Calabrò 1997: 173-174).

Una corrente parallela al fervore politico e, in una certa qual misura altrettanto esplosiva, è costituita dal lavorio incessante degli scrittori ispanoamericani che minano le basi del romanzo tradizionale: nel 1963 Feltrinelli pubblica Altre inquisizioni (pref. e trad. di F. Tentori Montalto) di Borges, seguito da Aura (1964, trad. di C. Di Michele) di Carlos Fuentes e da La bomba dell’Avana (1964, trad. di Á. González-Palacios) di Severo Sarduy. Uniche concessioni al contesto spagnolo sono una raccolta di note di Picasso – Scritti di Picasso (1964, cura e intr. di M. De Micheli, trad. di M. De Micheli e D. Montaldi) ‒, un altro libro di Goytisolo[8]Le terre di Níjar e la Chanca (1965, trad. di E. Clementelli) ‒, un volume sull’inquisizione di Herny Camet – L’inquisizione spagnola (1966) – e la versione italiana di due opere teatrali di Alfonso Sastre riunite in un unico tomo: Il sangue e la cenere: dialoghi di Miguel Servet. Nella rete (1967, trad. di M.L. Aguirre e D. Puccini).[9] Tra le scansie dei punti vendita sono quindi le opere provenienti dal continente americano a fare bella mostra di sé e, nell’arco di tre anni, si susseguono Sopra eroi e tombe (1965, trad. di F. Leoni) e Il tunnel (1967, trad. di P. Vita-Finzi) di Ernesto Sábato, La morte di Artemio Cruz (1966, trad. di C. Di Michele) e Cambio di pelle (1967, trad. di C. Di Michele e A. Calidon) di Carlos Fuentes, una ristampa di Il Signor Presidente (1967) di Asturias (con calcolato tempismo rispetto alla concessione del premio Nobel), La città e i cani (1967, trad. di E. Cicogna) di Mario Vargas Llosa e, nel 1968, Cent’anni di solitudine (trad. di E. Cicogna) di Gabriel García Márquez.

Da metà del decennio dei ’60 in poi sarà di nuovo la politica – ravvivata dall’effervescenza della giovane rivoluzione cubana e dall’ansia di ribellione degli studenti europei – a dettare le scelte della casa editrice (Feltrinelli 2010: 270): Giangiacomo inizia un percorso che lo avvicina sempre più a Fidel Castro, prima guidato dall’istinto dell’editore di sinistra che ha fiutato un possibile affare (282) e poi con una crescente curiosità da entomologo politico (305-306). La distanza Milano-Cuba si assottiglia e dopo un paio di anni di trattative estenuanti, nel 1967, non esce la tanto agognata biografia di Castro bensì l’Orazione funebre per Ernesto Che Guevara (trad. di V. Riva) e, in concomitanza, appaiono le raccolte di saggi Bolivia (trad. di I. Bayon Herrera, S. D’Amico, M. Maglione, G. Mainoldi e T. Riva), a cura di Mariano Chavero, e La guerra di guerriglia e altri scritti politici e militari (trad. di E. Cicogna, E. Filippini e T. Riva) di Ernesto Guevara, a cui fanno eco Il libro dei Dodici di Castro (1968, pref. di A. Moravia, trad. di V. Riva) del giornalista cubano Carlos Franqui,[10] Liberazione o morte. Antologia degli scritti (1968, pref. di G.M. Albani e F. Gonzáles, trad. di G. Petrillo) del sacerdote rivoluzionario Camilo Torres, il primo e il secondo volume delle opere complete di Ernesto Guevara[11] e il suo Diario in Bolivia (1968, intr. di F. Castro, trad. di M.R.C. e G.F.). Nel maggio 1967, inoltre, fanno la loro comparsa le «Edizioni della libreria», una collana di opuscoli pensata da Feltrinelli per la sua catena di punti vendita con l’obiettivo di formare politicamente i militanti; vengono venduti a un prezzo medio di 250 lire e hanno titoli del seguente tenore: Documenti della rivoluzione nell’America Latina di Che Guevara, Rivoluzione nella Rivoluzione di Régis Debray, Dieci giorni in Guatemala di Camillo Castano, ecc. (Feltrinelli 2010: 277). L’epicentro di una possibile rivoluzione mondiale non è più dunque la Spagna ma l’America Latina e, di conseguenza, si nota un affievolirsi dell’entusiasmo dell’editore nei confronti di un antifranchismo imprigionato in una sterile attesa, mentre nel sud del mondo il sangue scorre impetuoso nelle vene e dà nuova linfa alle speranze e alla letteratura: Socialismo e comunismo: un processo unico (1969, a cura di C. Varela) di Fidel Castro; Nessuno scrive al colonnello e otto racconti (1969, trad. di E. Cicogna) e La mala ora (1970, trad. di E. Cicogna) di García Márquez; il terzo tomo delle Opere (1969)[12] di Ernesto Guevara; Raccattacadaveri (1969, trad. di E. Cicogna) e La vita breve (1970, trad. di E. Cicogna) di Juan Carlos Onetti; Autobiografia di una guerriglia. Guatemala 1960-1968 (1969, trad. di S. D’Amico, N. Elter, A. Gasparetti e L. Macfie Robles) di Ricardo Ramírez; Poeti ispano-americani contemporanei. Dalle prime avanguardie ai poeti d’oggi (1970, cura e trad. di M. Ravoni e A. Porta); Farabeuf o la cronaca di un istante (1970, trad. di E. Cicogna) di Elizondo Salvador; Secondo fronte. Teoria della guerriglia e appello alla lotta armata (1970, intr. di J. Lobatón, trad. di G. Lapasini) di Guillermo Lobatón; Il Che in Bolivia. L’altro diario. Le testimonianze dei superstiti (1970, a cura di S. Tutino); Il nuovo marxismo latinoamericano (1970, cura e intr. di G. Santarelli); I Tupamaros in azione. Testimonianze dei guerriglieri (1971, trad. di G. Guadalupi), Cuba dopo l’autocritica. “Il potere del popolo, questo è il vero potere” (1971, cura e pref. di F. Pantarelli, trad. di F. Pantarelli, F. Pasini e G. Ranzato) di Fidel Castro; Tania la guerrigliera (1971, trad. di F. Pantarelli ), a cura di Marta Rojas e Mirta Rodríguez Calderón; e, finalmente, un paio di testi letterari: Una frase, un rigo appena (1971, trad. di E. Cicogna) di Manuel Puig e Conversazione nella cattedrale (1971, trad. di E. Cicogna) di Vargas Llosa, accompagnati da altri studi sul contesto sudamericano – Dipendenza e sviluppo in America Latina. Saggio di interpretazione sociologica (1971, trad. di G. Santarelli) di Fernando H. Cardoso ed Enzo Faletto, I tupamaros. La guerriglia urbana in Uruguay (1971) di Alain Labrousse, il testo storico America precolombiana (1971) di Laurette Séjourné e La via cilena. Intervista con Salvador Allende, presidente del Cile (1971) di Régis Debray. Le sole voci che si levano dal contesto spagnolo sono quelle di Luis Martín-Santos ‒ con il fondamentale romanzo Tempo di silenzio (1970, trad. di E. Cicogna) ‒, di Sergio Vilar ‒ Contro Franco. I protagonisti dell’opposizione alla dittatura 1939-1970 (1970) ‒ e del disegnatore basco Chumy Chúmez, autore delle vignette Sopra & sotto (1971, pres. di M.Á. Gozalo, trad. di C. Mainoldi).

A partire dal 1972 – complici l’ultimo periodo di completa latitanza dell’editore e il tragico epilogo della sua avventura tra le file dei Gruppi d’Azione Partigiana – la politica continua a destare un certo interesse,[13] ma non è più un’ossessione, e la narrativa acquista maggiore rilevanza (Feltrinelli 2005a: vi), trascinata dal romanzo latinoamericano ormai consolidato in Feltrinelli grazie al prestigio di scrittori come Asturias o García Márquez e all’impressione che si tratti di testi più innovativi rispetto a quelli prodotti nella penisola iberica (Pérez Vicente 2006: 16), senza però essere affetti da un eccessivo solipsismo sperimentale (Pérez Vicente 2006: 136); giungono così nelle librerie Il cantiere (1972, trad. di E. Cicogna) e Per questa notte (1974, trad. di E. Cicogna) di Onetti; Il tradimento di Rita Hayworth (1972, trad. di E. Cicogna) e Fattaccio di Buenos Aires (1973, trad. di E. Cicogna) di Puig; Rulli di tamburo per Rancas (1972, trad. di E. Cicogna), Storia di Garabombo l’invisibile (1973, trad. di E. Cicogna), Cantare di Agapito Robles (1979, trad. A. Morino) e Il cavaliere insonne (1979, trad. di A. Morino) di Manuel Scorza; La incredibile e triste storia della candida Eréndira e della sua nonna snaturata (1973, trad. di E. Cicogna), L’autunno del patriarca (1975, trad. di E. Cicogna) e Foglie morte (1977, trad. di A. Morino) di García Márquez; Un mondo per Julius (1974, trad. di E. Cicogna) di Alfredo Bryce Echenique; Debeiba (1975, trad. di E. Cicogna) del colombiano Gustavo Álvarez Gardeazábal; Armi per la città (1975, trad. di A. Faccio) di Adriano González León; Figlio di uomo (1976, trad. di S. Bossi) e Io il Supremo (1978, trad. di S. Bossi) del paraguayano Augusto Roa Bastos; Sognai che la neve bruciava (1976, trad. di G. Manfredini) di Antonio Skármeta; I piedi di argilla (1977, trad. di A. Faccio) di Salvador Garmendia e Il comandante veneno (1979, trad. di B. Vignola) di Manuel Pereira.

Gli anni ’80 per le Edizioni Feltrinelli sembrano cominciare nel segno della continuità, anche se sorprende l’elevato numero di nuovi titoli pubblicati nel 1980: 179. Nel bel mezzo di questo profluvio d’inchiostro e carta però sono solo quattro le traduzioni dal castigliano: due romanzi – Figlio di ladro (1980, trad. di U. Cuesta) del cileno Manuel Roja e La vampata (1980, trad. di A. Morino) di Scorza –, un saggio – La medicina del capitalismo (1980, pref. di G. Berlinguer, trad. di E. Ferranti) di Vicente Navarro – e un’antologia di poesia – La rosa necessaria. Poeti spagnoli contemporanei (1980, cura e intr. di G. Calabrò, trad. di G. Calabrò e G. Gentile).[14] Il 1981 vede una contrazione della cifra dei volumi editati (106) e anche una diminuzione delle opere tradotte dallo spagnolo: Ombra del paradiso (1981, cura, pres. e trad. di M. E. Moras), del recente premio Nobel Vicente Aleixandre, e Arenata dopo l’ultimo naufragio (1981, trad. di G. Masotto) di Esther Tusquets. La situazione della casa editrice non è delle più rosee e il drastico ridimensionamento delle novità editoriali (nel 1982 saranno 81) è sintomo di un’azienda in difficoltà,[15] ma l’interesse per l’ambito iberoamericano non viene meno ed escono due romanzi – Le tre metà di Ino Moxo e altri maghi verdi (1982, trad. di A. Zucconi e L. Pranzetti) del peruviano César Calvo, Lasciamo che parli il vento (1982, trad. di F. Tarquini) di Onetti – e, nel campo degli studi umanistici, il saggio Borges. Una biografia letteraria (1982) di Emir Rodríguez Monegal, tradotto però dall’inglese. Nel 1983 si assiste invece a una ripresa insperata (89 libri dati alle stampe), con ben tre testi di narrativa – La casa degli spiriti (1983, trad. di A. Morino e S. Piloto di Castri) di Isabel Allende, La tregua (1983, trad. di F. Saba Sardi) di Mario Benedetti e La danza immobile (1983, trad. di A. Morino) di Scorza – e una raccolta di conferenze di Borges, Sette notti (1983, trad. di M.E. Moras). Si è però di fronte all’ultimo scatto di un congegno che pare destinato a incepparsi in maniera definitiva e bisognerà attendere sette anni perché torni a essere oliato a dovere. Nel contesto editoriale italiano dell’epoca, che guardava le lettere spagnole con crescente, sebbene altalenante, interesse (Pérez Vicente 2006: 256) in seguito alla straordinaria diffusione nella penisola iberica del libro come bene di consumo promosso dalla politica socialista (Alonso 2003: 17), la casa editrice Feltrinelli perde il passo con le rivali e precipita in un baratro che, nel 1984, la porta a produrre solo 60 volumi, tra i quali figura come caso a sé Il tiranno Banderas (1984) di Ramón María del Valle-Inclán, che altro non è se non un ripescaggio della traduzione di Aldo Camerino stampata da Bompiani nel 1946[16] (Lottini 1984: 245).

L’anno successivo le cose si complicano e i titoli pubblicati si riducono a 49, con due opere cilene e un saggio sulla rivoluzione sandinista: escono il secondo romanzo di Isabel Allende, D’amore e ombra (1985, trad. di A. Morino), e Marulanda. La dimora di campagna (1985, trad. di A. Morino) di José Donoso, mentre il testo Sandinisti, il Nicaragua oggi (1985), scritto a più mani, pare voler rinverdire il versante politico, ma si tratta di una vampa che segna il congedo pressoché definitivo da una saggistica impegnata al cui centro vi erano state la Spagna e l’America Latina. Richiama l’attenzione, infine, la presenza costante di un traduttore che dal 1983 al 1988 sembra sobbarcarsi l’onere di reggere quasi da solo le sorti della letteratura ispanoamericana all’interno della casa editrice e, in effetti, Morino non soltanto volge all’italiano D’amore e ombra e Merulanda. La dimora di campagna, ma nel triennio successivo ripete l’operazione con La disperanza (1987) – sempre di Donoso –, Ammazzate il leone (1987) del messicano Jorge Ibargüengoitia e, nel 1988, con Eva Luna di Isabel Allende che viene pubblicato nello stesso anno di Strappami la vita (trad. di S. Ossola) di Ángeles Mastretta. Nel 1986 e nel 1989 invece, si assiste a una lenta ripresa dell’azienda (si danno alle stampe, rispettivamente, 57 e 75 nuovi titoli), ma non vi è nemmeno un libro proveniente dalla penisola iberica o da oltreoceano.

Gli anni ’90, dal canto loro, vedono una rinascita della casa editrice e l’instaurarsi di un dialogo fittissimo con la Spagna, propiziato dal fermento culturale di quest’ultima e dalla sua esposizione mediatica a livello internazionale (Pérez Vicente 2006: 19). Feltrinelli si muove con cautela, ma con cognizione di causa e, accanto all’ormai consueto libro di Isabel Allende, prova a saggiare la curiosità del pubblico italiano nei confronti delle lettere spagnole con due polizieschi di scrittori già affermati in patria, e così, all’inizio del nuovo decennio, Il mistero della cripta stregata (1990, trad. di G. Guadalupi) di Eduardo Mendoza e Gli uccelli di Bangkok (1990, trad. di S. Ossola) di Manuel Vázquez Montalbán inaugurano una nuova tendenza che sancirà, nell’arco di un paio di lustri, il prevalere dei narratori spagnoli su quelli ispanoamericani (fig. 4) e segnerà un incremento evidente delle traduzioni dal castigliano che spesso supereranno il 5% del totale delle novità pubblicate, arrivando, alle soglie del 2000, a lambire addirittura il 10% (figg. 1 e 2).[17]

Un personaggio chiave nel dare abbrivio a questa ondata di scrittori e titoli iberici è Silvia Meucci, una giovane laureata in Germanistica e Iberistica che nel 1990 approda alla Feltrinelli e si occupa dell’area spagnola,[18] prima in qualità di redattrice e traduttrice e poi con l’incarico di scovare nuovi talenti all’estero. Il felice combinarsi di questi eventi porta alla pubblicazione, nel 1991, di titoli degni di nota: Giochi tardivi (trad. di G. Guadalupi) di Luis Landero; L’isola inaudita (trad. di O. Bin) di Mendoza e due testi della serie del detective Pepe Carvalho, del barcellonese Vázquez Montalbán ‒ Il centroavanti è stato assassinato verso sera (trad. di H. Lyria) e Tatuaggio (trad. di H. Lyria) ‒ a cui va aggiunta l’opera Chiari del bosco (trad. di C. Ferrucci) della filosofa María Zambrano, deceduta quello stesso anno. In questo periodo la narrativa si impone sugli altri generi (fig. 5) e le traduzioni di romanzi e racconti si susseguono – non senza qualche piacevole sorpresa che pare sfuggire al mero calcolo economico, come il Lazarillo de Tormes (1993, trad. di R. Rossi)[19] – a un ritmo serratissimo: Il piano infinito (1992, trad. di E. Cicogna), Paula (1995, trad. di G. Guadalupi), Per Paula. Lettere dal mondo (1997, trad. di V. Raimondi), Afrodita. Racconti, ricette e altri afrodisiaci (1998, trad. di E. Liverani e S. Geroldi) e La figlia della fortuna (1999, trad. E. Liverani) di Isabel Allende; Nessuna notizia di Gurb (1992, trad. G. Guadalupi) e La verità sul caso Savolta (1995, trad. G. Guadalupi) di Mendoza; Il labirinto greco (1992), La solitudine del manager (1993), I mari del sud (1994), La rosa di Alessandria (1995), Le terme (1996), Il fratellino (1997), Il premio (1998), Quintetto di Buenos Aires (1999), Storie di fantasmi (1999) di Vázquez Montalbán ‒ tutti tradotti da H. Lyria; L’ultima notte a letto con te. Un romanzo erotico (1992, trad. di H. Lyria) e Da Haiti viene il sangue (1993, trad. di G. Guadalupi) della cubana Mayra Montero; Gli ultimi giorni della vittima (1993, trad. di O. Bin) dell’argentino José Pablo Feinmann; Il custode delle rane (1994, trad. di M. Aboaf) di Pedro Zarraluki; L’inverno a Lisbona (1995, trad. di E. Liverani) di Antonio Muñoz Molina; Quando Teresa si arrabbiò con Dio (1996, trad. di G. Guadalupi) di Alejandro Jodorowsky; Male d’amore (1996, trad. di S. Meucci) di Mastretta; Noi che ci vogliamo così bene (1996, trad. di S. Meucci), Il tempo di Blanca (1998, trad. di S. Geroldi) e L’albergo delle donne tristi (1999, trad. di S. Geroldi) di Marcela Serrano; La signora del miele (1999, trad. di A. Donazzan) di Fanny Buitrago; Pallide bandiere (1999, pref. di P. Cacucci e trad. di G. Corica) di Paco Ignacio Taibo I e, infine, Aperto tutta la notte (1999, trad. S. Meucci) del madrileno David Trueba.

Sul filone della narrativa si innestano però altre opere sospese tra riflessione filosofica e poesia – I beati (1992, postfaz. e trad. di C. Ferrucci) di María Zambrano –, tra narrativa e cucina – Ricette immorali (1992, trad. di H. Lyria) e Le ricette di Pepe Carvalho (1994, trad. di H. Lyria) di Vázquez Montalbán –, tra diario, romanzo e pamphlet politico – Latinoamericana. Un diario per un viaggio in motocicletta (1993, cura e trad. di P. Cacucci e G. Corica) e Prima di morire. Appunti e note di lettura (1998, trad. di P. Cacucci) di Ernesto Guevara, Latinoamericana. Due diari per un viaggio in motocicletta (1993, cura e trad. di P. Cacucci, G. Corica e R. Massari) di Guevara e Alberto Granado, Io Marcos. Il nuovo Zapata racconta (1995, cura di M. Durán de Huerta, pref. di P. Cacucci, trad. di P. Cacucci e G. Corica) del subcomandante Marcos e Pamphlet dal pianeta delle scimmie (1995, trad. di H. Lyria) di Vázquez Montalbán –, tra critica letteraria e biografia – Piacere, Pepe Carvalho. Biografia autorizzata dell’investigatore più famoso di Spagna (1997, trad. S. Meucci) di Quim Aranda –, tra magia e psicologia – Psicomagia. Una terapia panica. Conversazioni con Gilles Farcet (1997, trad. di S. Meucci) di Jodorowsky – o tra lingua spagnola e slang inglese – Voci di frontiera. Scritture dei Latinos negli Stati Uniti (1997, a cura di M. Maffi). Sono invece rari i saggi “puri”, tra l’altro quasi tutti scritti da autori non ispanofoni: nel campo dell’arte va menzionato Matta. Corpo a corpo (1993) a cura di G. Ferrari, mentre all’interno degli studi storici spiccano Il Che. Una leggenda del secolo (1998) di Pierre Kalfon, corredato da una prefazione dell’onnipresente Vázquez Montalbán, e Il volo. Rivelazioni di un militare pentito sulla fine dei desaparecidos (1996, pref. e trad. di C. Tognonato) dell’argentino Horacio Verbitsky.

Nell’analizzare le pubblicazioni degli anni ’90 però, non si può trascurare il sorgere di due nuove collane e il fiorire di antologie collettive, fattori che, oltre ad apparire in consonanza con il frammentarsi degli interessi dei lettori (Cardone 1996: 289), rivestono un ruolo fondamentale nella diffusione della cultura spagnola e ispanoamericana. «Feltrinelli Traveller» è una serie dedicata al viaggio che nasce nel 1993 e il cui obiettivo principale è fornire ai lettori insolite guide stilate da scrittori piuttosto noti, inserendosi in un genere che negli Stati Uniti stava funzionando piuttosto bene (Strazzeri 2002: 78). Tra i primi volumi figurano Amor America. Un viaggio sentimentale in America Latina (1994, trad. di P. Cacucci e G. Corica) di Maruja Torres, Mediterraneo, mare interiore (1995, trad. di P. Cacucci e G. Corica) di Manuel Vicent, Patagonia Express. Appunti dal sud del mondo (1995, trad. di I. Carmignani) di Luis Sepúlveda, La Mosca della rivoluzione (1995, trad. di H. Lyria) di Vázquez Montalbán, La città dei Califfi. Cordova tra favola e realtà (1996, trad. di G. Guadalupi) di Muñoz Molina, Cronache dei Caraibi. Percorso inedito attraverso le Antille (1997, trad. di S. Geroldi) di Miguel Ángel Barroso e Igor Reyes-Ortiz, Trás-os-montes. Un viaggio portoghese (1999, trad. di E. Liverani) di Julio Llamazares, Nicaragua di gente dolce (1999, trad. di Y. Godoy Lozano) di Anna Cortadas e, infine, il resoconto di una spedizione nella selva amazzonica di Danilo Manera, Yuruparí. I flauti dell’anaconda celeste (1999). Lo stesso Manera aveva dato vita, inoltre, a varie raccolte di racconti e poesie nell’ambito caraibico che, con il loro discreto successo, avevano confermato l’ansia del pubblico italiano di aprirsi a prospettive inedite o minoritarie:[20] A labbra nude. Racconti dall’ultima Cuba (1995), Vedi Cuba e poi muori. Fine secolo all’Avana (1997), L’isola che canta. Giovani poeti cubani (1998) e Rumba senza palme né carezze. Racconti di donne cubane (1999). Sul filo del nuovo millennio viene poi inaugurata, con il proposito di fornire ai bambini italiani testi provenienti da tutto il mondo, la collana «Feltrinelli KIDS», dove la presenza di traduzioni dallo spagnolo è consistente sin dall’inizio e arriva sino a oggi: La casa dell’arcobaleno (1999, trad. di L. Cortese) di Fanny Buitrago, La rotta delle balene (1999, trad. di S. Cherchi) di Óscar Collazos, Il diario di Veronica (1999, trad. di S. Lazzaroni) di Carmen Vázquez-Vigo, Un cane davvero speciale (2000, trad. di M. Piumini) di Bernardo Atxaga, Il signore dei Bonsai (2000, trad. di H. Lyria) di Vázquez Montalbán, Il pirata testamatta (2001, trad. di L. Cortese) di Manuel Rivas, Il viaggio americano (2005, trad. di L. Cortese) di Ignacio Martínez de Pisón e La squadra dei miei sogni (2007, trad. di L. Cortese) di Sergio Olguín.

Un altro aspetto che merita di essere posto in risalto nel corso dello spoglio dei titoli pubblicati da Feltrinelli nel decennio dei ’90 è l’incremento dei volumi redatti da scrittrici (Mayra Montero, Isabel Allende, Maruja Torres, Ángeles Mastretta, Marcela Serrano, Fanny Buitrago, ecc.), un filone su cui si continuerà a insistere (fig. 4) con un evidente occhio di riguardo nei confronti delle evoluzioni del mercato (Strazzeri 2007: 72 e Molinari, Peresson 2012) e, forse, anche per cercare di colmare il vuoto lasciato dalla prematura scomparsa di Vázquez Montalbán, un intellettuale in grado di garantire una produzione costante di opere d’alto livello letterario e con una gran presa sui lettori.[21]

Il XXI secolo non presuppone cambi sostanziali di rotta giacché nel 2000 le traduzioni dal castigliano sono numerose (10) e toccano vari ambiti, dal libro per ragazzi al resoconto di viaggio – La Cina per ipocondriaci (2000, trad. di P. Cacucci) di José Ovejero –, passando per l’ultima esperienza antologica di Manera: I cactus non temono il vento. Racconti da Santo Domingo (2000). Questi però paiono bagliori fugaci destinati a non avere un seguito – è il caso delle raccolte di narrativa breve – o a costituire qualche rara eccezione – Sotto le nuvole del Messico (2002, trad. di L. Cortese) di Francisco Solano, uscito nella serie «Feltrinelli Traveller» –, travolti dal maremagnum della narrativa che prende definitivamente il sopravvento e, insieme alla cosiddetta “varia”, occupa sempre più spazio all’interno del catalogo Feltrinelli (fig. 5). Tra il 2000 e il 2011 si pubblicano infatti 62 titoli tra romanzi e raccolte di racconti: Dove una volta c’era il paradiso (2000, trad. di P. Cacucci) di Franz Carlos; Il mondo illuminato (2000, trad. di A. Donazzan) di Mastretta; L’uomo della mia vita (2000), Ho ammazzato J. F. Kennedy (2001), Storie di padri e figli (2001), Tre storie d’amore (2003), Millennio I. Pepe Carvalho sulla via di Kabul (2004), Millennio II. Pepe Carvalho, l’addio (2005), Sabotaggio olimpico (2006), Storie di politica sospetta (2008), Assassinio a Prado del Rey (2009) di Vázquez Montalbán, nella consueta traduzione di H. Lyria; Il lapis del falegname (2000, trad. di P. Cacucci), La lingua delle farfalle (2005, trad. di D. Manera), I libri bruciano male (2009, trad. dal galego di E. Passoni) di Rivas, Antigua, vita mia (2000, trad. di S. Geroldi), Nostra signora della solitudine (2001, trad. di M. Finassi Parolo), Quel che c’è nel mio cuore (2002, trad. di M. Finassi Parolo), Arrivederci piccole donne (2004, trad. di M. Finassi Parolo), I quaderni del pianto (2007, trad. di M. Finassi Parolo), Dieci donne (2011, trad. di M. Finassi Parolo e T. Gibilisco) di Serrano; Quattro amici (2000, trad. di M. Finassi Parolo) e Saper perdere (2009, trad. di P. Cacucci) di Trueba; Ritratto in seppia (2001), La città delle bestie (2002), Il regno del Drago d’oro (2003), Il mio paese inventato (2003), La foresta dei pigmei (2004), Zorro. L’inizio della leggenda (2005), Inés dell’anima mia (2006), La somma dei giorni (2008), L’isola sotto il mare (2009), Il quaderno di Maya (2011) di Allende ‒ tutti tradotti da E. Liverani, eccetto Il mio paese inventato (trad. di T. Gibilisco); La Milagrosa (2001, trad. di P. Cacucci) di Carmen Boullosa; A caccia dell’ultimo uomo selvaggio (2001, trad. di M. Finassi Parolo) di Ángela Vallvey; C’era una volta l’amore ma ho dovuto ammazzarlo (Musica dei Sex Pistols e dei Nirvana) (2002), Tecniche di masturbazione fra Batman e Robin (2004), La sessualità della Pantera rosa (2006) di Efraim Medina Reyes e tradotti da Gina Maneri; Il tempio delle signore (2002, trad. di M. Finassi Parolo) di Mendoza; Il meglio che possa capitare a una brioche (2002, trad. di T. Gibilisco) e Nel nome del porco (2007, trad. di T. Gibilisco) di Pablo Tusset; Bartleby e compagnia (2002, trad. di D. Manera), Il mal di Montano (2005, trad. di N. Cancellieri), Parigi non finisce mai (2006, trad. di N. Cancellieri), Dottor Pasavento (2008, trad. di P. Cacucci), Dublinesque (2010, trad. di E. Liverani) ed Esploratori dell’abisso (2011, trad. di P. Cacucci) di Enrique Vila-Matas; La canzone di Dorotea (2003, trad. di C. Fiorentino) di Rosa Regás; Un animale bellissimo (2004, trad. di A. Donazzan) di Buitrago; Albina o il popolo dei cani (2005, trad. di G. Maneri) di Jodorowsky; Delirio (2005, trad. di D. Símini) di Laura Restrepo; La pelle fredda di Alberto Sánchez Piñol (2005, trad. dal catalano di P. Rigobon); Il mago (2006, trad. di M. Finassi Parolo) e Come diventai monaca (2007, trad. di R. Schenardi) di César Aira; Le mani del pianista (2006, trad. di A. Donazzan) di Eugenio Fuentes; Il banchetto dei corvi (2006, trad. di P. Cacucci) di Gabriel Trujillo Muñoz; Il passato (2007, trad. di T. Gibilisco) di Alan Pauls; L’ultimo lettore (2007, trad. di A. Gianetti) e Bersaglio notturno (2011, trad. di P. Cacucci) di Ricardo Piglia; Guarda come ti amo (2008, trad. di V. Martinetto) e La luna rossa (2010, trad. di V. Martinetto) di Luis Leante; L’infinito nel palmo della mano (2009, trad. di T. Gibilisco) di Gioconda Belli; Tutti gli uomini sono bugiardi (2010, trad. di E. Liverani) di Alberto Manguel e Tua (2011, trad. di M. Finassi Parolo) di Claudia Piñeiro.

In balia delle onde sollevate dalla narrativa, fluttua alla deriva, ormai prossima al naufragio, la poesia,[22] mentre si barcamena tra le insidie degli scogli il saggio, spesso al traino di qualche fenomeno editoriale di massa – La vita secondo Isabel. Isabel Allende da “La casa degli spiriti” a “La figlia della fortuna” (2001, trad. di S. Lazzaroni e S. Cherchi) di Celia Correas Zapata – o alimentato da fattori extraletterari – Leggere Che Guevara. Scritti su politica e rivoluzione (2005, a cura di D. Deutschmann) e America Latina. Il risveglio di un continente (2005, a cura di M. del Carmen Ariet García) di Ernesto Guevara si pubblicano a solo un anno di distanza dall’uscita nelle sale del lungometraggio I diari della motocicletta (2004) di Walter Salles –, oppure sopravvive grazie alla curiosità contingente di una determinata stagione politica – Zapatero. Il socialismo dei cittadini (2006) a cura di Marco Calamai e Aldo Garzia – o, ancora più raramente, si concentra su aspetti antropologici o archeologici – I primi pensatori e il mondo perduto di Neandertal (2001, postfaz. di G. Manzi e trad. di L. Cortese) e Luce si farà sull’origine dell’uomo (2006, trad. di L. Cortese) di Juan Luis Arsuaga. La saggistica però è soppiantata dall’esponenziale moltiplicarsi di volumi che confluiscono nella “varia”, un macrocontenitore dove si può infilare qualsiasi cosa, dal resoconto di un viaggio in Messico del gruppo napoletano 99 Posse sulle tracce di Marcos – Cartoline Zapatiste. In viaggio con Marcos e la 99 Posse (2002) del cantante Luca “Zulù” Persico – all’esoterismo accattivante di Jodorowsky – La danza della realtà (2004), La via dei tarocchi (2005), Cabaret mistico (2008), Il maestro e le maghe (2010), tutti tradotti da M. Finassi Parolo – senza rinunciare a un’incursione nel mondo del libro – Una storia della lettura (2009, trad. di G. Guadalupi) di Alberto Manguel – o nella redditizia nicchia dell’educazione del bambino – Si mangia! Metodo Estivill per insegnare a mangiare (2005, trad. di L. Cortese) di Eduard Estivill e Montse Domènech, Andiamo a giocare. Imparare le buone abitudini divertendosi (2010, trad. di A. Donazzan) di Eduard Estivill e Yolanda Sáenz de Tejada.

Attualmente, sebbene le incognite relative all’universo dell’editoria siano molteplici ‒ il mercato impone le sue leggi, la crisi economica non favorisce l’acquisto di volumi e il libro digitale è ancora un enigma ‒ l’immediato futuro di Feltrinelli appare vincolato alla narrativa, soprattutto se declinata al femminile e proveniente d’oltreoceano, poiché in questa congiuntura, a detta di Muzi Falconi, attuale editor per la letteratura straniera, sarebbe il continente Americano a offrire proposte più allettanti rispetto alle lettere spagnole che paiono invece vincolate a vecchi schemi,[23] nonostante l’edizione del Salone del libro di Torino 2012, dove la Spagna è stata ospite d’onore, abbia mostrato il sussistere di uno spiccato interesse da parte del pubblico italiano per le lettere iberiche e una discreta vitalità di queste ultime.[24] Un’altra nota positiva in tal senso è poi l’acquisizione di Anagrama da parte di Feltrinelli, avvenuta nel dicembre 2010, e che prevede un passaggio graduale[25] della casa editrice spagnola nelle mani dell’editore milanese. Da quest’accordo è auspicabile vi sia un’ancor maggiore fluidità culturale tra i due Paesi, sebbene l’ipotesi più probabile è che per qualche tempo le aziende continuino con gestioni pressoché autonome, ma ci si augura che la prestigiosa ombra di Jorge Herralde pesi parecchio sulle spalle dei colleghi italiani.

Fig. 1: Percentuale di titoli tradotti dallo spagnolo sul totale dei titoli pubblicati da Feltrinelli ogni anno

(1955-1985)

 

Fig. 2: Percentuale di titoli tradotti dallo spagnolo sul totale dei titoli pubblicati da Feltrinelli ogni anno

(1986-2011)

 

Fig. 3: Numero di libri pubblicati da Feltrinelli di autori spagnoli (in giallo) e ispanoamericani (in rosso)

nel corso dei decenni (1955 - 2011)

 

Fig. 4: Numero di libri pubblicati da Feltrinelli di scrittori e scrittrici nel corso dei decenni

(1955 - 2011)

 

Fig. 5: Numeri dei titoli pubblicati da Feltrinelli suddivisi per generi e per decenni

 

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Feltrinelli editore: URL: www.feltrinellieditore.it

Note

[1] Partendo da questa premessa si è scelto di vagliare le opere sia di autori spagnoli che ispanoamericani perché una netta distinzione tra la realtà europea e quella d’oltreoceano appariva riduttiva e si è tenuto conto anche di quei volumi, redatti in altre lingue, che affrontavano la realtà spagnola e latinoamericana da sfaccettature differenti. Si è ristretto però l’ambito d’indagine alle prime edizioni presenti tra le varie collane create dall’editore milanese, eccetto Feltrinelli Home Cinema/Le Nuvole, dedicata a materiali audiovisivi e passibile di essere studiata in altra sede e seguendo una metodologia distinta. Va precisato, infine, che dalle statistiche riguardanti le traduzioni dallo spagnolo si sono esclusi i testi redatti in una delle altre lingue della penisola iberica, anche se questi ultimi sono stati inclusi nei grafici in cui si è analizzata l’area geografica di provenienza o il sesso degli autori (autori spagnoli vs. autori ispanoamericani o scrittori vs. scrittrici). Esempi di questo modo di procedere sono La pelle fredda (2005) di Albert Sánchez Piñol, tradotto dal catalano da P. Rigobon, o I libri bruciano male (2009) di Manuel Rivas, tradotto dal galego da E. Passoni; mentre nel caso di La spedizione dei Catalani in oriente (1958) di Ramon Muntaner ci si è limitati a considerarlo un saggio su vicende iberiche scritto in una lingua diversa dallo spagnolo.

[2] I dati citati sono stati tratti dal Catalogo di Letteratura Catalana, Spagnola e Latinoamericana (CLECSI): http://www.clecsi.uniba.it/index2.php (data consultazione: 12/05/2012).

[3] «La stagione della Resistenza esercitava grande fascino su tutti. Nella sinistra c’era una venerazione per i suoi protagonisti. Sono rimaste famose le azioni gappiste contro i tedeschi condotte dalla Terza brigata di Pesce ed epiche le gesta di chi aveva partecipato alla guerra di Spagna» (Feltrinelli 2010: 59).

[4] Le informazioni relative al film ¡Viva Zapata! sono state tratte dal catalogo dell’American Film Institute: http://www.afi.com (data consultazione: 14/05/2012).

[5] L’opera di Miguel Hernández, con ogni probabilità, appariva congeniale al panorama italiano perché si proponeva come una sorta di prolungamento ideale della produzione lorchiana – molto nota –, però in chiave più combattiva ed engagée. L’antologia pubblicata da Feltrinelli comprende i libri La folgore incessanteAltre poesie sparse (1935-1936)Vento del popoloL’uomo in agguatoCanzoniere e romancero di assenze e Ultime poesie. Per un elenco esaustivo dei singoli testi tradotti rimandiamo a García Rodríguez 2003: 244-245. In merito alla diffusione della poesia di García Lorca risulta di nuovo di estremo interesse il saggio di García Rodríguez 2003: 81-99.

[6] Si tratta della traduzione del volume Veinte años de poesía española (1939-1959).

[7] Il premio Formentor, sorto dalla caparbietà di Carlos Barral e dalla disponibilità di Giulio Einaudi, fu uno snodo nevralgico nella diffusione del romanzo spagnolo, profondamente inquadrato, all’epoca, in una visione critica e marxista dell’attualità: vedi Calabrò 1997: 171.

[8] Il caso di Juan Goytisolo è significativo della prestezza con cui si seguivano le vicende letterarie spagnole, dal momento che le traduzioni di scrittori appartenenti al realismo social o al primo sperimentalismo apparivano in Italia in maniera tempestiva, soprattutto per quanto riguarda il periodo 1954-1962, mentre dopo il 1975, com’è evidente anche dal catalogo Feltrinelli, l’interesse per questi autori decade, sebbene Goytisolo oggi sembri essere protagonista di una “riscoperta” da parte di piccole case editrici (Pérez Vicente 2006: 170). Oltre alle pubblicazioni segnalate da Pérez Vicente, ricordiamo Paesaggi dopo la battaglia (Napoli, Cargo, 2009, trad. di F. Francis), Oltre il sipario (Napoli, Cargo, 2010, trad. di C. Vighi) e L’esiliato di qua e di là. La vita postuma del Mostro del Sentier (Milano, Mimesis, 2014, a cura di M. Rizzante e trad. di F. Guadalupi).

[9] La sangre y la ceniza verrà rappresentata in Spagna undici anni dopo l’edizione italiana (Gracia, Ródenas de Moya 2011: 504).

[10] A mettere in contatto Valerio Riva, editor per la letteratura straniera di Feltrinelli, con Carlos Franqui e, indirettamente, con la rivoluzione cubana, era stato Juan Goytisolo (Feltrinelli 2010: 282).

[11] Cura e note di C. Varela, trad. di E. Cicogna, S. D’Amico, M. L. D’Amico Aguirre, A. Gasparetti, F. Pantarelli, R. Petrillo, N. Poblet de Ortenbach, I.M. Raffaelli, T. Riva ed E. Todeschini.

[12] Cura e note di C. Varela, trad. di C. Barrilli, E. Cicogna, S. D’Amico, M. L. D’Amico Aguirre, I. Delogu, S. Ginzberg, G. Horn, M. L. Opassi, F. Pantarelli, R. Petrillo, N. Poblet de Ortenbach, I. M. Raffaelli, T. Riva, A. Sánchez Ferlosio, A. Scribone ed E. Todeschini

[13] Vengono pubblicati La lezione dei Tupamaros del Movimento di liberazione nazionale uruguayano (1972) di Régis Debray, La fede come prassi di liberazione. Incontri a Santiago del Cile (1972) e Oltre il dialogo. Maturazione della coscienza cristiana a Cuba (1973) a cura di I-doc, Nuovo Cile. Una lotta per il socialismo (1973) di Corrado Corghi e Marco Fini, La morte di Federico García Lorca e la repressione nazionalista di Granada del 1936 (1973) di Ian Gibson, La crisi del movimento comunista (1974, pref. di J. Semprún, trad. di B. Crimi) di Fernando Claudín, Guerra e rivoluzione in Spagna 1931-1937 (1974, cura, intr. e trad. di G. Ranzato) di Andrés Nin, L’ultima battaglia del presidente Allende (1974, trad. di P. Cusumano e M. Parizzi) dell’argentino-cubano Jorge Timossi, Il capitalismo asservito dell’America Latina: per una storia generale dell’imperialismo (1974) di Vania Bambirra, La guerriglia del Che (1974) di Régis Debray.

[14] Gli autori antologizzati sono Carlos Barral, Jaime Gil de Biedma, Ángel González, José Ángel Valente, Manuel Vázquez Montalbán e Pere Gimferrer: vedi García Rodríguez 2003: 262-263.

[15] Nel 1981 in Feltrinelli si verificano mutamenti di organico che preannunciano una radicale ristrutturazione, destinata a raggiungere l’apice nel 1983. Vedi http://www.feltrinellieditore.it/storia/storia3-81 (data consultazione: 20/05/2012) e http://www.feltrinellieditore.it/storia/storia3-83 (data consultazione: 20/05/2012).

[16] Pérez Vicente (2006: 49), a proposito di questo volume, pone in risalto l’insistenza da parte del curatore nell’evidenziare la passione nutrita dall’autore galego nei confronti dell’America Latina – come a voler riaffermare la modernità dell’opera ed evidenziare la solidità del nesso tra Feltrinelli e il Nuovo Mondo –, nonché la presenza di varie soppressioni dovute probabilmente all’utilizzo di un testo in lingua originale intaccato dalla censura.

[17] Il clima editoriale di fine millennio propiziava tale boom di versioni dallo spagnolo che diventava in qualche modo una lingua “strategica” all’interno dei giochi economici (Cardone 2000: 206).

[18] Vedi http://www.feltrinellieditore.it/storia/storia4-90 (data consultazione: 20/05/2012).

[19] L’opera è inserita all’interno della collana «I Classici», ma sarebbe ingenuo non notare il tentativo di renderla più accattivante aggiungendo un prologo di Vázquez Montalbán che, in quel periodo, si stava affermando come scrittore di punta del panorama letterario iberico e aveva una presenza costante nella vita culturale italiana (Pérez Vicente 2006: 229-240).

[20] In un’intervista realizzata il 15 maggio 2012 presso la sede Feltrinelli in via Andegari 6, Fabio Muzi Falconi, editor per la narrativa straniera, da me sollecitato a commentare la presenza massiccia di raccolte di testi narrativi o poetici negli anni Novanta, ha confermato che in quel periodo erano un buon investimento: «Le antologie, tipo quella su Cuba, funzionavano bene, vendevano 6000-7000-8000 copie, oggi ne venderebbero forse 500. Gli anni ’90 sono stati anni felici per l’editoria. Si potevano fare più cose. Adesso non c’è più curiosità».

[21] Nella già citata intervista a Muzi Falconi, l’editor sottolinea che Claudia Piñeiro ha venduto con Tua 25000 copie e la definisce «una delle poche autrici che ha la statura di un autore seriale come non se ne trovano più: ogni due anni può scrivere libri molto buoni».

[22] Qualche autore iberoamericano appare citato nei due volumi di Poesia del Novecento in Italia e in Europa (2000) a cura di Edoardo Esposito: il campionario dei nomi legati alla poesia spagnola o ispanica è abbastanza nutrito ma si attiene a un canone piuttosto sedimentato – l’unica poetessa un po’ fuori dal coro è Clara Janés –: Rafael Alberti, Vicente Aleixandre, Jorge Luis Borges, Luis Cernuda, Federico García Lorca, Jaime Gil de Biedma, Pedro Gimferrer, Miguel Hernández, Clara Janés, Juan Ramón Jiménez, Antonio Machado e Pedro Salinas.

[23] Muzi Falconi sostiene che «per gli addetti ai lavori il Sud America ora risulta più interessante, si scrive una letteratura diversa, arriesgada, mentre in Spagna sono altri i fenomeni: Almudena Grandes, Javier Cercas. […] L’ultima volta che c’è stato interesse per la Spagna è stato negli anni ’90. Da lì, ora, non sembrano venire storie necessarie, vengono storie drammatiche e dolci sulla guerra civile spagnola che non interessano più perché se ne sono già pubblicate tantissime. […] In parte si tratta di un momento di stanca e in parte è venuta meno una generazione, quella degli anni ’90: dovevano essere autori solidissimi, ma alla fine non hanno più scritto romanzi di valore. A eccezione di Martínez de Pisón, Vila-Matas, Marías, Cercas, Muñoz Molina e Almudena Grandes e qualcun altro, si vede molto poco».

[24] In fondo, anche le politiche editoriali di Feltrinelli testimoniano una discreta salute della letteratura spagnola all’interno del catalogo, soprattutto grazie alla continuità con cui vengono tradotte le opere di Vila-Matas e alla recentissima pubblicazione di O la borsa o la vita (2013, trad. di D. Manera) di Mendoza, volume preceduto da La bella di Buenos Aires (2013, trad. di H. Lyria), una nouvelle di Vázquez Montalbán apparsa a puntate su «El País» nel 1997 e che, a dieci anni dalla scomparsa dell’autore, si situa a metà strada tra l’operazione commerciale e l’omaggio.

[25] Feltrinelli passerà dal 10% iniziale al 49% in cinque anni e, infine, acquisirà tutte le azioni, salvo una piccola quota che resterà a Herralde (Martí Font 2010).

 

About the author(s)

Simone Cattaneo holds a PhD in Hispanic Studies from the Università Alma Mater Studiorum of Bologna. His scholarly interests are mainly in the area of Contemporary Spanish Literature and Culture, paying particular attention to book industry and intersemiotic relationships between literature, music, cinema, television and new media. Currently he is adjunct professor of Contemporary Spanish Literature and Catalan Language and Literature at the Università degli Studi of Milan.

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©inTRAlinea & Simone Cattaneo (2019).
"Il Catalogo Feltrinelli (1955-2011), la Spagna e l’America latina: da Vicente Blasco Ibáñez a Marcela Serrano"
inTRAlinea Special Issue: Le ragioni del tradurre
Edited by: Rafael Lozano Miralles, Pietro Taravacci, Antonella Cancellier & Pilar Capanaga
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