Segni di decomposizione

Translated by: Giuseppe Trovato

Signos de decomposición by Norberto Luis Romero
Valdemar: Madrid, 1996.


Segni di decomposizione

 

Talvolta penso di essere ingiusto con lui, l’intruso, nei rari momenti durante i quali si impegna a manifestarmi il suo amore e io non gli do importanza dimostrandogli incredulità e disinteresse.

Mi fa pena.

Nonostante tutto, in fondo è innocente e provo compassione per lui. Spesso gli uomini sono inconsapevoli della loro cattiveria e del loro egoismo. Anche la crudeltà appartiene alla natura umana e solo ad essa. È inconsapevole di tante cose… tra cui la capacità di provocare disordine e distruzione, di generare dolore.

Ignora che io sia a conoscenza di tutto, che riesca a svelare ogni meccanismo apparentemente nascosto che lo muove e lo induce all’avarizia. Non conosce il potere che ho di racchiudere nel più recondito ciò che mi appartiene e amo.

Non sa che ancora custodisco valori impossibili da strapparmi. Mi intenerisce vederlo sforzarsi di convincermi del suo amore, mi impietosisce il suo zelo nel mettere in luce i miei errori presunti e le mie manie che giudica responsabili di tutto ciò che di cattivo accade, di quello che si sviluppa tra noi e striscia come un rettile.

Riconosco che l’intruso mi alimenta, mi mantiene in vita, ma lo fa con un unico fine: prendersi tutto ciò che mi appartiene.

Spero che non si prenda anche la mamma.

Mi dà carne cruda con lo scopo di mantenere vivo e ben alimentato il verme solitario.

Non è cruda, è poco cotta. È così che bisogna mangiare la carne affinché non perda i suoi componenti proteici.

Ne mangio due bocconi e la lascio. Mi dà nausea.

Non ingrasserai mai… mi dice, con un’aria particolarmente afflitta.

Così, ogni settimana assumo la purga sperando di disfarmene, di evacuarlo. So che esistono medicine efficaci per debellarlo, ma anni fa mi sono ripromesso che non mi sarei più rivolto ad un ambulatorio medico o a un ospedale. I medici sono inutili e assassini. Lo so per esperienza personale. Sono stato accanto a loro per molti anni e, mio malgrado, sono stato complice delle loro azioni abiette.

La mamma ne è una prova evidente.

Dei loro metodi errati e criminali, della loro ottusità, incuria e vanità, della loro superbia nell’essere padroni dei corpi dei vivi e dei morti, mia madre è la testimonianza vivente.

Signos de decomposición

 

A veces pienso que soy injusto con él, con el intruso, en los escasos momentos en que se empeña en demostrarme que me quiere, y yo no le hago caso y evidencio mi incredulidad y desamor.

Me da lástima.

Siento compasión por él, porque a pesar de todo, en el fondo es inocente. Muchas veces los hombres son inconscientes de su propia maldad y egoísmo. También la crueldad es inherente a la naturaleza humana y sólo a ella. Es ignorante de tantas cosas... entre ellas la capacidad de generar desorden y destruir, de engendrar dolor.

Ignora que lo sé todo, que descubro cada uno de los mecanismos en apariencia ocultos que acciona y lo mueven a la avaricia. Desconoce mi poder para encerrar en lo más íntimo lo que me pertenece y amo.

No sabe que todavía conservo valores imposibles de arrebatarme. Me enternece verlo esforzándose para convencerme de su amor; me apena su afán por evidenciar mis presuntos errores y manías, que juzga culpables de todo cuanto ocurre de malo, de aquello que medra entre nosotros y se arrastra como un reptil.

Reconozco que el intruso me alimenta, me mantiene; pero lo hace con un único propósito: quedarse con todo lo mío.

Espero que no se quede también con mamá.

Me da carne cruda, con objeto de mantener viva y bien alimentada a la lombriz solitaria.

No está cruda. Está poco hecha. Así es como hay que comer la carne, para que no pierda las proteínas.

Como un par de bocados y la dejo. Me produce náuseas.

Nunca engordarás... me dice, con aire de profunda aflicción.

Así, cada semana tomo la purga con la esperanza de deshacerme de ella, de evacuarla. Sé que hay disponibles medicinas eficaces para destruirla, pero prometí hace años no volver a acudir jamás a una consulta médica o a un hospital. Los médicos son ineficaces y asesinos. Lo sé por experiencia propia, fueron muchos los años que estuve junto a ellos, que involuntariamente fui cómplice de sus actos repulsivos.

Mamá es una prueba flagrante de ello.

De sus errados y criminales métodos, de su torpeza, desidia y vanidad, de la soberbia de su poder sobre los cuerpos vivos y muertos, mi madre es vivo testimonio.

Segni di decomposizione

 

Talvolta penso di essere ingiusto con lui, l’intruso, nei rari momenti durante i quali si impegna a manifestarmi il suo amore e io non gli do importanza dimostrandogli incredulità e disinteresse.

Mi fa pena.

Nonostante tutto, in fondo è innocente e provo compassione per lui. Spesso gli uomini sono inconsapevoli della loro cattiveria e del loro egoismo. Anche la crudeltà appartiene alla natura umana e solo ad essa. È inconsapevole di tante cose… tra cui la capacità di provocare disordine e distruzione, di generare dolore.

Ignora che io sia a conoscenza di tutto, che riesca a svelare ogni meccanismo apparentemente nascosto che lo muove e lo induce all’avarizia. Non conosce il potere che ho di racchiudere nel più recondito ciò che mi appartiene e amo.

Non sa che ancora custodisco valori impossibili da strapparmi. Mi intenerisce vederlo sforzarsi di convincermi del suo amore, mi impietosisce il suo zelo nel mettere in luce i miei errori presunti e le mie manie che giudica responsabili di tutto ciò che di cattivo accade, di quello che si sviluppa tra noi e striscia come un rettile.

Riconosco che l’intruso mi alimenta, mi mantiene in vita, ma lo fa con un unico fine: prendersi tutto ciò che mi appartiene.

Spero che non si prenda anche la mamma.

Mi dà carne cruda con lo scopo di mantenere vivo e ben alimentato il verme solitario.

Non è cruda, è poco cotta. È così che bisogna mangiare la carne affinché non perda i suoi componenti proteici.

Ne mangio due bocconi e la lascio. Mi dà nausea.

Non ingrasserai mai… mi dice, con un’aria particolarmente afflitta.

Così, ogni settimana assumo la purga sperando di disfarmene, di evacuarlo. So che esistono medicine efficaci per debellarlo, ma anni fa mi sono ripromesso che non mi sarei più rivolto ad un ambulatorio medico o a un ospedale. I medici sono inutili e assassini. Lo so per esperienza personale. Sono stato accanto a loro per molti anni e, mio malgrado, sono stato complice delle loro azioni abiette.

La mamma ne è una prova evidente.

Dei loro metodi errati e criminali, della loro ottusità, incuria e vanità, della loro superbia nell’essere padroni dei corpi dei vivi e dei morti, mia madre è la testimonianza vivente.

Signos de decomposición

 

A veces pienso que soy injusto con él, con el intruso, en los escasos momentos en que se empeña en demostrarme que me quiere, y yo no le hago caso y evidencio mi incredulidad y desamor.

Me da lástima.

Siento compasión por él, porque a pesar de todo, en el fondo es inocente. Muchas veces los hombres son inconscientes de su propia maldad y egoísmo. También la crueldad es inherente a la naturaleza humana y sólo a ella. Es ignorante de tantas cosas... entre ellas la capacidad de generar desorden y destruir, de engendrar dolor.

Ignora que lo sé todo, que descubro cada uno de los mecanismos en apariencia ocultos que acciona y lo mueven a la avaricia. Desconoce mi poder para encerrar en lo más íntimo lo que me pertenece y amo.

No sabe que todavía conservo valores imposibles de arrebatarme. Me enternece verlo esforzándose para convencerme de su amor; me apena su afán por evidenciar mis presuntos errores y manías, que juzga culpables de todo cuanto ocurre de malo, de aquello que medra entre nosotros y se arrastra como un reptil.

Reconozco que el intruso me alimenta, me mantiene; pero lo hace con un único propósito: quedarse con todo lo mío.

Espero que no se quede también con mamá.

Me da carne cruda, con objeto de mantener viva y bien alimentada a la lombriz solitaria.

No está cruda. Está poco hecha. Así es como hay que comer la carne, para que no pierda las proteínas.

Como un par de bocados y la dejo. Me produce náuseas.

Nunca engordarás... me dice, con aire de profunda aflicción.

Así, cada semana tomo la purga con la esperanza de deshacerme de ella, de evacuarla. Sé que hay disponibles medicinas eficaces para destruirla, pero prometí hace años no volver a acudir jamás a una consulta médica o a un hospital. Los médicos son ineficaces y asesinos. Lo sé por experiencia propia, fueron muchos los años que estuve junto a ellos, que involuntariamente fui cómplice de sus actos repulsivos.

Mamá es una prueba flagrante de ello.

De sus errados y criminales métodos, de su torpeza, desidia y vanidad, de la soberbia de su poder sobre los cuerpos vivos y muertos, mi madre es vivo testimonio.

Premessa

L’attività della traduzione letteraria rappresenta una delle sfide più insidiose a cui un traduttore debba fare fronte dal momento che, riprodurre il linguaggio, la carica emotiva e le figure retoriche attraverso cui l’autore originale intende esprimersi attiene non solo alla sua sfera affettiva ed emotiva, alla sua personale sensibilità letteraria e linguistica ma anche al suo background culturale, al suo maggiore o minore legame con la cultura di partenza e, non da ultimo, il pubblico per il quale traduce. In questo breve contributo, intendo operare alcune riflessioni relative a come ho deciso di affrontare il processo traduttivo del passo proposto, tratto dell’opera Signos de decomposición di Norberto Luis Romero.

L’autore e l’opera

Nato a Cordoba, in Argentina, Norberto Luis Romero vive in Spagna dal 1975 dove ha intrapreso un’intensa attività di scrittore di romanzi e racconti; è inoltre regista e docente di tecniche cinematografiche. Molte delle sue opere sono apparse in giornali, riviste letterarie e antologie di fama internazionale, sia nel panorama letterario europeo che americano. I suoi racconti affrontano tematiche molto varie ed eterogenee, il che rende difficile rintracciare un unico filo conduttore: Norberto Luis Romero si propone di conciliare arte e letteratura allo scopo di approdare a risultati sempre efficaci, innovativi e non convenzionali. Inoltre, la sua prosa dà prova di uno stile agile, scorrevole e di immediata fruizione da parte di un vasto pubblico.

Il romanzo Signos de decomposición, pubblicato nel 1996, da cui è tratto il passo tradotto, traccia un profilo psicologico del narratore. Si tratta di un’opera dal carattere fortemente escatologico, pervasa da un’atmosfera di angoscia e oppressione. Il titolo è difatti significativo: il lettore viene coinvolto nel processo di decomposizione fisica e mentale del narratore che vive in un universo dominato da un Dio arbitrario e in cui l’unica possibilità di salvezza è rappresentata dall’annullamento e dall’autopunizione. Gli altri personaggi del romanzo interagiscono in questo clima di ansia, tormento e inquietudine, in bilico tra il delirio e la follia, distruggendosi a vicenda, fino alla perdita totale del senso della realtà. In particolare, l’estratto tradotto è incentrato sull’ossessione per il proprio corpo e per l’amore materno e viene proposta la descrizione dell’individuo da cui il protagonista è amato e che viene definito in modo emblematico el intruso.

Il processo traspositivo: prototesto vs metatesto

Un testo letterario può prestarsi a numerose interpretazioni che risultano nella traduzione. Un testo può infatti avere più di una traduzione pur restando fedele all’originale in termini di forma e contenuto. Per questa ragione le traduzioni costituiscono diverse versioni letterarie ed acquisiscono pertanto caratteristiche nuove e diverse rispetto al testo originario. A tale proposito, Sergio Cigada osserva (1982, p. 187):

Infatti, a differenza delle altre tecniche artistiche […] che riproducono un oggetto estetico in un solo esemplare, fruibile universalmente nella forma unica ad esso attribuita […], l’oggetto estetico letterario è moltiplicabile, attraverso la traduzione, in una serie di duplicati – al limite, uno per ogni codice linguistico esistente – ognuno dei quali mantiene da una parte alcune strutture essenziali della versione originale (diciamo, grosso modo, le strutture semantiche), ma ne modifica altre (almeno, certamente, quelle fonologiche) in una singolare forma di duplicazione che si realizza parte con interventi sulla sua struttura formale originaria, parte col suo mantenimento.

L’atto traduttivo implica la creazione di uno o più metatesti di uno stesso prototesto[1]; ogni metatesto ha caratteristiche proprie, che lo rendono inevitabilmente diverso dal prototesto. Al riguardo sono significative le parole di Benjamin (1993, p. 225-226):

[…] nessuna traduzione sarebbe possibile se la traduzione mirasse, nella sua essenza ultima, alla somiglianza con l’originale. Infatti nel suo sopravvivere, che non potrebbe chiamarsi tale se non fosse trasformazione e rinnovamento del vivente, l’originale si rinnova.

D’altra parte non si può trascurare l’esperienza di chi opera la trasposizione interlinguistica dal momento che ogni traduttore si lascerà guidare dal proprio retroterra sociale e culturale nonché dalla propria visione dell’attività traduttiva. Sulla scorta di quanto appena esposto, sarà pertanto interessante notare quali fattezze un prototesto possa assumere attraverso il processo traspositivo cui viene sottoposto: i risultati a cui si approderà saranno molteplici e assai dissimili tra di loro, poiché legati ad un concetto di traduzione non unitario, ma estremamente personale che orienta ogni traduttore. E di volta in volta anche la ricezione ne apparirà variamente intaccata.

Note sulla traduzione

Dopo questo breve excursus teso a fornire un quadro generale sull’autore e la sua attività letteraria e sul processo traspositivo in generale, è arrivato il momento di prendere in esame il passo tradotto ed operare alcune riflessioni relative alle strategie adottate durante il processo traduttivo. Prima di farlo, tuttavia, ritengo opportuno fare alcune precisazioni. Nel complesso, il periodare di Norberto Luis Romero appare chiaro e piuttosto lineare: egli sembra prediligere uno stile caratterizzato dalla paratassi, accostando e coordinando le frasi tra loro e facendo un uso meticoloso e studiato dei segni di interpunzione.  Inoltre, la modalità paratattica conferisce chiarezza e incisività al racconto e, nella misura del possibile, ho tenuto in considerazione questa peculiarità del testo originale. Nel momento in cui ho intrapreso il processo traduttivo, dopo un’attenta analisi del testo di partenza, ho ipotizzato che l’autore volesse creare nel lettore un effetto di attesa che lo inducesse a continuare la lettura, aspetto che ho tentato di ricreare nella versione tradotta.

Un altro aspetto cui è bene prestare attenzione è la lingua attraverso cui l’autore si esprime: a questo proposito va sottolineato che Norberto Luis Romero è uno scrittore argentino sebbene viva in Spagna dal 1975. Tuttavia, tradurre lo spagnolo parlato in Spagna è diverso dal tradurre quello dell’America Latina. Tali differenze non si manifestano tanto a livello morfosintattico[2] quanto a livello lessicale e semantico oltre alla forte componente culturale cui un traduttore non può non mostrarsi sensibile quando effettua la trasposizione linguistica.

Fatte queste puntualizzazioni, va detto che il testo di partenza non ha comportato particolari difficoltà in termini di trasposizione verso l’italiano e, come strategia traduttiva generale ho optato per una quasi[3] totale aderenza all’originale, il che mi ha permesso di mantenere una lunghezza pressoché identica, fornendo al lettore due testi “paralleli” affinché possa (eventualmente) operare le proprie considerazioni sulle scelte traduttive. I punti su cui ho deciso di intervenire e quindi di apportare alcune modifiche dettate dalla mia personale sensibilità linguistica si riferiscono all’ordine della frase: un esempio si può rintracciare nelle righe 7 e 8 in cui la frase del testo di partenza inizia con un verbo:

Nonostante tutto, in fondo è innocente e provo compassione per lui.
Siento compasión por él, porque a pesar de todo, en el fondo es inocente.

La versione tradotta, invece, presenta alcune alterazioni: “a pesar de todo” e “en el fondo es inocente” vengono inseriti all’inizio della frase al fine di creare una maggiore coesione nel testo tradotto. Inoltre, se in un primo momento avevo deciso di eliminare nella versione italiana “por él” poiché ritenevo che quest’operazione non sottraesse nulla all’originale, mi sono successivamente reso conto che, invece, andava mantenuto nella traduzione per evitare che si creasse un’ambiguità di attribuzione del soggetto logico della parte di testo analizzata. Per contro, un esempio di (quasi) totale rispetto dell’ordine naturale della frase si trova esattamente nelle ultime righe dell’estratto tradotto:

Dei loro metodi errati e criminali, della loro ottusità, incuria e vanità, della loro superbia nell’essere padroni dei corpi dei vivi e dei morti, mia madre è la testimonianza vivente.
De sus errados y criminales métodos, de su torpeza, desidia y vanidad, de la soberbia de su poder sobre los cuerpos vivos y muertos, mi madre es vivo testimonio.

Si è osservata l’aderenza al testo originale Mi madre es vivo testimonio che è collocato proprio alla fine del periodo con l’obiettivo di mantenere inalterata la “topicalizzazione” sapientemente creata dall’autore. Si è ritenuto che la scelta traduttiva dovesse conservare l’enfasi dell’originale senza sottrarre nulla al significato della frase del prototesto. La posizione rematica di Mi madre es vivo testimonio è speculare all’inizio della digressione Mamá es una prueba flagrante de ello e si conclude proprio con un rafforzamento di quanto già espresso dopo una serie di “prove” sull’incapacità dei medici (De sus errados y criminales métodos, de su torpeza, desidia y vanidad, de la soberbia de su poder sobre los cuerpos vivos y muertos). Va notata, inoltre, la giustapposizione incalzante dei sostantivi “torpeza, desidia, vanidad, soberbia”: il ricorso a questo procedimento retorico mira a creare un’intensità e un effetto progressivamente crescenti e risulta particolarmente efficace quando si vuole intensificare il coinvolgimento emotivo del lettore. In questo caso Norberto Luis Romero raggiunge pienamente l’obiettivo.

Nel processo traduttivo si è deciso di operare alcune trasposizioni rispetto al prototesto allo scopo di restituire al lettore italiano una lingua a lui più vicina e, trattandosi della traduzione tra due lingue affini, sono state effettuate simili operazioni per evitare di commettere calchi e/o interferenze. Il primo caso è quello di una trasposizione verbo/verbo:

Talvolta penso di essere ingiusto con lui
A veces pienso que soy injusto con él

Lo spagnolo opta per la forma esplicita introdotta dalla preposizione “que” mentre nella versione italiana è preferibile e più immediato adottare la forma verbale implicita poiché il soggetto del “pensare” e “dell’essere ingiusto” è il medesimo: “io”. Va precisato che si tratta di una resa naturale per questo tipo di subordinata in spagnolo ed è una delle prime “regole” che si interiorizzano all’inizio di ogni corso di traduzione spagnolo-italiano.

Un altro tipo di trasposizione che ho deciso di operare è quella verbo/nome, nel primo paragrafo:

si impegna a manifestarmi il suo amore
se empeña en demostrarme que me quiere

A tale proposito va sottolineato che la lingua spagnola tende maggiormente alla verbalizzazione laddove l’italiano è più incline alla nominalizzazione, soprattutto in registri linguistici più forbiti. La scelta traduttiva effettuata nel caso in questione è altresì determinata dal fatto che l’originale spagnolo giustappone tre forme verbali la cui traduzione in italiano avrebbe generato un eccessivo appesantimento del testo.

Un’altra modifica che concerne le forme verbali è rintracciabile sempre nel primo paragrafo:

e io non gli do importanza dimostrandogli incredulità e disinteresse.
y yo no le hago caso y evidencio mi incredulidad y desamor.

Il passaggio dal presente dell’indicativo al gerundio della versione italiana è stato frutto di una riflessione puramente stilistica: mantenere il presente dell’indicativo avrebbe, a mio avviso, sovraccaricato la frase italiana. Il ricorso al gerundio consente, difatti, di evitare l’uso della congiunzione “e”, mantenendo inalterato il significato originario e snellendo il testo d’arrivo.

Le ultime considerazioni in merito alla traduzione proposta riguardano l’uso dei segni di interpunzione: accanto alle caratteristiche morfosintattiche di un testo, può rivelarsi anche molto interessante lo studio della sua punteggiatura e la sua resa nel testo tradotto. Appare infatti importante sottolineare che

Il complesso dei segni interpuntivi non è un dispositivo marginale, eventualmente espressivo , ma che ogni singolo segno è, come tutti gli elementi della narrazione, il risultato di una scelta, una sintesi di desiderio e di responsabilità (2001, p. 1).

La punteggiatura costituisce, a tutti gli effetti, un punto di riferimento per il lettore, in quanto ha una determinata funzione e porta in sé un messaggio preciso, che dovrebbe essere colto e trasmesso dal traduttore. In termini generali, ho trattato la punteggiatura in maniera conforme al testo originale pur consapevole che ogni lingua rispetta determinate norme e, sebbene italiano e spagnolo siano due lingue affini, non per questo collocano i segni di interpunzione seguendo le stesse convenzioni. Il testo preso in esame presenta un uso considerevole di punti e di virgole determinando nella descrizione/narrazione sequenze nette e precise. Si nota, invece, un uso assai limitato del segno di interpunzione del punto e virgola, presente unicamente in due parti del testo, tra cui nella frase seguente:

Riconosco che l’intruso mi alimenta, mi mantiene in vita, ma lo fa con un unico fine: prendersi tutto ciò che mi appartiene.
Reconozco que el intruso me alimenta, me mantiene; pero lo hace con un único propósito: quedarse con todo lo mío.

Nella versione italiana il punto e virgola è diventato una virgola: in molte occasioni il punto e virgola sembra intercambiabile con la virgola e, di conseguenza, la scelta dell’uno o dell’altro segno dipenderà dal «movimento che si vuole dare alla successione dei segmenti del discorso» (Ernesto Franco, in AA.VV., p. 94). Effettivamente, nel passo preso in considerazione, il punto e virgola presenta un carattere di pausa che ho deciso di sostituire con una virgola in quanto seguito dalla congiunzione avversativa “ma”. L’operazione effettuata non sottrae nulla all’originale in termini di espressività e si rivela in sintonia con il ritmo del testo d’arrivo.

L’ultimo segno di interpunzione che merita attenzione è rappresentato dai puntini di sospensione. Ecco come Bice Mortara Garavelli (2003, p. 112) introduce questo segno di punteggiatura, a cui attribuisce anche l’etichetta di puntini di reticenza, carichi anch’essi di grande significato ed appartenenti alla categoria del non detto: “La reticenza, ovvero la figura del silenzio, si esprime o a parole, dichiarando l’interruzione del parlare, oppure con l’atto stesso del tacere, di cui sono traccia sulla pagina i puntini: tre, secondo le convenzioni stabilite e raccomandate; più di tre ad arbitrio degli scrittori”.

è inconsapevole di tante cose tra cui la capacità di provocare disordine e distruzione, di generare dolore.
Es ignorante de tantas cosas... entre ellas la capacidad de generar desorden y destruir, de engendrar dolor.

In questo primo caso ho riprodotto fedelmente l’uso dei puntini di sospensione fatto da Norberto Luis Romero, rispettando così l’intensità e l’intenzione dell’originale: creare delle aspettative nel lettore. Inoltre, va notato che nella porzione di testo spagnolo sopra presentata vengono utilizzati due verbi sinonimi e molto vicini a livello semantico e morfologico (generar/engendrar) la cui traduzione più immediata in italiano è “generare”. Nella versione italiana si è optato per differenziare l’uso di questi due verbi non sempre esattamente intercambiabili (provocare/generare), data la distanza minima all’interno della frase.

 Lo stesso dicasi per il secondo caso in cui l’autore ricorre a questo segno di interpunzione per il quale ho adottato una strategia traduttiva coerente con l’originale:

Non ingrasserai mai… mi dice, con un’aria particolarmente afflitta.
Nunca engordarás... me dice, con aire de profunda aflicción.

“Nunca engordarás…” rappresenta un chiaro uso di discorso indiretto libero. La mia personale interpretazione dei puntini di sospensione è che la frase continua ma l’autore si limita a citarne una parte, probabilmente la più emblematica in termini di significato. La versione italiana riproduce fedelmente quella di partenza quanto a punteggiatura, allo scopo di non privare l’originale dell’effetto voluto dall’autore. Si nota, tuttavia, una differenza nella resa di “con aire de profunda aflicción” che in italiano diventa “con un’aria particolarmente afflitta”. Si è qui effettuato un cambiamento morfologico doppio:

Italiano: Avverbio di modo + participio passato con valore aggettivale;
Spagnolo: Aggettivo + sostantivo.

Osservazioni conclusive

Le note sulla traduzione proposte in questo breve contributo, senza alcuna pretesa di esaustività[4, mettono in luce quanto complessa e variegata sia la materia trattata: la traduzione in generale e quella letteraria più nello specifico costituisce un processo irto di difficoltà, ostacoli e imprevisti che ogni traduttore affronta in modo estremamente personale ed autonomo, guidato dall’esperienza maturata, dalla sensibilità linguistica e letteraria e dal contesto in cui si trova ad operare. Poiché è noto che la traduzione di un testo letterario «è soggetta alla temperie socio-culturale in cui viene prodotta, nella forma dei canoni e dei generi letterari che prevalgono in quel periodo» (Scarpa, 2001, p. 71), si è prestata particolare attenzione al contesto, alle modalità e alle procedure linguistiche e stilistiche adottate da Norberto Luis Romero nella realizzazione della versione spagnola, adattando la lingua e il registro del testo d’arrivo in considerazione di un possibile target di lettori di lingua italiana. Oltretutto il processo traspositivo è stato condotto sulla base dell’estro e della creatività del momento; indubbiamente si sarebbe potuto approdare a risultati diversi, più o meno efficaci in termini traduttivi e comunicativi, alla luce delle numerose variabili che intervengono in un determinato momento. Consapevole che il mio contributo non può che costituire un granello di sabbia in seno al vasto panorama della traduzione letteraria, è auspicabile da parte di ogni traduttore riflettere sulle proprie scelte traduttive nonché giustificare le strategie adottate allo scopo di offrire un contributo significativo agli studi sulla traduzione.

Nella microlingua relativa all’ambito traduttologico, vengono adoperate diverse terminologie per designare il testo originale rispetto a quello trasposto. Si è qui optato per le definizioni di prototesto = primo testo vs metatesto = testo trasposto, testo posteriore, sull’esempio di Bruno Osimo, (Propedeutica della traduzione, 2001 Milano, Hoepli). Tali termini sono stati coniati da Peter Torop (Cfr. La traduzione totale, trad. di B. Osimo, Modena, Guaraldi, 2000).

A livello sintattico uno dei tratti che differenziano la variante spagnola da quella latinoamericana è rappresentato dall’uso del voseo al posto del tuteo. Si tratta di un fenomeno complesso che esula dagli obiettivi del presente contributo.

Ho attenuato con l’avverbio quasi in quanto ritengo sia impossibile mantenere un’aderenza completa al testo originale indipendentemente dalla tipologia testuale affrontata: nella traduzione verso una qualsiasi lingua si rivela spesso necessario ripristinare l’ordine naturale del testo di partenza se si vogliono mantenere e conservare determinate sfumature stilistiche o di significato.

Le note sulla traduzione avrebbero potuto affrontare altre questioni legate al processo traduttivo. Si è deciso tuttavia di circoscrivere le riflessioni agli aspetti considerati più significativi ed opportuni.

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Note

[1] Nella microlingua relativa all’ambito traduttologico, vengono adoperate diverse terminologie per designare il testo originale rispetto a quello trasposto. Si è qui optato per le definizioni di prototesto = primo testo vs metatesto = testo trasposto, testo posteriore, sull’esempio di Bruno Osimo, (Propedeutica della traduzione, 2001 Milano, Hoepli). Tali termini sono stati coniati da Peter Torop (Cfr. La traduzione totale, trad. di B. Osimo, Modena, Guaraldi, 2000).

[2] A livello sintattico uno dei tratti che differenziano la variante spagnola da quella latinoamericana è rappresentato dall’uso del voseo al posto del tuteo. Si tratta di un fenomeno complesso che esula dagli obiettivi del presente contributo.

[3] Ho attenuato con l’avverbio quasi in quanto ritengo sia impossibile mantenere un’aderenza completa al testo originale indipendentemente dalla tipologia testuale affrontata: nella traduzione verso una qualsiasi lingua si rivela spesso necessario ripristinare l’ordine naturale del testo di partenza se si vogliono mantenere e conservare determinate sfumature stilistiche o di significato.

[4] Le note sulla traduzione avrebbero potuto affrontare altre questioni legate al processo traduttivo. Si è deciso tuttavia di circoscrivere le riflessioni agli aspetti considerati più significativi ed opportuni.


©inTRAlinea & Giuseppe Trovato (2012).
"Segni di decomposizione". Translation from the work of Norberto Luis Romero.
This translation can be freely reproduced under Creative Commons License.
Stable URL: http://www.intralinea.org/translations/item/1842

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