Special Issue: Palabras con aroma a mujer. Scritti in onore di Alessandra Melloni

Titolistica e traduzione giornalistica

By Sara Bani (University of Catania, Italy)

Abstract & Keywords

English:

A title is the first key through which readers interpret a journalistic text; however, in many cases, information transparency is sacrificed in favour of more trenchant and less clear formulations, mainly aiming at catching the reader’s attention. In the case of articles translated from foreign newspapers, it is up to the Italian editorial staff to decide whether and how to translate the titles. The study of a corpus of journalistic texts translated from Spanish into Italian highlights the trend of substituting the original title with a new one, following a textual domestication process involving the use of stylemes that are typically used for Italian titles and the attribution of more importance to the author of the original texts. Such phenomena contribute to making the translated text more appealing to Italian readers.

Italian:

Il titolo costituisce una prima chiave di interpretazione del testo giornalistico, sebbene in molti casi la trasparenza informativa sia sacrificata a favore di formulazioni più incisive e meno chiare, che puntano soprattutto ad attirare l’attenzione del lettore. Nel caso di articoli tradotti da testate straniere, starà alla redazione italiana decidere se e come tradurre il titolo che li accompagna. Lo studio di un corpus di testi giornalistici tradotti dallo spagnolo all’italiano evidenzia la tendenza a rimpiazzare il titolo originale con una creazione ex novo, secondo un processo di addomesticamento testuale che prevede l’uso di stilemi tipici della titolistica italiana e l’attribuzione di un maggiore protagonismo all’autore dell’originale, due fenomeni che contribuiscono ad aumentare l’appetibilità del testo tradotto per il nuovo pubblico italiano.

Keywords: translated journalism, titles, traduzione giornalistica, Spanish-Italian, titolistica, spagnolo-italiano

©inTRAlinea & Sara Bani (2013).
"Titolistica e traduzione giornalistica"
inTRAlinea Special Issue: Palabras con aroma a mujer. Scritti in onore di Alessandra Melloni
Edited by: Maria Isabel Fernández García & Mariachiara Russo
This article can be freely reproduced under Creative Commons License.
Permanent URL: http://www.intralinea.org/specials/article/1982

Ho un enorme debito di gratitudine nei confronti della prof.ssa
Melloni, e come me lo hanno anche, più o meno consapevolmente, tutti
quegli studenti che, fin dal 1995, hanno scelto di studiare lo
spagnolo come prima lingua a Forlì.
Ho capito solo molto tempo dopo essermi laureata che, senza il suo
impegno e la sua lotta in difesa dello spagnolo, questa scelta non
sarebbe stata possibile.
Per questo sono felice di avere finalmente l'occasione, pur con un
colpevolissimo ritardo, di ringraziarla: la prof.ssa Melloni - Sandra
- ha dato a me e a tante altre persone la possibilità di mettere al
primo posto lo spagnolo e di farne, nel mio come in tanti altri casi,
una passione e una professione.

1. Introduzione

1.1 Le funzioni del titolo giornalistico

Secondo la definizione proposta da Hoek nel suo classico sulla titologia[1] (1981: 17), il titolo sarebbe «l'ensemble de signes linguistiques (mots, phrases, voire textes) qui peuvent figurer en tête d'un texte pour le désigner, pour l'identifier, pour en indiquer le contenu global et pour allécher le public visé».

Nell'ambito della sua teoria sulla transtestualità, Gérard Genette (1989 e 1997[2]) fa rientrare il titolo tra gli elementi del paratesto, un termine coniato per indicare tutti quegli elementi testuali e grafici che circondano e completano un testo: più specificamente il paratesto si dividerebbe, in base alla collocazione dei diversi elementi, in peritesto (elementi più vicini) ed epitesto (elementi più lontani). In ambito giornalistico fanno parte del peritesto, oltre al titolo, altri elementi di supporto quali il sopratitolo (detto anche occhiello), il sottotitolo, il sommario, il catenaccio, ma anche le didascalie o i titoli interni al testo, che lo dividono in sezioni.

Dalla definizione di Hoek si evincono tre funzioni principali del titolo: identificare l'opera, designarne il contenuto e attirare il lettore. Parlando specificamente di titoli giornalistici, Emilio Alarcos Llorach (1973) enumera tre funzioni sostanzialmente sovrapponibili a quelle enunciate da Hoek: la prima e più importante è fornire un'“etichetta” al testo, stabilendo con quest'ultimo un collegamento univoco (fatte salve le eccezioni, costituite da titoli identici usati per testi diversi); la seconda è «adecuar las referencias reales de los titulares y la noticia», mentre la terza e ultima consiste nel destare l'interesse del lettore (Gómez Mompart 1982 parla di garra).

La finalità che i quotidiani curano di più sembra essere proprio la seduzione del lettore (i titoli avrebbero in questo senso una funzione fatica, di appello al lettore, come indica Nord, 1995: 264), anche a scapito della funzione informativa. Si tratta di un fenomeno riconducibile, tra le altre cose, alla cosiddetta settimanalizzazione dei quotidiani, una tendenza segnalata da diversi studiosi (vedi per esempio Dardano 1986: 450 e 468) che consiste nell'emulazione di linguaggi e modalità espressive di altri media, in primis la televisione. Per cercare di non perdere terreno rispetto al mezzo televisivo, i quotidiani hanno cominciato a usare, come indica Bonomi (2003: 129), una lingua caratterizzata dall'invadenza del discorso diretto e dalla scarsa separazione tra notizia e commento, aumentando lo spazio riservato a tribune politiche, commenti e analisi di esperti. In questo senso i titoli costituiscono una sorta di vetrina del giornale, che serve a invogliare il lettore all'acquisto e alla lettura.

La seduzione del lettore passa non soltanto dalla parola, ma anche da espedienti di tipo grafico, visivo o iconico. Come segnala Hernández Guerrero (2004: 272): «el periodista no sólo ha de escribir un título, sino que debe pensar cuál será su presentación en función de diferentes variables (página, sección, importancia de la noticia, contexto en relación con otras informaciones, cuerpo y tipo de letras, número de columnas, etc.)».

Considerando la disposizione grafica dei titoli (con un carattere più grande e più marcato del resto del testo) e la naturale strategia di lettura del giornale, con un movimento dall'alto verso il basso e da sinistra verso destra[3] (e le relative variazioni che giocano su questo principio di base), i titoli assumono un ruolo fondamentale nella percezione complessiva del testo giornalistico, identificando il formato giornale e l'“item informativo” (Van Dijk 1990: 202).

I giornali italiani, inoltre, sono poco propensi a seguire il modello della piramide rovesciata, altrove ben più diffuso, che prevede una chiara suddivisione del contenuto informativo: secondo tale modello, la parte iniziale dell'articolo presenta la notizia principale (lead), mentre i dettagli dell'informazione sono forniti solo a seguire, in ordine decrescente di importanza. Anche per questa ragione, per il lettore italiano risulta particolarmente complicato cogliere il contenuto principale di un articolo leggendone solo le prime righe. Al paratesto giornalistico italiano e più specificamente al titolo spetta quindi ancor più chiaramente la funzione di presentare la notizia e di orientare il lettore nell'interpretazione del testo.

1.2 L'autonomia del titolo giornalistico

Il titolo giornalistico ha caratteristiche e funzioni non completamente sovrapponibili a quelle del titolo letterario, il cui ruolo resta decisamente più ancillare (Sánchez, 1990).[4] I titoli dei quotidiani, infatti, non sono semplicemente una sovrastruttura che suggerisce come debba essere letto l'articolo (Van Dijk, 1990): in molti casi funzionano come testi a sé stanti, stabilendo un dialogo diretto con il lettore, al punto che Núñez Ladevéze (1991) definisce i titoli un «acto de habla de informar por sí mismo autosuficiente».

In molti casi i lettori dei quotidiani si limitano a sfogliare il giornale leggendo esclusivamente i titoli, creando così «una sorta di 'giornale parallelo' a quello costituito dagli articoli, quasi un 'giornale in pillole'» (Bonomi 2003: 139). La lettura per titoli è un fenomeno ampiamente noto e sfruttato dall'editoria on line, in cui spesso per accedere integralmente a un articolo è necessario cliccare sul titolo che funziona come collegamento ipertestuale. Le testate giornalistiche sono consapevoli dell'importanza dei titoli per catturare l'attenzione del lettore, al punto che c'è chi, come Lorenzetti (2005), rileva in alcuni casi (soprattutto nell'editoria on line) uno squilibrio tra la scarsa attenzione prestata al testo rispetto a quella - giudicata eccessiva - per il paratesto.

Nel caso in cui il lettore decida di proseguire nella lettura dell'articolo, sarà guidato nella sua interpretazione dalla macrostruttura semantica stabilita dal titolo e coadiuvata dalla disposizione grafica (Van Dijk, 1990: 202-203).

1.3 La titolistica dei quotidiani: norma e prassi

Le norme (più o meno esplicite) che regolano la titolistica dei quotidiani sono profondamente legate alla cultura di riferimento: non titoleranno allo stesso modo giornali francesi, inglesi o spagnoli. Anche quando si tratta di culture diverse accomunate da una stessa lingua, come nel caso dello spagnolo, la titolistica sperimenta profonde variazioni: basti pensare ad alcuni quotidiani dell'America Latina, dove sembrano vigere convenzioni molto diverse da quelle in vigore in Spagna, probabilmente anche per un maggiore influsso della titolistica anglosassone e, più nello specifico, statunitense.

A dare indicazioni su come dev'essere scritto un titolo giornalistico, almeno nel caso spagnolo, sono i manuali di stile. I maggiori quotidiani del paese (El País, La Vanguardia, El Mundo, ABC) e l'agenzia stampa EFE hanno dei manuali di riferimento, disponibili anche al pubblico, che sono spesso chiamati in causa dalla letteratura sulla titolistica spagnola. Si tratta di testi che offrono specifiche linee guida redazionali per i diversi generi e le diverse sezioni di una testata. Il Libro de estilo del quotidiano El País (1996), per esempio, fornisce queste indicazioni in merito ai reportage (una riprova della preponderanza della funzione seduttrice del titolo): «En los reportajes, un buen título no supera las seis palabras. Debe demostrar ingenio y a la vez transmitir información. Con estas dos características, atraerá al lector hacia el texto».

Sono molti gli studi descrittivi che cercano di stabilire quanto i quotidiani rispettino nella prassi le indicazioni raccolte nei manuali di stile[5]. In Italia la presenza e la diffusione di riferimenti analoghi ai manuali di stile spagnoli appaiono decisamente minori, per non dire nulle. Abbondano invece gli studi descrittivi sui titoli, tra cui l'esaustivo L'informazione liofilizzata di Andrea De Benedetti (2004), che offre un'approfondita descrizione della titolistica in alcuni dei più diffusi quotidiani generalisti italiani.

Mentre lo stile dei testi cambia anche radicalmente da una sezione all'altra del quotidiano, quello dei titoli sembra mantenersi relativamente più omogeneo, con una tendenza che pare restare invariata nel passaggio dalla carta stampata al mondo virtuale. Per citare di nuovo De Benedetti (2004: 33): «Nell'ambito del giornalese, insomma, i titoli sembrano i prodotti più resistenti al passaggio delle mode e alla bulimia linguistica delle nuove tecnologie. Che non hanno affatto cambiato il modo di fare i titoli. Forse, anzi, l'hanno assorbito». La prassi della titolistica si impone spesso sull'inventiva legata al singolo titolo, dando luogo a formulazioni stereotipate, trite e tipiche del cosiddetto giornalese. A ciò dobbiamo aggiungere che nella pratica del lavoro redazionale il compito di trovare un titolo per i diversi articoli del giornale può spettare al titolista, un professionista della redazione che non necessariamente coincide con il giornalista che ha scritto l'articolo e che realizza perciò una “creazione apocrifa” (De Benedetti 2004: 38), ma tendenzialmente omogenea all'interno del giornale.

1.4 I titoli e la traduzione giornalistica

In questa situazione di relativa omogeneità della titolistica dei quotidiani generalisti italiani si inserisce un'ulteriore variabile: la traduzione. I maggiori quotidiani del nostro paese, infatti, traducono e ripropongono ai lettori italiani diversi articoli tratti da testate straniere. Si tratta di un fenomeno che, per quanto poco visibile, è abbastanza diffuso. Come indicano i più recenti studi sulla news translation, gli articoli tradotti da giornali stranieri sono solo la manifestazione più visibile di una pervasiva presenza dell'attività traduttiva in ambito giornalistico.[6]

Il titolo del testo tradotto potrà quindi essere messo a confronto con la sua versione originale, ma anche analizzato in rapporto alle convenzioni stilistiche in vigore nel sistema di arrivo, che impongono o prediligono l'uso di determinati stilemi. Il titolo, per essere riconoscibile, deve rispondere a convenzioni che cambiano anche profondamente da una cultura all'altra e che nel caso di una traduzione pongono un problema di adattamento culturale.

Se la scelta del titolo di un articolo italiano spetta al titolista o a un giornalista, meno facile sembra individuare la paternità dei titoli tradotti: a scegliere il titolo di una traduzione può essere lo stesso titolista, ma anche il traduttore (generalmente un libero professionista esterno alla redazione) o il giornalista incaricato di rivedere (“ripassare”, in gergo giornalistico) il testo prima della sua pubblicazione.

2. Analisi

2.1 Obiettivi e composizione del corpus

L'obiettivo di questo studio è identificare le principali caratteristiche dei titoli giornalistici[7] tradotti nella combinazione spagnolo-italiano. Più specificamente, cercheremo di stabilire quale sia il rapporto tra il titolo tradotto e l'originale; se ad avere la meglio siano le convenzioni in vigore nel sistema di arrivo, con la comparsa di formule non presenti nella versione spagnola e tipiche esclusivamente del nuovo ambito di ricezione; se sia possibile identificare delle tendenze di massima nella traduzione della titolistica.

I giornali presi in esame sono la Repubblica, La Stampa e Corriere della Sera, le tre testate generaliste più diffuse in Italia. Va da sé che i tre quotidiani presentano caratteristiche non sempre sovrapponibili: lo stile di la Repubblica appare più vivace e moderno, aperto al parlato, mentre La Stampa ricorre a uno stile più formale e controllato, meno aperto al registro colloquiale (Bonomi, 2003: 128). Tuttavia, come indicato in precedenza, nel caso dei quotidiani generalisti la formulazione dei titoli non sembra cambiare sostanzialmente da una testata all'altra (diversa è la situazione quei quotidiani che fanno della ricercatezza stilistica un loro segno di riconoscimento, come i cosiddetti quattropagine, a foliazione ridotta, in cui è ammesso uno stile più ammiccante e meno politicamente corretto).

L'analisi si basa su un corpus parallelo composto da cento titoli italiani tradotti e dai corrispondenti titoli spagnoli, selezionati in un periodo che va dal 2003 al 2013.[8] All'interno del corpus analizzato è decisamente scarsa la presenza di titoli informativi in cui prevale la funzione referenziale; la maggior parte dei titoli ricade invece nella categoria non informativa o impressiva, secondo la definizione di Bonomi (2003: 139-40), in cui a prevalere è la funzione poetica. Per quanto anomala, questa tipologia appartiene a pieno titolo al medium giornale: basti pensare, nel caso dell'italiano, alla lunga e prestigiosa tradizione della “terza pagina”, a lungo deputata su diversi quotidiani all'approfondimento culturale. Del resto molti testi tradotti nella combinazione spagnolo-italiano, come già indicato in Bani (in corso di stampa), sono firmati da importanti personalità del giornalismo e della letteratura e appartengono al genere d'opinione, rientrando appieno nella già citata tendenza alla settimanalizzazione del quotidiano.

2.2 Il rapporto tra il titolo spagnolo e il titolo italiano

Per quanto riguarda il rapporto tra originale e traduzione, possiamo idealmente collocare i titoli su un continuum che va da una sostanziale identità tra la versione spagnola e quella italiana alla sostituzione completa del titolo originale con una creazione ex novo. I titoli in italiano sono decisamente più lunghi degli originali (del 58 per cento circa), anche se non sempre a una maggiore lunghezza corrisponde una maggiore trasparenza.

I titoli pressoché identici nelle due lingue sono solo tre, tutti pubblicati da La Stampa:[9]

La verdad de las mentiras (EP, 09/10/05)/ La verità della finzione (S, 11/10/05).

Que gane el peor (EP, 02/07/06) / E vinca il peggiore (S, 03/07/06).

Decalogo apócrifo del escritor (EP, 20/07/06) / Decalogo apocrifo dello scrittore (S, 07/09/06).

Sono invece più numerosi, seppur non di molto (dieci) i titoli tradotti che mantengono un legame con la versione originale e a cui sono affiancate ulteriori informazioni, con una tendenza all'esplicitazione e all'amplificazione. Come indica Baker (1996: 180), chi traduce mostra «an overall tendency to spell things out rather than leave them implicit in translation»:

La libertad salvaje (EP, 03/08/03) / La libertà selvaggia di Bagdad (R, 03/08/03).

El plan secreto de Ariel Sharon (EP, 02/10/05) / Tra pace e guerra santa il piano segreto di Sharon (R, 03/10/05).

La casa de Dostoevski (EP, 27/06/10) / Le case d'angolo di Fëdor Dostoevskij (C, 20/07/10).

I restanti titoli sono frutto di una creazione ex novo della redazione italiana (o del traduttore), e non sembrano mantenere nessun legame con la versione originale:

El hombre que estorbaba (EP 24/02/13) / Il potere del papa (R, 03/03/13).

Rico, al paredón (EP, 13/02/11) / La sfida della poesia al potere (S, 03/07/11).

A prevalere sulla fedeltà all'originale sembrano essere altri criteri, primo tra tutti la seduzione del lettore nella nuova situazione comunicativa. Quest'osservazione sembra contraddire studi analoghi svolti da Hernández Guerrero (2004) per la traduzione della titolistica degli articoli di opinione nella combinazione francese-spagnolo, e da Andújar Moreno (2006) o Pederzoli (2006) sui titoli della versione rispettivamente spagnola e italiana di Le Monde Diplomatique: nei tre casi si segnala una tendenza a tradurre letteralmente i titoli, apportando minime modifiche dovute principalmente al fatto che i testi devono essere ricollocati in un nuovo medium, retto da convenzioni diverse da quello di partenza. Nel caso della traduzione in italiano dei titoli di Le Monde Diplomatique, Pederzoli rileva in molti casi modifiche “minime e non sostanziali”. Come però segnala la stessa Hernández Guerrero (2004), se questa tendenza nel caso degli articoli d'opinione è attribuibile almeno in parte alla volontà di rispettare lo stile dell'autore dell'originale (così come suggeriscono gli stessi manuali di stile spagnoli), è altrettanto vero che il titolo funziona in un nuovo sistema se le norme che regolano la titolistica sono simili: in altre parole, un titolo tradotto letteralmente può funzionare bene quanto l'originale a patto che non trasgredisca le norme del sistema di arrivo.

Vi sono anche alcuni casi in cui non esiste un titolo originale a cui ispirarsi, ad esempio quando il giornalista italiano raccoglie un commento a voce di una personalità prestigiosa che in seguito è rielaborato per iscritto e riproposto come traduzione sul quotidiano. La Repubblica indica esplicitamente questo tipo di traduzione con l'espressione “testo raccolto da”, inserita alla fine del testo. In mancanza di un riferimento in spagnolo a cui ispirarsi, la creazione di un titolo sarà responsabilità del traduttore, del redattore o del titolista italiano.

Nel corpus parallelo si registra una forte presenza di titoli dialogici che, secondo la definizione di Proietti (1992: 136, cit. in De Benedetti 2004: 49), riportano, «tra virgolette o meno, una dichiarazione, costruita o ricostruita dal giornale, di un personaggio o un gruppo». In alcuni casi si introduce il discorso diretto nella versione italiana laddove era assente nell'originale, in altri il discorso diretto dell'originale scompare nella versione tradotta. L'uso delle virgolette sembra essere facoltativo. Nel caso di un titolo composto esclusivamente dal discorso diretto, possono intervenire il sottotitolo o il sopratitolo a chiarire il contesto (Bonomi, 2003: 140). I titoli dialogici garantiscono la vivacità della narrazione e contribuiscono alla percezione di una (falsa) simultaneità tra l'evento accaduto e il suo resoconto scritto, nonché a dare la sensazione di una fedeltà ai fatti non sempre reale.[10]

La maggior parte dei titoli dialogici, in spagnolo così come in italiano, sono associati al genere intervista:

Me han colocado en la cárcel junto a los pederastas (EP, 19/12/10) / Assange: “In cella con i pedofili. Hanno voluto umiliarmi” (R, 21/12/10).

El virrey (EP, 09/08/03) / Bremer, il sogno del viceré “Un giorno l'Iraq sarà libero” (R, 10/08/03).

“Mi prioridad: las pensiones. A partir de ahí, habrá que recortar en todo” (EP, 16/11/11) / Aiuti e lavoro: così guarirò la Spagna (R, 17/11/11).

2.3 Stilemi tipicamente italiani

Nel creare nuovi titoli, i giornalisti sembrano scegliere formule care al sistema di arrivo che non corrispondono a strutture analoghe dei titoli di partenza.

Solo dieci titoli spagnoli su cento contengono un sintagma verbale, un fenomeno che rispecchia le indicazioni contenute in diversi manuali di stile che concedono all'articolo di opinione una maggiore flessibilità nella titolazione rispetto alle cosiddette hard news, per cui è invece caldamente consigliato l'uso di sintagmi verbali e, più specificamente, del tempo presente. Molto alta è invece la presenza di sintagmi verbali nei titoli tradotti in italiano:

Los creyentes (EP, 04/08/03) / Nelle moschee di tutto l'Iraq cresce la rabbia del popolo sciita R, 04/08/03).

Éxito total (EP, 10/10/11) / Se vuoi scrivere devi complicarti la vita (S, 04/03/13).

Cuba: de repente en el verano (ABC, 30/07/10) / Cuba Fidel l'oppositore così è nata la guerra tra i fratelli Castro (R, 02/08/10).

Nel corpus di titoli tradotti si registra anche una forte presenza di strutture bimembri, comuni in italiano e assenti nel corrispondente corpus di titoli originali, costituite da due segmenti con un sintagma (generalmente il tema) nominale al primo posto e un sintagma (generalmente il rema) verbale o nominale al secondo, secondo una convenzione ampliamente registrata in italiano. Molti titoli che rientrano in questa categoria omettono un segno di interpunzione tra due segmenti che sono apparentemente slegati tra loro. La lettura è agevolata dalla struttura tipografica, che prevede una riga per ogni segmento (Bonomi, 2003: 140 e 2002: 232):

La ley de los susceptibles (EP, 21/03/10)/ Umiliazione, ostilità e dignità offesa se il codice penale diventa psicologo (C, 28/03/10).

Kurdos (EP, 08/08/03) / Kurdistan enclave americana prova generale del nuovo ordine (R, 09/08/03).

Un altro fenomeno tipico della scrittura giornalistica italiana (ormai approdato anche nella titolistica) è costituito dalle frasi che iniziano con una congiunzione coordinante, in primo luogo ma ed e, che può svolgere il ruolo di segnale discorsivo ad apertura di un dialogo, con l'obiettivo di vivacizzare la scrittura e di coinvolgere direttamente il lettore (Gualdo lo definisce “e giornalistico di avvio”), dando la sensazione di un dialogo già avviato:

Ø/ Ma noi sappiamo cambiare il premier è la vostra zavorra (R, 06/10/11).

Que gane el peor (EP, 02/07/06) / E che vinca il peggiore (S, 03/07/06).

Tra le diverse strutture cataforiche è da segnalare la presenza, in linea con quanto avviene nella titolistica italiana “originale”, delle cosiddette subordinate assolute, ovvero di frasi introdotte da una congiunzione subordinante (generalmente ‘se’ o ‘quando’) e prive dell'elemento reggente:

Podéis ir en paz (EP, 24/09/06) / Se lo scrittore indossa la tonaca (S, 24/09/06).

Elogio de la lectura y la ficción (EP, 08/12/10) / Quando si premia la libertà (R, 08/12/10).

Non manca neanche il ricorso a parole abusate nella scrittura giornalistica italiana, come incubo. Come ben fa notare De Benedetti (2004: 70), «la parola incubo […] sembra essere l'unica adatta a descrivere l'evento, se è vero che quasi nessuno dei quotidiani principali riesce a trovare un'espressione alternativa»:

La sombra del terror (EP, 03/10/05) / Israele, nei racconti del terrore ritorna l'incubo di due popoli (R, 04/10/05).

Tra le diverse strategie retoriche usate in italiano sono da segnalare anche le allusioni a titoli di film o di libri o le riformulazioni di frasi dotte, un espediente decisamente meno utilizzato nel corpus originale spagnolo:

¿Por qué escribir? (EP, 11/03/07) / Scrivo, dunque sono (S, 13/03/07).

¿Hacia un sistema literario europeo? (EP, 12/05/12) / Scrittori di tutta Europa unitevi (R, 14/05/12).

2.4 Tendenze traduttive

Nella riformulazione dei titoli in italiano è evidente una tendenza alla personalizzazione: si registra infatti una forte presenza della deissi personale (prima persona singolare) che punta a sottolineare la presenza di chi scrive e a dare protagonismo all'autore del testo:

Catorce minutos de reflexión (EP, 10/10/10) / I miei primi quattordici minuti da Nobel (C, 12/10/10).

Arte de escribir sin arte (EP, 28/01/07) / Verità non stile voglio da chi scrive (S, 01/02/07).

Ø / La mia amica Petra Delicado bella e immobile nei suoi anta (R, 07/08/11).

Nella scelta del nuovo titolo, la redazione italiana punta a sottolineare il chi più che il cosa. Non sono solo i deittici personali a risaltare la presenza dell'autore: prendiamo per esempio il caso di un articolo dello scrittore peruviano e premio Nobel per la letteratura Mario Vargas Llosa sull'Iraq, facente parte di un reportage più ampio uscito a puntate su El País e su la Repubblica nel 2003:

Frejoles blancos (EP, 06/08/03) / I desaparecidos del Tigri l'abisso di orrore del regime (R, 06/08/03).

Il titolo in italiano ricorre a un forestierismo, desaparecidos, che è assente nell'originale. Si tratta di una parola tristemente diffusa in diverse lingue, ormai registrata anche dai dizionari italiani, usata in un primo momento per indicare le persone scomparse durante la dittatura argentina degli anni settanta del secolo scorso. Si tratta di un termine chiaramente legato all'ambito argentino e, per estensione, a quello latinoamericano, a cui è associato anche Mario Vargas Llosa, e non certo all'Iraq (per quanto la parola si adatti a descrivere il fenomeno della scomparsa forzata degli oppositori di un regime). La scelta di ricorrere al termine ‘desaparecidos’ in questo contesto è dovuta probabilmente alla provenienza geografica dell'autore dell'articolo più che al contenuto del testo: l'obiettivo rimane sempre quello di sottolineare la presenza e il prestigio di chi scrive.

Nell'esempio che segue, invece, la presenza e il prestigio di chi scrive sono rafforzati da un'allusione all'opera letteraria dell'autore dell'articolo, Javier Cercas:

Hugh Grant y el porvenir de la novela (EP, 30/09/12) / Anatomia di uno scrittore (C, 07/03/13).

Il titolo italiano fa riferimento al romanzo Anatomia di un istante, pubblicato in italiano per i tipi di Guanda. Il quotidiano italiano (Corriere della Sera) vuole giocare con quei lettori che conoscono Javier Cercas per il suo prestigio di autore letterario e invogliarli ad avvicinarsi al testo giornalistico.

In alcuni casi attraverso il titolo si cerca di stabilire un dialogo diretto con i lettori usando un noi inclusivo (assente nella versione originale) o facendo appello a chi legge:

Padres permisivos (EP, 11/08/11) / Noi, padri permissivi (S, 09/07/07).

Morir en Gaza (EP, 11/01/09) / Stiamo con i civili di Gaza (S, 13/01/09).

La era del bufón (EP, 19/10/10) / Perché siamo tutti un po' complici dei pericolosi buffoni alla Terry Jones (C, 22/09/12).

Farsa elogiosa repugnante (EP, 22/02/09) / Non toccate il corpo di Borges (S, 21/02/09).

3. Conclusioni

La traduzione dei titoli dallo spagnolo all'italiano presenta una forte tendenza all'addomesticamento testuale (Venuti, 1995): le formule che si prediligono sono quelle tipiche della titolistica italiana, che non trovano riscontro nel corrispondente corpus di titoli spagnoli, ma che risultano facilmente riconoscibili per i lettori del sistema di arrivo. C'è una chiara tendenza a sottolineare il prestigio e l'autorevolezza di chi scrive, anche a scapito della trasparenza informativa.

I testi giornalistici scelti per la traduzione dallo spagnolo in italiano sono firmati da grandi personalità della letteratura o del giornalismo: i titoli scelti dalla redazione italiana per accompagnare i testi riflettono una scelta sicura, per la priorità data al prestigio indiscusso e consolidato di chi scrive.

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Note

[1] Il termine titrologie, tradotto in italiano con titologia, fu usato in realtà per la prima volta da Claude Duchet nel 1973 nell'articolo “« La Fille abandonnée » et « La Bête humaine », éléments de titrologie romanesque”, apparso su Littérature, 12, 49-73.

[2] Facciamo riferimento alla traduzione italiana di Palimpsests (pubblicato originariamente in francese nel 1982) e di Seuils (originale del 1987).

[3] Questa osservazione non è da considerarsi universalmente valida, ma è certamente applicabile alle due lingue oggetto del nostro studio.

[4] Mentre nel caso delle opere letterarie la funzione di identificazione del titolo è evidente (generalmente si parla di un romanzo ricorrendo al suo titolo, oltre che all'autore), è raro che si faccia riferimento a un testo giornalistico menzionandone il titolo: ci si riferisce solitamente al contenuto o al nome dell'autore.

[5] Alcuni esempi sono Francescutti, 2009 (sui tempi verbali) o Salaün-Sánchez, 1982 (sui titoli di El País nei suoi primi anni di vita).

[6] La letteratura sui titoli giornalistici tradotti è decisamente ridotta e riguarda specifiche combinazioni linguistiche, come Ghayda, 2010 (per la combinazione arabo-inglese) o Hernández Guerrero, 2004 (per per la combinazione francese-spagnolo). Sono molti gli studi dedicati alle versioni tradotte di Le Monde Diplomatique, anche per lo specifico ambito dei titoli, tra cui Andújar Moreno, 2006 (francese-spagnolo) o Pederzoli, 2006 (francese-italiano).

[7] Per una questione di spazio ci limiteremo all'analisi dei titoli, senza prendere in esame il resto del paratesto.

[8] I titoli analizzati sono stati estratti dal corpus usato in Bani, in corso di stampa.

[9] A fianco dei titoli si indica la provenienza (EP per El País, ABC per ABC, R per la Repubblica, S per La Stampa, C per Corriere della Sera) e la data di pubblicazione. L'assenza di un titolo originale in spagnolo è indicata con il simbolo Ø.

[10] Secondo uno studio di Sánchez García (2009), l'88 % dei titoli di giornale che citano testualmente i politici è manipolato con interventi che vanno da eliminazioni di frammenti di discorso a modifiche di parole o di interi sintagmi.

About the author(s)

Ricercatrice a tempo determinato di Lingua spagnola e traduzione presso la Struttura Didattica Speciale di Lingue e Letterature Straniere di Ragusa, Università di Catania

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©inTRAlinea & Sara Bani (2013).
"Titolistica e traduzione giornalistica"
inTRAlinea Special Issue: Palabras con aroma a mujer. Scritti in onore di Alessandra Melloni
Edited by: Maria Isabel Fernández García & Mariachiara Russo
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Permanent URL: http://www.intralinea.org/specials/article/1982

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