Special Issue: Palabras con aroma a mujer. Scritti in onore di Alessandra Melloni

Le concordanze dei periodi ipotetici tra italiano antico, dialetti italoromanzi ed italiano contemporaneo

By Marco Mazzoleni (University of Bologna, Italy)

Abstract & Keywords

English:

This paper deals with the question of the value of different verb forms in conditional sentences of Italo–Romance varieties, taking into account the dialects of Italy, Old Italian and the inner architecture of contemporary Italian.

From the modal perspective the Italo–Romance varieties distinguish higher probability vs lower probability constructions: in the first case the different tenses of the indicative are used to refer to past, present and future events, while in the second case the imperfect / pluperfect subjunctive and/or the simple / compound conditional are used (a)symmetrically to refer to non–past / past events respectively. Moreover, neostandard contemporary Italian uses the imperfect indicative to mark (past–present–future) counterfactuality, whereas in Old Italian and in most of the dialects of Italy the same verb form was used mainly to refer to lower probability past events.

Italian:

Questo contributo affronta il problema del valore delle diverse forme verbali nei periodi ipotetici delle varietà romanze presenti sul territorio italiano, prendendo in considerazione i dialetti italoromanzi ed i due strati sincronici dell’italiano antico e contemporaneo, considerato nell’articolazione diafasica, diamesica e diastratica del suo repertorio.

Dal punto di vista modale le varietà italoromanze distinguono i periodi ipotetici a probabilità alta, marcati con i diversi Tempi dell’indicativo in riferimento al passato, al presente ed al futuro, da quelli a probabilità bassa, marcati con le varie forme più o meno conservative o innovative di congiuntivo imperfetto e piuccheperfetto e/o di condizionale semplice e composto per il riferimento al non–passato ed al passato; inoltre per la controfattualità l’italiano neostandard contemporaneo è caratterizzato dall’uso dell’imperfetto indicativo ipotetico in sostituzione del congiuntivo piuccheperfetto e/o del condizionale composto, una concordanza testimoniata anche in alcuni dialetti italoromanzi e che in italiano antico era invece utilizzata per la probabilità bassa nel passato

Keywords: Romance linguistics, Concordances of moods and tenses in conditional sentences, Dialects of Italy, Old Italian, Sociolinguistic varieties of contemporary Italian, Linguistica romanza, Concordanze dei Modi e dei Tempi nel periodo ipotetico, Dialetti italoromanzi, Italiano antico, Varietà del repertorio dell’italiano contemporaneo

©inTRAlinea & Marco Mazzoleni (2013).
"Le concordanze dei periodi ipotetici tra italiano antico, dialetti italoromanzi ed italiano contemporaneo"
inTRAlinea Special Issue: Palabras con aroma a mujer. Scritti in onore di Alessandra Melloni
Edited by: Maria Isabel Fernández García & Mariachiara Russo
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Permanent URL: http://www.intralinea.org/specials/article/2001

Si avisse fatto a n’ato
chello ch’e fatto a mme
st’ommo t’avesse acciso

(de Curtis, 1951)*

 

0. Introduzione

In questo articolo intendo affrontare il problema del valore delle diverse forme verbali testimoniate nei periodi ipotetici delle varietà romanze presenti sul territorio italiano, prendendo in considerazione i dialetti italoromanzi ed i due strati sincronici dell’italiano antico e contemporaneo: in quanto segue parlerò quindi fondamentalmente dell’insieme delle varietà italoromanze, che costituiscono il repertorio territoriale disponibile al quale i/le parlanti attingono per la costruzione dei proprî repertori personali, ma cercherò anche di mostrare almeno qualche caso di interazione dinamica tra le concordanze dei periodi ipotetici di varietà diverse appartenenti ad un medesimo repertorio individuale[1].

Passando all’organizzazione interna del mio lavoro, in primo luogo riassumerò le caratteristiche di base del periodo ipotetico (§ 1), per illustrare in séguito le concordanze più comuni dei Modi e dei Tempi (§ 2), occupandomi prima dei dialetti italoromanzi (§ 2.1) e poi dell’italiano antico (§ 2.2.1) e contemporaneo (§ 2.2.2), considerato nell’articolazione diafasica, diamesica e diastratica del suo repertorio; infine presenterò le mie conclusioni sul problema del valore delle forme verbali di indicativo, congiuntivo e condizionale nei periodi ipotetici delle varietà italoromanze (§ 3).

1. Sintassi e semantica

Dal punto di vista sintattico un periodo ipotetico è tipicamente un costrutto ipotattico, in cui la protasi viene introdotta da una congiunzione subordinante che la collega all’apodosi; dal punto di vista semantico il connettore instaura un rapporto condizione–conseguenza tra i contenuti espressi dalle due frasi, che non vengono implicitati (entailed) bensì ipotizzati: la pertinenza comunicativa dell’apodosi e/o la verità del suo contenuto vengono poste in dipendenza dalla verità del contenuto della protasi, ma il mittente non si impegna rispetto alla fattualità dei due contenuti, segnalandone invece il grado di probabilità epistemica (cfr. ad es. Comrie 1986: 92). Si possono così configurare costrutti a probabilità alta (1a) vs bassa (1b), nei due casi con le diverse articolazioni temporali disponibili.[2]

(1) a. Se sono/sarò stanco resto/resterò a casa.
  b. Se fossi/fossi stato stanco resterei/sarei rimasto a casa.

L’interazione tra sintassi e semantica può portare a concordanze simmetriche o asimmetriche (cfr. ad es. Harris 1986: 432s.): visto che protasi ed apodosi costituiscono un’unità semantica le loro forme verbali possono essere identiche, nella cosiddetta temporal and modal harmony, tipologicamente più comune nei costrutti a probabilità bassa; ma dal punto di vista sintattico la protasi è di norma una frase subordinata e può quindi avere forme verbali specifiche, diverse da quelle dell’apodosi, situazione più comune nei costrutti a probabilità alta.[3]

2. Le concordanze dei periodi ipotetici italoromanzi

Nei costrutti a probabilità alta il sistema latino originario non ha subito mutamenti particolari, se non per quanto riguarda le innovazioni tempo–aspettuali condivise in generale dalle lingue romanze: protasi ed apodosi hanno di norma il verbo all’indicativo, e l’articolazione temporale prevede un’opposizione deittica tra almeno un passato, un presente ed un futuro con le corrispondenti forme composte anaforico–perfettive, anche se la concordanza più comune mostra poi il doppio presente indicativo.

Invece nei costrutti a probabilità bassa i mutamenti sono stati numerosi e significativi ed hanno dato luogo a diverse concordanze dalla distribuzione geografica irregolare, pur nel rispetto delle tendenze tipologiche (cfr. Comrie 1986: 93s.) peraltro già presenti anche in latino: l’articolazione temporale oppone di norma un passato ad un non–passato, ed è caratterizzata dal tense backshifting, cioè dall’uso di un Tempo passato (preferibilmente imperfettivo) in riferimento al non–passato (2a) e quindi di un passato composto anaforico–perfettivo in riferimento al passato (2b).

(2) a. Si facissi tiempu buonu iu cantassi [= canterei] (siciliano, da Harris 1986: 413, nota 15).
  b. Si l’avissi vistu m’avissiru [= avrebbero] sintutu (siciliano, da Holtus et al. 1988: 725).

2.1. I costrutti a probabilità bassa nei dialetti italoromanzi

In questo paragrafo non caratterizzerò in modo diatopicamente fine le diverse concordanze dei dialetti italoromanzi, ma sintetizzerò i dati già noti disponibili grazie a Rohlfs (1949–54) ed ai più recenti saggi raccolti in Harris e Vincent (1988) ed in Holtus et al. (1988) (d’ora in poi HV e LRL IV), riassunti ad es. in Mazzoleni (1997).

La forma più rara e conservativa di congiuntivo imperfetto italoromanzo (cfr. Rohlfs 1949–54, § 564 e poi Harris 1986: 409–12) è quella direttamente derivata dal congiuntivo imperfetto latino (AMAREM), mentre il congiuntivo piuccheperfetto (AMAUISSEM), che in latino classico esprimeva l’irrealtà nel passato ed ha poi subito il backshifting verso il significato di probabilità bassa nel non–passato (sostituendo già in latino volgare il congiuntivo imperfetto – cfr. Rohlfs 1949–54, § 560), è la forma base di congiuntivo imperfetto, testimoniato in concordanze simmetriche (2a) – e nella forma composta in riferimento al passato (2b) –, ma presente soprattutto nella protasi combinato con varie forme di condizionale nell’apodosi, come ad es. nell’italiano standard contemporaneo (1b).

Già in latino classico il congiuntivo piuccheperfetto dell’apodosi poteva essere sostituito dal piuccheperfetto indicativo (AMAUERAM), che ha poi subito il normale tense backshifting al non–passato e di cui in riferimento al passato si trova perciò la forma composta (cfr. Rohlfs 1949–54, § 751); ma nell’apodosi si trovano più spesso gli ésiti delle perifrasi costruite secondo lo schema AMARE + HABUI/HABEBAM, mentre in un’altra concordanza asimmetrica il verbo dell’apodosi si basa sull’infinito seguito dalla desinenza in -issem del congiuntivo piuccheperfetto latino. Esistono poi almeno alcuni casi di concordanza asimmetrica “rovesciata” – che come suggerisce Bentley (2000: 173) non vanno per forza considerati sistematici – con il congiuntivo nell’apodosi ed un condizionale nella protasi (cfr. Rohlfs 1949–54, § 753):

(3)

si putarría [potrei => potessi] vení, nun nce penzasse [pensassi => penserei] doie vote [due volte] (napoletano, da LRL IV: 657s.).

A partire dalle concordanze asimmetriche alcuni dialetti hanno poi ricostituito l’originaria simmetria latina estendendo il condizionale alla protasi (cfr. ad es. Rohlfs 1949–54, §§ 746 e 753), mentre un’altra concordanza simmetrica ha l’imperfetto indicativo derivato dalla corrispondente forma latina de conatu (cfr. Rohlfs 1949-54, § 749), utilizzata per stati di cose quasi accaduti – e quindi non accaduti – nel passato (4a):[4] anche questa forma ha però subito il backshifting verso il non–passato (4b), dando luogo a concordanze – presenti soprattutto nella cosiddetta “area Rohlfs” (cfr. Rohlfs 1949–54, § 748), ma ad es. anche in Lazio (cfr. D’Achille 1990: 300, nota 15) ed in Sardegna – dove per il passato compare perciò il piuccheperfetto (tradizionalmente “trapassato prossimo”) indicativo (4c).

(4) a. si sapevo [=> avessi saputo], nun te lo dicevo [=> avrei detto] (romanesco, da Rohlfs 1949–54, § 749).
  b. si fipo [ero => fossi] riku, kompraio [compravo => comprerei] una bella domo [casa] (nuorese, da HV: 343).
  c. si fipo [ero => fossi] istatu riku, aio [avevo => avrei] kumpratu una bella domo (id., ibid.).

L’imperfetto indicativo si può però anche infiltrare nelle normali concordanze asimmetriche, sostituendo il congiuntivo o (più di rado) il condizionale in due diverse concordanze “miste irreali”: nella prima la forma si riferisce al passato (5) e nella seconda (per backshifting) al non–passato (6a), dove quindi per il passato si trova il piuccheperfetto indicativo (6bc).

(5) se no ti vignivi [=> fossi venuto], me gavaria rabià [sarei arrabbiato] (triestino, da Rohlfs 1949–54, § 753).

(6) a. si tu sapía [sapevi => sapessi] per ciò ch’ella ride, un parleristi cusí (corso, Id., § 750).
  b. si avìa [avevo => avessi] fattu in tempu, sarìa [sarei] venuto a’ [alla] festa (calabrese, a Reggio e Catanzaro – comunicazione personale di Gaetana Barbalaci).
  c. si aerepo jutu [avevo avuto => avessi avuto] sas alas a volare, fipo [ero => sarei] volatu a ti vídere (sardo, da HV: 343).

E qui credo sia necessaria una precisazione terminologico–concettuale: nella concordanza “mista reale” – cfr. la nota 3 con gli ess. (i) e (ii) – protasi ed apodosi hanno due forme verbali diverse che configurano l’opposizione tra probabilità alta e bassa all’interno di uno stesso dialetto (un medesimo sistema langue); invece in quella “mista irreale” le diverse forme verbali delle due frasi hanno lo stesso senso – la probabilità bassa nel passato/non–passato – ma appartengono a due varietà diverse, che interagendo dinamicamente all’interno di un repertorio individuale danno luogo ad enunciati (cioè, ad atti di parole) contraddistinti da questa doppia caratterizzazione formale.

2.2. L’italiano nel panorama italoromanzo

Dopo aver ricordato le più comuni concordanze dei Modi e dei Tempi testimoniate per i costrutti a probabilità bassa nei dialetti italoromanzi in generale, mi occuperò ora con una prospettiva più specifica e ravvicinata (possibile anche per la maggior quantità e qualità di dati disponibili) dell’italiano antico (§ 2.2.1) e contemporaneo (§ 2.2.2), riprendendo sinteticamente quanto già presentato ad es. in Mazzoleni (2002; 2010).

Per i costrutti a probabilità alta nei due strati sincronici vale comunque quanto anticipato in generale all’inizio del § 2: in protasi ed apodosi si possono trovare diverse combinazioni di Tempi (tenses) dell’indicativo, fra le quali voglio però qui citare almeno quella – sia pur meno comune – riferita al passato con ad es. l’imperfetto ed il piuccheperfetto (7), che non va però confusa con quella formalmente simile dei costrutti a probabilità bassa esemplificata in (4abc) perché si riferisce a stati di cose non ipotizzati ma presentati come fattuali.

(7)

[…] mi sono fermato al bar a bere un bicchiere, e lì Sergio mi ha detto che Musiani mi stava cercando.

Cos’è che vuole, gli ho chiesto.

Lui ha alzato le spalle. A me ha detto soltanto che aveva bisogno di te. Che c’era da fare dei soldi.

[…]. Questo Musiani era uno che i quattrini li faceva girare, sempre con le mani in pasta in un affare o in un altro. Se aveva detto che c’era da guadagnarci qualcosa, era vero. (Rigosi 1999: 13s.).

2.2.1. L’italiano antico

Nei costrutti a probabilità bassa dell’italiano antico la concordanza più diffusa è quella asimmetrica con il congiuntivo nella protasi ed un condizionale nell’apodosi: nella poesia toscana delle Origini (come in quella siciliana) si trova anche il condizionale in -HABEBAM, ma la forma dominante è quella in -HABUI, riferita sia al non–passato (8ab) che al passato (9ab) in esempî che in entrambi i casi possono essere sia possibili – (8a) e (9b) – che irreali – (8b) e (9a).

(8) a. Se voi sentiste come ’l cor si dole, / dentro dal vostro cor voi tremereste / […] (Cavalcanti, 19, vv. 11s.).
  b. Or, s’ella fosse vestita d’un’uzza [ampia veste] / con cappellin’ e di vel soggolata [fasciata sotto il mento] / ed apparisse di dìe accompagnata / d’alcuna bella donna gentiluzza, / tu non avresti niquità [rabbia] sì forte / né saresti angoscioso sì d’amore / […] (Cavalcanti, 51, vv. 5-10).

(9) a. Ben mi piace. E se così avessi detto in prima, tutto questo non ci sarebbe stato (Novellino, 96, rr. 59s.).
  b. […] quando ella apparia da parte alcuna, per la speranza de la mirabile salute [saluto] nullo nemico mi rimanea, anzi mi giugnea [nasceva in me] una fiamma di caritade, la quale mi facea perdonare a chiunque m’avesse offeso; e chi [=> se qualcuno] allora m’avesse domandato di cosa alcuna, la mia risponsione sarebbe stata solamente “Amore” […] (Vita nuova, cap. 11, § 1).

Nel corpus utilizzato per Mazzoleni (2010) non ci sono casi di doppio imperfetto indicativo (cfr. § 2.1), ma si trovano apodosi con questa forma verbale in luogo del condizionale composto combinate a protasi al congiuntivo in costrutti riferiti al passato – di nuovo esempî della concordanza “mista irreale”, che anche in questo caso possono risultare sia irreali (10a) che possibili (10b):

(10) a. […] e prego umilemente a lei tu guidi / li spiriti fuggiti del mio core, / che per soverchio de lo su’ valore / eran [=> sarebbero stati] distrutti, se non fosser vòlti [tornati indietro] / […] (Cavalcanti, 9, vv. 47-50).
  b. E chi [=> se qualcuno] avesse voluto conoscere Amore, fare lo potea [=> avrebbe potuto] mirando lo tremare de li occhi miei (Vita nuova, cap. 11, § 2).

Il doppio imperfetto indicativo riferito al passato si trova però nella storia dell’italiano (cfr. spec. D’Achille 1990: 295–311) già nel Cinquecento (11), come anche alcuni casi di concordanza “mista irreale”, dove la forma rimpiazza non solo il condizionale composto (12a) ma anche il congiuntivo piuccheperfetto (12b):

(11) se io non vi conoscevo [=> avessi riconosciuto] presto, io vi davo [=> avrei dato] con questo stocco (Machiavelli, Mandr. 4, 9 – cit. in Rohlfs 1949–54, § 749).

(12) a. se fussi corso più che pardo, non potevi [=> saresti potuto] giungere a tempo (Ariosto, Cass. 4, 2 – Id., § 753).
  b. creduto avria [avrei] che fosse statua finta…, se non vedea [=> avessi visto] la lacrima distinta (Ariosto, Orl. Fur. 10, 96 – ibid.).

2.2.2. L’italiano contemporaneo

Nell’italiano formale standard i costrutti a probabilità bassa hanno le stesse forme dell’italiano antico: il congiuntivo si combina con il condizionale sia per il non–passato (13ab) che per il passato (14ab), in esempî che in entrambi i casi risultano di nuovo sia possibili – (13a) e (14b) – che irreali – (13b) e (14a).

(13) a. Se quest’anno vincessi la lotteria, farei il giro del mondo (da Bentley 2004, § 2).
  b. Se lo sapessi, Zeno, te lo direi. Ma non lo so, va bene? (Geda 2011: 189).

(14) a. Se avessimo saputo in tempo del tuo matrimonio ti avremmo mandato almeno un telegramma di congratulazioni.
  b. L’albatros che [=> se un albatros] avesse sorvolato quel lembo d’oceano per ore e ore non avrebbe scorto altro che un’immensa distesa d’acqua, e solo dopo numerose volute nel cielo, aguzzando la vista, avrebbe riconosciuto una piccola macchia. Attratto dal segno, l’avrebbe puntato dapprima in obliqua picchiata, poi più cauto […] (Mari 1991: 5).

Nel parlato informale le componenti diatopiche dei repertori individuali possono interferire con la concordanza dello standard, dando luogo a calchi e/o a fenomeni di ipercorrettismo da cui risultano costrutti simmetrici al congiuntivo (15a) o al condizionale (15b), e sporadicamente anche casi di concordanza asimmetrica “rovesciata” con il congiuntivo nell’apodosi ed il condizionale nella protasi (15c):

(15) a. Se potessi, lo facessi [= farei] (in Sicilia, da Sgroi 1979–80: 201).
  b. Se ttu mi chiameresti [= chiamassi] io // verrei! (a Palermo, da Castiglione 2006: 217).
  c. Commissario, e se io parlerei [= parlassi], li mandasse [= manderebbe] lei i soldi a mia madre? (dal film Il camorrista di Giuseppe Tornatore, del 1986, con fra gli altri Ben Gazzara, Leo Gullotta, Marzio Onorato e Franco Interlenghi – ispirato al romanzo di Giuseppe Marrazzo).

I casi di questo tipo vengono di solito ascritti all’italiano popolare (cfr. Berruto 1983) o substandard, varietà dell’italiano contemporaneo che però non credo vada considerata un sistema langue in senso proprio quanto piuttosto una sua componente diastratica, perché si tratta di enunciati (atti di parole) che mostrano l’interazione fra paradigmi formali di varietà diverse, appartenenti sì ad un repertorio individuale ma delle quali il/la parlante ha una competenza disomogenea, evidentemente meno sicura nel controllo attivo dello standard.

Nell’italiano della conversazione quotidiana (cfr. Nencioni 1989: 296), assimilabile all’“italiano dell’uso medio”, che si distacca dallo standard per avvicinarsi al parlato integrando fenomeni dei dialetti e degli italiani regionali (cfr. Sabatini 1985: 167 e 155), e che quindi non risulta troppo dissimile dal neostandard, per i costrutti a probabilità bassa nel passato si sono però ormai stabilizzati il doppio imperfetto indicativo (16a) e le due possibili combinazioni della concordanza “mista irreale”, quella con l’imperfetto indicativo e il condizionale composto (16b) e quella con il congiuntivo piuccheperfetto e l’imperfetto indicativo (16c).

(16) a. Se arrivavamo [=> fossimo arrivati] prima trovavamo [=> avremmo trovato] posto (da LRL IV: 765).
  b. Se lo facevi [=> avessi fatto] ne sarei stata felice (dal film La ragazza con la valigia di Valerio Zurlini, del 1960, con fra gli altri Claudia Cardinale, Jacques Perrin, Romolo Valli e Corrado Pani).
  c. Se me lo avessi detto, te lo mandavo [=> avrei mandato] (in Sicilia, da Sgroi 1979–80: 199s.).

Questi tipi di concordanza, già presenti alle Origini ed in alcuni dialetti italoromanzi (cfr. i §§ 2.1 e 2.2.1), si trovano oggi anche nei quotidiani – anche se in (17a) viene messo in scena del parlato, che dato il mittente non dovrebbe essere però troppo informale –, e non erano sconosciuti neppure alla scrittura letteraria dell’Ottocento – (18a) e (19a) – e del Novecento – (17b), (18b) e (19b):

(17) a. A vuoto il primo attacco socialista. Andreotti: “Se Cossiga lo chiedeva [=> avesse chiesto] firmavo [=> avrei firmato] io” (La Repubblica, 2 luglio 1991: 11).
  b. Se non era [=> fosse stato] lesto a scansarsi, gliela rompevo [=> avrei rotta] sulla testa (Bacchelli i, p. 302 – cit. in Herczeg 1976: 405).

(18) a. Se Lucia non faceva [=> avesse fatto] quel segno, la risposta sarebbe probabilmente stata diversa (Manzoni, Promessi sposi, cap.III – cit. in Nencioni 1989: 296).
  b. Mio padre ha lottato cinquant’anni e se non c’eri [=> ci fossi stata] tu […] avrebbe dovuto capitolare (Pratolini, Lo Scialo 423 – cit. in Herczeg 1976: 406).

(19) a. In fe’ d’Ercole, se io non avessi provato, io non poteva [=> avrei potuto] mai credere (Leopardi, 148 – cit. in Serianni 1988, cap. XIV, § 150).
  b. Se avessi preso la carrozza, questo non accadeva [=> sarebbe accaduto] (Serao, “Storia”, 60 – cit. in Rohlfs 1949–54, § 753).

Nei costrutti a probabilità bassa del neostandard l’imperfetto indicativo può però riferirsi non solo al passato ma anche al presente (20a),[5] o addirittura al futuro come nell’apodosi di (20b); e mentre i costrutti dello standard al congiuntivo e condizionale sono interpretabili sia come possibili che come irreali – cfr. (13ab) e (14ab) –, quelli del neostandard con il doppio imperfetto indicativo sono sempre solo controfattuali (cfr. Mazzoleni 2002: 76):

(20) a. Se tu mi avessi ascoltato, a quest’ora eri [=> saresti] contento (da Ronconi 1944–45: 66).
  b. Se lo spedivi [=> avessi spedito] stamattina arrivava [=> sarebbe arrivato] domani (in un ufficio postale di Forlì la sera del 2 novembre 2011).

3. Conclusioni

In questo lavoro ho tentato di riassumere il ventaglio di opzioni formali disponibili nelle varietà italoromanze per le concordanze dei periodi ipotetici, distinguendo quelli a probabilità alta da quelli a probabilità bassa. I primi hanno l’indicativo in protasi ed apodosi, mentre nei secondi le diverse forme di congiuntivo e condizionale si combinano in concordanze simmetriche (presenti non solo nei dialetti italoromanzi ma anche nell’italiano substandard contemporaneo), o in concordanze asimmetriche con un congiuntivo nella protasi ed un condizionale nell’apodosi (come ad es. in italiano antico ed in quello standard contemporaneo), ma anche viceversa con un condizionale nella protasi ed un congiuntivo nell’apodosi – le pur sporadiche e non sistematiche concordanze asimmetriche “rovesciate” (testimoniate di nuovo non solo nei dialetti italoromanzi ma anche nell’italiano substandard contemporaneo); a tutto ciò per i costrutti a probabilità bassa vanno aggiunte le due concordanze al doppio imperfetto indicativo, riferite l’una al passato e l’altra al non–passato, e le due corrispondenti concordanze “miste irreali” dove l’imperfetto indicativo rimpiazza il congiuntivo o il condizionale (cfr. i §§ 2.1, 2.2.1 e 2.2.2 in fine). Contrariamente alla tendenza tipologica generale ricordata alla fine del § 1, nelle varietà italoromanze sono quindi i costrutti a probabilità alta ad essere modalmente armonici, mentre quelli a probabilità bassa possono risultare sia armonici che non–armonici.[6]

La comparsa delle diverse forme di congiuntivo e/o condizionale non comporta commutazioni di significato per i costrutti, che risultano comunque a probabilità bassa in opposizione alla probabilità alta di quelli con il doppio indicativo: nell’insieme delle varietà italoromanze possiamo quindi considerare le varie forme di congiuntivo e condizionale come allomorfi non condizionati quando occorrono in concordanze simmetriche, mentre in quelle asimmetriche saranno allomorfi condizionati dallo statuto sintattico della frase (subordinata o sovraordinata) in cui compaiono. Discorso parallelo si può fare anche per le concordanze al doppio imperfetto indicativo e per le corrispondenti concordanze “miste irreali” di alcuni dialetti italoromanzi e dell’italiano antico, ricordandone però la doppia scansione temporale (cfr. § 2.1 in fine): l’imperfetto indicativo riferito al passato sarà così un allomorfo del congiuntivo piuccheperfetto e/o del condizionale composto – cfr. gli esempi (4a), (5), (10ab), (11) e (12ab) – mentre quello riferito al non–passato sarà un allomorfo del congiuntivo imperfetto e/o del condizionale semplice – esempi (4b) e (6a) –, con il piuccheperfetto indicativo come allomorfo del congiuntivo piuccheperfetto e/o del condizionale composto – (4c) e (6bc).

Invece nei costrutti a probabilità bassa dell’italiano neostandard contemporaneo (cfr. § 2.2.2 in fine) il doppio imperfetto indicativo si può riferire sia al passato che al non–passato (20ab), ed il suo valore epistemico non è più la probabilità bassa come in italiano antico – cfr. gli esempi (10ab), rispettivamente irreale e possibile – ma proprio la controfattualità. In questa varietà l’articolazione modale del periodo ipotetico oppone quindi i costrutti possibili a quelli irreali, con una ristrutturazione di tipo “catastrofico” che ha però portato ad una concordanza che rispetta le tendenze tipologiche generali ricordate alla fine del § 1 ed all’inizio del § 2: la temporal and modal harmony, la sottodeterminazione temporale rispetto a quelli a probabilità alta, ed il tense backshifting, cioè l’uso di un Tempo passato – preferibilmente imperfettivo – per riferirsi (anche) al non–passato.

Bibliografia

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Note

*  “Se tu avessi fatto a un altro quello che hai fatto a me quest’uomo ti avrebbe ucciso”.

[1] Innanzitutto voglio ringraziare Gabriele Bersani Berselli, Francesco Giardinazzo e Giovanni Nadiani per i consigli ricevuti durante la stesura di questo contributo (una rielaborazione sintetica di Mazzoleni 2012), le cui imperfezioni residue sono però da ascrivere soltanto all’autore; in secondo luogo voglio subito avvisare il/la lettore/trice che – data la mia prospettiva solo sintattica e semantica – presenterò gli esempî dialettali o con la forma adottata nelle fonti citate o con una grafia italianeggiante, ovviamente approssimativa rispetto alla realtà fonetico–fonologica originaria.

[2] Come si vedrà più avanti (cfr. i §§ 2.2.1–2), nell’italiano antico ed in quello standard contemporaneo i costrutti al congiuntivo piuccheperfetto e condizionale composto sono interpretabili sia come irreali – (9a) e (14a) – che come possibili – (9b) e (14b) – nel passato, e quelli al congiuntivo imperfetto e condizionale semplice sono interpretabili sia come possibili – (8a) e (13a) – che come irreali – (8b) e (13b) – nel non–passato, e lo stesso accade anche nella scripta degli antichi volgari d’Italia (cfr. Bentley 2004, § 3.1): perciò, come ho già fatto in Mazzoleni (1997; 2002; 2010), di séguito continuerò a non utilizzare la tricotomia casus realis/possibilis/irrealis della tradizione grammaticale italiana, ma la più recente (ed ormai stabilizzata nella letteratura tipologica) opposizione binaria tra costrutti a probabilità alta vs bassa.

[3] Inoltre il mittente può assegnare ai contenuti delle due frasi un diverso grado di probabilità epistemica (cfr. Harris 1986: 411, nota 9) con la concordanza “mista reale”, che può avere ad es. l’indicativo nella protasi ed un condizionale nell’apodosi (i) o il congiuntivo nella protasi e l’indicativo nell’apodosi (ii): si tratta di un caso di modal sequencing (cfr. Vincent e Bentley 1995: 15), strategia la cui applicazione porta a costrutti modalmente non–armonici.

(i) se chà se bangna sterele [se qua fa il bagno (una donna) sterile], toste se’ gravedàra [resterebbe incinta] (napoletano antico, cit. in Rohlfs 1949–54, § 753).

(ii) se lo hommo avesse ulcera, chisto càntaro [(il contenuto di) questo vaso] sànalo [lo guarisce] (id., ibid.).

[4] Dai dati riportati da Bentley (2004, § 3.3) emerge però che in gran parte degli antichi volgari d’Italia l’imperfetto indicativo non esprimeva più l’irrealtà ma la probabilità bassa nel passato.

[5] Che è un caso di concordanza “mista irreale” caratterizzato inoltre dal temporal sequencing (cfr. di nuovo Vincent e Bentley 1995: 15), cioè da uno scarto tra lo stato di cose passato della protasi e quello presente dell’apodosi.

[6] Va poi ricordato che i costrutti a concordanza “mista reale” (cfr. la nota 3) sono per definizione modalmente non–armonici, perché il mittente li utilizza proprio per dare un diverso grado di probabilità epistemica ai due contenuti espressi. 

 

About the author(s)

Teacher of Italian Linguistics at the Department of Interpreting and Translation of the University of Bologna - Alma Mater Studiorum

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©inTRAlinea & Marco Mazzoleni (2013).
"Le concordanze dei periodi ipotetici tra italiano antico, dialetti italoromanzi ed italiano contemporaneo"
inTRAlinea Special Issue: Palabras con aroma a mujer. Scritti in onore di Alessandra Melloni
Edited by: Maria Isabel Fernández García & Mariachiara Russo
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