L’adolescente (Consigli a una giovane)

Translated by: Annamaria Martinolli

La adolescente (Consejos a una joven) by Concepción Gimeno de Flaquer
La mujer juzgada por una mujer, Madrid, 1882.


La tua infanzia è giunta al termine: sono passate le quiete ore e l’ininterrotto susseguirsi dei giorni come gli anelli di una fiorita catena. Permani ancora avvolta nel sopore della ninnananna materna, del canto dell’usignolo e dell’atmosfera mattutina che ti dà il buongiorno inviandoti il suo alito odoroso. Finora hai udito solo i mormorii dello zefiro che giocherella tra gli alberi del frondoso bosco; hai percepito null’altro che il sussurro del gorgogliante ruscello, o il battito d’ali della farfalla vicino al calice del gelsomino. Se il tuo angelico sonno potesse durare in eterno lascerei che te lo godessi appieno; ma poiché il tuo sonno è destinato a essere così breve, non voglio affidare all’uomo e al mondo la responsabilità di svegliarti…

Il disarmonico rumore del mondo è molto stridente e ti spaventerebbe, l’uomo è un essere brusco e con lui ti sveglieresti in lacrime.

Quest’oggi verserò la prima goccia di fiele nel quieto lago della tua esistenza; chissà che questa goccia non ti preservi dal bere un calice fino alla feccia.

Ti trovi nel crepuscolo della vita, in quella parentesi tra l’infanzia e la gioventù, sulla soglia della società, e voglio prepararti a varcarla.

Oggi i tuoi quindici anni sono la piattaforma che ti eleva a un’altezza dalla quale non vedi nient’altro che splendidi paesaggi e incantevoli panorami.

Oh! la mia anima è percorsa dal dolore all’idea di farti scendere da quei luoghi ignoti e incantati: il mio cuore si spezza al dover sottrarre al tuo capo il morbido cuscino delle illusioni per offrirle la dura e gelida pietra della realtà. Ma è doveroso farlo; devo strappare il rosato velo omerale che ti nasconde le tinte fosche del quadro della vita.

Prima del tuo ingresso in società, le cui porte sono per te già aperte, desidero farti conoscere ciò che racchiude, fungendo così da guida alla tua inesperienza e ai tuoi passi incerti. Là ti sentirai dire che la tua è l’età più bella dell’esistenza; ma tieni presente che anche le rose sono belle e, nonostante tanta bellezza, nascondono spine molto affilate.

In assai breve tempo sarai circondata da persone che ti creeranno attorno una densa atmosfera di adulazione; non respirarla mai, lasciarsi inebriare dalle sue esalazioni è segno di povertà di spirito. Non assuefarti a tale veleno che, malgrado si presenti sotto forma di vistosa coppa d’oro, è il peggiore di tutti.

La bellezza è un fiore che appasisce al benché minimo soffio dell’uragano, e niente può restituirle il suo aspetto rigoglioso.

La bellezza, che Socrate chiamava: “una tirannia di breve durata”, è, senza la virtù, come un fiore che non emana alcun profumo; la mano del tempo la polverizza e di essa non restano che le ceneri fredde e inodori.

Ti faccio notare che la donna solo bella è come una pagina di una sola riga, e pertanto un colpo d’occhio basta a riconoscerla; la donna buona è un libro bellissimo le cui pagine interminabili diventano sempre più interessanti man mano che si procede nella lettura.

Napoleone I, la figura di maggiore spicco della sua epoca, affermò: “Una donna bella è una gioia per gli occhi; una donna buona lo è per il cuore; la prima è un gioiello, la seconda un tesoro inestimabile.”

Nella società si annidano la calunnia, l’invidia e l’ingratitudine. L’invidia è figlia di quanto vi è di più vile, è la lebbra dell’anima; sii benevola e generosa, e tutte le frecce che l’invidia ti scaglierà addosso si infrangeranno contro l’arnese della tua superiorità senza che le loro punte affilate ti arrechino alcun danno. La calunnia è il simbolo di un cuore nefando, e di solito sono delle nullità i codardi che osano brandire quest’arma. Se ostenti e mantieni una coscienza candida come l’ermellino e pura come il petalo di un giglio, beneficerai di una pace consolatrice e sarai invulnerabile.

L’ingratitudine la troverai sparsa ovunque; nessuno vuole ammettere di esserne dominato essendo una bassezza talmente ignominiosa, eppure essa alberga in molti cuori, aridi come la sabbia del deserto, dove assorbe l’acqua del cielo e non genera alcun frutto.

Va anche detto che tu non hai bisogno della gratitudine di nessuno, per fare del bene, il piacere che deriva dal compiere una buona azione è già di per sé una ricompensa. Non ti nascondo che in questa triste valle sono molti i mali che ci affliggono. Se vi è felicità, allora questa altro non è che un preludio al dolore, ed è fatalmente intrecciata con la disgrazia.

Come faccio a dirti che la sventura non si librerà in volo su di te con le sue ali invisibili? È impossibile.

Chi può sostenere che in questa landa desolata la propria anima non sia mai stata lesa dal dolore, né il proprio sorriso si sia mai spento al balenare di un ricordo? Nessuno.

Quale essere mortale che considera l’esistenza un susseguirsi di istanti felici, non ha mai avuto una nota dissonante nell’armonia della vita? Ognuno di noi ha versato il suo obolo quando le disgrazie e le lacrime sono sopraggiunte. La vita è un oceano perennemente osteggiato da venti contrari, un pelago immenso di grandi sogni e meschine realtà. Non sono in grado di insegnarti l’arte di essere felice; ma cercherò di fare in modo che tu apprenda quella di essere meno infelice.

Per il dolore, pianta che si annida nel cuore umano, esiste un lenitivo: la grata frescura e la benefica ombra dell’albero chiamato rassegnazione; rifugiati nel suo abbraccio protettivo.

Contro le tempeste della vita potrà esserti d’aiuto il parafulmine chiamato consolazione del giusto, sollievo dell’avversità o religione.

Nel cielo dimora una stella i cui fulgidi e inestinguibili bagliori sono sempre ben visibili agli occhi dei mortali. Questo astro splendente si chiama speranza.

Ora ti parlerò di un sentimento che saprà stupirti nel preciso istante in cui il tuo cuore allontanerà il sopore e il letargo in cui giace. Ben presto arriverà per te un momento in cui proverai un’inspiegabile inquietudine, un desiderio vago e indescrivibile, una solitudine in grado di atterrirti, e sentirai il bisogno di placare nelle vertiginose acque dell’amore l’ardente sete che consuma l’anima ai primi albori dell’adolescenza casta e pura. Il tuo cuore impressionabile si schiuderà a tutte le illusioni, inspirerai l’amore con tutte le tue forze, sognerai un ideale che la tua fantasia rivestirà di ogni perfezione; ma ahimè! quella persona, da te prediletta, benché assomigli all’essere da te sognato, non sarà il tuo ideale.

Lungo il sentiero della vita ti capiterà di incontrare persone che interpreteranno l’amore in mille modi diversi, e te lo presenteranno sotto forme differenti.

Gli uomini che fanno di questo sentimento un oggetto e lo profanano, lo rendono simile a un Proteo. Due sono le porte della reggia dell’amore: la prima è il sentimento, la seconda la sensazione. Chiudi con la massima cura tutti i sentieri che conducono a quest’ultima porta, poiché è quella falsa.

L’amore vero è la fusione di due esseri in un tutt’uno angelico e sacro, è l’armonia di due cuori che battono all’unisono. Non esiste niente di più sublime della stretta unione di due cuori, grazie alla quale le sofferenze si dimezzano e i piaceri si centuplicano.

Secondo l’illustre Victor Hugo, “l’amore è parte dell’anima stessa e ha la sua stessa origine. Al pari di questa, è una scintilla divina; al pari di questa è incorruttibile, indivisibile, imperitura. È una particella di fuoco che si trova dentro ognuno di noi, immortale, che niente può affievolire né smorzare.”

L’amore è un inno, la più grata e commovente delle armonie.

L’amore rende la vita più bella; quando si ama il cielo sembra più splendido, il sole più luminoso, gli uccelli più canterini.

Esistono uomini dal cuore putrefatto, benché avvolto in un sudario di preziosa seta, che fingono di provare sentimenti d’amore.

Esistono uomini crudeli che spezzano il cuore di una tenera fanciulla con un’imperturbabilità delle più condannabili, come un pugnale che attraversa un cuore da parte a parte ignorandone i palpiti. Non ti dirò molto su questo genere di uomini, poiché li riconoscerai dalla freddezza e dalla sordidezza morale delle loro parole.

Contro l’uomo libertino la difesa è insita nei tuoi occhi: la purezza del tuo sguardo. Di fronte a esso i pensieri impuri crolleranno, come mura di ghiaccio annientate dal fuoco purificatore.

Non credere a colui che ti dipinge il sentimento con dovizia di parole. Su argomenti così sacri è meglio il silenzio alle esagerazioni.

Non vi è nulla che debba mostrare più rispetto dell’amore.

L’amore puro, l’unico a cui devi ambire, è instancabile ispiratore di bontà.

L’amore puro è un battesimo che purifica l’anima, cancella tutte le macchie che l’offuscavano e l’inonda di luce.

L’amore a cui devi ispirarti è quello descritto da Platone: “quell’amore che intraprende grandi cose: conduce al sentiero della virtù e non ammette alcuna debolezza.”

Non aspirare al matrimonio per sfoggiare vestiti e gioielli, o per diventare indipendente. Non sposarti se la tua anima non è ricolma dell’essere al quale congiungerai la tua esistenza.

Sposarsi per amore è una legge divina: sposarsi senza amare significa infrangere questa legge sacra.

Non ostentare mai indifferenza: il più forte non è colui che non ama, ma colui che sa meglio amare.

L’amore è la poesia della vita. L’amore è la pagina scritta in tutto il creato.

Un’anima innamorata è un’arpa eolia, una lira suonata da angeli e serafini.

Ha terminado tu infancia: pasaron aquellas horas tranquilas y aquellos días que se enlazaban los unos a los otros cual los anillos de una cadena florida. Aún permaneces adormida por el arrullo maternal, por el canto del ruiseñor y por el ambiente matutino que te saluda enviándote su hálito perfumado. Todavía no has oído otros rumores que los del céfiro al juguetear entre los árboles del frondoso bosque; no has percibido otro murmurio que el del bullente arroyo, o el aleteo de la mariposa junto al cáliz de un jazmín. Si tu angelical sueño pudiera ser eterno te dejaría gozar de él; mas como tu sueño ha de durar tan poco, no quiero fiar al hombre y al mundo el cuidado de despertarte…

El inarmónico ruido del mundo es muy estridente y te asustaría, el hombre es brusco y te haría despertar llorando.

Hoy verteré la primera gota de hiel en el apacible lago de tu vida; mas esa gota quizás te preserve de absorber un cáliz hasta las heces.

Te hallas en el crepúsculo de la vida, en el paréntesis que existe entre la infancia y la juventud, en el umbral del mundo social y quiero prepararte para entrar en él.

Tus quince años son hoy la plataforma que te eleva a una altura desde la cual no ves más que bellos paisajes y risueños panoramas.

¡Oh! el alma tengo transida de dolor al tener que hacerte descender de aquellas regiones ignotas y encantadas: mi corazón se hace trizas al quitar a tu cabeza la muelle almohada de las ilusiones para ofrecerle la dura y fría piedra de la realidad. Pero es forzoso hacerlo; debo rasgar el rosado cendal que te oculta las negras tintas del cuadro de la vida.

Antes de que penetres en la sociedad, cuyas puertas ya tienes abiertas, quiero hacerte conocer lo que encierra, guidando de este modo tu inexperiencia y vacilantes pasos. Allí oirás que te hallas en la edad más bella de la vida; pero ten presente que también son bellas las rosas, y a pesar de belleza tanta, ocultan agudas espinas.

Muy en breve los que te cerquen crearán en torno tuyo una densa atmósfera de adulación; no la aspires nunca, es una pobreza de espíritu embriagarse en su humo. No te acostumbres a este veneno, que es el peor de todos, aunque se presente en engalanada copa de oro.

La hermosura es una flor que marchita el más leve soplo del huracán, y nada puede volverle su lozanía.

La hermosura, llamada por Sócrates, “tiranía de corta duración”, es, sin la virtud, cual una flor sin aroma; la mano del tiempo la pulveriza y quedan de ella frías e inodoras cenizas.

Observa que la mujer bella solamente, es una página que consta de una línea, y por lo tanto pronto se examina; la mujer buena es un precioso libro cuyas interminables páginas se hacen más interesantes a medida que se avanza en la lectura de ellas.

Napoleón I, el coloso de su siglo, dijo: “una mujer hermosa agrada a la vista; una mujer buena deleita al corazón; la una es una alhaja, la otra un tesoro inapreciable.”

En la sociedad se anida la calumnia, la envidia y la ingratitud. La envidia es hija de todo lo más ruin, es la lepra del alma; sé benévola y generosa, y todas las saetas que la envidia te dispare se estrellarán en el arnés de tu superioridad sin que te hieran sus afiladas puntas. La calumnia releva infamia de corazón, y generalmente son seres pigmeos los cobardes que se atreven a blandir ese arma. Si conservas y ostentas una conciencia blanca como el armiño y pura cual la hoja de una azucena, disfrutarás una paz consoladora y serás invulnerable.

La ingratitud la encontrarás esparcida por dondequiera; nadie ha querido acusarse de ella por ser bajeza tan vergonzosa, y sin embargo tiene su albergue en muchos corazones, que se parecen a la arena del desierto, en que ésta absorbe el agua del cielo y no produce fruto.

Además, tú no necesitas gratitud alguna para practicar el bien, quedas premiada con el placer que te produce la realización de una buena obra. No quiero ocultarte que en este triste valle nos afligen muchos males. Si aquí existe la felicidad, sólo se encuentra como preludio del dolor, y eslabonada con la desdicha.

¿Cómo quieres que yo te diga que el infortunio no cernerá sus invisibles alas sobre tu cabeza? Imposible.

¿Quién puede decir que en este erial ningún pesar ha llagado su alma, ni recuerdo alguno ha apagado su sonrisa? Nadie.

¿Qué mortal que cuente por horas de ventura las de su existencia, no habrá tenido una nota discordante en la armonía de su vida? Todos han prestado su óbolo en la hora de los infortunios y de las lágrimas. La vida es un océano combatido siempre de contrarios vientos, un piélago inmenso de grandes sueños y mezquinas realidades. Soy impotente para enseñarte el arte de ser dichosa; pero intentaré hacerte aprender el arte de ser menos infeliz.

Para el dolor, planta que se desarrolla en el corazón humano, hay un lenitivo: la grata frescura y benéfica sombra del árbol llamado resignación; acógete bajo su amparo.

En las tempestades de la vida podrá auxiliarte el pararrayos llamado consuelo del justo, bálsamo de la adversidad o religión.

En el cielo reside una estrella que jamás oculta a la vista del mortal sus fúlgidos e inextinguibles resplandores. Este brillante astro se llama esperanza.

Voy a hablarte de un sentimiento que te sorprenderá tan pronto como tu corazón sacuda la somnolencia y el letargo en que yace. No tardará en llegar para ti un momento, en el cual sentirás una inquietud inexplicable, un vago e indescriptible deseo, una soledad que te aterrará, y es que necesitarás apagar en el raudal del amor la ardiente sed en que se abrasa el alma en los primeros albores de la adolescencia casta y pura. Tu corazón impresionable se abrirá a todas las ilusiones, aspirarás el amor con todas tus fuerzas, soñarás un ideal que tu fantasía revestirá de todas las perfecciones: pero ¡ay! ese ser, objeto de tu predilección, podrá parecerse al que tú has soñado, y sin embargo no será tu ideal.

En el camino de tu vida tropezarás con seres que entenderán el amor de mil diversos modos, y te lo presentarán bajo formas distintas.

Los hombres que materializan y profanan ese sentimiento, hacen de él un Proteo. El alcázar del amor tiene dos puertas: una llamada sentimiento, y la otra sensación. Cierra con premura todos los caminos que conducen a esta puerta, pues es la falsa.

El amor verdadero es la fusión de dos seres en una unidad angélica y sagrada, y la armonía de dos corazones unísonos. Nada hay más sublime que esta estrecha asociación de dos corazones, la cual permite que los pesares se reduzcan a la mitad y los goces se centupliquen.

Según el ilustre Víctor Hugo, “el amor es una parte del alma misma, y de la misma naturaleza que ella. Como ella, es una chispa divina; como ella es incorruptible, indivisible, imperecedera. Es una partícula de fuego que está en nosotros, que es inmortal, a la cual nada puede limitar ni amortiguar.”

El amor es un himno, es la más grata y conmovedora de las armonías.

El amor embellece la vida; cuando se ama, el cielo parece más bello, el sol más brillante, las aves más canoras.

Hombres hay de corazón pútrido, aunque cubierto con sudario de tisú, que mienten amores.

Hombres hay crueles que desgarran el corazón de una tierna niña con la más punible impavidez, cual puñal que no cuenta las palpitaciones del corazón que atraviesa. Poco te diré acerca de estos hombres, pues los conocerás en la frialdad y hediondez moral de sus palabras.

Contra el hombre libertino tienes una defensa en tus ojos: la pureza de tu mirada. Ante tu mirada caerán los pensamientos impuros, cual murallas de hielo deshechas por fuego purificador.

No creas a quien te pinte el sentimiento con exuberancia de palabras. En cosas tan sagradas es preferible el silencio a la exageración.

Nada debe ser más respetuoso que el amor.

El amor puro, el único que tú debes ambicionar se llama infatigable inspirador de lo bueno.

El amor puro es un bautismo que purifica el alma, borra todas las manchas que la oscurecían y la inunda de luz.

El amor que tú debes inspirar es el que describe Platón: “aquel amor que emprende grandes cosas: conduce al camino de la virtud y no permite ninguna debilidad.”

No aspires al matrimonio por lucir galas, o por adquirir independencia. No te cases si no tienes el alma llena del ser a quien has de unir tu existencia.

Casarse por amor es una ley divina: casarse sin amar es cometer infracción en la santa ley.

Nunca hagas alarde de insensibilidad: el más fuerte no es el que no ama, sino el que ama mejor.

El amor es la poesía de la vida. El amor es la página escrita en toda la creación.

Un alma enamorada es un arpa eólica, una lira pulsada por ángeles y serafines.

La tua infanzia è giunta al termine: sono passate le quiete ore e l’ininterrotto susseguirsi dei giorni come gli anelli di una fiorita catena. Permani ancora avvolta nel sopore della ninnananna materna, del canto dell’usignolo e dell’atmosfera mattutina che ti dà il buongiorno inviandoti il suo alito odoroso. Finora hai udito solo i mormorii dello zefiro che giocherella tra gli alberi del frondoso bosco; hai percepito null’altro che il sussurro del gorgogliante ruscello, o il battito d’ali della farfalla vicino al calice del gelsomino. Se il tuo angelico sonno potesse durare in eterno lascerei che te lo godessi appieno; ma poiché il tuo sonno è destinato a essere così breve, non voglio affidare all’uomo e al mondo la responsabilità di svegliarti…

Il disarmonico rumore del mondo è molto stridente e ti spaventerebbe, l’uomo è un essere brusco e con lui ti sveglieresti in lacrime.

Quest’oggi verserò la prima goccia di fiele nel quieto lago della tua esistenza; chissà che questa goccia non ti preservi dal bere un calice fino alla feccia.

Ti trovi nel crepuscolo della vita, in quella parentesi tra l’infanzia e la gioventù, sulla soglia della società, e voglio prepararti a varcarla.

Oggi i tuoi quindici anni sono la piattaforma che ti eleva a un’altezza dalla quale non vedi nient’altro che splendidi paesaggi e incantevoli panorami.

Oh! la mia anima è percorsa dal dolore all’idea di farti scendere da quei luoghi ignoti e incantati: il mio cuore si spezza al dover sottrarre al tuo capo il morbido cuscino delle illusioni per offrirle la dura e gelida pietra della realtà. Ma è doveroso farlo; devo strappare il rosato velo omerale che ti nasconde le tinte fosche del quadro della vita.

Prima del tuo ingresso in società, le cui porte sono per te già aperte, desidero farti conoscere ciò che racchiude, fungendo così da guida alla tua inesperienza e ai tuoi passi incerti. Là ti sentirai dire che la tua è l’età più bella dell’esistenza; ma tieni presente che anche le rose sono belle e, nonostante tanta bellezza, nascondono spine molto affilate.

In assai breve tempo sarai circondata da persone che ti creeranno attorno una densa atmosfera di adulazione; non respirarla mai, lasciarsi inebriare dalle sue esalazioni è segno di povertà di spirito. Non assuefarti a tale veleno che, malgrado si presenti sotto forma di vistosa coppa d’oro, è il peggiore di tutti.

La bellezza è un fiore che appasisce al benché minimo soffio dell’uragano, e niente può restituirle il suo aspetto rigoglioso.

La bellezza, che Socrate chiamava: “una tirannia di breve durata”, è, senza la virtù, come un fiore che non emana alcun profumo; la mano del tempo la polverizza e di essa non restano che le ceneri fredde e inodori.

Ti faccio notare che la donna solo bella è come una pagina di una sola riga, e pertanto un colpo d’occhio basta a riconoscerla; la donna buona è un libro bellissimo le cui pagine interminabili diventano sempre più interessanti man mano che si procede nella lettura.

Napoleone I, la figura di maggiore spicco della sua epoca, affermò: “Una donna bella è una gioia per gli occhi; una donna buona lo è per il cuore; la prima è un gioiello, la seconda un tesoro inestimabile.”

Nella società si annidano la calunnia, l’invidia e l’ingratitudine. L’invidia è figlia di quanto vi è di più vile, è la lebbra dell’anima; sii benevola e generosa, e tutte le frecce che l’invidia ti scaglierà addosso si infrangeranno contro l’arnese della tua superiorità senza che le loro punte affilate ti arrechino alcun danno. La calunnia è il simbolo di un cuore nefando, e di solito sono delle nullità i codardi che osano brandire quest’arma. Se ostenti e mantieni una coscienza candida come l’ermellino e pura come il petalo di un giglio, beneficerai di una pace consolatrice e sarai invulnerabile.

L’ingratitudine la troverai sparsa ovunque; nessuno vuole ammettere di esserne dominato essendo una bassezza talmente ignominiosa, eppure essa alberga in molti cuori, aridi come la sabbia del deserto, dove assorbe l’acqua del cielo e non genera alcun frutto.

Va anche detto che tu non hai bisogno della gratitudine di nessuno, per fare del bene, il piacere che deriva dal compiere una buona azione è già di per sé una ricompensa. Non ti nascondo che in questa triste valle sono molti i mali che ci affliggono. Se vi è felicità, allora questa altro non è che un preludio al dolore, ed è fatalmente intrecciata con la disgrazia.

Come faccio a dirti che la sventura non si librerà in volo su di te con le sue ali invisibili? È impossibile.

Chi può sostenere che in questa landa desolata la propria anima non sia mai stata lesa dal dolore, né il proprio sorriso si sia mai spento al balenare di un ricordo? Nessuno.

Quale essere mortale che considera l’esistenza un susseguirsi di istanti felici, non ha mai avuto una nota dissonante nell’armonia della vita? Ognuno di noi ha versato il suo obolo quando le disgrazie e le lacrime sono sopraggiunte. La vita è un oceano perennemente osteggiato da venti contrari, un pelago immenso di grandi sogni e meschine realtà. Non sono in grado di insegnarti l’arte di essere felice; ma cercherò di fare in modo che tu apprenda quella di essere meno infelice.

Per il dolore, pianta che si annida nel cuore umano, esiste un lenitivo: la grata frescura e la benefica ombra dell’albero chiamato rassegnazione; rifugiati nel suo abbraccio protettivo.

Contro le tempeste della vita potrà esserti d’aiuto il parafulmine chiamato consolazione del giusto, sollievo dell’avversità o religione.

Nel cielo dimora una stella i cui fulgidi e inestinguibili bagliori sono sempre ben visibili agli occhi dei mortali. Questo astro splendente si chiama speranza.

Ora ti parlerò di un sentimento che saprà stupirti nel preciso istante in cui il tuo cuore allontanerà il sopore e il letargo in cui giace. Ben presto arriverà per te un momento in cui proverai un’inspiegabile inquietudine, un desiderio vago e indescrivibile, una solitudine in grado di atterrirti, e sentirai il bisogno di placare nelle vertiginose acque dell’amore l’ardente sete che consuma l’anima ai primi albori dell’adolescenza casta e pura. Il tuo cuore impressionabile si schiuderà a tutte le illusioni, inspirerai l’amore con tutte le tue forze, sognerai un ideale che la tua fantasia rivestirà di ogni perfezione; ma ahimè! quella persona, da te prediletta, benché assomigli all’essere da te sognato, non sarà il tuo ideale.

Lungo il sentiero della vita ti capiterà di incontrare persone che interpreteranno l’amore in mille modi diversi, e te lo presenteranno sotto forme differenti.

Gli uomini che fanno di questo sentimento un oggetto e lo profanano, lo rendono simile a un Proteo. Due sono le porte della reggia dell’amore: la prima è il sentimento, la seconda la sensazione. Chiudi con la massima cura tutti i sentieri che conducono a quest’ultima porta, poiché è quella falsa.

L’amore vero è la fusione di due esseri in un tutt’uno angelico e sacro, è l’armonia di due cuori che battono all’unisono. Non esiste niente di più sublime della stretta unione di due cuori, grazie alla quale le sofferenze si dimezzano e i piaceri si centuplicano.

Secondo l’illustre Victor Hugo, “l’amore è parte dell’anima stessa e ha la sua stessa origine. Al pari di questa, è una scintilla divina; al pari di questa è incorruttibile, indivisibile, imperitura. È una particella di fuoco che si trova dentro ognuno di noi, immortale, che niente può affievolire né smorzare.”

L’amore è un inno, la più grata e commovente delle armonie.

L’amore rende la vita più bella; quando si ama il cielo sembra più splendido, il sole più luminoso, gli uccelli più canterini.

Esistono uomini dal cuore putrefatto, benché avvolto in un sudario di preziosa seta, che fingono di provare sentimenti d’amore.

Esistono uomini crudeli che spezzano il cuore di una tenera fanciulla con un’imperturbabilità delle più condannabili, come un pugnale che attraversa un cuore da parte a parte ignorandone i palpiti. Non ti dirò molto su questo genere di uomini, poiché li riconoscerai dalla freddezza e dalla sordidezza morale delle loro parole.

Contro l’uomo libertino la difesa è insita nei tuoi occhi: la purezza del tuo sguardo. Di fronte a esso i pensieri impuri crolleranno, come mura di ghiaccio annientate dal fuoco purificatore.

Non credere a colui che ti dipinge il sentimento con dovizia di parole. Su argomenti così sacri è meglio il silenzio alle esagerazioni.

Non vi è nulla che debba mostrare più rispetto dell’amore.

L’amore puro, l’unico a cui devi ambire, è instancabile ispiratore di bontà.

L’amore puro è un battesimo che purifica l’anima, cancella tutte le macchie che l’offuscavano e l’inonda di luce.

L’amore a cui devi ispirarti è quello descritto da Platone: “quell’amore che intraprende grandi cose: conduce al sentiero della virtù e non ammette alcuna debolezza.”

Non aspirare al matrimonio per sfoggiare vestiti e gioielli, o per diventare indipendente. Non sposarti se la tua anima non è ricolma dell’essere al quale congiungerai la tua esistenza.

Sposarsi per amore è una legge divina: sposarsi senza amare significa infrangere questa legge sacra.

Non ostentare mai indifferenza: il più forte non è colui che non ama, ma colui che sa meglio amare.

L’amore è la poesia della vita. L’amore è la pagina scritta in tutto il creato.

Un’anima innamorata è un’arpa eolia, una lira suonata da angeli e serafini.

Ha terminado tu infancia: pasaron aquellas horas tranquilas y aquellos días que se enlazaban los unos a los otros cual los anillos de una cadena florida. Aún permaneces adormida por el arrullo maternal, por el canto del ruiseñor y por el ambiente matutino que te saluda enviándote su hálito perfumado. Todavía no has oído otros rumores que los del céfiro al juguetear entre los árboles del frondoso bosque; no has percibido otro murmurio que el del bullente arroyo, o el aleteo de la mariposa junto al cáliz de un jazmín. Si tu angelical sueño pudiera ser eterno te dejaría gozar de él; mas como tu sueño ha de durar tan poco, no quiero fiar al hombre y al mundo el cuidado de despertarte…

El inarmónico ruido del mundo es muy estridente y te asustaría, el hombre es brusco y te haría despertar llorando.

Hoy verteré la primera gota de hiel en el apacible lago de tu vida; mas esa gota quizás te preserve de absorber un cáliz hasta las heces.

Te hallas en el crepúsculo de la vida, en el paréntesis que existe entre la infancia y la juventud, en el umbral del mundo social y quiero prepararte para entrar en él.

Tus quince años son hoy la plataforma que te eleva a una altura desde la cual no ves más que bellos paisajes y risueños panoramas.

¡Oh! el alma tengo transida de dolor al tener que hacerte descender de aquellas regiones ignotas y encantadas: mi corazón se hace trizas al quitar a tu cabeza la muelle almohada de las ilusiones para ofrecerle la dura y fría piedra de la realidad. Pero es forzoso hacerlo; debo rasgar el rosado cendal que te oculta las negras tintas del cuadro de la vida.

Antes de que penetres en la sociedad, cuyas puertas ya tienes abiertas, quiero hacerte conocer lo que encierra, guidando de este modo tu inexperiencia y vacilantes pasos. Allí oirás que te hallas en la edad más bella de la vida; pero ten presente que también son bellas las rosas, y a pesar de belleza tanta, ocultan agudas espinas.

Muy en breve los que te cerquen crearán en torno tuyo una densa atmósfera de adulación; no la aspires nunca, es una pobreza de espíritu embriagarse en su humo. No te acostumbres a este veneno, que es el peor de todos, aunque se presente en engalanada copa de oro.

La hermosura es una flor que marchita el más leve soplo del huracán, y nada puede volverle su lozanía.

La hermosura, llamada por Sócrates, “tiranía de corta duración”, es, sin la virtud, cual una flor sin aroma; la mano del tiempo la pulveriza y quedan de ella frías e inodoras cenizas.

Observa que la mujer bella solamente, es una página que consta de una línea, y por lo tanto pronto se examina; la mujer buena es un precioso libro cuyas interminables páginas se hacen más interesantes a medida que se avanza en la lectura de ellas.

Napoleón I, el coloso de su siglo, dijo: “una mujer hermosa agrada a la vista; una mujer buena deleita al corazón; la una es una alhaja, la otra un tesoro inapreciable.”

En la sociedad se anida la calumnia, la envidia y la ingratitud. La envidia es hija de todo lo más ruin, es la lepra del alma; sé benévola y generosa, y todas las saetas que la envidia te dispare se estrellarán en el arnés de tu superioridad sin que te hieran sus afiladas puntas. La calumnia releva infamia de corazón, y generalmente son seres pigmeos los cobardes que se atreven a blandir ese arma. Si conservas y ostentas una conciencia blanca como el armiño y pura cual la hoja de una azucena, disfrutarás una paz consoladora y serás invulnerable.

La ingratitud la encontrarás esparcida por dondequiera; nadie ha querido acusarse de ella por ser bajeza tan vergonzosa, y sin embargo tiene su albergue en muchos corazones, que se parecen a la arena del desierto, en que ésta absorbe el agua del cielo y no produce fruto.

Además, tú no necesitas gratitud alguna para practicar el bien, quedas premiada con el placer que te produce la realización de una buena obra. No quiero ocultarte que en este triste valle nos afligen muchos males. Si aquí existe la felicidad, sólo se encuentra como preludio del dolor, y eslabonada con la desdicha.

¿Cómo quieres que yo te diga que el infortunio no cernerá sus invisibles alas sobre tu cabeza? Imposible.

¿Quién puede decir que en este erial ningún pesar ha llagado su alma, ni recuerdo alguno ha apagado su sonrisa? Nadie.

¿Qué mortal que cuente por horas de ventura las de su existencia, no habrá tenido una nota discordante en la armonía de su vida? Todos han prestado su óbolo en la hora de los infortunios y de las lágrimas. La vida es un océano combatido siempre de contrarios vientos, un piélago inmenso de grandes sueños y mezquinas realidades. Soy impotente para enseñarte el arte de ser dichosa; pero intentaré hacerte aprender el arte de ser menos infeliz.

Para el dolor, planta que se desarrolla en el corazón humano, hay un lenitivo: la grata frescura y benéfica sombra del árbol llamado resignación; acógete bajo su amparo.

En las tempestades de la vida podrá auxiliarte el pararrayos llamado consuelo del justo, bálsamo de la adversidad o religión.

En el cielo reside una estrella que jamás oculta a la vista del mortal sus fúlgidos e inextinguibles resplandores. Este brillante astro se llama esperanza.

Voy a hablarte de un sentimiento que te sorprenderá tan pronto como tu corazón sacuda la somnolencia y el letargo en que yace. No tardará en llegar para ti un momento, en el cual sentirás una inquietud inexplicable, un vago e indescriptible deseo, una soledad que te aterrará, y es que necesitarás apagar en el raudal del amor la ardiente sed en que se abrasa el alma en los primeros albores de la adolescencia casta y pura. Tu corazón impresionable se abrirá a todas las ilusiones, aspirarás el amor con todas tus fuerzas, soñarás un ideal que tu fantasía revestirá de todas las perfecciones: pero ¡ay! ese ser, objeto de tu predilección, podrá parecerse al que tú has soñado, y sin embargo no será tu ideal.

En el camino de tu vida tropezarás con seres que entenderán el amor de mil diversos modos, y te lo presentarán bajo formas distintas.

Los hombres que materializan y profanan ese sentimiento, hacen de él un Proteo. El alcázar del amor tiene dos puertas: una llamada sentimiento, y la otra sensación. Cierra con premura todos los caminos que conducen a esta puerta, pues es la falsa.

El amor verdadero es la fusión de dos seres en una unidad angélica y sagrada, y la armonía de dos corazones unísonos. Nada hay más sublime que esta estrecha asociación de dos corazones, la cual permite que los pesares se reduzcan a la mitad y los goces se centupliquen.

Según el ilustre Víctor Hugo, “el amor es una parte del alma misma, y de la misma naturaleza que ella. Como ella, es una chispa divina; como ella es incorruptible, indivisible, imperecedera. Es una partícula de fuego que está en nosotros, que es inmortal, a la cual nada puede limitar ni amortiguar.”

El amor es un himno, es la más grata y conmovedora de las armonías.

El amor embellece la vida; cuando se ama, el cielo parece más bello, el sol más brillante, las aves más canoras.

Hombres hay de corazón pútrido, aunque cubierto con sudario de tisú, que mienten amores.

Hombres hay crueles que desgarran el corazón de una tierna niña con la más punible impavidez, cual puñal que no cuenta las palpitaciones del corazón que atraviesa. Poco te diré acerca de estos hombres, pues los conocerás en la frialdad y hediondez moral de sus palabras.

Contra el hombre libertino tienes una defensa en tus ojos: la pureza de tu mirada. Ante tu mirada caerán los pensamientos impuros, cual murallas de hielo deshechas por fuego purificador.

No creas a quien te pinte el sentimiento con exuberancia de palabras. En cosas tan sagradas es preferible el silencio a la exageración.

Nada debe ser más respetuoso que el amor.

El amor puro, el único que tú debes ambicionar se llama infatigable inspirador de lo bueno.

El amor puro es un bautismo que purifica el alma, borra todas las manchas que la oscurecían y la inunda de luz.

El amor que tú debes inspirar es el que describe Platón: “aquel amor que emprende grandes cosas: conduce al camino de la virtud y no permite ninguna debilidad.”

No aspires al matrimonio por lucir galas, o por adquirir independencia. No te cases si no tienes el alma llena del ser a quien has de unir tu existencia.

Casarse por amor es una ley divina: casarse sin amar es cometer infracción en la santa ley.

Nunca hagas alarde de insensibilidad: el más fuerte no es el que no ama, sino el que ama mejor.

El amor es la poesía de la vida. El amor es la página escrita en toda la creación.

Un alma enamorada es un arpa eólica, una lira pulsada por ángeles y serafines.

María de la Concepción Gimeno de Flaquer (Alcañiz 1850 – Madrid 1919): scrittrice e giornalista, fin dalla giovane età si fa notare nell’ambiente letterario spagnolo per i suoi articoli in difesa delle donne e per la sua lotta affinché queste ultime ricevano un’educazione parificata a quella degli uomini. Oltre ai numerosi articoli, pubblicati su note riviste dell’epoca quali La mujer (1871) e La Ilustración de la mujer (1872), da lei stessa fondata, l’autrice scrive romanzi e saggi tutti dedicati alla donna e al suo ruolo nella società di fine Ottocento. Le sue opere di saggistica più importanti sono: La mujer española. Estudios acerca de su educación y sus facultades intelectuales (1877), La mujer juzgada por una mujer (1882), Madres de hombres célebres (1884), Mujeres de la revolución francesa (1891), Ventajas de instruir a la mujer y sus aptitudes para instruirse (1896), Mujeres de raza latina (1904). Mentre tra i romanzi vanno ricordati: El doctor alemán (1880), Suplicio de una coqueta (1885), Una Eva moderna (1909).

Dopo aver sposato nel 1879 il giornalista Francisco de Paula Flaquer y Fraise, si trasferisce con lui in Messico dove resterà per quasi dieci anni e dove fonda la rivista El álbum de la mujer, che ha l’obiettivo di diffondere la letteratura spagnola in America latina favorendo così lo scambio culturale tra i due paesi e permettendo alle donne del posto di entrare in contatto con un’altra cultura e ricevere un’educazione. Questa sua attività le varrà la riconoscenza dei governi messicano e venezuelano.

Rientrata a Madrid dopo la sua lunga esperienza all’estero, Concepción Gimeno de Flaquer prosegue in Spagna la sua opera di promotrice culturale facendo conoscere alle donne spagnole gli usi, i costumi e la letteratura messicana. Lo scopo continua a essere quello di fornire alle donne l’educazione letteraria di cui venivano quasi sempre private all’epoca e fargli capire che nonostante il trattamento a loro spesso riservato non sono esseri inferiori ma hanno pari dignità degli uomini. Nel periodo che va dal 1890 al 1903, l’autrice tiene una serie di conferenze presso il Circolo Scientifico e Letterario di Madrid che le permette di entrare in contatto diretto con il suo pubblico e di evidenziare ancora una volta quali sono i problemi che le donne si trovano a dover affrontare. Nel 1906 viene nominata presidente dell’Unione Iberoamericana.

Muore a Madrid nel 1919, non prima di essere tornata un’ultima volta in America latina.

Le sue opere non sono mai state tradotte in altre lingue.

Il passo qui presentato, tratto, come i due precedenti, dall’opera La mujer juzgada por una mujer (1882) è rivolto alle adolescenti in generale ma presenta un’impostazione che ricorda molto quella di una lettera scritta da una madre alla propria figlia. L’obiettivo dell’autrice non è suscitare false illusioni ma far capire alle giovani lettrici che per quanto la realtà possa essere dura e crudele esiste sempre un lato positivo in ogni cosa se la si sa affrontare con lo spirito giusto. L’autrice vuole inoltre trasmettere il messaggio che l’amore è un sentimento importante e in quanto tale va rispettato, facendo attenzione a non lasciarsi ingannare da false promesse e imparando ad ascoltare il proprio cuore.


©inTRAlinea & Annamaria Martinolli (2010).
"L’adolescente (Consigli a una giovane)". Translation from the work of Concepción Gimeno de Flaquer.
This translation can be freely reproduced under Creative Commons License.
Stable URL: http://www.intralinea.org/translations/item/1023

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