Special Issue: Palabras con aroma a mujer. Scritti in onore di Alessandra Melloni

La suffissazione valutativa in José Ángel Mañas: una sfida per il traduttore italiano

By Gloria Bazzocchi (University of Bologna, Italy)

Abstract

English:

The first four novels of Josè Angel Manas (Historias del Kronen, Mensaka, Ciudad Rayada, and Sonko95) depict the reality of the Spanish youth in Madrid, a big European capital, at the end of the twentieth century.

The reconstruction of a world on the verge of self-destruction, at the height of its releasing from the dark period of the Francoist tyranny, passes also through a strong linguistic experimentation within the colloquial register, based particularly on the process of evaluative suffixation.

Starting from the corpus composed of the four novels, this study considers the most expressive and productive evaluative suffixes, pointing out the relevant examples, and then making a reflection on the potentialities the Italian language has for reproducing and translating the vitality and originality of the Spanish youth language.

Italian:

I primi quattro romanzi di José Ángel Mañas (Historias del Kronen, Mensaka, Ciudad Rayada e Sonko95) riproducono la realtà del mondo giovanile spagnolo di fine millennio in una grande capitale europea come Madrid. La ricostruzione di un mondo al limite dell’autodistruzione, al culmine del processo di liberazione dal periodo buio della dittatura franchista, passa anche attraverso la forte sperimentazione linguistica all’interno del registro colloquiale, basata soprattutto sul processo della suffissazione valutativa. Partendo dal corpus costituito dai quattro romanzi, vengono presi in esame i suffissi valutativi più significativi e produttivi, con relativi esempi, per passare poi a una riflessione di tipo traduttivo sulle potenzialità dell’italiano di riprodurre la vitalità e l’originalità del linguaggio giovanile spagnolo, emersa in fase di analisi.

Keywords: translation, colloquial register, evaluative suffixation, traduzione, registro colloquiale, suffissazione valutativa

©inTRAlinea & Gloria Bazzocchi (2013).
"La suffissazione valutativa in José Ángel Mañas: una sfida per il traduttore italiano"
inTRAlinea Special Issue: Palabras con aroma a mujer. Scritti in onore di Alessandra Melloni
Edited by: Maria Isabel Fernández García & Mariachiara Russo
This article can be freely reproduced under Creative Commons License.
Stable URL: https://www.intralinea.org/specials/article/1976

1. Introduzione

Dopo esserci occupati in un precedente studio (2007) delle potenzialità dell’italiano di riprodurre l’originale linguaggio giovanile dei romanzi di José Ángel Mañas, vorremmo riprendere in questa sede uno degli aspetti linguistici il cui studio era servito come base di ricerca per il precedente articolo, ovvero l’abbondante e peculiare ricorso alla suffissazione valutativa da parte dello scrittore spagnolo.

Prenderemo quindi in esame i principali suffissi emersi dall’analisi di un corpus costituito dai quattro romanzi della cosiddetta Tetralogía Kronen, in cui la sperimentazione linguistica degli esordi è particolarmente evidente. Passeremo poi a un’ulteriore riflessione, in chiave traduttiva, sugli stessi suffissi analizzati dal punto di vista linguistico, proponendo infine alcune soluzioni di resa in italiano che tengano conto, per quanto possibile, del processo di formazione dell’originale.

2. Il corpus di analisi

I termini suffissati che abbiamo estrapolato per l’analisi proposta sono stati tratti dal corpus costituito da Historias del Kronen, Mensaka, Ciudad Rayada e Sonko95, i primi quattro romanzi di Mañas, scritti tra il 1994 e il 1999. È lo stesso autore (1999: 283), in una nota al termine di Sonko95, a definirne soggetto e caratteristiche:

Me gusta decir que estas cuatro novelas son novelas‑punk o «nobelas» [...]. Para mí una «nobela» aglutina todos esos elementos heteroglósicos que la literatura novelesca de hoy excluye o entrecomilla. Todo ese «ruido» ‑y por «ruido» entiendo desde interferencias ortográficas hasta incorrecciones coloquiales y cualquier tipo de jerga o lenguaje obviado normalmente por la literatura‑ al que el auténtico novelista tiene que recurrir si quiere revitalizar e inyectarle sangre nueva a un género capacitado como ningún otro para darle forma artística al lenguaje vivo.

Il termine Tetralogía Kronen viene coniato dallo stesso Mañas per riferirsi alla serie dei quattro romanzi sopra citati: giocando con il termine novelas li definisce nobelas, come già a suo tempo aveva fatto Miguel de Unamuno, con nivolas vs. novelas. Se lo scrittore della Generación del ’98 prendeva in questo modo le distanze dal romanzo realista dell’Ottocento, Mañas vuole evitare di essere incasellato in una tradizione narrativa “letteraria” in cui non si riconosce.

La novità rappresentata dai romanzi di Mañas ha attirato l’interesse e l’attenzione di molti settori della cultura spagnola e non sono mancati i critici che hanno preso le distanze da questo tipo di letteratura, rifiutandosi persino di considerarla tale, nel senso più tradizionale del termine. Le motivazioni son ben individuate da Gullón (1994: VI):

A un lado alinearemos a los escritores que hacen literatura de degustación, que prefieren los sillones mullidos a la calle ruidosa, a la vida, a la busca de la vida. Las páginas de sus libros aparecen suavizadas por el bello perfil de su estilo, del lenguaje infrecuente; a ese lenguaje es al que se le llama literario, que no realista –maestro Lázaro Carreter dixit–. Al otro lado se situarán los que permiten que el diálogo, que la palabra cotidiana, lo que pasa en la calle, donde la gente fuma, mira a las mujeres (hombres) y dice tacos, entre en la obra

Il confronto con questo mondo fatto di delinquenza, emarginazione, droga, alcol, sesso, in cui su tutto prevale un senso di nichilismo che spesso porta solo distruzione e morte, se da un lato può risultare traumatico per il lettore, dall’altro offre uno spaccato di vita giovanile reale, permettendogli di conoscere più a fondo la società spagnola di fine millennio. La capacità che Mañas dimostra nel saper riprodurre la realtà giovanile si deve principalmente a un uso della lingua che riflette dal punto di vista lessicale, morfosintattico e persino fonetico, le caratteristiche proprie del linguaggio colloquiale, “el habla tal y como brota natural y espontánea en la conversación diaria” (Beinhauer 1985: 9).

I giovani protagonisti dei romanzi della Tetralogía riflettono, nel modo di parlare, il tempo e lo spazio in cui è toccato loro vivere: si tratta di giovani nati e cresciuti in una grande capitale come Madrid che, dalla morte di Franco, con ritmo sempre più accelerato, è andata uniformandosi ai canoni di modernizzazione e globalizzazione mondiali, stravolgendo una tradizione secolare di isolamento e arretratezza rispetto all’Europa: “[…] aparecen así en nuestra narrativa las malas palabras que vehiculan el deseo, la sexualidad, todo lo que había permanecido en la oscuridad durante décadas y que se destapa súbitamente como una caja de Pandora” (Soler Espiauba 1997: 33).

3. La suffissazione valutativa nel corpus di analisi

Nel suo commento a Historias del Kronen, Gullón (1998) sottolinea come l’enorma quantità di neologismi e la naturalezza con cui vengono pronunciati renda particolarmente autentico il linguaggio giovanile che Mañas riproduce. Anche gli altri romanzi della Tetralogí[1] si caratterizzano per i tanti neologismi, creati soprattutto attraverso il procedimento della suffissazione valutativa in cui lo scrittore dimostra una particolare creatività e originalità a livello lessicale. Inoltre, come vedremo dagli esempi proposti, non è tanto l’uso dei suffissi in sé e per sé a risultare interessante, quanto la capacità di variare il valore delle diverse combinazioni a seconda del contesto. Per questa ragione, pur avendo riscontrato la presenza di molti suffissi (–aco/a, ajo/a, arro/a, ato/a, azo/a, ejo/a, ero/a, eto/a/e, illo/a,ísimo/a ,-ito/a, -ón/ona, ote/a, ucho/-a, uelo/a, uzo/a), si è deciso di prendere in considerazione solo quegli esempi che ci sono sembrati più significativi e che andiamo di seguito ad elencare:

aco/a

Si tratta di un suffisso non molto produttivo nello spagnolo attuale, ma fortemente legato al registro colloquiale. Il significato che aggiunge alla base a cui si unisce è esclusivamente peggiorativo. Oltre alla presenza di sudaca (termine comunque già registrato da dizionari come il CLAVE) spesso impiegato per riferirsi al genere delle telenovelas (“Hay un asqueroso culebrón sudaca y voy a cambiar de canal”, ME, 44), nei romanzi della Tetralogía ritroviamo il suffisso abbinato a negro/a:

  • A un par de metros, dos guiris blanquitas en bañador charlaban en inglés, untándose crema la una sobre la espalda de la otra. Más allá un par de negracos descamisados se fumaban un peta (CR, 186);
  • Viéndoles reducir la velocidad cuando el de delante para, una negraca en sujetador y con bragas de cuero azul se abalanza sobre ellos y pega los melones contra el parabrisas (SO, 108).

arro/a

A seconda della natura della base alla quale si unisce, sostantivo o aggettivo che sia, questo suffisso può avere un valore accrescitivo o peggiorativo Nella Tetralogía si trova abbinato ai termini yonki e punk, di per sé connotati negativamente:

  • A mí me da la gana de decirle que se meta todos sus pensamientos de punkarro-anarca-de-mierda por el culo (ME, 7);
  • Parecían de uniforme, con pantalones y camisetas súper ceñidas y ese look yonkarra de moda (CR, 117);
  •  ¡Yonkarra de mierda! (SO, 156).

ato/a

Questo suffisso, normalmente utilizzato per formare combinazioni derivate che indicano cariche o gradi (ad es. cardenal>cardenalato, decano>decanato), nei romanzi di Mañas finisce, invece, per assumere una funzione di tipo valutativo, a seconda del contesto in cui si inserisce. Ne è un esempio la parola niñato, sempre connotata negativamente in quanto impiegata per indicare una persona giovane che, a causa dell’età, viene da tutti considerata inferiore e fastidiosa:

  • Una pareja de niñatos se sienta en el banco de al lado (HK, 55);
  •  Estoy hasta la polla de todos estos niñatos (ME, 30);
  •  Esto pasa por trabajar con niñatos (CR, 48);
  •  Un par de niñatos en Vespa se paran delante de una panda de cucarachos (SO, 100).

azo/a

Grazie alla sua polivalenza, è tra i suffissi valutativi più produttivi. Si unisce quasi sempre a un sostantivo e il significato delle combinazioni che ne derivano può avere un valore accrescitivo, negativo o positivo. In Mañas, per coglierne esattamente il significato, occorre come sempre tenere presente il contesto in cui il termine si inserisce, come si può evincere dagli esempi sottostanti per quanto riguarda l’espressione morenaza/morenazo. Il sostantivo femminile acquista infatti un’accezione positiva poiché esprime un apprezzamento tipicamente maschilista nei confronti di una bella ragazza di cui si dà una descrizione fisica piuttosto dettagliata. Nel caso di morenazo la valutazione, pur rimanendo sempre a livello fisico, acquista invece i toni di una critica più o meno velata:[2]

  • En cuanto Luisín se va hacia la barra se le acerca su novia María, una morenaza de uno setenta y cinco (SO, 36);
  • Acaba de entrar Pite con dos tías….una rubia pecosa con carita de ángel […] y la otra morenaza con minifalda y botas de putorra (SO, 158);
  • Acaba de terminar el último vídeo de Madonna y sale un morenazo con los piños demasiado blancos (SO, 86).

Al di là di questo caso particolare, il più delle volte il suffisso funziona semplicemente come accrescitivo in riferimento al lato fisico della base cui si unisce per intensificarne la grandezza o l’intensità:

  • La Moraleja es una urbanización llena de casazas que parecen castillos (ME, 4);
  • Porque yo no voy a darle a nadie el gustazo de echarme a llorar (CR, 11);
  • Estoy pillando la botella de White Label y poniéndome un copazo como de costumbre (SO, 7);
  • Se ha debido de meter un tirazo el muy perro (SO, 10).

A volte, tramite questo suffisso, il parlante esprime un certo disprezzo per la persona a cui si riferisce: è il caso di manaza, registrato dal dizionario María Moliner come “aumentativo despectivo de mano, mano sucia”, mentre non vi è traccia del termine dedazo che nel linguaggio comune ha lo stesso valore, come si può dedurre dai seguenti esempi tratti da Ciudad Rayada e Sonko95:

  • No me molaban nada las palmaditas que me daba en el cogote una manaza sudorosa (CR, 129);
  •  Duarte le da un sorbo al café, sujetando la taza con sus dedazos (SO, 75).

Un’altra espressione, già registrata dai dizionari anche se con diverso significato, [3] è lengüetazo che nel linguaggio colloquiale viene usata per indicare un bacio, alla stregua di besazo:

  • No puedo evitar darle un buen lengüetazo antes de irme (HK, 19);
  • Venga Borjiña dame un besazo, no seas estrecha (SO, 119).

Vi sono poi casi in cui il suffisso serve per aumentare la connotazione negativa della base ricoprendo, quindi, entrambi i valori di accrescitivo e peggiorativo:

  • ¿Habéis visto al mariconazo de Míchel cómo ha fallado el penalty? (HK, 12);
  • Qué cabronazo, colega (CR, 100);
  • Kon los primeros guitarrazos empezó la tortura (CR, 165).

Lo stesso accrescitivo può servire per sottolineare l’euforia e l’apprezzamento da parte di chi parla. A volte, la connotazione positiva è già racchiusa nella base, in altri casi è data dal contesto:

  • Diez gramazos bien medidos de eskama primera (ME, 70);
  • Eso sí que es un detalle, tronco, qué detallazo (CR, 214);
  • Kill all the white men (Nofx). Un temazo (SO, 37);
  • Qué cuerpazo tiene la puta (SO, 179).

ero/a

Si tratta di un suffisso normalmente catalogato tra i non valutativi nei derivati denominali; tra i suoi valori più frequenti, indica un’attività con riferimento all’agente (consejo>consejero, puerta>portero) e anche nel linguaggio giovanile si mostra produttivo in questo senso (autobús>autobusero, rap>rapero, ecc.). Nella Tetralogía, sempre a partire dal contesto in cui appare, si registrano casi in cui, invece, acquista un valore di tipo valutativo. Quando ad esempio si tratta di catalogare il mondo giovanile in base allo stile di vita e alla musica ascoltata, i personaggi di Mañas si esprimono con nuovi termini che nascono proprio dall’aggiunta di questo suffisso, che esprime connotazioni positive o negative a seconda di chi lo usa. In generale, i giovani protagonisti dei romanzi di Mañas dividono il mondo in rockeros e fiesteros, amanti del rock-hard-core da una parte e raver dall’altra: “Para mí, sabes, o eres rockero o eres fiestero, no puedes ser las dos cosas a la vez” (CR, 116). In questo caso, essere un rockero significa godere dell’approvazione del gruppo, cui fa da contraltare negativo l’essere un fiestero. Ancora nel campo della musica troviamo anche rapero e nacional-bakaladero, termini che denotano sempre un aspetto negativo:

  • …aparte de uno de los tíos más malos de Madrid, era en todo caso un nacional-bakaladero, que en otras palabras no es más que un fiestero (CR, 12);
  • Se encontró con ellos justo delante del escenario: dos raperos, uno kon el pelo teñido de rubio, el otro kon perilla, pantalones kortos, tatuajes y kara de malo (CR, 160).

Interessante, rimanendo in ambito musicale, il termine guitarrero/a che passa dall’uso comune di sostantivo con cui ci si riferisce alla persona che costruisce, aggiusta o vende chitarre, a quello inusuale di aggettivo sinonimo di ‘rock’:

  •  y música guitarrera a todo gas (CR, 151);
  • …aunque al principio era un infierno guitarrero, la verdad es que al final acabé acostrumbrándome (CR, 153).

Anche il sostantivo cervecero, con cui normalmente si intende una persona che produce o vende birra, viene utilizzato da Mañas per indicare chi, dopo un concerto rock, si ritrova a bere birra: “Una panda de cerveceros cantan juntos” (SO, 33).

Lo stesso suffisso appare frequente anche nell’ambito della droga in cui i pastilleros designano coloro che assumono ecstasy, anfetamine o acidi e i porreros i fumatori di hascisc:

  • Al Josemi le encantaba la farla y odiaba a los pastilleros (CR, 74);
  • Y ahora queda esperar a que las bolleras terminen con su polvo, piensa mirando la hora otra vez –las cinco y veinte– y luego al corrillo de porreros sentados en su motocicleta (SO, 147).

Ai gusti in campo musicale e nell’assunzione di droghe si aggiungono quelli relativi alla moda, perché anche il modo di vestirsi finisce per identificare i diversi gruppi:

  • Pequeños grupos de mochileros con botellas de kalimocho y dyc-cola (CR,156);
  • Un kokoliso histérico kon chupa motera de kuero rojo (CR, 160);
  • El conductor era un malote chandalero (CR, 205).

Vi sono poi gli aggettivi setentera, ochentero e postochentero che vengono usati per riferirsi a chi è rimasto legato al passato o appartiene a un’altra generazione:

  •  Es la mierda esa que escribió sobre U2, con un Bono ochentero en portada (SO, 10);
  • Lleva una chaqueta de cuero setentera y pantalones ajustados (SO, 158);
  • Esto es tercermundismo puro, la España negra de siempre, cinismo, incultura, doble moral y edonismo postochentero (SO, 161);
  • ¡Ze jubiló la puta zenzibilidad ochentera! (SO, 181).

–eto/a/e

Questi suffissi hanno un carattere diminutivo e possono unirsi sia a un sostantivo che a un aggettivo. In Mañas, l’effetto ottenuto varia a seconda delle formazioni e del contesto, superando la pura connotazione diminutiva.

Per quanto riguarda –ete, notiamo che gli effetti ottenuti possono servire in alcuni casi a sfumare il significato della base, in altri a indicare scarsa importanza o a conferire una sfumatura ironica:

  •  Una enana regordeta con una carpeta bajo el brazo me mira con cara rara (ME, 65);
  • Por un par de grametes no pasa nada (ME, 35);
  • Un chavalito majo, un poco mariconcete (CR, 190);
  • Cada puta peseta. O te arreglo tu cara de guapete (CR, 82);
  • El pantalón de chándal y las pantuflas de abuelete (SO, 62);
  • Mientras el corrito de amiguetes pastilleros corea el estribillo (SO, 135).

Presente un po’ in tutti i romanzi è poi la formazione vejete, con cui ci si riferisce normalmente alle persone di una certa età, con un senso neutro o peggiorativo a seconda del contesto:

  •  El vejete trae las copas (HK, 71);
  • Entre semana eran pasto de vejetes encorbatados (CR, 69).

ote/a

Questo suffisso funziona di norma come accrescitivo di tipo peggiorativo e gli esempi a seguire lo confermano:

  • ….Todavía quedan los últimos travelotes esperando al desesperado de turno (ME, 2);
  • Son las once y tus amigotes están todavía aquí (ME, 15);
  • Entonces intervino el super machote del encargado (CR, 106).

A volte l’accrescitivo serve per prendere in giro gli amici e, in questi casi, il valore peggiorativo si attenua:

  • Lucía era una pava grandota, bonita de cara (CR, 78);
  • Al Josemi le ponían cachondo sus piernotas (CR, 79);
  • Oh, Borjiña, no te pongas seriote (SO, 119);
  • El cabrón de Miguel sigue sanote; cuenta que continúa con su régimen vegetariano (SO, 275).

Addirittura, nell’ambito della droga, il contesto rende positivo il valore dato dal suffisso:

  •  Manolo, apaña tres rayotes (HK, 106);
  • No os podéis imaginar los pastillotes que había entonces (ME, 17);
  • ¿Otro tirote? (ME, 74).

4. Proposta di traduzione in italiano

Riflettendo su una proposta di traduzione in italiano delle formazioni derivate dal processo di suffissazione preso in esame, l’impressione è che si tratti di un’operazione difficile, poiché, come abbiamo visto dagli esempi, le alterazioni proposte dall’autore avvengono all’interno di una sfera, quella gergale giovanile, soggetta a diversi tipi di forze trasformatrici. In primo luogo, dobbiamo registrare le variazioni che occorrono da una generazione all’altra, quindi quelle di tipo diacronico destinate ad apparire, sparire o lessicalizzarsi nel tempo e,infine, le variazioni di tipo diatopico. Queste ultime costituiscono, probabilmente, l’aspetto più importante nel passaggio da una lingua all’altra, in quanto, in Italia, è meno possibile contare su una tradizione omogenea del gergo giovanile come invece accade in Spagna. Nel nostro paese, infatti, acquista molta importanza il cosiddetto piano “locale” (Banfi (1994) costituito da un lessico legato alla cultura e ai dialetti regionali, mentre in Spagna, pur esistendo espressioni tipiche di una certa zona, esse non rimangono quasi mai un’esclusiva di quell’area, ma si irradiano a poco a poco al resto del territorio nazionale.

Avendo lavorato negli ultimi anni, in ambito accademico, sulla narrativa di Mañas nei corsi di LM di Traduzione per l’Editoria con studenti provenienti da quasi tutte le regioni italiane, abbiamo avuto modo di constatare, a livello di linguaggio giovanile colloquiale, la veridicità della supremazia del piano locale su quello nazionale. Per quasi tutte le formazioni prese in considerazione, sarebbe infatti possibile offrire il termine corrispondente italiano locale, con risultati molto efficaci dal punto di vista espressivo. Pensando però a un ipotetico lettore italiano come destinatario della traduzione, si è preferito privilegiare, ove possibile, il piano nazionale, anche di origine dialettale, oppure quello “locale” più condiviso, finendo per attingere ad espressioni tipiche, soprattutto, della regione sede della nostra università, l’Emilia-Romagna. La consegna di traduzione, comunque, è stata quella di cercare in prima battuta termini o espressioni equivalenti in italiano, a loro volta oggetto di suffissazione valutativa.

Per quanto riguarda il primo suffisso, abbiamo segnalato la formazione negraca-negraco, peggiorativa rispetto alla base a cui si lega. Il suffisso italiano equivalente può essere –accio/a, con la variante –azzo/a, che entra nella formazione di sostantivi e aggettivi per lo più alterati, con valore peggiorativo, a volte accrescitivo. L’uso del primo suffisso porterebbe alla traduzione ‘negraccia/o’, la cui connotazione risulta eccessivamente dispregiativa, effetto che pare attenuato dalla variante ‘negrazza/o’.

Per quanto riguarda –arro/a, i termini che ritroviamo nella Tetralogía presentano come base denominale o aggettivale yonki e punk. Nel caso di punkarro, che dal contesto si deduce avere una valenza negativa, si è pensato di tradurre, per assonanza, con il termine ‘punkettaro’. Infatti, il suffisso –aro, pur prendendo le mosse dal romanesco, ha poi trovato ampia diffusione in ambito nazionale, venendo in genere applicato a termini di recente formazione dotati di un certo grado di espressività, da cui ‘paninaro’, ‘rockettaro’, ‘metallaro’, ‘casinaro’, ecc.

Nel caso di yonkarra è bene distinguere tra derivato denominale e derivato deaggettivale. Nel primo caso, lasciando perdere il suffisso, si può optare per l’italiano ‘tossica’ che, a differenza del termine di cui è abbreviazione, ‘tossicodipendente’, è frequente in ambito giovanile con valore dispregiativo, oppure per il neologismo ‘bucomane’. Come aggettivo, invece, accompagnato a look, si può ricorrere ai termini gergali regionali come ‘look da fattoni’ o ‘da rimastoni’, in cui appare l’accrescitivo spregiativo –one, o ancora all’espressione, appartenente al piano nazionale, ‘look da strafatti’.

Il suffisso –ato/a, come abbiamo visto, si trova più volte nella Tetralogía per riferirsi in modo dispregiativo a gruppi di bambinetti o ragazzini ritenuti inferiori e molesti per il loro comportamento. In italiano, per mantenere una parola suffissata, possiamo ricorrere a varianti regionali come ‘cinnazzo’ (emiliano), ‘bamboccio’ (romagnolo) o ‘pischello’ (romanesco), anche se attualmente nel gergo giovanile sul piano nazionale è molto accreditato il termine ‘bimbiminkia’ che ci pare particolarmente efficace.

Tra i suffissi valutativi più produttivi abbiamo visto trovarsi –azo/a che, a seconda del contesto in cui è collocato, conferisce una sfumatura di significato diversa della combinazione risultante.

Nel caso di morenaza,[4] usato per esprimere l’apprezzamento verso una bella ragazza, la soluzione traduttiva potrebbe essere ‘morettona’ (da ‘moretta’ più –ona, suffisso accrescitivo con sfumatura di tono positiva) o ‘moracciona’ (‘mora’ più accumulo di suffissi con la stessa sfumatura di tono) o ancora ‘morona’ (‘mora’ più l’accrescitivo –ona).

Diversi esempi citati nell’analisi del corpus trovano un corrispettivo in italiano facendo ricorso all’accrescitivo –one/a (‘villone’, ‘bacione’) o all’aggiunta dell’aggettivo ‘bel/bello/a’ davanti al sostantivo suffissato: ‘bel bicchierone’, ‘bella sniffatona’, ‘bella slinguazzata’, ecc., mentre riguardo a manaza e dedazos si possono impiegare gli accrescitivi dispregiativi ‘manaccia’ e ‘ditacce’.

Per gli esempi che si riferiscono a quelle derivazioni in cui il suffisso in spagnolo crea un effetto accrescitivo che può essere negativo o positivo a seconda della base o del contesto, la traduzione raramente si avvale di termini suffissati. Se si tratta di un apprezzamento, quasi sempre occorre aggiungere un aggettivo (temazo>gran pezzo, gramazos>bei grammi, detallazo>gran finezza), mentre in caso di accrescitivi peggiorativi ci si può avvalere di un equivalente volgare in italiano o di un rafforzativo altrettanto volgare (‘del cazzo’/‘di merda’). Nel caso di cuerpazo, chiara espressione di apprezzamento, si può optare per la traduzione ‘è fatta da dio’ oppure ‘ha un corpo da urlo’.

Anche –ero/a è un suffisso molto produttivo nel linguaggio giovanile spagnolo attuale e viene usato da Mañas per definire categorie di appartenenza che riguardano gli hobby, la musica, l’abbigliamento. Nel campo musicale esistono in italiano i corrispettivi di rockero> roc(c)kettaro, fiestero/bakaladero>raver, tecnomane rapero>rappettaro, rappettuso, rappone. Nella traduzione degli aggettivi guitarrero/a e hardcorera si perde, invece, la possibilità di un equivalente suffissato, mentre nel caso di cerveceros, per compensare, si può ricorrere al neologismo ‘birraiolo’.

Passando al campo della droga, pastillero trova l’equivalente gergale italiano ‘impasticcato’,[5] mentre porrero può essere reso con l’espressioni gergale ‘cannato’, ‘cannaiolo’ o ‘fumato’.

Per quanto riguarda la moda e i termini mochilero e chandalero l’unica possibilità di traduzione sembra attraverso il giro di parole o la specificazione: ‘gruppi di ragazzi zaino in spalla/con tuta’, ecc.

Infine, gli aggettivi setentero, ochentero e postochentero, anche se in italiano non mancano formazioni che hanno seguito un percorso simile (numero+suffisso) come ‘giottino’ e ‘sessantottino’, possono essere tradotti unicamente con l’espressione ‘anni Settanta’, ‘anni Ottanta’, ecc.

Per –eto/a/e, giocando coi suffissi italiani –ello/ella/etto/etti/uccio/occio, caso per caso si può ottenere la stessa sfumatura di significato: regordeta>paffutella, mariconcete>finocchietto, grametes>grammucci, guapete>belloccio, abuelete>nonnetto, amiguetes>amichetti. Per quanto riguarda vejete si può tradurre, a seconda del contesto, con ‘vecchietto’ se si vuole rendere una sfumatura leggermente compassionevole oppure con ‘vecchiardo’ o ‘bacucco’ se invece vi è una connotazione negativa.

Anche nel caso di –ote/a, trattandosi di un suffisso accrescitivo peggiorativo non è difficile in italiano trovare equivalenti suffissati come travelote>travone, amigote>amicone, machote>fustone.

In alcuni esempi, essendo leggermente attenuato il valore peggiorativo, abbiamo tradotto grandota>giandona, piernotas>gambone, seriote>musone, sanote>salutista.

Passando ai termini del campo semantico della droga, trattandosi di valutazioni positive, attraverso l’uso del suffisso –one/ona accrescitivo positivo avremo: rayote>strisciona, pastillote>pastiglione, tirote>sniffatona. Inoltre, per rafforzare il senso di gradimento possiamo sempre anteporre al sostantivo l’aggettivo ‘bello/a’.

5. Conclusioni

Nella narrativa spagnola contemporanea José Ángel Mañas rappresenta, senza dubbio, uno degli scrittori che più ha osato in termini di innovazione rispetto alla tradizione, soprattutto per aver reso protagonisti dei propri romanzi i giovani e il loro peculiare modo di esprimersi. In questo studio si è cercato di mettere in evidenza un aspetto della sperimentazione linguistica operata dallo scrittore madrileno, soprattutto nei suoi primi romanzi, legato all’impiego della suffissazione valutativa. Atraverso l’analisi dei principali suffissi del corpus di analisi preso in considerazione (la cosiddetta Tetralogía Kronen) si è visto come in Mañas tale procedimento sia particolarmente produttivo, e contribuisca a ricreare quella lingua variegata e originale, espressione della vitalità dei giovani spagnoli contemporanei. Si è poi cercato di vedere come gli esempi suffissati estrapolati dal corpus trovassero nella traduzione in italiano un possibile corrispondente, applicando lo stesso processo di formazione. Si è così notato le due lingue coincidono soprattutto nei casi  in cui viene impiegato un suffisso diminutivo o accrescitivo, privo di un valore particolarmente spregiativo. È quel che succede con –eto/a/e, in cui tutte le espressioni prese in considerazione trovano una possibile traduzione tramite suffissi, anche se in italiano ne entrano in gioco più di uno (–ello/ella/etto/etti/uccio/occio). Lo stesso vale per –ote/a in cui quasi tutti i suffissati vengono resi con l’addizione di –one/ona, impiegato per rendere anche i termini spagnoli in cui appare –azo/a (a parte due casi in cui abbiamo impiegato il peggiorativo –accio/a). Per quanto riguarda, poi, i termini riferiti al mondo musicale possiamo notare che l’italiano ha creato meno neologismi, limitandosi a ricorrere quasi sempre all’inglese: raver, techno, hard rock, hard-core, ecc., mentre, rispetto al mondo della droga, il gergo è piuttosto colorito e vario anche nella nostra lingua.

Il campione di termini preso in considerazione è un’evidente dimostrazione della creatività e vivacità linguistica di un autore come Mañas, in grado di creare parole o significati nuovi o inaspettati a partire dall’osservazione della realtà a lui più prossima, quella giovanile della sua città d’origine, Madrid. Il successivo passo di proposta di traduzione dei suffissati costituenti il campione esaminato ha costituito un’interessante riflessione sulle potenzialità dell’italiano all’interno del registro colloquiale e giovanile. Tutto sommato, pur riconoscendo alla lingua spagnola una maggiore vivacità e spontaneità, oltre che più coraggio nell’innovare, si è sperimentato che l’italiano integrato (“questa lingua italiana che assomma l’uso vivo del parlato agli usi della letterarietà”), proposto da Carmen Covito (1997), bene si presta, in traduzione, ad integrare le forme del parlato nel tessuto dell’italiano letterario.

Bibliografia

Banfi, Emanuele, e Alberto Sobrero (eds) (1992) Il linguaggio giovanile degli anni Novanta. Regole, invenzioni, gioco, Bari, Laterza.

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Note

[1] A partire da questo momento così identificati: Historias del Kronen (HK), Mensaka (ME), Ciudad Rayada (CR) e Sonko95 (SO).

[2] Il valore maschilista dell’espressione è confermato dalla presenza di morenaza nel dizionario María Moliner (se aplica como nombre calificativo a una persona particularmente a una mujer joven o a una niña, morena y guapa o atractiva), mentre morenazo non appare.

[3] CLAVE: s.m. Movimiento de la lengua para lamer o para coger algo con ella.

[4] ‘Morettone’ o ‘moraccione’ possono essere impiegati anche nel caso della traduzione del termine al maschile. Dal contesto, infatti, è possibile evincere uno spirito critico: È appena terminato l’ultimo video di Madonna e appare un morettone/moraccione con i denti troppo bianchi (SO, 86).

[5] Zingarelli 2002 -impasticcato: (gerg.) Che (Chi) fa uso di sostanze stupefacenti.

 

About the author(s)

Gloria Bazzocchi has been an associate professor at the University of Bologna since 2010. She researches mainly in translation and language, as well as in the contrast between Italian and Spanish. She is particularly interested in the translation of children’s literature, the translation of terminology used by young people, the translation of poetry, as well as the teaching of translation. She has participated in several national and international projects and collaborated with study centres and magazines in Spain. She is currently teaching Translation from Spanish into Italian and Translation for the Publishing Industry (Spanish).

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©inTRAlinea & Gloria Bazzocchi (2013).
"La suffissazione valutativa in José Ángel Mañas: una sfida per il traduttore italiano"
inTRAlinea Special Issue: Palabras con aroma a mujer. Scritti in onore di Alessandra Melloni
Edited by: Maria Isabel Fernández García & Mariachiara Russo
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