Cinque poesie di Chika Unigwe

Translated by: Giovanna Zunica

Dying on a road in Lagos, Easy Like Sunday Morning, Love Ending, A Road Scene, Eulogy For Cele by Chika Unigwe
Dying on a road in Lagos, Love Ending, Easy Like Sunday Morning, in The Other Voices International Project, volume 17, January 28, 2006. A road scene, cnenigeria.com, The Poetry Pages, 2004. Copyright © 2004 Chika Unigwe. Eulogy for Cele, Sentinel Poetry (Online), #4, March 2003.


Morire su una strada di Lagos

Non c’era luce alla fine del tunnel del colore d’un sole morente Avevano detto di sì mentendo Me ne sto su un asfalto bruciato da un sole arrabbiato Suoni clacson che strillano forte come bimbi infuriati La pace non verrà a involgermi in sé cullandomi ancora

Lieve come una domenica mattina

Domenica mattina La vita scorre fresca Un bambino si dondola fin oltre le nuvole Un cane corre tra l’erba Vedo il suo muso rivolto al cielo Il naso inala l’odore del caffè dei miei vicini Il cielo apre la bocca in un sorriso E io sono portata sulle ali degli angeli.

Fine d’amore

Biancheria tersa Stesa al sole e negletta Così mi fai sentire Sentimi Perché mai vincoli s’allentano s’attenuano a che pro Dov’è l’amore Che mi hai promesso Durerà persempreesempreesempre È così che a lungo o poco Dura un per sempre È già finito il nostro È stato mai?

Una scena di strada

Occhi diffidenti mi captano in un’occhiata Rapida La borsa nera-vera-pelle strozzata sotto il braccio Stretta, più stretta Perché ho il colore del peccato di mani che colpiscono brutali di occhi che bramano avidi di piedi che indocili arraffano E Su di lei Odore d’ignoranza Così fetido che il lezzo mi soffoca

In memoria di Cele

Quando da casa giunse la notizia Per malia dei flutti Che te n’eri andato Ho schioccato le dita vicino alle orecchie Per zittire i passi del fato Ora Intreccio un cesto di parole Per accompagnarti nel tuo viaggio Se ascolti molto forte Sentirai squillare la mia voce Che chiama il tuo nome E ti rammenta di quel che eri Quel che sei Raccolgo una messe di eufonie Per piangere di avere perso te.

Dying on a road in Lagos

There was no light at end of the tunnel the colour of a dying sun They said there would be but they lied I just lay on a tarmac burnt by an angry sun Sounds car horns shrieking high like furious babies There shall be no peace to swaddle me in rocking me on

Easy Like Sunday Morning

Sunday Morning Life is breezy A child swings high above the clouds A dog runs in the grass I see its face turned up to the sky Its nose breathes in the smell of my neighbour's coffee Heaven parts its teeth and smiles And I am borne on the wings of angels.

Love Ending

Clean washing Hung to dry but forgotten Is how you make me feel Feel me Why do chains soften weaken whither whatever Where is the love You promised me Will last foreverandeverandever Is this how long how short A forever lasts Is our forever over Was it ever?

A Road Scene

Suspicious eyes catch a glance of me Quick Black-all-leather bag is strangled underneath her arm Tight, tighter still For I am the colour of sin of cruel hands stabbing of hungry eyes lusting of wayward feet looting And On her I smell ignorance So fetid it chokes me with its stench

Eulogy For Cele

When the news came from home Spirited by the waves That you had gone I snapped my fingers beside my ears To still the steps of fate Now I weave a basket of words To accompany you on your journey If you listen really hard You will hear the trilling of my voice As it calls your name And reminds you of what you were What you are I garner a harvest of euphonies To lament my loss of you.

Morire su una strada di Lagos

Non c’era luce alla fine del tunnel del colore d’un sole morente Avevano detto di sì mentendo Me ne sto su un asfalto bruciato da un sole arrabbiato Suoni clacson che strillano forte come bimbi infuriati La pace non verrà a involgermi in sé cullandomi ancora

Lieve come una domenica mattina

Domenica mattina La vita scorre fresca Un bambino si dondola fin oltre le nuvole Un cane corre tra l’erba Vedo il suo muso rivolto al cielo Il naso inala l’odore del caffè dei miei vicini Il cielo apre la bocca in un sorriso E io sono portata sulle ali degli angeli.

Fine d’amore

Biancheria tersa Stesa al sole e negletta Così mi fai sentire Sentimi Perché mai vincoli s’allentano s’attenuano a che pro Dov’è l’amore Che mi hai promesso Durerà persempreesempreesempre È così che a lungo o poco Dura un per sempre È già finito il nostro È stato mai?

Una scena di strada

Occhi diffidenti mi captano in un’occhiata Rapida La borsa nera-vera-pelle strozzata sotto il braccio Stretta, più stretta Perché ho il colore del peccato di mani che colpiscono brutali di occhi che bramano avidi di piedi che indocili arraffano E Su di lei Odore d’ignoranza Così fetido che il lezzo mi soffoca

In memoria di Cele

Quando da casa giunse la notizia Per malia dei flutti Che te n’eri andato Ho schioccato le dita vicino alle orecchie Per zittire i passi del fato Ora Intreccio un cesto di parole Per accompagnarti nel tuo viaggio Se ascolti molto forte Sentirai squillare la mia voce Che chiama il tuo nome E ti rammenta di quel che eri Quel che sei Raccolgo una messe di eufonie Per piangere di avere perso te.

Dying on a road in Lagos

There was no light at end of the tunnel the colour of a dying sun They said there would be but they lied I just lay on a tarmac burnt by an angry sun Sounds car horns shrieking high like furious babies There shall be no peace to swaddle me in rocking me on

Easy Like Sunday Morning

Sunday Morning Life is breezy A child swings high above the clouds A dog runs in the grass I see its face turned up to the sky Its nose breathes in the smell of my neighbour's coffee Heaven parts its teeth and smiles And I am borne on the wings of angels.

Love Ending

Clean washing Hung to dry but forgotten Is how you make me feel Feel me Why do chains soften weaken whither whatever Where is the love You promised me Will last foreverandeverandever Is this how long how short A forever lasts Is our forever over Was it ever?

A Road Scene

Suspicious eyes catch a glance of me Quick Black-all-leather bag is strangled underneath her arm Tight, tighter still For I am the colour of sin of cruel hands stabbing of hungry eyes lusting of wayward feet looting And On her I smell ignorance So fetid it chokes me with its stench

Eulogy For Cele

When the news came from home Spirited by the waves That you had gone I snapped my fingers beside my ears To still the steps of fate Now I weave a basket of words To accompany you on your journey If you listen really hard You will hear the trilling of my voice As it calls your name And reminds you of what you were What you are I garner a harvest of euphonies To lament my loss of you.

Notizie biobibliografiche

Chika Unigwe è nata a Enugu, in Nigeria. Attualmente vive in Belgio con il marito e i quattro figli. Ha studiato presso la University of Nigeria, a Nsukka (BA in English Language and Literature), e successivamente presso la Katholieke Universiteit Leuven (MA in English Language and Culture), per conseguire infine un Ph.D in English Language and Literature presso la Universiteit Leiden (Olanda), con una tesi il cui titolo è un’anticipazione: In the shadow of Ala. Igbo women writing as an act of righting. La sua produzione include diversi racconti e poesie, pubblicati in antologie e in riviste, tra cui Wasafiri (University of London); Moving Worlds (University of Leeds); Okike: An African Journal of New Writing (C. Achebe ed.), Voices: Wisconsin Review of African Languages and Literatures. Ha pubblicato due romanzi, De Feniks (Meulenhoff / Manteau, Antwerpen, 2005), e Fata Morgana (Meulenhoff / Manteau, Antwerpen, 2007), entrambi in olandese. Chika Unigwe ha anche scritto letture educative per bambini della scuola primaria (Macmillan, London, collana Reading Worlds, 2003). Per i suoi lavori ha ricevuto diversi riconoscimenti. Tra gli altri, nel 2003 il BBC Short Story Competition (con il racconto Borrowed Smile) e un Commonwealth Short Story Award (con Weathered Smiles). Nel 2004 era nella rosa finale dei candidati al Caine Prize con il racconto The Secret. Il suo Confetti, Glitter and Ash ha ricevuto il terzo premio nell’edizione 2005 dello Olaudah Equiano Prize For Fiction.

I contenuti e lo stile

È facile immaginare che il trasferimento della scrittrice dalla Nigeria all’Europa per motivi di studio prima e familiari poi abbia comportato e comporti quel tipo di esperienze e di vissuto interiore comuni a chi vive in un paese ‘distante’ dalla terra d’origine. Una distanza che, oltre che essere banalmente geografica, riguarda consuetudini, costumi, e tutto ciò che attiene alla sfera culturale e a quella emozionale. Altri elementi ai quali il lavoro creativo di Chika Unigwe è sensibile sono condizioni in sé non svantaggiose, ma purtroppo suscettibili di diventarlo: essere donna, essere nera. Un dato rilevante è anche l’appartenenza Igbo, che comporta precisi riferimenti storici, culturali e letterari. A questo insieme complesso non può restare immune la parole. La scrittrice è poliglotta: accanto allo Igbo, lingua madre parlata nella famiglia parentale, ci sono le lingue usate sia nel quotidiano sia nell’ambito creativo, cioè l’Inglese e l’Olandese fiammingo. Queste diverse lingue non possono essere l’una all’altra impermeabili in una stessa mente. Riguardo alle due lingue dell’espressione letteraria, nel caso di Chika Unigwe possiamo definire l’Olandese ‘lingua europea’. Non possiamo dire altrettanto dell’Inglese, che in Nigeria, pur restando legato alla colonizzazione, è tuttavia la lingua ufficiale e veicolare, e quindi anche la lingua dell’istruzione scolastica e degli studi specialistici. Dire in quale misura i fattori sopra esposti influenzino la produzione di Chika Unigwe sarebbe azzardato e in fin dei conti indiscreto. Quel che possiamo a buon diritto analizzare, alla luce di quanto detto, è ciò che la scrittrice offre al lettore: i suoi temi, i personaggi, lo stile. Chika Unigwe affronta vicende drammatiche, storie di oppressione ambientate in Belgio o Nigeria, ma potenzialmente ovunque esse siano plausibili. Nei suoi lavori predominano l’interesse per i diritti umani e la denuncia di iniquità e soprusi. Sia quelli che scaturiscono dall’impostazione maschilista dei rapporti nella famiglia e nella società (nigeriana, belga) sia quelli direttamente o indirettamente perpetrati dagli oyibo, vale a dire ‘gli stranieri, i bianchi’, intesi come emissari dell’Occidente neocolonialista - non importa il colore della pelle. (La tensione verso l’equità sociale e la parità dei diritti si riflette anche nell’impegno politico attivo della scrittrice, eletta nel governo locale della città in cui risiede). Le protagoniste dei racconti - e per quanto mi risulta dei romanzi, non potendo però leggere l’Olandese - sono donne oppresse o maltrattate in quanto femmine e in quanto nere; in generale, perché soggetti deboli. Vessate e tuttavia non vinte, strappate ai sogni giovanili e però determinate, decise a essere padrone della propria vita, in un modo o nell’altro, come possono. Altre figure femminili importanti sono le madri, mediatrici tra tradizione e nuove istanze, tra vecchia e nuova generazione, tra universo maschile e universo femminile; capaci cioè di una ‘comprensione’ che sembra preclusa all’altro genere. I personaggi maschili sono spesso esseri insensibili, egoisti e profittatori. Dove non sono i diretti responsabili dei soprusi, sono comunque vittime compiacenti di un sistema che opprime, prevarica e maltratta il più debole, spingendolo talvolta a soluzioni estreme; la loro unica forma di emancipazione consiste in un benessere materiale relativo e non sappiamo quanto durevole (lo Ikem di Anonymous(1), per esempio). Altri personaggi maschili sono acriticamente ancorati, forse aggrappati, ai valori tradizionali, esseri tutto sommato deboli e distanti. Non a caso lo splendido Obi di Dreams(2) non sopravvive, come a significare l’impossibilità, per un simile uomo ideale (bello, generoso, premuroso, benestante), di trovare posto su questa terra. Sia nella prosa sia nella poesia, possiamo individuare due categorie di sentimenti. Da un lato dolore associato a rabbia, disgusto e riprovazione, senso di ingiustizia e di impotenza, anche se non rassegnazione. Dall’altro afflizione, malinconia, inquietudine, senso di perdita, che rimandano alla terra d’origine, ad affetti molto cari e forse indirettamente anche al lutto per le illusioni e i desideri non soddisfatti dell’età giovanile. La sensazione che si riceve è che per la scrittrice la poesia, rispetto al componimento narrativo, sia una modalità più adatta a liberare sentimenti di questo secondo tipo, espressi tuttavia anche nei lavori narrativi. Questa maggiore apertura produce, di sottofondo, un canto cullante e autoconsolatorio, che non ha però la funzione di mitigare altri sentimenti. Un lamento lucido che, anzi, serve a darsi forza. Il tono è allo stesso tempo amaro e dolce. A prima vista, si potrebbe pensare che alcuni dei componimenti qui presentati siano ‘poesie di protesta’ e altri ‘poesie d’amore’. Al di là della prima impressione, si rileva invece una notevole coerenza e tutti ci appaiono come poesie insieme ‘d’amore e di protesta’. Persino nella dura denuncia di A Road Scene si avverte un cuore gonfio, che sa incanalare la rabbia in una protesta ordinata, costruttiva, perché la sua pulsazione è alimentata non da un risentimento personale ma dalla percezione di un’ingiustizia subita collettivamente. A questa differenza tra prosa e poesia corrispondono differenze stilistiche. Nei componimenti narrativi, la scrittura è fatta di periodi asciutti, che si susseguono a un ritmo incalzante. Nonostante lo stile essenziale, la frase ha una buona musicalità. A tratti la penna è sferzante, come aspra è del resto la realtà descritta. Le situazioni più dure sono presentate con una scrittura che, pur essendo diretta, non lascia spazio alla volgarità. Le immagini evocate sono invece efficacemente rafforzate da similitudini o metafore del tutto impreviste, che hanno pertanto l’effetto di condurre brutalmente il lettore nella realtà descritta. Oppure da ribaltamenti intenzionalmente provocatori, come l’equazione ‘bianco uguale sudicio’, in Anonymous(1). Nella poesia ritroviamo la pulizia e l’efficace essenzialità dei testi narrativi. Per esempio nei versi che chiudono la prima strofa di Dying on a road in Lagos: They said there would be / but they lied o nella freschezza dei primi versi di Easy Like Sunday Morning: Sunday Morning / Life is breezy Tuttavia, le scelte e gli accostamenti lessicali e il ritmo del fraseggio permettono un’espressività più piena e integrata. Il cuore e la mente pulsano in perfetta sincronia. La voce è allo stesso tempo ferma e commossa. Questa sintesi è riconoscibile, per esempio, in Dying on a road in Lagos, dove la poetessa compensa il senso di disperazione autocullandosi con i versi finali: There shall be no peace / to swaddle me in / rocking me on E in Eulogy for Cele riesce davvero a sospendere per un attimo il fato avverso: I snapped my fingers beside my ears / To still the steps of fate Salvo prendere atto, subito dopo, dell’impossibilità di questa sospensione, e procedere allora con l’intreccio di ‘un cesto di parole’, che sembra non volersi arrestare con la chiusura del componimento. In A Road Scene la poetessa risponde all’offesa subita, prima stigmatizzandone l’inerente ottusità con tre versi scarni come l’ignoranza: And / On her / I smell ignorance ed enfatizzando poi, nel verso successivo, quanto questa ignoranza sia cospicua e poderosa: / So fetid it chokes me with its stench In traduzione, oltre al significato letterale, ho inteso rispettare gli effetti sonori e melodici, la durata e il respiro del verso recitato, più che la lunghezza del verso scritto, e la capacità evocativa, cercando di conservare la stessa coerenza d’insieme dei testi originali. La poesia è per eccellenza il testo dove tutto è perfettamente fuso, e il confine tra senso e forma si perde. Questa identità comporta al traduttore una sensazione di accerchiamento. Volendo affrontare ‘l’avversario’ su un fronte, si rischia di essere vinti sugli altri - ma in realtà la ‘battaglia’ non è che un gioco impegnativo, come gli scacchi, e il testo, più che un avversario, è un amico che recita la sua parte, egregiamente. In altre parole, nella traduzione della poesia il margine di manovra è particolarmente stretto e le difficoltà che normalmente si incontrano nella traduzione di un testo, qualunque testo, sono come esaltate e condensate in un unico grumo da sbrogliare. Ciò dipende in parte anche dalla tendenziale brevità. Un romanzo ha una lunghezza fisica e una durata di lettura che permettono al traduttore, e quindi al lettore, forme di recupero: quel che si perde in un passaggio lo si può lasciar riaffiorare o cogliere poi in un altro punto. Operazione non semplice, ma possibile. La poesia, al pari del racconto breve, non permette soluzioni di questo genere. Se in generale il traduttore lavora entro uno spazio esiguo dove può realizzarsi una coniugazione insolita, quella tra fedeltà e tradimento, nel caso della poesia il compito si fa particolarmente arduo e può richiedere un maggiore, e si spera ‘invisibile’, ardimento. La sensazione soggettiva di commettere un arbitrio stando alle regole è forte, e piacevole. (1) Chika Unigwe, Anonymous; trad. in italiano: Anonima, di G. Zunica, in El Ghibli, rivista di letteratura della migrazione, no. 13, 2006. (2) Chika Unigwe, Dreams, Ecletica Magazine, vol.8/1, 2004; trad. in italiano: Sogni, di G. Zunica, in Sagarana, rivista letteraria trimestrale, n° 25, ottobre 2006.

©inTRAlinea & Giovanna Zunica (2007).
"Cinque poesie di Chika Unigwe". Translation from the work of Chika Unigwe.
This translation can be freely reproduced under Creative Commons License.
Stable URL: http://www.intralinea.org/translations/item/1011

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