La modalità nei codici di corporate governance: un confronto tra tedesco e italiano

By Marella Magris (SSLMIT - Università di Trieste, Italy)

Abstract & Keywords

English:

This paper aims to illustrate the linguistic means used to express deontic modality in corporate governance codes in Italian and German. This text type is particularly interesting in this respect, as it usually entails articles with different degrees of modal strength (legal norms, standards and recommendations) and sometimes also metalinguistic norms regulating the use of modal verbs. The first part of the paper makes some brief reference to the literature on modality in LSP texts, limited to the most relevant aspects. The second part analyses the Italian, German, Austrian and Swiss codes and points to similarities and differences among them in the treatment of modality. In the third part, some translation problems are discussed by drawing examples from the Italian translation of the German code, as well as from the Italian and German translations of the OECD Principles of Corporate Governance.

Italian:

Il presente contributo descrive i mezzi linguistici utilizzati per esprimere la modalità deontica in codici di corporate governance in lingua italiana e tedesca. Tale tipologia testuale risulta particolarmente interessante da questo punto di vista, poiché contiene articoli con vari gradi di forza modale (norme di legge, standard e raccomandazioni) e talvolta anche norme metalinguistiche per regolamentare l’uso dei verbi modali. Nella prima parte del contributo si accenna brevemente agli aspetti più rilevanti citati in letteratura sulla modalità nei testi specialistici. La seconda parte analizza i codici italiano, tedesco, austriaco e svizzero, evidenziando le analogie e le differenze riscontrate tra essi nella resa della modalità. Nella terza parte vengono discussi alcuni problemi traduttivi, presentando esempi tratti dalla traduzione italiana del codice tedesco e dalle traduzioni italiana e tedesca dei Principi di governo societario dell’OCSE.

Keywords: modal verbs, modal markers, deontic modality, verbi modali, marker della modalità, modalità deontica

©inTRAlinea & Marella Magris (2009).
"La modalità nei codici di corporate governance: un confronto tra tedesco e italiano"
inTRAlinea Special Issue: Specialised Translation I
Edited by: Danio Maldussi & Eva Wiesmann
This article can be freely reproduced under Creative Commons License.
Permanent URL: http://www.intralinea.org/specials/article/1729

1. Introduzione

Con il termine corporate governance si intende un insieme di regole e raccomandazioni per una buona gestione societaria, volto ad assicurare agli investitori un’adeguata tutela da parte di coloro che gestiscono una società. Il tema ha acquistato negli ultimi anni sempre più rilevanza, tanto da venir considerato oggi una componente fondamentale per l’economia di tutto un Paese. A partire dagli anni ‘90, pertanto, enti governativi, associazioni di categoria o altre istituzioni hanno provveduto a elaborare propri codici di corporate governance, con il fine dichiarato di dare maggiore trasparenza alla gestione delle società nei rispettivi Paesi e, di conseguenza, di contribuire a far crescere la fiducia di tutti gli stakeholders (azionisti, dipendenti ecc.) e, più in generale, dell’opinione pubblica. Tali codici si rifanno a varie fonti: innanzitutto, in ogni Paese le questioni legate alla corporate governance si inseriscono nel diritto vigente e non possono prescindere da esso; in secondo luogo, anche sulla scia della sempre maggiore globalizzazione, hanno rilevanza standard internazionali, ad esempio i principi dell’OCSE, cui fanno riferimento diversi codici di corporate governance a livello nazionale; vi possono poi essere ulteriori regole legate a tradizioni o consuetudini nazionali, non facilmente “esportabili” come modello da un Paese all’altro. Oltre a queste componenti più o meno disciplinate o standardizzate, può essere altresì necessario lasciare un certo margine di libertà alle singole aziende per tener conto delle specificità di ciascuna di esse.

Dall’interazione tra questi fattori - norme di legge, “buone pratiche” internazionali, consuetudini nazionali e esigenze specifiche di un’azienda - deriva una struttura piuttosto differenziata della modalità. I codici contengono infatti sovente tre tipi di regole o principi:

  1. Norme vincolanti che trovano fondamento in leggi nazionali. Sebbene i codici non siano di per sé leggi, ma piuttosto codici di autodisciplina, questa categoria di norme conserva il proprio carattere vincolante[1].
  2. Raccomandazioni che corrispondono spesso a standard internazionalmente riconosciuti, oppure a consolidate consuetudini nazionali. In questo caso un principio condiviso da molti codici è quello del “comply or explain” (detto anche “if not, why not”): le società che si riconoscono nel codice possono anche non osservare tali raccomandazioni, ma in tal caso devono comunicare e spiegare chiaramente la decisione di discostarsene, in genere nelle relazioni annuali di bilancio. Questo principio vuole soprattutto garantire una certa flessibilità e autoregolazione da parte delle aziende, preservando al tempo stesso l’obiettivo della massima trasparenza.
  3. Ulteriori raccomandazioni o suggerimenti che possono essere adottati su base volontaria da parte delle azienda; qualora ciò non avvenga, la società non deve necessariamente provvedere alle comunicazioni di cui al punto precedente.

In considerazione di questa differenziazione nella forza pragmatica delle singole categorie di regole, che va da “assolutamente necessario” sino a “raccomandabile” e “opportuno”, è sembrato interessante esaminare i mezzi linguistici con cui essa viene espressa. L’esplicitazione delle varie sfumature possibili si presenta infatti come un compito non banale, anche in considerazione del fatto che i marker principali della modalità, ossia i verbi modali, sono come noto spesso polisemici e quindi potenzialmente ambigui. Nel presente contributo si analizzeranno pertanto tre codici in lingua tedesca e uno in lingua italiana per verificare quali siano state le scelte dei rispettivi estensori; in una seconda parte si esamineranno poi alcuni problemi traduttivi.

2. Modalità e lingue speciali

Come ha sottolineato Höhmann (2005: 98, 2007: 153), l’uso specialistico dei verbi modali e degli altri marker della modalità è stato sinora oggetto di poche ricerche. Questo scarso interesse è dovuto forse al fatto che per lungo tempo lo studio delle lingue speciali non si è focalizzato su elementi che venivano considerati parte di quel “sostrato” di lingua standard che è presente in qualsiasi testo specialistico. Tuttavia, alcuni studi sempre della stessa Höhmann, ma anche di altri autori (ad esempio Heller, Engberg, Soffritti), hanno dimostrato che anche nella comunicazione specialistica i verbi modali possono assumere significati particolari, non sempre riconducibili a quelli della lingua comune. Per la presente analisi appaiono innanzitutto utili, per la loro applicabilità ai codici di corporate governance, alcune osservazioni relative a testi normativi. Come si è visto, infatti, i codici di corporate governance riprendono, anche se non sempre alla lettera, disposizioni di legge. Per altre regole che enunciano invece sostanzialmente “buone pratiche” del settore, si può ravvisare un’analogia importante con le norme degli enti di standardizzazione. Come per quest’ultime, anche per i codici, in quanto forme di autoregolamentazione, non vi è alcun obbligo di adesione: tuttavia, una volta scelto di aderire al codice, la società è tenuta a rispettarne i contenuti.

Per quanto riguarda la modalità nei testi di legge appare particolarmente rilevante uno studio di Soffritti (2000), il quale ha analizzato i verbi modali e altri marker della modalità nel codice civile italiano e nel BGB tedesco al fine di verificare se vi siano correlazioni tra le categorie pragmatiche del prescrivere e del permettere e determinati mezzi linguistici. Sulla base di un’ampia analisi quantitativa Soffritti giunge alla conclusione che in entrambi i codici le strategie di formulazione sono poco coerenti e le espressioni modali sono spesso polisemiche, il che si ripercuote negativamente sulla leggibilità e sulla traducibilità di tali testi (2000: 37).

Le osservazioni che l’autore fa specificamente sui due verbi modali tedeschi della necessità, sollen e müssen, smentiscono la distinzione sovente operata in letteratura, secondo cui müssen esprimerebbe un obbligo assoluto a cui non è possibile derogare, sollen invece un obbligo relativo. Secondo Soffritti (2000: 47-48) nei codici entrambi i modali esprimono un obbligo incondizionato; ciò lo spinge a ipotizzare che nella formulazione di norme giuridiche tale distinzione tra la forza pragmatica dei due modali stia andando perdendosi.

A una constatazione analoga giunge peraltro anche Höhmann (2005, 2007) nelle sue analisi di testi di diritto amministrativo. Qui sollen assume un significato ben preciso: vincola gli enti amministrativi nei casi tipici e consente un allontamento della norma solo in quelli atipici. In presenza di un caso tipico, dunque, non si può affermare che sollen sia meno vincolante di müssen. In altri settori del diritto, tuttavia, sollen può assumere sfumature diverse: naturalmente, tale polisemia non è particolarmente funzionale alle esigenze di precisione della lingua giuridica, tanto che l’Handbuch der Rechtsförmlichkeit (2009: §84) contiene questa indicazione per il drafting legislativo:

[...] das Wort “sollen” ist mit Umsicht zu verwenden. Soll-Vorschriften unterscheiden sich von Kann- und Muss-Vorschriften. Sie können Verschiedenes bedeuten: Wenn z. B. eine Behörde tätig werden “soll”, ist sie in der Regel dazu verpflichtet. Sie kann aber ausnahmsweise davon absehen, und zwar in einer atypischen Situation. Das Wort “sollen” kann aber auch ausdrücken, dass die Rechtsfolge eines Verstoßes weniger schwerwiegend ist. Ein Erblasser beispielsweise “soll” angeben, zu welcher Zeit und an welchem Ort er das Testament errichtet hat. Fehlen diese Angaben, ist das Testament gleichwohl gültig, wenn sich die notwendigen Feststellungen anderweitig treffen lassen (§ 2247 Absatz 2 und 5 des Bürgerlichen Gesetzbuchs). [2]

Oltre ai verbi modali esistono ovviamente altre possibili alternative per esprimere la modalità deontica nei testi di legge. In tedesco sono molto frequenti i cosiddetti infiniti modali, ossia la struttura sein + zu + Infinitiv o haben + zu + Infinitiv: soprattutto il primo, secondo la sopraccitata analisi di Soffritti (2000: 49), viene usato molto più frequentemente rispetto a müssen e a sollen, tanto da poter essere considerato la forma preferenziale per esprimere una necessità. Va tuttavia sottolineato che anche gli infiniti modali possono essere ambigui: infatti essi possono esprimere sia un obbligo che una possibilità; inoltre, nell’ambito degli obblighi, essi possono corrispondere sia a müssen che a sollen.

Un’altra possibilità è quella di ricorrere all’indicativo presente. Questa è la scelta che viene fatta ad esempio per l’italiano nella Guida alla redazione dei testi normativi, pubblicata dalla Presidenza del Consiglio nel 2001:

Il modo verbale proprio della norma giuridica è l’indicativo presente, modo idoneo ad esprimere il comando. [...] L’uso del verbo servile diretto a sottolineare l’obbligatorietà del comportamento richiesto al destinatario della disposizione (‘deve’, ‘ha l’obbligo di’, ‘è tenuto a’) nulla aggiunge all’imperatività della norma. [...]
L’imperatività si trae dalle conseguenze che l’atto o il sistema ricollegano all’inottemperanza, non dall’uso del verbo ‘dovere’ o simili espressioni. Anzi, l’uso di queste ultime in certe parti del testo è idoneo ad ingenerare nell’interprete il dubbio che analoga obbligatorietà non sussista nelle altre parti del testo nelle quali il verbo servile ‘dovere’ non è usato.
In conclusione, il verbo servile va evitato e va utilizzata la formula diretta del presente indicativo.

L’uso del presente indicativo viene raccomandato anche nelle lingue guida di altri Paesi (Soffritti 2000: 42). L’Handbuch der Rechtsförmlichkeit precisa ad esempio “Die Verpflichtung einer Behörde kann auch mit dem imperativen Präsens ausgedrückt werden (“Die zuständige Behörde erteilt ..., übersendet ...”).” Tuttavia, anche il presente indicativo può essere ambiguo: tra le varie possibilità, esso può corrispondere ad esempio sia a un requisito inderogabile, la cui mancata osservazione può compromettere la validità della procedura, che a una disposizione meno vincolante.

Passando ora all’uso dei modali nelle norme degli enti di standardizzazione, assume rilevanza un articolo di Heller (1999) che riassume e commenta alcune norme metalinguistiche dell’istituto tedesco DIN. Uno degli obiettivi perseguiti dalle norme DIN è quello della massima precisione: per questo motivo sono state pubblicate anche alcune norme metalinguistiche che stabiliscono esplicitamente, tra le altre cose, quale deve essere il contenuto semantico da assegnare ai modali nelle altre norme dello stesso istituto. In base ad esse, müssen va impiegato per disposizioni che devono essere rispettate rigorosamente e alle quali non è possibile derogare (DIN 820-2, 1996: 89, citata in Heller 1999: 149). Per quanto concerne invece il modale sollen, nelle versioni precedenti di tali norme esso veniva definito come obbligo assunto volontariamente in base a un accordo, e a cui è possibile derogare in casi motivati (DIN 820-93, 1983: 2, DIN 820-2, 1969: 9, citate in Heller 1999: 147). La versione attuale, tuttavia, impone di evitare del tutto l’uso di sollen nella forma indicativa, a causa delle diverse possibili interpretazioni che esso consente; l’unica forma ancora ammessa è quella condizionale sollte, da usare per esprimere una raccomandazione, ossia una possibilità considerata particolarmente adatta rispetto ad altre alternative, che tuttavia non vengono escluse (DIN 820-2, 1969: 90, DIN 820-2, 1992: 81, citate in Heller 1999: 150).

3. I codici analizzati

3.1 I codici in lingua tedesca

Il codice della Germania federale (Deutscher Corporate Governance Kodex), elaborato da un’apposita commissione governativa, può essere considerato un modello di chiarezza nella gestione della modalità. Si tratta infatti dell’unico codice tra tutti quelli analizzati che contiene regole metalinguistiche sull’uso dei modali, in parte simili a quelle DIN.
Nel preambolo del codice si trova il seguente passo:

Empfehlungen des Kodex sind im Text durch die Verwendung des Wortes ‚soll’ gekennzeichnet. Die Gesellschaften können hiervon abweichen, sind dann aber verpflichtet, dies jährlich offen zu legen. Dies ermöglicht den Gesellschaften die Berücksichtigung branchen- oder unternehmensspezifischer Bedürfnisse. So trägt der Kodex zur Flexibilisierung und Selbstregulierung der deutschen Unternehmensverfassung bei. Ferner enthält der Kodex Anregungen, von denen ohne Offenlegung abgewichen werden kann; hierfür verwendet der Kodex Begriffe wie ‚sollte’ oder ‚kann’.
Die übrigen sprachlich nicht so gekennzeichneten Teile des Kodex betreffen Bestimmungen, die als geltendes Gesetzesrecht von den Unternehmen zu beachten sind.

Le esigenze pragmatiche dei redattori del codice sembrano venir soddisfatte soprattutto da sollen nella forma indicativa, che compare in tutto 81 volte; sollte presenta invece 11 occorrenze. Qui di seguito si riportano due esempi:

Der Vorstand soll die vom Gesetz für die Hauptversammlung verlangten Berichte und Unterlagen einschließlich des Geschäftsberichts nicht nur auslegen und den Aktionären auf Verlangen übermitteln, sondern auch auf der Internet-Seite der Gesellschaft zusammen mit der Tagesordnung veröffentlichen.

Die Gesellschaft sollte den Aktionären die Verfolgung der Hauptversammlung über moderne Kommunikationsmedien (z.B. Internet) ermöglichen.

Per quanto riguarda i rimanenti passaggi del Codice la distribuzione è la seguente:

Come si può ricavare dalla tabella 1, è l’indicativo presente a registrare la frequenza più alta, mentre gli infiniti modali compaiono molto più raramente. Non è tuttavia affatto chiaro se l’indicativo corrisponda in ogni caso a regole che le imprese sono obbligate a osservare alla stregua di una disciplina normativa, come stabilito nella norma sopra citata. Nel passaggio seguente, ad esempio, senza conoscenze specifiche del settore è difficile dire se si tratti di una norma vincolante o di una semplice raccomandazione:

Der Versammungsleiter sorgt für eine zügige Abwicklung der Hauptversammlung. Dabei sollte er sich davon leiten lassen, dass eine ordentliche Hauptversammlung spätestens nach 4 bis 6 Stunden beendet ist.

Anche nel codice austriaco (Österreichischer Corporate Governance Kodex), elaborato dall’Österreichischer Arbeitskreis für Corporate Governance, si traccia una distinzione molto chiara tra diversi “gradi di cogenza” delle norme. Tuttavia la soluzione adottata dagli autori è diversa da quella del codice tedesco: infatti, anziché stabilire il significato da attribuire ai modali in note metalinguistiche, qui si assegnano le singole norme a una di tre categorie:

  1. Legal Requirement (L): regola basata su una norma di legge attualmente in vigore
  2. Comply or Explain (C): la regola deve essere rispettata; eventuali deroghe devono essere spiegate e motivate
  3. Recommendation (R): regola con carattere di suggerimento; la mancata osservanza non deve venir necessariamente motivata.

Il codice contiene soprattutto regole della categoria C (45 articoli) e L (29), mentre la categoria R compare solo 6 volte. A una prima lettura del codice non sembrano esistere correlazioni forti tra le singole categorie di norme e i vari marker modali. Infatti anche all’interno di una stessa categoria si ritrovano spesso modali diversi, come si può vedere dagli esempi seguenti:

Categoria L
Der Vorstand informiert den Aufsichtsrat regelmäßig, zeitnah und umfassend über alle relevanten Fragen der Geschäftsentwicklung, einschließlich der Risikolage und des Risikomanagements in der Gesellschaft und in den wesentlichen Konzernunternehmen. Bei wichtigem Anlass hat der Vorstand dem Vorsitzenden des Aufsichtsrats unverzüglich zu berichten; ferner ist über Umstände, die für die Rentabilität oder Liquidität der Gesellschaft von erheblicher Bedeutung sind, dem Aufsichtsrat unverzüglich zu berichten (Sonderbericht). Die ausreichende Informationsversorgung des Aufsichtsrats ist gemeinsame Aufgabe von Vorstand und Aufsichtsrat. Dabei unterliegen alle Organmitglieder und deren involvierte Mitarbeiter einer strengen Vertraulichkeitspflicht.

Categoria C
Jeder Ausschussvorsitzende berichtet regelmäßig an den Aufsichtsrat über die Arbeit des Ausschusses. Der Aufsichtsrat hat Vorsorge zu treffen, dass ein Ausschuss zur Entscheidung in dringenden Fällen befugt ist.
Den Ausschüssen soll eine nach Beurteilung des Aufsichtsrats ausreichende Zahl von Mitgliedern angehören, die die Kriterien für die Unabhängigkeit gemäß C-Regel 53 erfüllen. Im Bericht des Aufsichtsrats ist auf die Tätigkeit der Ausschüsse einzugehen.

Categoria R
Die Gesellschaft hält regelmäßig, bei entsprechendem Bedarf auch quartalsweise, Conference Calls oder ähnliche Informationsveranstaltungen für Analysten und Investoren ab. Dabei sind zumindest die verwendeten Informationsunterlagen (Präsentationen) über die Website der Gesellschaft dem Publikum zugänglich zu machen.

Per verificare questa prima impressione si sono analizzate separatamente le tre categorie. I risultati sono riportati nelle tabelle 2, 3 e 4.

Tra le “altre forme” rientrano ad esempio forme verbali come angehalten sein, gelten, bedürfen, ma anche aggettivi come essentiell e sostantivi come Gebot o Pflicht.

Anche in questo caso le “altre forme”  includono verbi come gelten o bedürfen e sostantivi come Erfordernis.

Si è poi effettuato un confronto tra le categorie analizzando le frequenze su 1000 parole:

Da questi dati non emerge una distribuzione particolarmente chiara. Solo sollen compare in un’unica categoria, mentre per le altre forme si possono rilevare tutt’al più alcune tendenze: ad esempio l’indicativo viene impiegato più spesso nelle categorie C e R, meno spesso per esprimere una norma vincolante. L’infinito modale con sein compare in tutte e tre le categorie, quello con haben sia nelle norme vincolanti che in quelle “comply or explain”. Quello che poi appare particolarmente degno di nota è l’uso del modale müssen (solitamente espressione di un obbligo forte) nella categoria delle semplici raccomandazioni. Qui di seguito si riportano i due esempi relativi:

Die Gesellschaft macht alle Finanzinformationen zum Unternehmen, die auch auf anderem Wege veröffentlicht wurden (z.B. gedruckte Berichte, Presseaussendungen, Ad-hoc-Meldungen), auf ihrer Website zeitgleich verfügbar. Falls zusätzliche Informationen nur über Internet verfügbar gemacht werden, muss dies gesondert vermerkt werden. Werden nur Auszüge veröffentlichter Dokumente auf die Website gestellt, muss dies ebenfalls vermerkt werden und auf die Bezugsquelle des vollständigen Dokuments verwiesen werden. Die Dokumente weisen das Datum auf, zu dem sie ins Internet gestellt wurden.

Sembrerebbe dunque che, dopo la suddivisione iniziale in categorie di regole, gli autori non abbiano dedicato particolare attenzione all’uso dei marker modali. Ancora più problematico in questo senso appare il codice svizzero (Swiss Code of Best Practices for Corporate Governance), redatto nel 2002 da un gruppo di esperti su incarico di economiesuisse, la principale organizzazione delle imprese svizzere. Detto codice non contiene alcuna indicazione su principi metalinguistici da rispettare, né alcuna suddivisione in categorie di regole. La tabella 6 riassume le principali forme utilizzate per esprimere raccomandazioni e prescrizioni:

Le norme non sono integrate né da un apparato di note né da un commento. Risulta pertanto particolarmente difficile stabilire il grado di cogenza delle singole frasi. Nella premessa si afferma che:

Der ‚Swiss Code’ soll Leitlinien setzen und Empfehlungen abgeben, nicht den Schweizer Unternehmen eine Zwangsjacke anziehen. Jede Gesellschaft soll die Möglichkeit behalten, eigene Gestaltungsideen zu verwirklichen.

Ciò nonostante anche questo codice, come quelli precedenti, contiene numerosi riferimenti alla normativa vigente, il che lascia presupporre che alcune regole vadano interpretate come prescrizioni vincolanti. Spesso, tuttavia, se ne può avere certezza soltanto facendo ricorso a conoscenze extralinguistiche, come si può evincere dalle frasi seguenti:

Der Verwaltungsrat setzt einen Prüfungsausschuss ein.
Der Ausschuss setzt sich aus nicht exekutiven, vorzugsweise unabhängigen Mitgliedern des Verwaltungsrats zusammen.

Mentre nella seconda frase l’avverbio vorzugsweise sembra escludere un vincolo assoluto, la prima non fornisce alcun “appiglio” per determinarne la cogenza. In realtà, anch’essa esprime una semplice raccomandazione. In altri casi si trova la specificazione in der Regel, che attenua il vincolo e che peraltro compare unita sia a forme indicative sia al modale sollen.

Der Verwaltungsrat tritt, den Erfordernissen des Unternehmens entsprechend, in der Regel mindestens viermal im Jahr zusammen.

Setzt der Verwaltungsrat für die Feststellung der zur Ausübung der Aktionärsrechte Berechtigten vor der Generalversammlung einen Stichtag fest, so soll dieser sowohl für Namen- wie für Inhaberaktien in der Regel nicht mehr als einige Tage vor dem Versammlungstermin liegen.

3.2 Il codice italiano

Il codice italiano (Codice di autodisciplina) è stato elaborato da un comitato apposito (Comitato per la Corporate Governance) su incarico di Borsa Italiana. Confrontando questo codice con i tre esaminati per la lingua tedesca, si può affermare che esso si avvicina a quello svizzero per l’assenza di qualsiasi indicazione in merito all’uso dei modali o al grado di cogenza delle norme. Tuttavia, questa mancanza di sistematicità viene per lo meno in parte compensata dai commenti alle norme. Infatti ogni sezione del codice si compone di tre parti: principi, criteri applicativi e commenti. Sia nei principi che nei criteri applicativi gli autori sono stati molto parchi con le espressioni modali. Nei principi si trova un unico caso di modalità espressa da un aggettivo:

È opportuno evitare la concentrazione di cariche sociali in una sola persona.

Nei criteri applicativi vi è un’unica frase che contiene un verbo modale (devono), e un’ulteriore frase in cui compare la forma verbale sono tenuti a. A prescindere da queste eccezioni, tutte le regole sono espresse con verbi all’indicativo presente. La differenza tra norma vincolante e raccomandazione non viene dunque esplicitata, ma spesso è poi oggetto di spiegazione nei commenti, dove si possono leggere annotazioni quali le seguenti:

Innanzitutto il Comitato auspica l’adozione di adeguate pratiche, da parte dell’organo di gestione, volte a perseguire l’obiettivo, ora espressamente previsto dalla legge, della correttezza sostanziale e procedurale delle operazioni con parti correlate.

Nel caso in cui la configurazione del sistema di amministrazione e controllo segua tale impostazione, nel rispetto di quanto imposto dalla legge, può risultare opportuno applicare le raccomandazioni del presente Codice, in particolare in tema di composizione dell’organo di amministrazione e di comitati, non al consiglio di gestione, ma - in quanto compatibili - al consiglio di sorveglianza, secondo quanto suggerito dal criterio applicativo 12.C.1, lettera b).

Nei commenti ricorrono spesso il verbo performativo “raccomandare” (“Il comitato raccomanda che” ha 18 occorrenze), nonché i verbi “ritenere” (9) e “auspicare” (3), che agevolano l’interpretazione corretta. Vengono inoltre impiegati i seguenti marker:

Nel complesso, i meccanismi piuttosto differenziati riscontrabili nei commenti risultano determinanti per assicurare una corretta comprensione dei principi e dei criteri applicativi.

4. Problemi traduttivi nella resa della modalità

Nella sezione precedente si è visto come ogni codice, anche se in misura diversa, presenti dei punti ambigui legati all’espressione della modalità che possono costituire altrettanti problemi traduttivi nel caso di trasposizione in un’altra lingua. Per i destinatari diretti si può forse ritenere che questa ambiguità non rappresenti un problema, dato che si tratta di lettori esperti delle tematiche di cui si tratta (amministratori, sindaci di società ecc.). Il traduttore, invece, non sempre avrà preconoscenze giuridiche ed economiche sufficienti a consentirgli di individuare con chiarezza l’atto linguistico espresso con una determinata frase o il preciso grado di cogenza. A queste difficoltà in fase di comprensione del testo di partenza se ne possono aggiungere altre legate alla fase di formulazione del testo di arrivo, dato che, come afferma Šarcevic (1997: 137, 139), non sempre è possibile tradurre gli atti linguistici in modo letterale, ossia riprendendo la stessa forma modale. La scelta del marker modale più corretto presuppone dunque da una parte la piena comprensione di ciascun segmento da tradurre considerato nella cornice più ampia del cotesto, del paratesto e della situazione comunicativa in cui è inserito e, dall’altra, una conoscenza delle caratteristiche della tipologia testuale nella lingua d’arrivo. Come affermato dall’autrice, “The forms used to express legal speech acts are determined by drafting practices, not by rules of grammar” (1997: 137). Si vedrà ora come quest’attenzione alle norme redazionali della lingua d’arrivo non sia sempre riscontrabile nelle traduzioni esaminate.

In primo luogo si prenderà in esame la traduzione italiana del codice tedesco federale. Tale versione, reperibile sul sito ecgi.org, che raccoglie i principali documenti sulla corporate governance a livello mondiale e soprattutto europeo, viene indicata come “convenience translation”, ossia una traduzione a puri scopi informativi. Se la qualità generale del testo sembra essere comunque più che accettabile, nella resa della modalità si sono riscontrate alcune imprecisioni.

Nelle norme metalinguistiche del preambolo (cfr. sez. 3.1) vengono stabiliti come equivalenti dei modali sollen e sollte “dovrà” e “dovrebbe”:

Le raccomandazioni del Codice sono indicate nel testo dall’uso del verbo ‘dovrà’. [...] Inoltre, il Codice contiene suggerimenti dai quali è possibile discostarsi senza perciò essere soggetti a obblighi di pubblicità; per tali suggerimenti il Codice usa verbi come ‘dovrebbe’ o ‘può’.

Nelle norme vere e proprie, tuttavia, queste corrispondenze non vengono sempre mantenute. In tre casi, ad esempio, sollen viene reso con “dovrebbe” e non con “dovrà”, il che determina un passaggio della norma dalla categoria delle raccomandazioni a quella dei puri suggerimenti.

De - Wer dem Vorstand einer börsennotierten Gesellschaft angehört, soll insgesamt nicht mehr als fünf Aufsichtsratsmandate in konzernexternen börsennotierten Gesellschaften wahrnehmen.
It - Ciascun membro del Consiglio di Gestione di una società quotata in borsa non dovrebbe ricoprire più di cinque cariche in Consigli di Sorveglianza di altre società quotate in borsa, non appartenenti al gruppo.

In ulteriori tre casi sollen viene tradotto con “deve”, il che crea poi ambiguità nella direzione opposta, visto che “deve” viene utilizzato in altre frasi per rendere disposizioni di legge espresse in tedesco da müssen o dagli infiniti modali sein ...zu Inf. o haben ... zu Inf.

De - Das Aufsichtsratsplenum soll auf Vorschlag des Gremiums, das die Vorstandsverträge behandelt, über die Struktur des Vergütungssystems für den Vorstand beraten [...].
It - Su invito del Comitato che si occupa dei contratti dei membri del Consiglio di Gestione, l’Assemblea plenaria del Consiglio di Sorveglianza deve consultarsi sulla struttura del sistema di retribuzione dei membri del Consiglio di Gestione [...].

In altri casi ancora “dovrà” compare in frasi in cui l’originale tedesco utilizza altre espressioni riconducibili alla categoria delle norme di legge; la traduzione italiana, dunque, in base alle norme del preambolo, diventa una raccomandazione a cui si può derogare in base al principio del “comply or explain”.

De - Die Gewährung von Krediten des Unternehmens an Mitglieder des Vorstands und des Aufsichtsrats sowie ihre Angehörigen bedarf der Zustimmung des Aufsichtsrats.
It - La concessione di prestiti da parte dell’impresa ai membri del Consiglio di Gestione e del Consiglio di Sorveglianza nonché dei loro collaboratori dovrà essere preventivamente approvata dal Consiglio di Sorveglianza.

De - Der wesentliche Inhalt von Zusagen für den Fall der Beendigung der Tätigkeit als Vorstandsmitglied ist anzugeben, wenn die Zusagen in ihrer rechtlichen Ausgestaltung von den den Arbeitnehmern erteilten Zusagen nicht unerheblich abweichen.
It - Qualora le assegnazioni previste per il trattamento di fine rapporto dei membri del Consiglio di Gestione differissero in termini legali in misura non insignificante da quelle dei dipendenti, dovrà esserne reso noto il contenuto saliente.

Anche sollte viene reso in alcuni casi derogando alle norme del preambolo. Due esempi a proposito sono:

De - Der Versammlungsleiter sorgt für eine zügige Abwicklung der Hauptversammlung. Dabei sollte er sich davon leiten lassen, dass eine ordentliche Hauptversammlung spätestens nach 4 bis 6 Stunden beendet ist.
It - Spetta al Presidente dell’Assemblea far sì che l’Assemblea si svolga in modo spedito. In questa ottica, il suo obiettivo sarà quello di una durata massima dell’assemblea ordinaria compresa tra le 4 e le 6 ore.

De - Er sollte kein ehemaliges Vorstandsmitglied der Gesellschaft sein.
It - È auspicabile che il Presidente del Comitato di Controllo non abbia ricoperto in precedenza una carica all’interno del Consiglio di Gestione.

Soprattutto nel primo caso la scelta di rendere sollte con un futuro rischia di guidare l’interpretazione della norma verso la categoria del “comply or explain”, e non verso quella dei semplici suggerimenti.

In alcuni rari casi si sono poi riscontrati veri e propri errori, come nel caso seguente:

De - Die Gesellschaft soll nicht mehr aktuelle Entsprechenserklärungen zum Kodex fünf Jahre lang auf ihrer Internetseite zugänglich halten.
It - La società non dovrà più mantenere accessibili per cinque anni sul suo sito Internet le dichiarazioni di conformità attuali relative al codice.

Si può dunque affermare che la modalità non sia stata proprio al centro dell’interesse del traduttore, il quale sembra non essersi reso conto delle contraddizioni da lui introdotte tra preambolo e resto del codice, né di alcuni errori di senso relativi a punti specifici del codice stesso.

Si è voluta poi esaminare la traduzione in italiano e in tedesco di un altro codice di grande importanza, quello dell’OCSE (OECD Principles of Corporate Governance), per verificare se tra il modus operandi del traduttore italiano e di quello tedesco esistessero analogie o differenze.

I principi dell’OCSE si distinguono dai codici nazionali in quanto costituiscono linee guida internazionali, atte a servire da riferimento in tutto il mondo. Come affermato nel preambolo ai principi stessi

There is no single model of good corporate governance. However, work carried out in both OECD and non-OECD countries and within the Organisation has identified some common elements that underlie good corporate governance. The Principles build on these common elements and are formulated to embrace the different models that exist. [...] The Principles are non-binding and do not aim at detailed prescriptions for national legislation. Rather, they seek to identify objectives and suggest various means for achieving them.

In questo caso non vi sono dunque riprese dirette di norme di legge, come accade nei codici nazionali, ma suggerimenti e raccomandazioni. Il verbo modale predominante è should, che viene mantenuto con grande coerenza in tutti i principi e sottoprincipi. Un esempio:

I. Ensuring the Basis for an Effective Corporate Governance Framework
The corporate governance framework should promote transparent and efficient markets, be consistent with the rule of law and clearly articulate the division of responsibilities among different supervisory, regulatory and enforcement authorities.
A. The corporate governance framework should be developed with a view to its impact on overall economic performance, market integrity and the incentives it creates for market participants and the promotion of transparent and efficient markets.
B. The legal and regulatory requirements that affect corporate governance practices in a jurisdiction should be consistent with the rule of law, transparent and enforceable. [...].

La frase seguente rappresenta l’unica eccezione riscontrabile nel testo:

The rights of stakeholders that are established by law or through mutual agreements are to be respected.

Nella seconda parte del documento, che contiene note di spiegazione e commento ai principi, si trovano in parte altri marker della modalità, ad esempio verbi performativi come require e aggettivi come desirable, reasonable e necessary; anche qui should continua comunque a svolgere un ruolo molto importante.

In totale should compare 193 volte, 62 nei principi e ben 131 volte nelle osservazioni. Esaminando le rese di tale modale in italiano e in tedesco, si riscontra che in entrambe le lingue i traduttori hanno optato nella maggior parte dei casi per il traducente più immediato, ossia dovrebbe/dovrebbero in italiano e sollte/sollten in tedesco. Tuttavia in italiano è risultata abbastanza frequente la resa con la forma indicativa del verbo “dovere”: “deve/devono” compaiono in tutto in 35 casi, 8 nei principi e 27 nelle note di commento; a ciò si aggiungono altri 4 casi in cui should è stato reso con il modo indicativo del verbo “occorrere”. In tedesco simili scelte sono molto più rare, come si evince dalle tabelle 8 e 9:

Sembrerebbe quasi che il traduttore italiano sia stato in qualche modo “disturbato” dai frequenti condizionali, che ha forse ritenuto essere troppo deboli. In parte questa considerazione è condivisibile, tenuto conto della forza pragmatica maggiore di should rispetto a dovrebbe [3]; ma ciò non toglie che il risultato complessivo risulta sbilanciato all’estremo opposto, dato che i numerosi deve/devono finiscono per rendere la traduzione più vincolante del testo originale. Inoltre non è sempre chiaro perché il traduttore abbia optato per la forma indicativa in certi casi e non in altri. Il testo tedesco invece si mantiene più fedele all’originale, anche se qui probabilmente il passaggio da should a sollte è collegato a una leggera attenuazione della forza pragmatica.

En - The rules and procedures governing the acquisition of corporate control in the capital markets, and extraordinary transactions such as mergers, and sales of substantial portions of corporate assets, should be clearly articulated and disclosed so that investors understand their rights and recourse. Transactions should occur at transparent prices and under fair conditions that protect the rights of all shareholders according to their class.
It - Occorre definire chiaramente e rendere pubbliche le regole e le procedure che disciplinano l’acquisizione di una partecipazione di controllo sui mercati dei capitali nonché le operazioni straordinarie quali le fusioni e le cessioni di quote rilevanti di una società, per consentire agli investitori di conoscere i loro diritti e le loro possibilità di ricorso. Le transazioni devono avvenire a prezzi trasparenti e a condizioni eque, che tutelino i diritti di tutti gli azionisti, secondo la classe alla quale appartengono.
De - Die Regeln und Verfahren, die auf den Finanzmärkten für den Erwerb von Mehrheitsbeteiligungen an Unternehmen gelten, sollten ebenso wie unternehmensstrukturelle Maßnahmen, d.h. Zusammenschlüsse oder Veräußerungen großer Anteile des Gesellschaftsvermögens, klar definiert und offen gelegt werden, damit die Investoren ihre Rechte und die ihnen gegebenenfalls zur Verfügung stehenden Rechtsmittel kennen. Die Transaktionen sollten zu transparenten Preisen und fairen Bedingungen abgewickelt werden, so dass die den jeweiligen Aktiengattungen entsprechenden Rechte aller Aktionäre geschützt werden.

Se in un articolo sulla modalità epistemica in tedesco e in italiano, Lichem (1983: 288) rimproverava ai traduttori un’eccessiva aderenza al testo originale

Den Übersetzern scheint eine möglichst wortgetreue Wiedergabe des Originaltextes besonders am Herzen zu liegen, ein sicher wichtiges Prinzip, das aber nicht nur in anderen Bereichen - ich denke an Konnotationen u.ä.m. - cum grano salis behandelt werden muß; gerade der Bereich der Modalisierung, insbesondere der MV mit den vielfältigen Nuancierungsmöglichkeiten wäre ein geeignetes Operationsfeld.

questa critica non si addice sicuramente ai traduttori delle versioni prese in esame, che sembrano piuttosto essersi allontanati dalle scelte del testo originale in modo non sempre ponderato. In entrambi i casi esaminati, infatti, le traduzioni producono un effetto sulla forza pragmatica di singole regole. Si potrà obiettare che, trattandosi di versioni linguistiche realizzate a scopo informativo, le conseguenze non siano poi così importanti. Tuttavia, rifacendosi brevemente a una suddivisione operata da Wiesmann (2004: 90-106) per la traduzione giuridica, si vogliono qui ricordare due situazioni in cui vi possono essere conseguenze rilevanti. Mettendo in correlazione da una parte la funzione del testo di partenza e dall’altra lo scopo della traduzione, Wiesmann distingue 11 possibili casi. La traduzione dei codici di corporate governance potrebbe riguardare due di essi, ossia:

  1. informazioni a soggetti stranieri su una situazione (giuridica) nazionale per essi rilevante Ipotizzando ad esempio che un imprenditore italiano voglia costituire in Germania una società e voglia aderire al codice tedesco, gli errori che si sono evidenziati nella traduzione italiana possono causare fraintendimenti anche di una certa portata su quella che è la base giuridica e quella che è la componente di autodisciplina.
  2. conoscenza delle norme e della cultura (giuridica) di un altro Paese.

I codici di corporate governance sono in continuo divenire, e soprattutto a livello europeo (ma non solo) vi è un intenso lavoro di comparazione tra i diversi sistemi nazionali al fine di pervenire a soluzioni sempre più raffinate. Ecco che anche in questo caso le variazioni riscontrate possono ripercuotersi negativamente sulla ricezione di un determinato codice nazionale da parte della comunità internazionale. Si ritiene dunque importante sensibilizzare i traduttori all’importanza di una riflessione attenta su tutti i fattori coinvolti nella resa della modalità.

Bibliografia

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Höhmann, Doris A. (2005) Sprachkonfigurationen. Zur stilistischen und lexikalischen Variation in verschiedenen Textsorten des Verwaltungsrechts, Tesi di dottorato, Università degli Studi di Modena e Reggio Emilia.

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Trimble, Louis (1985) English for Science and Technology: a Discourse Approach. Cambridge: Cambridge University Press.

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Codici consultati

Comitato per la Corporate Governance (2006) Codice di autodisciplina

Economiesuisse (2007) Swiss Code of Best Practice for Corporate Governance (versione tedesca)

Organisation for Economic Co-operation and Development (2004) OECD Principles of Corporate Governance (versione originale inglese, versione tedesca e versione italiana)

Österreichischer Arbeitskreis für Corporate Governance, (2009) Österreichischer
Corporate Governance Kodex

Regierungskommission Deutscher Corporate Governance Kodex (2008) Deutscher Corporate Governance Kodex (versione originale tedesca e versione italiana)

Note

[1] Qui si condivide quanto afferma Höhmann (2005: 142):

Des Weiteren ist zu beachten, dass bei der Reformulierung einer Direktive oder Rechtsnorm diese als solche vermittelt wird und dadurch einen wesentlichen Anteil am Gehalt der aktuellen Äußerung hat. Hier kann somit sowohl ein quotativer als auch ein deontischer Gebrauch angesetzt werden.

[2] La versione precedente del manuale sconsigliava addirittura del tutto l’uso di questo modale. Vi si leggeva infatti:

Das Wort “sollen” kann [...] zu Unklarheiten führen. Wird ein verbindliches Verhalten z. B. für den Bürger oder die Verwaltung vorgeschrieben oder geht es um Verbote oder Gebote, dann darf das Wort “sollen” nicht verwendet werden. Es muß in diesen Fällen auf eine präzise Wortwahl geachtet werden, damit die Regelung genau und eindeutig ist.

[3] Come sottolineato da Trimble (1985: 119) “in certain instances ‚should’ has the force of ‚must’”. Nei testi istruttivi (diversamente dal significato di questo modale nel linguaggio standard), should viene dunque frequentemente usato come forma “discreta” per esprimere comandi o istruzioni.

©inTRAlinea & Marella Magris (2009).
"La modalità nei codici di corporate governance: un confronto tra tedesco e italiano"
inTRAlinea Special Issue: Specialised Translation I
Edited by: Danio Maldussi & Eva Wiesmann
This article can be freely reproduced under Creative Commons License.
Permanent URL: http://www.intralinea.org/specials/article/1729

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