Quattro parole alle donne spagnole e americane

Translated by: Annamaria Martinolli

Cuatro palabras a las mujeres españolas y americanas by Concepción Gimeno de Flaquer
La mujer juzgada por una mujer (1882)


Quattro parole alle donne spagnole e americane Vostri sono i miei pensieri. È per voi che scrivo. Non traccio una sola riga che non sia a voi dedicata. Le mie pagine vi appartengono. Ve le offro. Accettatele. Nei miei romanzi la figura più nobile, il tipo più simpatico, è sempre una donna. Tra i miei articoli non ne incontrerete uno che non vi riguardi. Ho preso in mano la penna per combattere coraggiosamente i nostri contestatori dalle pagine di un giornale da me fondato, con il titolo La Ilustración de la Mujer, e nel libro La Mujer Española. Mi sono dilettata a percorrere la storia di tutti i paesi, per cercare in essa nomi di donne celebri e ricordare agli uomini d’oggi che in tutte le epoche si sono distinte donne eccellenti, e che la donna non è intellettualmente inferiore all’uomo. Ho tentato di dimostrare la predisposizione della donna per l’arte e la letteratura, citando opere di donne che furono la meraviglia del mondo artistico e letterario. Ho descritto diversi eroismi della donna. Leggendo l’indice di questo libro, troverete due capitoli intitolati: «La donna vanitosa e La donna civettuola»; ma non allarmatevi. Fidatevi di me. Confermo di esservi sempre fedele. Non passerò mai al territorio nemico. Se mi limito a esaltare i vostri pregi e le vostre virtù; se ometto i nostri difetti, la mia voce resterà inascoltata. Per potervi definire devo essere imparziale: in caso contrario le mie opinioni sarebbero inefficaci. Credo che una donna osservatrice sia più adatta a giudicare la donna, rispetto a un uomo di grande talento. Gli uomini non ci giudicano mai con serenità. Se il loro amore viene corrisposto, ci chiamano angeli, se si vedono rifiutati, ci definiscono diavoli. I giudizi che esprimono sono frutto dei loro sentimenti, e il sentimento non è mai freddo come la ragione: il sentimento non analizza. Gli uomini socievoli trovano seducente il modo di fare della donna: i misantropi non lo possono sopportare. Osserviamo i giudizi contraddittori degli uomini nei confronti della donna: Nessun animale può venir meno al proprio istinto: quello della donna è tradire. Beaumarchais La donna è il capolavoro dell’Universo. Lessing Non esiste donna che meriti la nostra attenzione. Plauto Le donne sono quanto di meglio ci sia al mondo. Rousseau La donna è la madre del peccato. Genesi La felicità del genere umano dipende dalla donna. Restif de la Bretonne I primi impulsi della donna sono migliori dei nostri. Beauchene Noi non crediamo assolutamente a questa affermazione di Beauchene e l’imparzialità del nostro giudizio ci autorizza a definire ingiusta l’opinione della Genesi. Gli impulsi dell’uomo possono essere altrettanto buoni di quelli della donna. Perché esagerare le cose? Dobbiamo ammettere sinceramente di non essere né cattive né perfette. Perfette! Con che diritto gli uomini pretendono che siamo perfette se tanto imperfetti sono loro? Gli uomini sono responsabili dei loro difetti, e molte volte dei nostri. L’uomo dice alla donna: non sei niente senza di me. Io ti do la posizione sociale, io ti farò arrivare in alto; ma per conquistarmi devi essere bella. Sii bella ad ogni costo. La donna che sente queste parole, se non ha già sviluppato la propria capacità di giudizio, immagina che la sua unica missione sia piacere incrementando la sua bellezza esteriore, e non si preoccupa di acquisire bellezze morali. La maggior parte degli uomini si esalta con le donne frivole, leggere e superficiali, trovando buffe le loro civetterie, e poiché dalle civetterie al civettismo il passo è breve, è molto facile farle incappare nella colpa che essi stessi condannano. Siamo serie: conformiamo le nostre azioni alla più sana ragione e non arretriamo nel sentiero segnato per noi dal dovere. Ascoltiamo con indifferenza gli attacchi dei nostri detrattori e le adulazioni di coloro che si fingono nostri amici per dominarci. È più facile difendersi dagli avversari che ci insultano che dai nemici che ci adulano. Difendiamoci da queste persone e saremo invincibili. Dimostriamoci forti e trionferemo sempre, poiché le passioni e le debolezze degli uomini li rendono nostri schiavi. La bambina Una bambina è una creatura sacra: rappresenta la famiglia futura, un mondo di illusioni e speranze carezzevoli, la misteriosa pagina del libro dell’avvenire. La vita di una bambina deve starci molto a cuore, perché quando si spezza può darsi che ad appassire siano i semi di grandi idee; o forse il germoglio di generazioni più perfette. Le bambine sono la gioia del focolare, le inseparabili compagne della madre, la festa della vita. La madre deve preservare con cura l’innocenza della bambina, perché distruggere quell’innocenza significa inaridire l’infanzia, strapparle la felicità. L’infanzia di una bambina è l’alba di un giorno di maggio, il crepuscolo mattutino di un cielo senza nuvole, la fresca brezza intrisa di profumi e armonie; il mattino della vita, puro, luminoso e sereno. Le bambine che per l’incuria dei loro genitori hanno perso l’innocenza, offrono un triste spettacolo: si trovano nell’autunno della vita senza aver assaporato le delizie della primavera; sono fiori freschi circondati da foglie secche e giallognole. Quanta compassione suscita la vecchiezza morale, quando si dipinge sulla cupa fronte di una bambina che avrebbe dovuto essere sempre sorridente! La bambina, a cui è stato strappato il velo omerale del candore, è un’anima in pena. Perdendo il candore, perde quell’incantevole spontaneità infantile che tanto conquista, quell’affascinante grazia che la rende così adorabile. Le bambine spogliate della loro innocenza diventano donne in miniatura, e in quanto fenomeni della natura sono sempre antipatiche e ridicole. Madri! A voi spetta il compito di vigilare sull’innocenza di questi angeli terreni chiamati bambine. Non sfogliate i fiori dell’innocenza prima che sia la mano del tempo a farlo. Le bambine che si atteggiano da donne sono come i frutti coltivati in serra, si guastano senza aver raggiunto la giusta maturazione: conducono una vita fittizia, artificiale. Madri! Non offrite cose sfarzose alle bambine, offrite loro delle bambole. Una bambina senza bambola non ha la gioia di quelle bambine che volteggiano come un gioioso stormo di farfalle, trasformando il focolare in un giardino dell’esistenza. Una bambina senza bambola è una diseredata della fortuna, deve ritenersi sola al mondo perché le manca la sua confidente, la sua prima amica, la depositaria dei suoi entusiasmi. Quando vedete una giovane taciturna, con la carnagione avvizzita e l’anima invecchiata, compatitela: è una giovane che non ha vissuto la sua infanzia, perché non ha avuto bambole. Una signora dal cuore molto tenero ha regalato una bambola a una poveretta che mendicava. Questo gesto caritatevole, affatto volgare, che molte persone non riuscivano a comprendere, è stato un gesto d’amore. Per la bambina bisognosa la bambola rappresentava la realizzazione di un bel sogno, era gioia reale, una felicità tangibile da stringere tra le sue braccia. Senza dubbio quella signora era madre e capiva le necessità morali di una bambina. Le giovani dal carattere malinconico e assorto sono quelle che sono state private delle gioie dell’infanzia. Prolungate l’infanzia delle bambine e prolungherete la loro felicità. Ogni cosa sorride in quell’età benedetta. La primavera è lo specchio della fanciullezza, di quell’età meravigliosa in cui sotto la materna protezione si godono felicità ineffabili; di quell’età benedetta in cui non c’è dispiacere che non svanisca in meno di un istante, né disgrazia che non passi in un secondo, né amarezza che non si addolcisca in un attimo. Godiamoci il più a lungo possibile i piaceri dell’età acerba poiché si fanno sempre più incerti in età senile. Dobbiamo amare le bambine! Esse sono molto spesso l’anello di congiunzione del legame coniugale quando questo è spezzato dal disamore. La bambine abbelliscono l’esistenza; loro sanno farci sorridere quando siamo oppresse dal dolore, loro sanno distendere il più severo cipiglio. Educate bene le bambine! L’indiscreta tolleranza nei confronti dei loro difetti è una colpa che in seguito vi rinfaccereste. Quanto deve essere desolante, umiliante per una madre sentire la seguente frase: «Vi ritengo responsabile dei miei difetti, perché non mi avete educata meglio?». Quale pena infinita deve provare la madre che si è meritata una simile accusa! La madre ha il dovere di educare le bambine, è stato il Padreterno ad affidarle una missione così imponente. Nessuno conosce una bambina come sua madre: tra le due vi è un legame viscerale, un filo misterioso che le attrae. La madre possiede una segreta magia che le permette di comprendere la bambina balbuziente: solo la madre possiede la chiave degli enigmi del cuore della donna. Le bambine sono la gioia, la felicità, la pace del focolare: una casa senza bambine è come un giardino senza fiori. Benedette siano le bambine!
Cuatro palabras a las mujeres españolas y americanas Vuestros son mis pensamientos. Para vosotras escribo. No trazo una línea que no os la dedique. Mis páginas os pertenecen. Os las ofrezco. Aceptadlas. En mis novelas la figura más noble, el tipo más simpático, es siempre una mujer. Entre mis artículos no encontraréis uno sólo que no se relacione con vosotras. He tomado la pluma para combatir atrevidamente a nuestros impugnadores, en un periódico fundado por mí, bajo el título La Ilustración de la Mujer y en el libro La Mujer Española. Me he deleitado recorriendo la historia de todos los países, para buscar en ella nombres de mujeres célebres y recordarles a los hombres de hoy que en todas épocas han brillado mujeres eminentes; que no hay inferioridad intelectual en la mujer con relación al hombre. He intentado demostrar la aptitud de la mujer para las artes y las letras, citando obras de mujeres que fueron el asombro del mundo artístico y literario. He descrito diferentes heroísmos de la mujer. Al leer el índice de este libro, encontraréis dos capítulos titulados: «La mujer vanidosa y La mujer coqueta;» pero no os alarméis. Tened confianza en mí.. Os afirmo que siempre os seré fiel. Jamás me pasaré al campo enemigo. Si sólo canto vuestros méritos y virtudes; si callo nuestros defectos, mi voz no será escuchada. Para definiros debo ser imparcial: si no lo fuera mis opiniones no tendrían fuerza. Creo que una mujer observadora, es más apta para juzgar a la mujer, que un hombre de gran talento. Nunca nos juzgan los hombre con serenidad. Observemos los contradictorios juicios de los hombres respecto a la mujer. Ningún animal puede faltar a su instinto: el de la mujer es engañar. Beaumarchais. La mujer es la obra maestra del Universo. Lessing. No hay mujer que merezca nuestra atención. Plauto. Las mujeres son lo mejor del mundo. Rousseau. La mujer es el jefe del pecado. Orígenes. La felicidad del género humano depende de la mujer. Restif de la Bretonne. Los primeros impulsos de la mujer son mejores que los nuestros. Beauchene. Nosotros no creemos en absoluto este aserto de Beauchene y la imparcialidad de nuestro juicio nos autoriza para calificar de injusta la opinión de Orígenes. Los impulsos del hombre pueden ser tan buenos como los de la mujer. ¿Por qué exagerar las cosas? Debemos decir sinceramente que ni somos malas ni somos perfectas. ¡Perfectas! ¿Qué derecho les asiste a los hombres para exigir que seamos perfectas si tan imperfectos son ellos? Los hombres son responsables de sus defectos y muchas veces de los nuestros. El hombre le dice a la mujer: nada eres sin mí. Yo te doy la posición social, yo te colocaré en altos puestos; mas para conquistarme necesitas ser bella. Sé bella por cualquier medio. La mujer que oye estas palabras si no tiene formado el criterio se figura que su única misión es agradar realzando su belleza exterior, y no se cuida de adquirir bellezas morales. La mayor parte de los hombres se entusiasman con las mujeres frívolas, ligeras y superficiales; encontrando graciosas sus coqueterías, y como de esas coqueterías al coquetismo no hay más que un paso, es muy fácil hacerlas incurrir en la culpa que ellos mismos condenan. Seamos serias: ajustemos nuestros actos a la más sana razón y no retrocedamos en la senda que nos marque el deber. Oigamos con indiferencia los ataques de nuestros detractores y las adulaciones de los que se fingen amigos nuestros para vencernos. Es más fácil defenderse de los adversarios que nos increpan, que de los enemigos que nos adulan. Defendámonos de éstos y seremos invencibles. Seamos fuertes y triunfaremos siempre, ya que las pasiones y las debilidades de los hombres los hacen nuestros esclavos. La niña Una niña es un ser sagrado: representa la familia futura, un mundo de ilusiones y esperanzas acariciadoras, la misteriosa página del libro del porvenir. La vida de una niña debe sernos muy querida, porque al troncharse, se marchitan quizás las semillas de grandes ideas; tal vez el germen de más perfectas generaciones. Las niñas son la alegría del hogar, las inseparables compañeras de la madre, la fiesta de la vida. La madre debe conservar cuidadosamente la inocencia de la niña, porque destruir esa inocencia es agostar la infancia, es arrebatarle la felicidad. La infancia de una niña es la alborada de un día de Mayo, el crepúsculo matinal de un cielo sin nubes, la fresca brisa impregnada de perfumes y armonías; la mañana de la vida, pura, radiante y serena. Las niñas que por descuido de sus padres han perdido la inocencia, ofrecen un triste espectáculo: hállanse en el otoño de la vida, sin haber gustado las delicias de la primavera; son flores frescas rodeadas de amarillentas y secas hojas. ¡Cuánta lástima inspira la vejez moral, al retratarse en la sombría frente de una niña que siempre debía verse risueña. La niña a quien se ha rasgado el cendal del candor es una enferma del alma. Al perder el candor, pierde una niña la encantadora espontaneidad infantil que tanto seduce, la fascinadora gracia que tan adorable la hace aparecer. Las niñas despojadas de su inocencia, se convierten en mujeres en miniatura, y como fenómenos de la naturaleza son siempre antipáticas y ridículas. ¡Madres! A vosotras está fiada la misión de velar por la inocencia de esos ángeles terrestres llamados niñas. No deshojéis las flores de la inocencia antes que lo haga la mano del tiempo. Las niñas que presumen de mujeres, son cual las frutas de estufa, se corrompen sin haber estado en sazón: tienen una vida ficticia, artificial. ¡Madres! no ofrezcáis galas a las niñas, ofrecedles muñecas. Una niña sin muñeca no tiene la alegría de aquellas niñas que revolotean cual alegre banda de mariposas, convirtiendo el hogar en jardín de la existencia. Una niña sin muñeca, es una desheredada de la fortuna, debe considerarse sola en el mundo, porque le falta su confidenta, su primera amiga, la depositaria de sus expansiones. Cuando veáis una joven taciturna, de tez marchita y de alma envejecida, compadecedla: es una joven que no ha tenido infancia, porque no tuvo muñecas. Una señora dotada de corazón tiernísimo, regaló una muñeca a una pobrecita que mendigaba. Esta limosna nada vulgar, que muchos seres no comprendían, fue una limosna de amor. La muñeca era para la menesterosa la realización de un hermoso sueño, era una alegría real, una felicidad tangible que podía estrechar entre sus brazos. Indudablemente aquella señora era madre y comprendía las necesidades morales de una niña. Las jóvenes de carácter sombrío y concentrado, son aquellas a las cuales han faltado las alegrías de la infancia. Prolongad la infancia de las niñas y prolongaréis su ventura. Todo sonríe en esa edad bendita. La primavera es el espejo de la niñez, de esa edad preciosa en que se gozan bajo el materno regazo venturas inefables; de esa bendita edad, en la cual no hay pesar que dure un momento, ni desdicha que pase de un segundo, ni amargura que no se dulcifique en el instante. Gocemos todo el tiempo posible de los placeres de la edad temprana, inseguros siempre en la edad provecta. ¡Amemos a las niñas! Ellas son muchas veces el eslabón que une la cadena conyugal cuando se halla rota por el desamor. Las niñas embellecen la existencia; ellas saben hacernos sonreír cuando el dolor nos abruma, ellas saben desarrugar el más adusto ceño. ¡Educad bien a las niñas! La indiscreta tolerancia con los defectos de las niñas, es una culpa que más tarde os reprocharíais. ¡Qué desconsolador, qué humillante, debe ser para una madre oír la siguiente frase! «Hago a V. responsable de mis defectos, ¿por qué no me educó V. mejor?» ¡Qué inmensa pena debe sentir la madre que ha merecido tal acusación! La madre debe ser la educadora de las niñas, el Eterno le ha confiado tan augusta misión. Nadie conoce a la niña cual su madre: hay entre ambas una corriente simpática, un hilo misterioso que las atrae. La madre posee una secreta magia que le permite comprender a la niña balbuciente: sólo la madre conoce la clave de los enigmas del corazón de la mujer. Las niñas son la alegría, la dicha, la paz del hogar: una casa sin niñas es un vergel sin flores. ¡Bendita sean las niñas!
Quattro parole alle donne spagnole e americane Vostri sono i miei pensieri. È per voi che scrivo. Non traccio una sola riga che non sia a voi dedicata. Le mie pagine vi appartengono. Ve le offro. Accettatele. Nei miei romanzi la figura più nobile, il tipo più simpatico, è sempre una donna. Tra i miei articoli non ne incontrerete uno che non vi riguardi. Ho preso in mano la penna per combattere coraggiosamente i nostri contestatori dalle pagine di un giornale da me fondato, con il titolo La Ilustración de la Mujer, e nel libro La Mujer Española. Mi sono dilettata a percorrere la storia di tutti i paesi, per cercare in essa nomi di donne celebri e ricordare agli uomini d’oggi che in tutte le epoche si sono distinte donne eccellenti, e che la donna non è intellettualmente inferiore all’uomo. Ho tentato di dimostrare la predisposizione della donna per l’arte e la letteratura, citando opere di donne che furono la meraviglia del mondo artistico e letterario. Ho descritto diversi eroismi della donna. Leggendo l’indice di questo libro, troverete due capitoli intitolati: «La donna vanitosa e La donna civettuola»; ma non allarmatevi. Fidatevi di me. Confermo di esservi sempre fedele. Non passerò mai al territorio nemico. Se mi limito a esaltare i vostri pregi e le vostre virtù; se ometto i nostri difetti, la mia voce resterà inascoltata. Per potervi definire devo essere imparziale: in caso contrario le mie opinioni sarebbero inefficaci. Credo che una donna osservatrice sia più adatta a giudicare la donna, rispetto a un uomo di grande talento. Gli uomini non ci giudicano mai con serenità. Se il loro amore viene corrisposto, ci chiamano angeli, se si vedono rifiutati, ci definiscono diavoli. I giudizi che esprimono sono frutto dei loro sentimenti, e il sentimento non è mai freddo come la ragione: il sentimento non analizza. Gli uomini socievoli trovano seducente il modo di fare della donna: i misantropi non lo possono sopportare. Osserviamo i giudizi contraddittori degli uomini nei confronti della donna: Nessun animale può venir meno al proprio istinto: quello della donna è tradire. Beaumarchais La donna è il capolavoro dell’Universo. Lessing Non esiste donna che meriti la nostra attenzione. Plauto Le donne sono quanto di meglio ci sia al mondo. Rousseau La donna è la madre del peccato. Genesi La felicità del genere umano dipende dalla donna. Restif de la Bretonne I primi impulsi della donna sono migliori dei nostri. Beauchene Noi non crediamo assolutamente a questa affermazione di Beauchene e l’imparzialità del nostro giudizio ci autorizza a definire ingiusta l’opinione della Genesi. Gli impulsi dell’uomo possono essere altrettanto buoni di quelli della donna. Perché esagerare le cose? Dobbiamo ammettere sinceramente di non essere né cattive né perfette. Perfette! Con che diritto gli uomini pretendono che siamo perfette se tanto imperfetti sono loro? Gli uomini sono responsabili dei loro difetti, e molte volte dei nostri. L’uomo dice alla donna: non sei niente senza di me. Io ti do la posizione sociale, io ti farò arrivare in alto; ma per conquistarmi devi essere bella. Sii bella ad ogni costo. La donna che sente queste parole, se non ha già sviluppato la propria capacità di giudizio, immagina che la sua unica missione sia piacere incrementando la sua bellezza esteriore, e non si preoccupa di acquisire bellezze morali. La maggior parte degli uomini si esalta con le donne frivole, leggere e superficiali, trovando buffe le loro civetterie, e poiché dalle civetterie al civettismo il passo è breve, è molto facile farle incappare nella colpa che essi stessi condannano. Siamo serie: conformiamo le nostre azioni alla più sana ragione e non arretriamo nel sentiero segnato per noi dal dovere. Ascoltiamo con indifferenza gli attacchi dei nostri detrattori e le adulazioni di coloro che si fingono nostri amici per dominarci. È più facile difendersi dagli avversari che ci insultano che dai nemici che ci adulano. Difendiamoci da queste persone e saremo invincibili. Dimostriamoci forti e trionferemo sempre, poiché le passioni e le debolezze degli uomini li rendono nostri schiavi. La bambina Una bambina è una creatura sacra: rappresenta la famiglia futura, un mondo di illusioni e speranze carezzevoli, la misteriosa pagina del libro dell’avvenire. La vita di una bambina deve starci molto a cuore, perché quando si spezza può darsi che ad appassire siano i semi di grandi idee; o forse il germoglio di generazioni più perfette. Le bambine sono la gioia del focolare, le inseparabili compagne della madre, la festa della vita. La madre deve preservare con cura l’innocenza della bambina, perché distruggere quell’innocenza significa inaridire l’infanzia, strapparle la felicità. L’infanzia di una bambina è l’alba di un giorno di maggio, il crepuscolo mattutino di un cielo senza nuvole, la fresca brezza intrisa di profumi e armonie; il mattino della vita, puro, luminoso e sereno. Le bambine che per l’incuria dei loro genitori hanno perso l’innocenza, offrono un triste spettacolo: si trovano nell’autunno della vita senza aver assaporato le delizie della primavera; sono fiori freschi circondati da foglie secche e giallognole. Quanta compassione suscita la vecchiezza morale, quando si dipinge sulla cupa fronte di una bambina che avrebbe dovuto essere sempre sorridente! La bambina, a cui è stato strappato il velo omerale del candore, è un’anima in pena. Perdendo il candore, perde quell’incantevole spontaneità infantile che tanto conquista, quell’affascinante grazia che la rende così adorabile. Le bambine spogliate della loro innocenza diventano donne in miniatura, e in quanto fenomeni della natura sono sempre antipatiche e ridicole. Madri! A voi spetta il compito di vigilare sull’innocenza di questi angeli terreni chiamati bambine. Non sfogliate i fiori dell’innocenza prima che sia la mano del tempo a farlo. Le bambine che si atteggiano da donne sono come i frutti coltivati in serra, si guastano senza aver raggiunto la giusta maturazione: conducono una vita fittizia, artificiale. Madri! Non offrite cose sfarzose alle bambine, offrite loro delle bambole. Una bambina senza bambola non ha la gioia di quelle bambine che volteggiano come un gioioso stormo di farfalle, trasformando il focolare in un giardino dell’esistenza. Una bambina senza bambola è una diseredata della fortuna, deve ritenersi sola al mondo perché le manca la sua confidente, la sua prima amica, la depositaria dei suoi entusiasmi. Quando vedete una giovane taciturna, con la carnagione avvizzita e l’anima invecchiata, compatitela: è una giovane che non ha vissuto la sua infanzia, perché non ha avuto bambole. Una signora dal cuore molto tenero ha regalato una bambola a una poveretta che mendicava. Questo gesto caritatevole, affatto volgare, che molte persone non riuscivano a comprendere, è stato un gesto d’amore. Per la bambina bisognosa la bambola rappresentava la realizzazione di un bel sogno, era gioia reale, una felicità tangibile da stringere tra le sue braccia. Senza dubbio quella signora era madre e capiva le necessità morali di una bambina. Le giovani dal carattere malinconico e assorto sono quelle che sono state private delle gioie dell’infanzia. Prolungate l’infanzia delle bambine e prolungherete la loro felicità. Ogni cosa sorride in quell’età benedetta. La primavera è lo specchio della fanciullezza, di quell’età meravigliosa in cui sotto la materna protezione si godono felicità ineffabili; di quell’età benedetta in cui non c’è dispiacere che non svanisca in meno di un istante, né disgrazia che non passi in un secondo, né amarezza che non si addolcisca in un attimo. Godiamoci il più a lungo possibile i piaceri dell’età acerba poiché si fanno sempre più incerti in età senile. Dobbiamo amare le bambine! Esse sono molto spesso l’anello di congiunzione del legame coniugale quando questo è spezzato dal disamore. La bambine abbelliscono l’esistenza; loro sanno farci sorridere quando siamo oppresse dal dolore, loro sanno distendere il più severo cipiglio. Educate bene le bambine! L’indiscreta tolleranza nei confronti dei loro difetti è una colpa che in seguito vi rinfaccereste. Quanto deve essere desolante, umiliante per una madre sentire la seguente frase: «Vi ritengo responsabile dei miei difetti, perché non mi avete educata meglio?». Quale pena infinita deve provare la madre che si è meritata una simile accusa! La madre ha il dovere di educare le bambine, è stato il Padreterno ad affidarle una missione così imponente. Nessuno conosce una bambina come sua madre: tra le due vi è un legame viscerale, un filo misterioso che le attrae. La madre possiede una segreta magia che le permette di comprendere la bambina balbuziente: solo la madre possiede la chiave degli enigmi del cuore della donna. Le bambine sono la gioia, la felicità, la pace del focolare: una casa senza bambine è come un giardino senza fiori. Benedette siano le bambine! Cuatro palabras a las mujeres españolas y americanas Vuestros son mis pensamientos. Para vosotras escribo. No trazo una línea que no os la dedique. Mis páginas os pertenecen. Os las ofrezco. Aceptadlas. En mis novelas la figura más noble, el tipo más simpático, es siempre una mujer. Entre mis artículos no encontraréis uno sólo que no se relacione con vosotras. He tomado la pluma para combatir atrevidamente a nuestros impugnadores, en un periódico fundado por mí, bajo el título La Ilustración de la Mujer y en el libro La Mujer Española. Me he deleitado recorriendo la historia de todos los países, para buscar en ella nombres de mujeres célebres y recordarles a los hombres de hoy que en todas épocas han brillado mujeres eminentes; que no hay inferioridad intelectual en la mujer con relación al hombre. He intentado demostrar la aptitud de la mujer para las artes y las letras, citando obras de mujeres que fueron el asombro del mundo artístico y literario. He descrito diferentes heroísmos de la mujer. Al leer el índice de este libro, encontraréis dos capítulos titulados: «La mujer vanidosa y La mujer coqueta;» pero no os alarméis. Tened confianza en mí.. Os afirmo que siempre os seré fiel. Jamás me pasaré al campo enemigo. Si sólo canto vuestros méritos y virtudes; si callo nuestros defectos, mi voz no será escuchada. Para definiros debo ser imparcial: si no lo fuera mis opiniones no tendrían fuerza. Creo que una mujer observadora, es más apta para juzgar a la mujer, que un hombre de gran talento. Nunca nos juzgan los hombre con serenidad. Observemos los contradictorios juicios de los hombres respecto a la mujer. Ningún animal puede faltar a su instinto: el de la mujer es engañar. Beaumarchais. La mujer es la obra maestra del Universo. Lessing. No hay mujer que merezca nuestra atención. Plauto. Las mujeres son lo mejor del mundo. Rousseau. La mujer es el jefe del pecado. Orígenes. La felicidad del género humano depende de la mujer. Restif de la Bretonne. Los primeros impulsos de la mujer son mejores que los nuestros. Beauchene. Nosotros no creemos en absoluto este aserto de Beauchene y la imparcialidad de nuestro juicio nos autoriza para calificar de injusta la opinión de Orígenes. Los impulsos del hombre pueden ser tan buenos como los de la mujer. ¿Por qué exagerar las cosas? Debemos decir sinceramente que ni somos malas ni somos perfectas. ¡Perfectas! ¿Qué derecho les asiste a los hombres para exigir que seamos perfectas si tan imperfectos son ellos? Los hombres son responsables de sus defectos y muchas veces de los nuestros. El hombre le dice a la mujer: nada eres sin mí. Yo te doy la posición social, yo te colocaré en altos puestos; mas para conquistarme necesitas ser bella. Sé bella por cualquier medio. La mujer que oye estas palabras si no tiene formado el criterio se figura que su única misión es agradar realzando su belleza exterior, y no se cuida de adquirir bellezas morales. La mayor parte de los hombres se entusiasman con las mujeres frívolas, ligeras y superficiales; encontrando graciosas sus coqueterías, y como de esas coqueterías al coquetismo no hay más que un paso, es muy fácil hacerlas incurrir en la culpa que ellos mismos condenan. Seamos serias: ajustemos nuestros actos a la más sana razón y no retrocedamos en la senda que nos marque el deber. Oigamos con indiferencia los ataques de nuestros detractores y las adulaciones de los que se fingen amigos nuestros para vencernos. Es más fácil defenderse de los adversarios que nos increpan, que de los enemigos que nos adulan. Defendámonos de éstos y seremos invencibles. Seamos fuertes y triunfaremos siempre, ya que las pasiones y las debilidades de los hombres los hacen nuestros esclavos. La niña Una niña es un ser sagrado: representa la familia futura, un mundo de ilusiones y esperanzas acariciadoras, la misteriosa página del libro del porvenir. La vida de una niña debe sernos muy querida, porque al troncharse, se marchitan quizás las semillas de grandes ideas; tal vez el germen de más perfectas generaciones. Las niñas son la alegría del hogar, las inseparables compañeras de la madre, la fiesta de la vida. La madre debe conservar cuidadosamente la inocencia de la niña, porque destruir esa inocencia es agostar la infancia, es arrebatarle la felicidad. La infancia de una niña es la alborada de un día de Mayo, el crepúsculo matinal de un cielo sin nubes, la fresca brisa impregnada de perfumes y armonías; la mañana de la vida, pura, radiante y serena. Las niñas que por descuido de sus padres han perdido la inocencia, ofrecen un triste espectáculo: hállanse en el otoño de la vida, sin haber gustado las delicias de la primavera; son flores frescas rodeadas de amarillentas y secas hojas. ¡Cuánta lástima inspira la vejez moral, al retratarse en la sombría frente de una niña que siempre debía verse risueña. La niña a quien se ha rasgado el cendal del candor es una enferma del alma. Al perder el candor, pierde una niña la encantadora espontaneidad infantil que tanto seduce, la fascinadora gracia que tan adorable la hace aparecer. Las niñas despojadas de su inocencia, se convierten en mujeres en miniatura, y como fenómenos de la naturaleza son siempre antipáticas y ridículas. ¡Madres! A vosotras está fiada la misión de velar por la inocencia de esos ángeles terrestres llamados niñas. No deshojéis las flores de la inocencia antes que lo haga la mano del tiempo. Las niñas que presumen de mujeres, son cual las frutas de estufa, se corrompen sin haber estado en sazón: tienen una vida ficticia, artificial. ¡Madres! no ofrezcáis galas a las niñas, ofrecedles muñecas. Una niña sin muñeca no tiene la alegría de aquellas niñas que revolotean cual alegre banda de mariposas, convirtiendo el hogar en jardín de la existencia. Una niña sin muñeca, es una desheredada de la fortuna, debe considerarse sola en el mundo, porque le falta su confidenta, su primera amiga, la depositaria de sus expansiones. Cuando veáis una joven taciturna, de tez marchita y de alma envejecida, compadecedla: es una joven que no ha tenido infancia, porque no tuvo muñecas. Una señora dotada de corazón tiernísimo, regaló una muñeca a una pobrecita que mendigaba. Esta limosna nada vulgar, que muchos seres no comprendían, fue una limosna de amor. La muñeca era para la menesterosa la realización de un hermoso sueño, era una alegría real, una felicidad tangible que podía estrechar entre sus brazos. Indudablemente aquella señora era madre y comprendía las necesidades morales de una niña. Las jóvenes de carácter sombrío y concentrado, son aquellas a las cuales han faltado las alegrías de la infancia. Prolongad la infancia de las niñas y prolongaréis su ventura. Todo sonríe en esa edad bendita. La primavera es el espejo de la niñez, de esa edad preciosa en que se gozan bajo el materno regazo venturas inefables; de esa bendita edad, en la cual no hay pesar que dure un momento, ni desdicha que pase de un segundo, ni amargura que no se dulcifique en el instante. Gocemos todo el tiempo posible de los placeres de la edad temprana, inseguros siempre en la edad provecta. ¡Amemos a las niñas! Ellas son muchas veces el eslabón que une la cadena conyugal cuando se halla rota por el desamor. Las niñas embellecen la existencia; ellas saben hacernos sonreír cuando el dolor nos abruma, ellas saben desarrugar el más adusto ceño. ¡Educad bien a las niñas! La indiscreta tolerancia con los defectos de las niñas, es una culpa que más tarde os reprocharíais. ¡Qué desconsolador, qué humillante, debe ser para una madre oír la siguiente frase! «Hago a V. responsable de mis defectos, ¿por qué no me educó V. mejor?» ¡Qué inmensa pena debe sentir la madre que ha merecido tal acusación! La madre debe ser la educadora de las niñas, el Eterno le ha confiado tan augusta misión. Nadie conoce a la niña cual su madre: hay entre ambas una corriente simpática, un hilo misterioso que las atrae. La madre posee una secreta magia que le permite comprender a la niña balbuciente: sólo la madre conoce la clave de los enigmas del corazón de la mujer. Las niñas son la alegría, la dicha, la paz del hogar: una casa sin niñas es un vergel sin flores. ¡Bendita sean las niñas!
María de la Concepción Gimeno de Flaquer (Alcañiz 1850 – Madrid 1919): scrittrice e giornalista, fin dalla giovane età si fa notare nell’ambiente letterario spagnolo per i suoi articoli in difesa delle donne e per la sua lotta affinché queste ultime ricevano un’educazione parificata a quella degli uomini. Oltre ai numerosi articoli, pubblicati su note riviste dell’epoca quali La mujer (1871) e La Ilustración de la mujer (1872), da lei stessa fondata, l’autrice scrive romanzi e saggi tutti dedicati alla donna e al suo ruolo nella società di fine Ottocento. Le sue opere di saggistica più importanti sono: La mujer española. Estudios acerca de su educación y sus facultades intelectuales (1877), La mujer juzgada por una mujer (1882), Madres de hombres célebres (1884), Mujeres de la revolución francesa (1891), Ventajas de instruir a la mujer y sus aptitudes para instruirse (1896), Mujeres de raza latina (1904). Mentre tra i romanzi vanno ricordati: El doctor alemán (1880), Suplicio de una coqueta (1885), Una Eva moderna (1909). Dopo aver sposato nel 1879 il giornalista Francisco de Paula Flaquer y Fraise, si trasferisce con lui in Messico dove resterà per quasi dieci anni e dove fonda la rivista El álbum de la mujer, che ha l’obiettivo di diffondere la letteratura spagnola in America latina favorendo così lo scambio culturale tra i due paesi e permettendo alle donne del posto di entrare in contatto con un’altra cultura e ricevere un’educazione. Questa sua attività le varrà la riconoscenza dei governi messicano e venezuelano. Rientrata a Madrid dopo la sua lunga esperienza all’estero, Concepción Gimeno de Flaquer prosegue in Spagna la sua opera di promotrice culturale facendo conoscere alle donne spagnole gli usi, i costumi e la letteratura messicana. Lo scopo continua a essere quello di fornire alle donne l’educazione letteraria di cui venivano quasi sempre private all’epoca e fargli capire che nonostante il trattamento a loro spesso riservato non sono esseri inferiori ma hanno pari dignità degli uomini. Nel periodo che va dal 1890 al 1903, l’autrice tiene una serie di conferenze presso il Circolo Scientifico e Letterario di Madrid che le permette di entrare in contatto diretto con il suo pubblico e di evidenziare ancora una volta quali sono i problemi che le donne si trovano a dover affrontare. Nel 1906 viene nominata presidente dell’Unione Iberoamericana. Muore a Madrid nel 1919, non prima di essere tornata un’ultima volta in America latina. Le sue opere non sono mai state tradotte in altre lingue. I passi qui presentati, tratti dall’opera La mujer juzgada por una mujer (1882), costituiscono un ottimo esempio dell’attività svolta dall’autrice allo scopo di permettere alle donne spagnole e americane di fine Ottocento di prendere coscienza dei loro pregi e dei loro difetti, valorizzando se stesse e coltivando la loro intelligenza. Il libro è suddiviso in sedici capitoli, ognuno dei quali descrive le varie fasi della vita delle donne, dall’infanzia all’età adulta in cui assumono il ruolo di spose e madri, per poi soffermarsi sul loro carattere e sulle loro ambizioni nonché sulle figure femminili che hanno fatto la storia della letteratura influenzando la cultura del paese. Il testo si rivela innovativo in quanto, attraverso un linguaggio semplice e diretto, l’autrice cerca di arricchire sia dal punto di vista sociale che intellettivo le sue lettrici trasmettendogli maggiore fiducia nelle loro capacità. Creative Commons License
Quattro parole alle donne spagnole e americane by Annamaria Martinolli & inTRAlinea is licensed under a Creative Commons Attribuzione-Non opere derivate 3.0 Unported License.

©inTRAlinea & Annamaria Martinolli (2009).
"Quattro parole alle donne spagnole e americane". Translation from the work of Concepción Gimeno de Flaquer.
This translation can be freely reproduced under Creative Commons License.
Stable URL: http://www.intralinea.org/translations/item/1020

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